Western Conference 2014/15 Inside

Western Conference 2014/15 Inside

 

Dopo l’approfondimento sulla Eastern Conference , tocca ora ai promossi e bocciati della Western.

NORTHWEST DIVISION

Portland Trail Blazers: 51-31
Oklahoma City Thunder: 45-37
Utah Jazz: 38-44
Denver Nuggets: 30-52
Minnesota Timberwolves: 16-66

 

PORTLAND TRAIL BLAZERS: 7.5

I Blazers ringraziano le regole della NBA e chiudono al quarto posto con il sesto record ad ovest grazie alla vittoria della propria Division. Portland comincia con un 3-3 nelle prime sei gare, poi ne vince 14 su 15 (perde solo con Memphis) raggiungendo altissime quote con il record che dice 17-4. Il cammino avvincente ha un intoppo a fine gennaio quando Lillard e compagni escono sconfitti in 8 partite su 10 perdendo qualche posizione. I ragazzi di Stotts alternano grandi prestazioni con avversarie temibili, vincendo ad esempio con OKC, Spurs, Clippers e Houston, a brutte performance in partite sulla carta scontate (Minnesota ed Orlando ne sono l’esempio). Aprile regala brutte sorprese nonostante il quarto posto sia in tasca da tempo e la forma play-off, soprattutto per quel che concerne la fase difensiva, per il momento non sembra di quelle più adeguate.

TOP: LaMarcus Aldridge. No Aldridge, no party. Nelle 11 partite saltate dal #12, Portland perde 8 volte battendo solo Knicks, 76ers e Nets tutte e tre con il fattore campo a favore. La seconda scelta assoluta del Draft 2006 vive la sua miglior stagione a livello realizzativo con 23.4 punti ai quali ci aggiunge 10.2 rimbalzi ed 1.7 assist. Si rende pericoloso anche dalla distanza con un buon 35% che mai aveva raggiunto nelle scorse 8 annate con la canotta dei Blazers. Molto, se non tutto, dipenderà da lui.

FLOP: Nicolas Batum. Brutta annata per il francese che finisce con 9.4 punti (solo al primo anno aveva fatto peggio) e 5.9 rimbalzi. Il 40% al tiro ed il 32% dal perimetro sono record negativi per Nicolas, che si presenta alla post-season con qualche problemino fisico e reduce da un brutto 1/12 al tiro negli ultimi due incontri.

Team Leaders

Points: Aldridge (23.4), Lillard (21.0), Matthews (15.9)
Rebounds: 
Aldridge (10.2), Lopez (6.7), Kaman (6.5)
Assists: 
Lillard (6.2), Batum (4.8), Blake (3.6)

Il momento più bello della stagione:

 

OKLAHOMA CITY THUNDER: 6

San Antonio condanna i Thunder. Non come lo scorso anno quando gli Spurs vinsero la finale di Conference per 4-2, ma perdendo contro i diretti avversari di Westbrook e soci, rendendo inutile la vittoria su Minnesota. Le precarie condizioni di Durant, che poi annuncerà di aver terminato anzitempo la stagione, influenzano in maniera negativa la stagione dei Thunder che si affidano al solo Westbrook per provare a raggiungere la fase finale. Con i due fenomeni fuori per infortunio l’anno inizia molto male con un record di 3-12 che lascia presagire il peggio. Torna Russell e qualcosa si sblocca, perché con 9 vittorie su 10 partite la scalata alle zone alte della classifica si fa meno dura. Quando rientra l’MVP della scorsa stagione OKC sembra una macchina quasi perfetta, con 4 vittorie di fila e Golden State messa al muro. Ma i problemi non finiscono qui, perché Durant è costretto ad arrendersi quando i Thunder sono sul 29-25 e la storia si fa ancora più complicata. Tocca a Westbrook prendersi sulle spalle la sua squadra e, con triple doppie su triple doppie e quarantelli su quarantelli, tiene a galla i suoi per l’ottava piazza. Quando arriva Kanter al posto di Perkins la squadra di Scott Brooks trova un punto di forza in più, ma alla fine qualcosa si rompe ed arrivano 7 sconfitte su 11 gare nella fase finale della stagione.  Ai play-off ci vanno i Pelicans, mentre in casa Thunder c’è aria di rivoluzione.

