Gara-4 è un massacro, triste fine per la carriera del grande Phil Jackson

Gara-4 è un massacro, triste fine per la carriera del grande Phil Jackson

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20/32 dall’arco di squadra, record di triple in una sola gara di playoff; 49 bombe messe a segno nell’intera serie, record per una serie così corta, appena 4 partite. Bastano queste cifre per capire dove i Lakers hanno sbagliato nell’impostare la serie: la difesa sulla linea dei tre punti ha bighellonato non poco, concedendo enormi voragini ai micidiali tiratori dei Mavericks. Gara-4: 9/10 Terry e 6/6 Stojakovic. No, non sono tiri liberi, sono tiri da tre punti, percentuali che annienterebbero chiunque, tanto più questi Lakers spenti e arrendevoli che non possono affidarsi nemmeno al Black Mamba, anche lui con le frecce spuntate. I Mavericks hanno saputo trarre il massimo vantaggio da una serie preparata malissimo dagli avversari, anche e soprattutto a livello tattico, colpa insolita di un grande coach come Phil Jackson. Forse proprio per rispetto e in onore di quest’ultimo appare quantomeno ingeneroso o superfluo ogni tentativo di commentare quanto accaduto in gara-4 e in tutta la serie stessa.

Soltanto una statistica, per sottolineare chi aveva di fronte coach Zen: Dirk Nowitzki, nelle prime due serie di questa post-season, ha realizzato l’82,5% dei tiri “bollenti” che gli sono passati fra le mani. I Mavericks sono un’ottima squadra e dovere affrontare un “closer” di questo tipo non facilita certo i compiti dei loro avversari. Onore a Dallas.

 

Rispetto e onore nei confronti del 65enne storico coach di giocatori del calibro di Michael Jordan e Kobe Bryant derivano dalla sua affermazione, giunta a conferma della decisione annunciata più di due anni fa, quella di ritirarsi al termine del contratto. Gara-4 a Dallas è stata quindi l’ultima partita allenata da coach Zen. Due titoli da giocatore, undici da allenatore, nessuno ne aveva mai conquistati così tanti; sul panorama NBA dal 1967, quando esordì da giocatore con i New York Knicks, con i quali vinse due titoli nel 1970 (la storica gara-7 di Willis Reed e Walt Frazier) e nel 1973. Poi ai Nets, dal 1978 al 1980, con il doppio ruolo di giocatore-allenatore, prima di ritirarsi e dedicarsi soltanto alla panchina. Una parentesi in CBA con gli Albany Patroons, campioni nel 1984, prima di accasarsi a Chicago nel 1987 e, a partire dal 1989, cominciare a scrivere un enorme pagina di storia del basket. Due three-peat con i Bulls e MJ; 1991-1992-1993 e 1996-1997-1998, sempre arrivati con il suo “Triple Post Offense”, l’attacco triangolo ripreso dal grande Tex Winter. Poi ai Lakers, e vai con il terzo three-peat, questa volta con Shaq e Kobe, 2000-2001-2002. Altri due titoli e la speranza per il quarto three-peat con il quale chiudere la carriera, 2009-2010 e…Dallas in semifinale di Conference, sweep inaspettato e doloroso.

 

Mai una stagione perdente, 1973 partite allenate (1640 in regular season e 333 nei playoff) e il 70,4% di vittorie in stagione regolare, la più alta percentuale fra i coach presenti nella Hall of Fame. 11 titoli in 20 stagioni da head coach, più di un anello ogni due anni.

 

Dallas Mavericks (3) – Los Angeles Lakers (2) 122-86 (27-23, 63-39, 86-62)

Dallas vince la serie 4-0 e passa in finale di Conference; incontrerà la vincente della serie fra Oklahoma City e Memphis, in parità sul 2-2.

 

DALLAS: Terry 32 (11/14, 9/10 da 3, 1/2 tl), Barea 22, Stojakovic 21, Nowitzki 17, Marion 8, Chandler 5, Haywood 4, Kidd, Stevenson e Cardinal 3, Brewer e Mahinmi 2; rimbalzi: Chandler 9, Haywood 8, Nowitzki 7; assist: Barea 8, Kidd 7, Nowitzki e Terry 4

LOS ANGELES: Bryant 17 (7/18, 0/5 da 3, 3/4 tl), Shannon Brown 15, Artest 11, Gasol e Odom 10, Barnes 9, Bynum 6, Fisher 5, Blake 3; rimbalzi: Gasol 8, Fisher 7, Bynum 6; assist: Gasol 6

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