Chris Paul scandisce i ritmi, la Lob City si impone sui Warriors

Chris Paul scandisce i ritmi, la Lob City si impone sui Warriors

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Nella notte NBA, i Clippers ospitavano i Warriors, per dare vita all’ennesimo derby della California. Le due franchigie californiane infatti hanno già affrontato entrambe i Los Angeles Lakers: i Clippers nell’opening night del 29 Ottobre, uscendone con le ossa rotte. L’imperativo dunque è battere questa Golden State, che nella notte di ieri ha riservato ben altro trattamento ai Lakers, battendoli con uno scarto di 31 lunghezze sul suolo casalingo. Per portare a casa la prima vittoria stagionale, coach Doc Rivers si affida, come pronosticabile, al genio di Chris Paul e al tiro di JJ Redick. Sotto le plance a battagliare ci sono Griffin e DeAndre Jordan, e a completare lo schieramento biancorosso c’è Jared Dudley. Nei Warriors è ancora assente Harrison Barnes, causa l’infiammazione al tendine che gli sta dando non pochi fastidi, dunque lo Starting Five degli ospiti vede Stephen Curry in cabina di regia, affiancato da un Klay Thompson fresco di Career-High. Il frontcourt dei guerrieri è composto da Iguodala, Lee e Bogut. Occhi puntati sul duello tra Paul e Curry.

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Sin dalla palla a due le squadre non si nascondono, il ritmo è veloce, e ad iniziare meglio sono proprio i padroni di casa, grazie ad un Redick ispirato che mette a segno 7 punti nei primi 5 minuti. Golden State tenta di muovere la palla per testare la qualità difensiva dei Clippers, e se può correre lo fa e anche bene. Bogut e Lee propiziano un microallungo sul 17-12, ma Paul non ci sta e alza il primo (formalmente parlando) lob casalingo della stagione, che DeAndre Jordan pntualmente capitalizza per spegnere i facili entusiasmi dei Warriors. Jackson chiama timeout, ma al rientro sono ancora i Clippers a spingere sull’accelleratore, andando sul +7 grazie ad un parzialino propiziato da 5 punti di Chris Paul. Golden State stenta a rientrare, CP3 ormai si mette pure in proprio, e i numeri parlano chiaro: i Warriors perdono 8 palloni nei primi 12′, vanno in astinenza di canestri dal campo per 6 minuti, e nello stesso lasso di tempo i rivali ne segnano 24 di punti. Il primo quarto si chiude così sul 36-26 per i padroni di casa. Ad inizio seconda frazione, coach Mark Jackson decide di suonare la carica e chiede a Curry di caricarsi la squadra sulle spalle. Il numero 30 si fa vedere con un jumper ed una tripla, sempre assistito da Iguodala, ma Los Angeles non molla un centimetro con Jamal Crawford. Golden State è troppo impacciata e confusionaria, e la bomba di Dudley sembra poter dar via al break sperato, ma Curry trova ancora il bandolo della matassa e mette una tripla importantissima, che trova conferme nel layup di Iguodala. Poi, al momento di rimanere a contatto, riemergono le palle perse che fino ad ora sono state il vero tallone d’Achille degli ospiti. E Jared Dudley non perdona: tripla e layup (nel mezzo anche un canestro di Griffin) che valgono la doppia cifra di vantaggio, con un abbozzo di rissa tra Bogut e Jordan, prontamente sedata. Un Paul da quasi doppia doppia all’intervallo ed un Redick che vede il canestro grande come una vasca da bagno continuano a martellare la difesa ospite, ma Golden State ha un cenno d’orgoglio e con Iguodala e Lee ricuce fino al -13 dell’intervallo, 55-68 per i Clippers.
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Al rientro dagli spogliatoi, i Warriors iniziano con un approccio aggressivo e positivo, aggredendo la partita anziché adattarsi. Iguodala continua a smazzare gemme, Lee continua a macinare punti in linea produttiva e Curry inizia a scaldare la mano a dovere, e così si arriva sul -9 (65-74). I Clippers però non ci stanno, e rispondono subito con l’and-one di Blake Griffin, col prodotto da Oklahoma State che converte anche il libero, e sul ribaltamento di fronte un dubbio fallo in attacco fischiato a Lee spegne del tutto l’inerzia Warrior. Paul allarga il divario con una tripla aperta, e Golden State perde definitivamente la testa, lascia correre i Clippers ed ecco che magicamente appare lo spettacolo dellla Lob City, con Griffin che dispensa spettacolo in quantità industriale volando ripetutamente sopra il ferro. Iguodala è l’unico warrior assieme a Speights a provarci ancora, ma non basta a rientrare sotto la doppia cifra di svantaggio a fine terzo periodo, con i Clippers che si avviano alla quarta frazione sul 80-93, un margine abbastanza rassicurante. All’inizio del quarto periodo i Warriors sembrano poter rientrare, rimontano fino al -9 con Curry, poi Draymond Green si fa fischiare un tecnico e da lì è partita in discesa per i padroni di casa, che provano ad amministrare il risultato con un Paul da fantascienza. Curry però non ci sta, inizia a prendere letteralmente fuoco e segna pure una tripla col fallo che vale il -8, ma è un fuoco di paglia, perché la Lob City controlla fino alla fine il risultato, che alla fine reciterà Warriors 115 – Clippers 126. Degne di nota le prestazioni di Paul  (42 punti, 15 assist), Griffin (23 e 10 rimbalzi) e Jordan (9 punti ma 17 rimbalzi). Per i Warriors, non si può non parlare dell’elevato tasso di palle perse (24 contro le 18 dei Clippers) che hanno afflitto in particolare uno degli ultimi ad arrendersi, Stephen Curry, autore di 38 punti e 9 assist, ai quali ha però aggiunto ben 11 turnovers. Molto bene Iguodala, dopo un debutto positivo solamente nella metacampo difensiva, stanotte si è fatto sentire anche in attacco (14 punti e 11 assist). Sottotono invece Thompson, solo 10 punti per lui. Vittoria meritata per i Clippers, guidati dal condottiero sul parquet che di nome fa Chris Paul, MVP indiscusso di questa notte NBA. GOLDEN STATE WARRIORS @ LOS ANGELES CLIPPERS 115-126 Warriors: Iguodala 14, Lee 22, Bogut 17, Thompson 10, Curry 38, O’Neal 4, Green 4, Douglas, Speights 6, Bazemore, Kuzmic, Nedovic, Barnes N.E.; Clippers: Paul 42, Griffin 23, Jordan 9, Redick 17, Crawford 17, Dudley 10, Bullock, Hollins 4, Barnes 4, Collison 0, Mullens 0, Green N.E., Jamison N.E.;

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