TOP: Russell Westbrook. Il giocatore più discusso dell’anno nel bene e nel male. I numeri dicono questo: miglior marcatore stagionale della lega con 28.1 punti di media, secondo alla voce “steals” alle spalle del solo Leonard, quarto miglior assistman con 8.6 di media, 7.3 rimbalzi, ben 11 triple doppie e 10 partite con almeno 40 punti messi a referto. Numeri da capogiro, nonostante le 4.4 palle perse a partita (mai così male) ed il 30% dall’arco. Sì perché a volte può capitare che prenda molti tiri, come dimostrano i 43 tentativi contro Indiana al terzultimo atto della stagione, ma dire se sia giusto o sbagliato è difficile. Ed è anche per questo che è il giocatore di cui si è parlato di più, oltre che per gli abiti bizzarri che indossa presentandosi alle partite. Se i Thunder hanno lottato fino all’ultimo per i play-off è merito suo, questo gli va riconosciuto.

FLOP: Jeremy Lamb. Poteva essere l’anno giusto per qualche prestazione altisonante ed invece non lo è stato. Passa dagli 8.5 ai 6.3 punti rispetto alla scorsa stagione, con appena 0.9 assist e 2.3 rimbalzi in quasi 14’ di utilizzo. Dopo un mese di novembre da 12.0 a partita con buone prestazioni contro Detroit (24 e 10 rimbalzi) e Utah (21), crolla con appena due partite in doppia cifra dagli inizi di dicembre in poi. A onor del vero il fisico non lo ha aiutato in particolar modo, magari l’anno giusto sarà il prossimo.

Team Leaders:

Points: Westbrook (28.1), Durant (25.4), Kanter (18.7)
Rebounds: 
Kanter (11.0), Ibaka (7.8), Adams (7.5)
Assists: 
Westbrook (8.6), Durant (4.1), D.J. Augustin (3.1)

Il momento più bello della stagione:

 

UTAH JAZZ: 7

Nessuno sperava nei play-off e con un ambiente sereno sono emerse tante note positive. Si inizia discretamente con la sorpresa Burks ed il record recita 5-7, poi arrivano 12 perse su 13 incontri disputati che però non spengono l’entusiasmo dei Jazz. Utah infatti ritrova il sorriso battendo anche formazioni del calibro di San Antonio, Memphis, Chicago e Golden State, e dopo l’ASG regala uno spettacolo inaspettato. Dal 20 febbraio in poi infatti, Hayward e Gobert guidano i Jazz che vincono 11 partite perdendone solo 2. Utah non subisce più di 100 per 20 partite consecutive, vedendo fermare questa striscia mostruosa solo in trasferta contro Golden State. La stagione termina in maniera più che positiva con la scoperta di Rodney Hood che si rivela la migliore delle “Steal of the draft”. Chissà come sarebbe andata se Utah non fosse partita con un brutto 6-19.

TOP: Gordon Hayward. Giocatore da molti sottovalutato, dimostra una classe sublime ed una leadership da veterano. Gordon chiude la sua quinta esperienza in NBA con 19.3 punti, 4.9 rimbalzi, 4.1 assist ed 1,4 recuperi, mettendo dentro il 45% dei tentativi. Fa registrare 7 partite con almeno 30 punti a referto, segnando 3.1 punti in più rispetto allo scorso anno.

FLOP: Dante Exum. Il diciannovenne soffre molto il passaggio dal college australiano di AIS alla NBA. Il talento non si discute e presumibilmente già dal prossimo anno noteremo dei miglioramenti, ma 4.8 punti, 2.4 assist e 0.5 recuperi sono spiccioli. Quando i suoi compagni accelerano lui peggiora le sue prestazioni, poi un’impennata nel finale: 12 assist contro Denver l’1 aprile e 12 punti con 4/9 dall’arco contro Sacramento lasciano ben sperare per il futuro.

Team Leaders

Points: Hayward (19.3), Favors (16.0), Burks (13.9)
Rebounds: 
Gobert (9.5), Favors (8.2), Booker (5.0)
Assists: 
Burke (4.3), Hayward (4.1), Burks (3.0)

Il momento più bello della stagione:

 

DENVER NUGGETS: 3

Ancora una stagione senza play-off, subendo anche 6 sconfitte in più rispetto allo scorso anno. I Nuggets partono alternando una striscia di 6 partite perse ad una di 5 vinte, e quando sembrano aver trovato la retta via con il 2015 che inizia con 5W battendo tra le altre Memphis e Dallas, ecco servito un 2-19 con le pepite che escono sconfitte anche contro Minnesota e Philadelphia. Il ritorno di Gallinari riporta enfasi e qualche vittoria, con il #8 che scrive 40 nella vittoria con Orlando e riesce a superarsi infilandone 47 ai Mavericks in una bella partita persa all’OT. Non arrivare tra le prime 8 ad Ovest ci può stare, ma terminare con un record inferiore a quello di Utah, Charlotte e Detroit è alquanto imbarazzante.

