I Lakers espugnano Dallas, Chris Paul trascina New Orleans

I Lakers espugnano Dallas, Chris Paul trascina New Orleans

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L’immagine più significativa della vittoria dei Lakers a Dallas è quella, come al solito, di Kobe Bryant. Sul 65-61 per i gialloviola, a due minuti dalla fine del terzo parziale, Kobe gira la caviglia sinistra dopo un contrasto con Shawn Marion: corsa negli spogliatoi, pare una brutta distorsione, ma invece Bryant torna sul parquet e trascina i suoi Lakers alla vittoria.

Dallas Mavericks – Los Angeles Lakers 91-96

Una sconfitta pesante per i Mavericks, considerando che era quasi uno spareggio per il secondo posto ad Ovest e le condizioni non ottimali di Kobe. Dallas  rimane comunque ad una gara di distanza in classifica (47-20 per i Lakers, 47-19 per Dallas), ma nel caso in cui i Lakers dovessero vincere la Pacific Division, come tutti si aspettano, i texani dovrebbero comunque cedere il piazzamento nella griglia playoff anche a pari record di vittorie.

Il primo quarto inizia con parecchi errori da entrambe le parti: l’unica giocata degna di nota è un 2+1 di Shawn Marion che porta in vantaggio Dallas sull’11-10.

Poco dopo è il turno di Gasol che segna in transizione, ben servito da Artest, il canestro e fallo del +4, 19-15.

L’equilibrio regna sovrano, anche se Dallas non riesce a trovare un sistema per limitare Bynum (22 punti e 15 rimbalzi) sotto i tabelloni, che fa quello che vuole, con la schiacciata del 32-31 a 6’ dalla fine del secondo quarto.

Anche Shawn Marion si dimostra in buona forma, con l’arcobaleno che riporta sotto di due punti i texani, 37-35.

Da qui in avanti, i Lakers piazzano un parziale di 13-6, culminato con la schiacciata di Bryant in penetrazione per il 50-41.

A 2’ dalla fine del terzo quarto, l’episodio che potrebbe cambiare la partita: Kobe gira la caviglia in modo piuttosto doloroso, tutti pensano al peggio, ma Black Mamba capisce negli spogliatoi che le sue condizioni non sono così gravi; sulla palla persa, Kidd serve in transizione il -2, 65-63.

I Lakers non si perdono d’animo e piazzano otto punti consecutivi, grazie anche a due triple di Steve Blake, che portano il punteggio sul +8, 75-63.

Kobe torna e segna sei punti e un assist nel parziale di 9-0 che porta i Lakers a +8, 89-81, con 2’50 da giocare.

Sembra finita, ma Nowitzki inventa un canestro e i liberi del -4: tutto ancora aperto, visto che Kobe si prende altri due tiri piuttosto forzati in attacco, ma finiscono entrambi sul ferro.

Sul primo è Artest a metterci una pezza, convertendo il rimbalzo offensivo in due punti di puro ossigeno per i Lakers, mentre sul secondo Marion vola in contropiede a schiacciare il -2, 91-89 a 25” dalla fine.

I Mavericks decidono di fare fallo su Gasol, che segna solo un libero, ma sul possesso successivo la scelta, piuttosto discutibile, è quella di prendere un tiro veloce da due punti: Terry fallisce da sotto il possibile -1 e Bynum mette in cassaforte il match.

Tabellino

Los Angeles Lakers: Bryant 16, Fisher, Bynum 22 (15 rimbalzi), Gasol 18, Artest 12, Blake 9 (5 assist), Odom 8, Brown 8, Barnes 3. Coach Phil Jackson

Dallas Mavericks: Kidd 5 (9 assist), Beaubois 2, Chandler 4, Nowitzki 25 (10 rimbalzi), Marion 25 (12 rimbalzi), Terry 13, Barea 6, Cardinal 3, Haywood 4, Brewer 4. Coach Rick Carlisle

 

Miami Heat – Memphis Grizzlies   118-85

E’ Dwayne Wade il protagonista principale nella larga vittoria degli Heat contro i malcapitati Grizzlies, 118-85, che rappresenta la vittoria con più ampio margine fin dal 27 dicembre 2009.

