Dallas prima finalista, 4-1 su OKC!

Dallas prima finalista, 4-1 su OKC!

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I Mavs si erano posti l’obiettivo massimo gia’ da inizio stagione e la motivazione della squadra di Rick Carlisle e’ stata evidente fin dalla serie contro Portland: tutti, da Cuban a coach Carlisle passando per ogni singolo giocatore che compone il roster (nessun Maverick e’ mai stato campione NBA) sono determinati ad andare fino in fondo in quella che per molti potrebbe essere l’ultima occasione. Avranno altre opportunita’ i giovani Thunder che escono ridimensionati dalla finale di Conference: sicuramente l’inesperienza e la stanchezza per la dura serie contro i Grizzlies hanno giocato un ruolo importante nell’eliminazione di OKC, ma dopo la vittoria a Dallas in gara-2 si pensava ad una finale piu’ equilibrata.

 

Dallas Mavericks – Oklahoma City Thunder 100-96 (4-1)

 

La serie aveva lasciato il Texas con il pareggio dei Thunder in gara-2 e tanti interrogativi sulle possibilita’ di finale per i Mavericks: le due vittorie in Oklahoma, riportano a Dallas una finale di Conference solo da chiudere per Nowitzki & C che non vogliono perdere l’occasione di festeggiare il primo titolo dell’Ovest davanti al proprio pubblico (nel 2006, unico precedente, il trofeo era stato alzato nel palazzo di Phoenix).

La partenza e’ tutta per i padroni di casa, Kidd dispensa assist per Chandler e Nowitzki, la cui affondata firma il +6, massimo vantaggio Mavs; Durant non ci sta (suoi 10 dei primi 14 punti per OKC) e riporta in scia i suoi, che mettono la testa avanti con 2′ sul cronometro. Westbrook tiene alto il ritmo e guida il contropiede ospite, efficace nella mini-rimonta del primo quarto: all’intervallo il tabellone indica 26-27.

In apertura di seconda frazione, la panchina dei Thunder (Durant e Westbrook a riposo) sembra avere lo stesso impatto di gara-2 e un super Harden (16 punti e 4 assist nel primo tempo) porta i suoi fino al +8. Ibaka commette il suo terzo fallo e coach Brooks abbassa il quintetto inserendo Durant da 4: la scelta non paga e il terzo personale di Chandler e’ un motivo in piu’ per rimettere sul parquet Perkins, che insieme a Collison e’ uno dei fattori sotto le plance. Westbrook guida un’altra mini-fuga ospite, ma Marion conferma il buono stato di forma e con 6 punti consecutivi riporta i Mavs a contatto: alla pausa lunga si va sul 52-55.

Passano 3′ nel terzo quarto e Ibaka commette il quarto fallo, che di fatto toglie dal match uno degli elementi piu’ pericolosi in maglia Thunder (vedi gara-1 e gara-4); il numero dei contatti cresce insieme all’intensita’ in una gara cosí importante e le due squadre si guadagnano diversi viaggi in lunetta: la situazione-falli (in casa Mavs, 4 per Chandler e poco dopo anche per Haywood) condiziona le rotazioni dei due allenatori. Intanto, Westbrook prova a caricarsi sulle spalle i compagni con 12 punti nel periodo: l’intensita’ difensiva e’ alta sulle due meta’ campo e le percentuali dal campo si abbassano per entrambe; all’ultimo riposo i Thunder sono ancora in vantaggio, 72-76.

Con i due centri gravati di 4 falli, coach Carlisle riparte con Marion da 4 e Nowitzki da 5; anche OKC opta per un quintetto piccolo e la scelta sembra premiare gli ospiti che in pochi minuti tornano sul +8. Chandler torna a dare chili e centimetri ai suoi, mentre coach Brooks si fida dei suoi 5 e li terra’ in campo fino alla fine; la svolta tattica del match arriva quando Marion torna ad occupare lo spot di ala piccola: l’ex-Suns sara’ determinante per la rimonta con 14 punti nel quarto finale. L’inesperienza dei Thunder sta tutta nelle 7 palle perse nel quarto periodo, che hanno fruttato 11 punti ai padroni di casa; da un turnover su rimbalzo difensivo di Westbrook con 1’20” da giocare (92-94), Terry e poi Marion mettono in ritmo Nowitzki per la tripla del sorpasso: un duro colpo per OKC che dopo aver dilapidato 15 punti in poco piu’ di 5′ in gara-4, non riesce a reagire all’ennesima rimonta avversaria (ancora +6 a 4’27” dalla sirena). Dallas puo’ allora alzare il primo trofeo della stagione, ma in Texas non c’e’ nessuna intenzione di fermarsi qua.