TOP: Ty Lawson. Il prodotto di North Carolina è l’ultimo a chinare il capo. 15.2 punti e ben 9.6 assist a partita, tira con il 44% e prova a tenere a galla i suoi tra dicembre e gennaio con ben 14 doppie doppie. Di mezzo anche un arresto per guida in stato di ebbrezza, con un assist al bacio per la cronaca questa volta.

FLOP: J.J. Hickson. Non una stagione da incorniciare per James Edward, che passa da 11.8 punti a 7.6 rispetto allo scorso anno. L’ex Portland, che appena due anni fa aveva chiuso il campionato con 12.7 punti e 10.4 rimbalzi, passa a soli 6.3 palloni tirati giù, con 0.5 alla voce stoppate. Nel mese di febbraio raggiunge una sola volta la doppia cifra, e guarda caso nell’unica vittoria del mese.

Team Leaders

Points: Lawson (15.2), Afflalo (14.5), Chandler (13.9)
Rebounds: 
Faried (8.9), J.J. Hickson (6.2), Nurkic (6.2)
Assists: 
 Lawson (9.6), Nelson (3.7), Foye (2.4)

Il momento più bello della stagione:

 

MINNESOTA TIMBERWOLVES: 4

Tanti giovani di belle speranze, tanti infortuni e l’era Wiggins che promette un futuro roseo. Nonostante le 66 sconfitte stagionali, non è tutto da buttare. Dieng è un centro che promette bene e difende in maniera rocciosa, Muhammad nelle sole 38 partite disputate si è dimostrato la sorpresa più bella dell’anno, Wiggins è cresciuto di mese in mese e LaVine fa divertire il pubblico come pochi nella lega. Tra dicembre e gennaio arrivano 15 sconfitte consecutive che sanno tanto di un “arrivederci all’anno prossimo” anticipato. Poco altro da raccontare, ci resta la speranza di vederli al completo la prossima stagione con il figliol prodigo KG tornato alla base per fare da chioccia a questi ragazzi, perché sì: l’era Wiggins promette davvero un bel futuro.

TOP: Andrew Wiggins. Non salta una partita, e per i rookie dell’ultimo draft è una novità. Dopo un inizio in sordina passa dai 14.6 ai 19.8 punti di media tra dicembre e gennaio, assumendosi il ruolo di leader ed arrivando a chiudere la stagione con 23.3 punti, 6 rimbalzi e 4 assist per gara nel mese di aprile. Il canadese vuol far rimpiangere a Cleveland di averlo ceduto con tanta facilità, non ci credete? 60 punti con l’87% da tre contro i Cavs nelle due partite giocate. E guardando i miglioramenti di Andrew e le prestazioni di Love il dubbio assale un po’ tutti.

FLOP: Anthony Bennett. Doveva essere l’anno del riscatto ed invece la prima scelta assoluta del Draft 2013 ha deluso ancora. 5.2 punti, 3.8 rimbalzi e 0.8 assist sono numeri pessimi ma nonostante tutto leggermente migliori rispetto alla passata stagione: di certo per dimostrare di valere anche solo una scelta del draft dovrà aumentare drasticamente il suo apporto difensivo e soprattutto offensivo.

Team Leaders

Points: Martin (20.0), Wiggins (16.6), Muhammad (13.5)
Rebounds: 
Dieng (8.3), Pekovic (7.5), Rubio (5.7)
Assists: 
Rubio (8.8), LaVine (3.6),  Martin (2.3)

Il momento più bello della stagione:

 

 

SOUTHWEST DIVISION

Houston Rockets 56-26
Memphis Grizzlies 55-27
San Antonio Spurs 55-27
Dallas Mavericks 50-32
New Orleans Pelicans 45-37

 

HOUSTON ROCKETS: 8.5

Giochi mezza stagione senza Howard, perdi Beverley e Jones sempre per infortunio, ed alla fine ti ritrovi a vincere l’infuocata corsa al secondo posto ad Ovest. Molto, quasi tutto, passa dalle mani di Harden, che guida i suoi per tutto l’anno con prestazioni pazzesche. Nella prima parte di stagione i dubbi sono parecchi, la concorrenza è spietata ed i Rockets arrancano pur mettendo insieme un buon 36-17 prima dell’ASG.  Poi c’è Harden appunto, uno che le partite spesso riesce a vincerle da solo, e nel rush finale con il calendario a favore Houston si accaparra la seconda piazza. La sfida con Dallas è tutt’altro che scontata, ma con il #13 in fiamme ed un Howard in più si può sognare in grande.

