Bulls KO, Miami riconquista il fattore campo e va sul 2-1; James decisivo, Cole e Bosh essenziali

Bulls KO, Miami riconquista il fattore campo e va sul 2-1; James decisivo, Cole e Bosh essenziali

Game3, Round 2
Semifinals Eastern Conference

HEAT 104 @ BULLS 94

“Loro non piacciono a noi, noi non piacciamo a loro. Questo è quanto”. Apre così gara3 Lebron James che davanti ai microfoni usa proprio queste parole per definire questa serie e l’astio che la sta caratterizzando. Miami torna per la prima volta a Chicago, Illinois, dopo aver perso l’imbattibilitá dopo 27 gare. Le due precedenti gara sono state praticamente lo yin e lo yang per i Miami Heat che in gara1 hanno mostrato i loro limiti, mentre in gara2 hanno esaltato al massimo le loro caratteristiche, riuscendo a mostrare una pallacanestro di altissimo livello. I Chicago Bulls, invece, tornano a casa su una situazione ideale: fattore campo ribaltato e l’eventuale gara7 da giocare in un campo come lo United Center che, in particolare in queste occasioni, definire una bolgia é molto riduttivo.

Abbiamo già più volte sottolineato come i giocatori dei Chicago Bulls basino molto, se non tutto, sulla fisicità, sull’agonismo e, a volte, anche su contatti “proibiti”. La partita precedente ne è stata la massima dimostrazione, fino a questa gara3! Fu John Belushi a dire per la prima volta “It ain’ t over now ‘cuz when the going gets tough, the tough get going” che tradotto in italiano si avvicina molto ad un “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Non esiste miglior riassunto per questo terzo atto di una delle serie più vive ed intense della storia recente della NBA.

Prima ancora di iniziare a descrivere l’andamento e le scelte dei due coach per questa gara, sottolineiamo che, dopo la perfetta direzione di Scott Foster all’AmericanAirlines Arena, va di scena allo United Center Joey detto l’Elmetto Crawford. La palla a due viene alzata nella solita bolgia rossonera, nella quale non mancano i soliti volti noti, uno su tutto Scottie Pippen, uno che di intensità se ne intende. La prima metà del quarto d’avvio si mantiene in equilibrio fino a quando Lebron non inizia a mettersi in partita col canestro sulla sirena dei 24 secondi che porta i suoi avanti di 2 lunghezze (12-10). La risposta dei Bulls é immediata e finalmente entra a far parte della serie, dopo due prestazioni sottotono, Carlos Boozer che inchioda la schiacciata a due mani sulla testa di Chris Bosh. Sull’onda dell’entusiasmo prova ad esaltarsi anche Noah, protagonista in negativo nella scorsa gara, che raccoglie l’assist di un Nate Robinson disciplinato e schiaccia per far scaldare ancor di più il pubblico. Sul finale di primo quarto si ritorna per un attimo agli atteggiamenti di gara2: Robinson batte il suo uomo e trova davanti a sé Andersen che, nel tentativo di stopparlo, gli frana addosso cadendo; Noah, matto come pochi, non si lascia sfuggire l’occasione di innervosire gli avversari e sposta con una spinta Andersen dal corpo del compagno. Ne consegue un parapiglia che, francamente, si poteva evitare.