 

MVP: Shawn Marion

 

Mavericks: Marion, Nowitzki 26. Rimbalzi: Chandler, Nowitzki 9. Assist: Kidd 10

Thunder: Westbrook 31. Rimbalzi: Collison 12. Assist: Harden 6.

 

Con il 4-1 in finale di Conference, Dallas ha ora il miglior record dell’intera post-season (12-3) che gli Heat possono pareggiare vincendo stanotte a Chicago: al di la’ dell’ennesima occasione di fare scouting dei prossimi avversari, coach Carlisle seguira’ con particolare attenzione la sfida nella “Citta’ del Vento” perche’ dall’esito di questa dipendera’ il giorno di gara-1 delle Finals (martedí 31 o giovedí 2); i Mavs hanno gia’ dimostrato quanto possa essere importante usufruire di un po’ di riposo durante i playoff (8 giorni dopo il cappotto sui Lakers), soprattutto per una squadra anziana come quella texana.

 

Oklahoma City: l’analisi della stagione

 

Dopo un risultato inequivocabile come un 4-1, la delusione dovrebbe essere superiore a qualsiasi altra sensazione: dalle prime dichiarazioni, invece, i Thunder (Durant, coach Brooks) sembravano avere gia’ lo spirito giusto per ripartire in vista della prossima stagione, convinti che l’esperienza di quest’anno nei playoff possa costituire le fondamenta di una squadra vincente. OKC e’ considerata da tutti come una delle realta’ piu’ importanti e promettenti del mondo NBA: quando due stagioni fa si trasferirono da Seattle in Oklahoma, Durant & C erano una delle peggiori squadre della Lega (record di 3-29 a dicembre 2008); i Thunder pero’ sono pieni di giovani di talento e intorno a loro la proprieta’ sta costruendo un roster di primo livello. Cio’ che convince di piu’ di questa franchigia e’ proprio il progetto che si sta sviluppando intorno ad una super-star assoluta come Kevin Durant, al secondo titolo di capocannoniere NBA consecutivo (il piu’ giovane nella storia della Lega a riuscirci).

Quest’anno, poi, OKC ha raggiunto una continuita’ tipica delle squadre di vertice: le tre sconfitte consecutive nella serie contro Dallas sono stata un’eccezione (solo un’altra volta avevano perso tre volte di seguito) nella stagione dei Thunder, che prima della finale di Conference avevano un record di 21-6 nelle partite successive ad una sconfitta. I numeri, d’altronde, parlano a favore della squadra di coach Brooks: 55 vittorie, titolo di Division (il primo nella breve storia della franchigia) in una delle piu’ equilibrate della Lega (la Northwest), miglior attacco dei playoff (il quinto della regular season), Top 3 tra le difese NBA. A livello individuale, oltre al titolo di Scoring Champion, KD e’ stato convocato per l’All Star Game insieme al compagno di squadra Westbrook; l’ala da Texas University e la point guard da UCLA sono stati inseriti rispettivamente nel primo e nel secondo quintetto NBA.

La post-season ha confermato la qualita’ di un gruppo che durante la stagione aveva aggiunto fisicita’ con lo scambio che ha portato in Oklahoma Perkins dai Celtics (insieme al poco utilizzato Nate Robinson, in cambio di Green e Krstic): la Trade era sembrata una mossa piu’ che astuta del general manager Sam Presti, anche se poi il campo ha ridimensionato la positivita’ del giudizio. La serie contro i Nuggets era a detta di tutti la piu’ incerta al primo turno, ma OKC ha vinto 4-1 senza appello (anche se Denver ha da recriminare per un paio di fischi arbitrali che potevano cambiare l’esito delle partite-chiave, vedi gara-1); contro Memphis, vera rivelazione dei playoff, Durant e soci hanno sofferto piu’ di quanto si potesse pensare conquistando la finale di Conference solo in gara-7. La sfida contro i Grizzlies ha dimostrato il salto di qualita’ dei Thunder, che nonostante la giovane eta’ sono riusciti a vincere una serie dura e lunga nella tipica atmosfera-playoff: match per gente vera, di carattere e in Oklahoma hanno dimostrato di averne da vendere. A posteriori, il 4-3 di semifinale ha condizionato lo stato psico-fisico con cui la squadra di coach Brooks ha affrontato la finale contro Dallas: i tifosi di OKC sperano pero’ che sia servito a mettere le basi per vittorie future. Il motto della post-season dei Thunder e’ la sintesi delle loro speranze: cresciamo insieme, RISE TOGETHER!

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