TOP: James Harden. Leader indiscusso dei Rockets, lo dimostra sempre, soprattutto in assenza di Howard. 27.4 punti a partita, 7 assist, 5.7 rimbalzi ed 1.9 recuperi a condire tutto. Harden gioca una stagione pazzesca, soprattutto dal punto di vista realizzativo: 35 partite chiuse con almeno un trentello, ben 10 con almeno un quarantello ed addirittura 2 prestazioni da 50 e 51 punti. Per rafforzare l’idea aggiungiamo che il #13 ha segnato minimo 25 punti di media in ogni mese dell’anno. Pur volendo evitare eventuali provocazioni, questi sono numeri da MVP. Ai play-off sarà sicuramente più difficile realizzare certe cifre, ma mai dire mai.

FLOP: Trevor Ariza. L’ex Washington ci mette un po’ ad entrare nei meccanismi dei Rockets. Diminuisce di poco i punti messi a referto rispetto allo scorso anno (da 14.4 a 12.8) passando dal 45% al tiro della passata stagione al 40% di quella appena conclusa. Tira peggio anche dall’arco e cattura meno rimbalzi. In assenza di Howard ci si aspettava di più da Trevor, soprattutto nel ruolo implicito di secondo violino.

Team Leaders

Points: Harden (27.4), Howard (15.8), Ariza (12.8)
Rebounds: Howard (10.5), Jones (6.7), J.Smith (6.0)
Assists: Harden (7.0), Beverley (3.4), Prigioni (2.8)

Il momento più bello della stagione:

 

MEMPHIS GRIZZLIES: 7.5

Le prime posizioni ad Ovest erano una vera e propria lotteria ed i Grizzlies, quasi sicuri del secondo posto fino a poco tempo fa, finiscono quinti ed incontreranno Portland. Memphis parte fortissimo ed il 15-2 di inizio anno lo dimostra, Gasol e Randolph si dimostrano la coppia di lunghi più temibile della lega e prima della pausa dell’ASG i play-off sono già cosa fatta. A marzo però qualcosa cambia, e le 9 sconfitte a fronte di 10 vittorie complicano la classifica. Il calendario non aiuta, e le sconfitte in trasferta contro Clippers e Golden State fanno scivolare Memphis. I tifosi sperano che il calo non sia di tipo fisico, perchè la voglia di vincere a Memphis è davvero tanta.

TOP: Marc Gasol. Il centro spagnolo vive la sua migliore stagione in NBA con 17.4 punti, 7.8 rimbalzi, 3.8 assist ed 1.6 stoppate. La cosa che preoccupa di più è che il mese di marzo sia stato il meno produttivo per Marc, che aveva iniziato con 15 partite da almeno 20 punti tra novembre e dicembre. Si ripresenta ad aprile con cinque signore prestazioni ed un paio di partite giocate a spezzoni.

FLOP: Vince Carter. Gli anni passano per tutti e dirlo per Vince ci dispiace molto. Da quando ha iniziato a giocare in NBA, e parliamo del lontano ’98, non era mai sceso sotto quota 10 punti in stagione. Quest’anno chiude con 5.8, la metà rispetto allo scorso campionato. I 2 rimbalzi, 1.2 assist ed i 0.6 recuperi sono tutti record negativi per Carter. Stesso discorso vale per il 34% al tiro (mai sotto il 40% prima d’ora), mentre per quel che riguarda il 30% al tiro dall’arco, l’ex Dallas aveva fatto peggio solo da rookie. A 38 anni tutto ciò è normale, ma permetteteci un po’ di sana nostalgia.

Team Leaders

Points: Gasol (17.4), Randolph (16.1), Conley (15.8)
Rebounds: 
Randolph (10.5), Gasol (7.8), Koufos (5.3)
Assists: 
Conley (5.4), Gasol (3.8), Udrih (2.8)

Il momento più bello della stagione:

 

SAN ANTONIO SPURS: 7.5

Finiti? Nemmeno per sogno. La sconfitta dell’ultima giornata contro i Pelicans costa il secondo posto agli Spurs, che si ritrovano sesti e dovranno vedersela con i Clippers con il fattore campo a sfavore, ma non getta ombre sulla formazione di Popovich. Dopo un dicembre da 8-10 ed un febbraio da 6-5, i campioni in carica ritrovano il miglior Leonard, recuperano a pieno Parker e si confermano la squadra da battere. Il 19-4, con 11 vinte nelle ultime 12, può bastare a spaventare gli avversari.  Perchè quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare, e di durezza in casa Spurs ne trovate a volontà.