Miami, nel secondo periodo, accetta nuovamente questa sorta di “sfida fisica” lanciata dai Bulls ed alzano la voce in difesa. Lebron James cattura la palla vagante dopo un ottima difesa di Shane Battier su Gibson e si lancia in campo aperto. Viene letteralmente placcato, stile football, da Mohammed e il Re sbraccia vistosamente per liberarsi. L’Elmetto, a pochi metri di distanza dall’accaduto, sanziona un fallo tecnico a Lebron James e subito dopo si vede costretto ad espellere il centro dei Bulls per la reazione (spinta che fa andar giù anche uno come LBJ) alle sbracciate di James. La tavola é apparecchiata. La partita, per fortuna, continua e trova ancora una volta come protagonista Marco Belinelli che piazza la tripla del +6 (28-34). Per rientrare, gli Heat sfruttano la scelta difensiva di coach Thibodeau, vale a dire quella di avere Noah comunque flottato in area per gli aiuti sulle penetrazioni dei vari James, Wade, Cole. Risultato: comodi jumper per Bosh dalla media, elementari per l’ex centro dei Raptors. Non solo facili punti per un Bosh finalmente di livello ma anche assist. È suo quello che permette a Shane Battier di sparare dall’angolo e pareggiare la partita a quota 48. Si va negli spogliatoi proprio con questo risultato. Prima di raggiungere gli spogliatoi, però, James è chiamato davanti ai microfoni e pronuncia una frase piuttosto interessante: “We accept Challenge”.

L’inizio del secondo tempo é la dimostrazione delle parole di Lebron: alley-oop per il +4 Miami (58-54). Iniziano, nel frattempo, delle piccole scaramucce interne tra Chalmers e Bosh dopo un orrendo passaggio nel vuoto di Mario. Ne consegue una difesa che comunica male e Gibson ne approfitta per riportare i suoi avanti. Sembrano perdere le redini del gioco i Miami Heat dopo l’incredibile stoppata di Nate Robinson ai danni di Lebron James ma Belinelli infrange i sogni del +5 Bulls andando a sfondare. Ne approfitta allora James che si vede costretto a prendere un tiro difficile dall’angolo da 3 sulla sirena dei 24″ che, naturalmente, manda a bersaglio pareggiando il tutto a 69.

Si arriva all’ultimo periodo in una situazione simile a gara1: punteggio basso e sostanziale equilibrio. Il finale, però, sarà ben diverso da gara1. Inizia bene Chicago col solito and-one pazzesco di un giocatore che anche offensivamente sta crescendo molto come Jimmy Butler. Chicago é in vantaggio di uno quando l’uomo chiave di questa serata inizia a diventare essenziale. Parliamo di Chris Bosh che realizza dall’angolo una tripla di peso specifico elevatissimo. Inizia, allora, a girare benissimo l’attacco dei Miami e anche Wade trova la schiacciata su una palla deliziosa battuta a terra di James. Siamo 83-78 ma mancano ancora 6’25” alla sirena finale. I tre punti esclamativi arrivano da Lebron James con una tripla da 8 metri praticamente impossibile, da Norris Cole, altro fattore determinante per la vittoria Miami, che piazza la tripla del 96-88 a 1’50” dalla fine ed infine da James che porta a spasso tutta la difesa Bulls per poi realizzare l’and-one che regala a Miami la vittoria.

Game, Set & Match. I Miami riconquistano il fattore campo, si portano sul 2-1 nella serie e attendono gara4 per poter mettere un piede già in finale.

Si deve dar comunque atto ai vinti di una prestazione più che buona, basti guardare che l’intero quintetto iniziale é in doppiacifra. Per quanto riguarda Miami, oltre ad uno strepitoso James con 25 punti, 8 rimbalzi e 7 assist, da evidenziare l’ottima prova di Norris Cole (18 punt con 6/7 dal campo e 3/3 dall’arco, come in gara2) e un ritrovato Bosh che porta a casa 20 punti ma soprattutto 19 rimbalzi.
Per una gara4 ancor più rovente, vi diamo appuntamento qui, sempre, su basketinside.com

MIAMI HEAT: James 25, Haslem 4, Bosh 20, Wade 10, Chalmers 9, Battier 9, Allen 4, Cole 18, Andersen 5.
N.e. : Miller, Anthony, Lewis, Jones.

CHICAGO BULLS: Butler 17, Boozer 21, Noah 15, Belinelli 16, Robinson 17, Gibson 6, Teague 2, Mohammed.
N.e. : Cook, Radmanovic, Thomas.

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