TOP: Tim Duncan. Il caraibico che tra pochi giorni compirà 39 anni, 18 dei quali trascorsi indossando la canotta degli Spurs, continua a spiegare pallacanestro. 13.9 punti, 9.1 rimbalzi e 2 stoppate a partita, tirando con il 51% (non accadeva dalla stagione ’09-’10). E’ fisiologico un calo a livello statistico rispetto agli anni d’oro, ma Tim mette al servizio della squadra un’esperienza che non ha eguali, guidandola soprattutto nei momenti difficili. I 15.6 punti e 10.1 rimbalzi nelle gare perse in stagione ne sono l’esempio. Ora il #21 vorrebbe mettere il primo anello sulla mano sinistra, per coronare una carriera già piena di soddisfazioni e successi.

FLOP: Patty Mills. L’australiano paga a caro prezzo l’infortunio che lo ha costretto a restare fuori per i primi due mesi e chiude con il 37% al tiro (nelle precedenti cinque stagioni aveva sempre fatto meglio) che frutta appena 6.9 punti di media, 3.3 in meno rispetto allo scorso campionato. Anche il 33% dall’arco è un record negativo, ed oltre ai 14 punti che hanno aiutato gli Spurs a vincere l’importante gara di Houston il 10 aprile, ed ai 15 inutili realizzati con Portland, i dubbi sono tanti. Tra le ultime tre gare di marzo e le prime tre di aprile, Patty ha tirato con un rivedibile 5/25 dal campo. L’anno scorso ha dimostrato di esaltarsi durante i play-off, Pop spera che sia così anche in quest’occasione.

Team Leaders

Points: Leonard (16.5), Parker (14.4), Duncan (13.9)
Rebounds: Duncan (9.1), Leonard (7.2), Splitter (4.8)
Assists: Parker (4.9), Ginobili (4.2), Duncan (3.0)

Il momento più bello della stagione:

 

DALLAS MAVERICKS: 6

Sufficienza strappata per generosità. Finire quasi per essere risucchiati nella corsa per l’ottavo posto non è stata una bella sorpresa per i tifosi dei Mavs. Eppure Dallas parte abbastanza bene ritrovandosi sul 20-8 dopo aver battuto San Antonio il 20 dicembre scorso, rinforzandosi con Rajon Rondo ed acquisendo anche le prestazioni di Stoudemire. Ma forse è proprio l’arrivo dell’ex Boston a rompere gli equilibri. Il #9 infatti dopo un buon inizio fa registrare alcune prestazioni pessime che portano i Mavs alla sconfitta (l’1/11 al tiro nella partita persa contro i Clippers e lo 0/7 con 5 palle perse con Houston ne sono l’esempio). Quando le prime posizioni sono ormai lontanissime Dirk e compagni si rilassano, non riuscendo più a realizzare più di tre vittorie di fila, con l’ultimo filotto da più di 3W da ricercare addirittura nel lontano 5 gennaio.

TOP:Dirk Nowitzki. MVP non solo romantico. Se è vero che spesso è stato Ellis il vero trascinatore, a Wunder Dirk va riconosciuto il merito di essersi confermato ad altissimi livelli in quello che è stato il diciassettesimo anno con la canotta dei Mavericks, ormai quasi tatuata per diffusione. 17.3 punti e 5.9 rimbalzi in quella che è solo la quarta annata senza almeno 20 punti a referto. Si posiziona al settimo posto nella classifica all-time dei marcatori, e si presenta ai play-off con quattro grandi prestazioni nel mese di aprile. Sì, perchè ora le partite valgono doppio, e Dirk in queste situazioni si esalta.

FLOP: Rajon Rondo. Non ce ne voglia il buon Rajon, ma da lui pretendiamo tanto. Dopo 22 partite giocate con Boston a 10.8 assist e 7.5 rimbalzi di media passa a Dallas scendendo rispettivamente a quota 6.5 e 4.5. Mette a segno appena 19 liberi su 42 tentativi, ma si presenta alla post-season con due doppie doppie nel mese di aprile. Per lui vale lo stesso discorso di Dirk, ora sale l’adrenalina.

Team Leaders

Points: Ellis (18.9), Nowitzki (17.3), Parsons (15.7)
Rebounds: Chandler (11.5), Nowitzki (5.9), Parsons (4.9)
Assists: Rondo (6.5), Ellis (4.1), J.J. Barea (3.4)

Il momento più bello della stagione:

 

NEW ORLEANS PELICANS: 7.5

I Pelicans arrivano ai play-off con l’umore alle stelle per aver conquistato i play-off battendo gli Spurs, ed ora sognano l’impresa. Con un Davis stellare e con i recuperi di Anderson e Holiday, New Orleans proverà a mettere in difficoltà la corazzata Golden State, senza troppe pressioni, perchè già esserci è una vittoria. Evans e compagni passano praticamente l’intera stagione con il record che oscilla sul 50%, poi agli inizi di aprile si ritrova sul 41-34 e con la possibilità di agguantare i play-off.  Alla fine quel che fa la differenza è il 3-1 negli scontri diretti con Oklahoma, così come la già citata vittoria su San Antonio ed il fondamentale 103-100 con il quale New Orleans ha steso Golden State non più di dieci giorni fa.

TOP: Anthony Davis. Fenomeno. Dominante su entrambi i lati del parquet, termina il suo terzo anno nella lega con 24.4 punti, 10.2 rimbalzi e 2.9 stoppate per match. Il futuro non può che essere roseo, così come d’altronde lo è il presente. Si migliora alle percentuali al tiro sia dal campo raggiungendo il 54%, sia dalla lunetta superando l’80%. Tutti i mesi con almeno 20 punti a partita, peccato per l’infortunio di febbraio che lo costringe a saltare l’ASG, ma così, ad occhio, dovrebbe rifarsi facilmente.

FLOP: Jimmer Fredette. Il 26enne al quarto anno di NBA delude un po’ le attese. La scorsa stagione a Sacramento aveva fatto registrare 5.9 punti ed 1.5 assist con il 48% al tiro in totale ed un ottimo 49% dall’arco. Quest’anno scende a 3.6 punti tirando con il 38% dal campo ed un pessimo 19% da tre punti. E a pensare che nel 2011 fu selezionato alla decima scelta prima di gente come Thompson, Leonard, Vucevic, Butler e Faried.

Team Leaders

Points: Davis (24.4), Evans (16.6), Holiday (14.8)
Rebounds: Davis (10.2), Asik (9.8), Evans (5.3)
Assists: Holiday (6.9), Evans (6.6), Gordon (3.8)

Il momento più bello della stagione:

 

 

PACIFIC DIVISION

Golden State Warriors 67-15
Los Angeles Clippers 56-26
Phoenix Suns 39-43
Sacramento Kings 29-53
Los Angeles Lakers 21-61

 

GOLDEN STATE WARRIORS: 10

Stagione che rasenta la perfezione per gli uomini di coach Kerr. La regular season inizia subito nel migliore dei modi e dopo la sconfitta con San Antonio dell’11 novembre, i Warriors mettono insieme 16 vittorie consecutive ritrovandosi primi per distacco con un record che recita 21-2. Curry inizia a far intendere di essere interessato al titolo di MVP e la marcia di Golden State continua inesorabilmente anche con l’arrivo del 2015. Tra gennaio e febbraio gli uomini di coach Kerr mettono insieme 20 vittorie e perdono 5 volte, si arriva a marzo e Golden State esce sconfitta solo in due occasioni su 18 gare disputate: il primo posto è al sicuro con largo anticipo. Solo Chicago in stagione riesce ad espugnare la ORACLE Arena dopo la già citata sconfitta contro gli Spurs di novembre, e questo è un segnale forte dato che i Warriors giocheranno tutti i turni dei playoff con il fattore campo a favore. Nel mese di aprile giustamente i campioni dell’ovest passeggiano, lasciando un paio di vittorie alle avversarie: ora si torna a fare sul serio, ora Curry e compagni dovranno dimostrare a tutti di essere Warriors per davvero.

TOP: Stephen Curry. Il probabile MVP 2014-2015 non poteva non essere l’MVP della sua squadra. Il #30 gioca una stagione da urlo con 23.8 punti, 7.7 assist e 4.3 rimbalzi, tira con il 44% da tre punti ritoccando il record NBA (già suo in precedenza) di triple messe a segno nell’intera stagione. Aggiungeteci anche 2 recuperi a partita, che rappresentano il suo record in carriera, e tante giocate che hanno fatto stropicciare gli occhi a tutti. Si presenta ai play-off con 77 tiri da tre segnati consecutivamente in allenamento, fermarlo è il solo modo per provare ad arginare i Warriors. Fosse facile.

FLOP: David Lee.  I vari acciacchi non hanno aiutato l’ala trentunenne, ma quando ha giocato non ha dato quasi mai segni di vita. E’ passato da 18.2 a 7.9 punti di media rispetto allo scorso anno, con appena 5.2 rimbalzi, 0.6 recuperi ed il 65% dalla lunetta: solo nell’anno da rookie era riuscito a fare di peggio.

Team Leaders:

Points: Curry (23.8), Thompson (21.7), Green (11.7)
Rebounds: Green (8.2), Bogut (8.1), Barnes (5.5)
Assists: Curry (7.7), Green (3.7), Livingston (3.3)

Il momento più bello della stagione:

 

LOS ANGELES CLIPPERS: 8

Ottima stagione per i Clippers che agguantano il terzo posto grazie ad un finale di stagione stellare. L’inizio si rivela un po’ complicato con 5 vittorie e 4 sconfitte, poi CP3 e compagni piazzano un bel 11-1 con 7 gare vinte in trasferte che gasano l’ambiente. Agli inizi di febbraio il viaggio ad est frutta tre sconfitte di fila, quattro se si conta il rientro ad ovest con Dallas, ma i Clippers sono duri a morire e quando si arriva al rush finale vincono 14 partite su 15 raggiungendo un ottimo piazzamento. Griffin è tornato in forma e Paul viaggia a cifre stratosferiche da marzo ad oggi: la voglia di vincere è tanta, occhio ai ragazzi di Doc Rivers.

TOP: Chris Paul. Ripetere le prestazioni della scorsa stagione non era facile, ma per lui probabilmente nulla è difficile. 19.1 punti, 10.2 assist, 4.6 rimbalzi ed 1.9 recuperi sono statistiche che fanno girare la testa. La sua quarta stagione con la canotta dei Clippers si rivela quella dalle percentuali al tiro più alte sia nel totale che dall’arco e dalla lunetta. Si presenta ai play-off più in forma che mai con un mese di aprile da 20.6 punti tirando con il 51% da tre, 11.4 assist ed appena 1 palla persa per gara. Il ragazzo ha fame di vittoria, tanta fame.

FLOP: Spencer Hawes. Il ruolo da comprimario non lo aiuta, e lui termina con appena 5.8 punti, 1.2 assist, 3.5 rimbalzi ed il 39% dal campo la sua nona stagione nella lega. Solo durante l’anno da rookie a Sacramento aveva fatto registrare cifre così basse, anche se a dire il vero il suo minutaggio è calato e non di poco. Aprile risulta il suo mese peggiore, e questo suona tanto come un campanello d’allarme.

Team Leaders

Points: Griffin (21.9), Paul (19.1), J.J. Redick (16.4)
Rebounds: Jordan (15.0), Griffin (7.6), Paul (4.6)
Assists: Paul (10.2), Griffin (5.3), Crawford (2.5)

Il momento più bello della stagione:

 

PHOENIX SUNS: 5.5

Un altro anno fuori dai play-off dopo esserci andati vicini, con una rivoluzione in squadra che ha ridimensionato le aspettative. Via Dragic, via Isaiah Thomas e dentro Brandon Knight nel momento clou di questa tribolata stagione, probabilmente una mossa né tanto voluta, né tanto produttiva. L’inizio non è dei migliori, poi 14 vittorie su 18 partite ed i play-off a portata di mano con il record che recita 26-18. Febbraio è deludente e gli addii già citati fanno crollare i Suns con 10 sconfitte e sole 3 vittorie, si arriva allo sprint finale ma Phoenix non ne ha più: perde 10 degli ultimi 11 incontri e deve dire addio alla post-season.

TOP: Eric Bledsoe. Il prodotto di Kentucky è la stella indiscussa di questi Suns. 17 punti, 6.1 assist e 5.2 rimbalzi con 1.6 recuperi di media ed il 45% al tiro. Trascina la squadra da dicembre a febbraio, poi quando capisce che i play-off sono inarrivabili cala anche lui il suo rendimento. Da sottolineare la sontuosa tripla doppia dello scorso 8 dicembre contro i Clippers: 27 punti, 16 assist ed 11 rimbalzi.

FLOP: Goran Dragic. La sensazione è che aspettare la fine dell’anno prima di andare via sarebbe stata la scelta migliore. Lo sloveno abbandona la barca dopo 52 gare concluse con 16.2 punti e 4.1 assist, diminuendo di circa 4 punti e 2 assist la media del 2013-2014. Non siamo qui ad attribuire colpe ma è un dato di fatto che Phoenix, nella corsa ai play-off, abbia pagato la scelta del buon vecchio Goran, quindi il flop per i Suns non può che essere lui.

Team Leaders:

Points: Bledsoe (17.0), Mk. Morris (15.3), Knight (13.4)
Rebounds: Len (6.6), P.J. Tucker (6.4), Mk. Morris (6.2)
Assists: Bledsoe (6.1), Knight (4.5), Mk. Morris (2.3)

Il momento più bello della stagione:

 

SACRAMENTO KINGS: 4

I play-off erano difficili da raggiungere già ad inizio stagione, ma il record finale è fin troppo negativo rispetto alle aspettative. Dopo una partenza da 5 vittorie su 6 partite qualcosa lasciava presagire il peggio, ma ciononostante alla fine di novembre il numero di vittorie era comunque superiore a quello delle sconfitte. Poi il 4-11 di dicembre ed il 4-10 di gennaio hanno inevitabilmente segnato la stagione, il cambio d’allenatore è servito a poco, perché per restare attaccati al treno dei play-off ad Ovest ci voleva molto ma molto di più.

TOP: DeMarcus Cousins. Numeri e prestazioni da stropicciarsi gli occhi, due triple doppie consecutive da 20+punti, 20+rimbalzi, 10+assist nel mese di aprile a sugellare una stagione ottima a livello personale. Segna 24.1 punti a partita, conditi da 12.7 rimbalzi, 3.6 assist, 1.8 stoppate ed 1.5 recuperi. Migliora le sue percentuali dalla lunetta sfiorando l’80% e si riscopre assist-man per qualche sera. Le sole note negative sono gli infortuni che a volte lo hanno costretto a restare ai box, e qualche fallo di troppo: 10 volte in stagione ha terminato anzitempo il suo incontro per falli.

FLOP: Nik Stauskas. Dall’ottava scelta dello scorso draft ci si aspettava qualcosa di più. In 15’ giocati fa registrare 4.4 punti, 1.2 rimbalzi ed appena 0.9 assist, giocando di gran lunga meglio in trasferta invece che tra le mura amiche. Lontano dalla Sleep Train Arena infatti, tira con il 41% dal campo ed il 37% dall’arco contro il 31% ed il 27% fatti registrare in casa. La presenza del professor Miller gli potrà dare tanti vantaggi, con la speranza di ritagliarsi un ruolo più importante nella prossima stagione.

Team Leaders

Points: Cousins (24.1), Gay (21.1), Collison (16.1)
Rebounds: Cousins (12.7), Thompson (6.5), Evans (6.4)
Assists: Collison (5.6), Gay (3.7), Cousins (3.6)

Il momento più bello della stagione:

 

LOS ANGELES LAKERS: 2

Stagione da dimenticare per i giallo-viola, sia per lo scarso rendimento, sia per i vari infortuni che hanno complicato i piani di coach Scott. Si parte subito con 9 sconfitte su 10 partite disputate nonostante Bryant ritorni subito ad alti livelli come dimostrano i 39 punti rifilati a Phoenix ed i 44 messi dentro contro Golden State. L’incubo di Randle, costretto ad alzare subito bandiera bianca per il resto della stagione, è l’emblema di un’annata storta. Kobe prova a suonare la carica ma i compagni non rispondono presente, lo spogliatoio non è compatto e l’assenza di Nash incide parecchio sulla mancanza di esperienza. Qualche sporadica soddisfazione senza mai riuscire a vincere più di tre partite consecutive non può bastare, e quando anche il #24 si ferma per infortunio la barca affonda. La dirigenza avrà fatto i suoi errori, gli infortuni non avranno aiutato, ma si sarebbe potuta fare qualcosina in più, decisamente.

TOP: Kobe Bryant. Lotta come un leone, a volte forza anche qualche tiro di troppo, ma non china mai, ma proprio mai, la testa. Termina la sua breve stagione con 22.3 punti, 5.6 assist e 5.7 rimbalzi per match, si prende la soddisfazione di realizzare due triple doppie contro Toronto e Denver e raggiunge il suo massimo numero di assist in una partita contro Miami (17). La prossima stagione sarà l’ultima, sperando che il suo fisico regga, perché almeno altre 70 partite giocate da Kobe vogliamo vederle, la sfortuna è in debito con lui ma anche con noi.

FLOP: Jeremy Lin. Se siete alla ricerca di affidabilità, non chiamatelo. Termina il 2014 con 5 partite di fila in doppia cifra, ma quando sembra aver trovato continuità piazza prima uno 0/10 al tiro contro Washington e poi 3 punti contro Pelicans e Sacramento. Marzo sembra il mese del riscatto con 14.4 punti, 5.4 assist ed il 44% al tiro, ma aprile lo conclude con 8.5 punti, 2.5 assist ed il 24% al tiro.   Alla voce “altalenanza” sul vocabolario potreste trovare la sua immagine, la Linsanity oramai è un vecchio ricordo.

Team Leaders

Points: Bryant (22.3), Young (13.4), Hill (12.0)
Rebounds: Hill (7.9), Davis (7.6), Boozer (6.8)
Assists: Bryant (5.6), Lin (4.6), Price (3.8)

Il momento più bello della stagione:

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