Wade colleziona cinque stoppate in tutta la partita e gli 85 punti segnati da Memphis sono il termometro di quanto la difesa di Miami abbia funzionato, probabilmente una delle prestazioni difensive migliori di tutta la stagione, tenendo Randolph e compagni al 39% dal campo e costringendoli a sbagliare gli ultimi dieci tiri del primo quarto: il break decisivo avviene proprio in quel momento, visto che dal secondo quarto in avanti sarà solo accademia per gli Heat, che mettono a segno anche un season record con ben undici stoppate.

I numeri di Wade al termine dell’incontro la dicono lunga: 28 punti, nove assist, cinque rimbalzi e cinque stoppate. Volete sapere chi è stata l’ultima guarda in Nba ad avere numeri del genere? Sua maestà Michael Jordan, nel 1988.

Anche LeBron dà una mano a Miami, con 27 punti, ma è importante sottolineare anche i 17 punti di Bibby, che colleziona un perfetto 5-5 dall’arco (il play, adesso, ha un personale  record contro Memphis, nelle ultime tre partite, di 13/14 dalla lunga).

Tabellino

Miami Heat: L. James 27, Bosh 18 (10 rimbalzi), Dampier 2, Wade 28 (9 assist), Chalmers 7, Howard 6, Miller3, J. Anthony 1, Magloire 4, Bibby 17, J.Jones 3, House 2. Coach Spoelstra

Memphis Grizzlies: Young 6, Randolph 13 (9 rimbalzi), Gasol 15, T.Allen 6, Conley 2, Arthur 6, Mayo 19, Battier 2, Smith, Vasquez 10, Haddadi 2, Powe 4. Coach Hollins

Atlanta Haws – Portland Trail Blazers    91-82

Il coach di Atlanta, Larry Drew, a fine gara, dirà che ha sempre Saputo che Jeff Teague è un giocatore pieno di talento.

Probabilmente nemmeno lui si aspettava una prestazione del genere da Teague (24 punti, career-high) e adesso il problema si pone su come utilizzarlo per il resto della stagione, playoff compresi.

Atlanta batte piuttosto agevolmente Portland, grazie ai 24 punti, appunto di Jeff Teague, ma anche grazie ai 20 di Jamal Crawford e interrompe una striscia di quattro vittorie consecutive,.

Ai Blazers non sono sufficienti i 22 di LaMarcus Aldridge e i 19 di Wesley Matthews, che arriva alla seconda sconfitta consecutiva, dopo un filotto di quattro vittorie di fila.

Gli Hawks hanno fatto a meno del centro titolare, Al Hordford e dell’ala di riserva Josh Powell, arrestato poche prima del match.

Significativo come tutti i 20 punti di Craword arrivino nella seconda parte del match: Portland arriva fino al + 7 (massimo vantaggio esterno,  10’ dalla fine del terzo quarto), ma si deve inchinare di fronte al parziale di 44-19 che si conclude con la schiacciata di Zaza Pachulia che chiude il match a 5’ dalla fine.

Tabellino

Atlanta: Johnson 11, Smith 14, Pachulia 6, Hinrich, Teague 24, Williams 4, Crawford 20, Wilkins 12, Armstrong.

Portland: Batum 5, Aldridge 22, Camby 2, Matthews 19, Miller 1, Wallace 5, Fernandez 10, Roy 16, Mills, Collins 2.

New Orleans – Sacramento Kings   115-103

Prima della partita, Chris Paul ha rilasciato alcune dichiarazioni in cui si dimostrava un po’ nervoso, per via del fatto che la squadra stava giocando piuttosto bene senza di lui e non avrebbe voluto rovinare assolutamente tale clima.

Probabilmente stava scherzando, perché poi ha sfoderato una prestazione da all-star, con 33 punti, 15 assist, sette rimbalzi e cinque palle rubate, permettendo agli Hornets di battere agevolmente Sacramento, 115.103.

A far da spalla a Paul, ci ha pensato David West, che ha aggiunto 25 punti, mentre il grande ex della gara, ovvero Carl Landry, ne ha messi 20.

Adesso New Orleans ha collezionato quattro vittorie nelle ultime cinque partite, sorpassando i Blazers nella corsa al sesto posto nella griglia della Western Conference.

Per Sacramento, da rimarcare la grande prestazione di Marcus Thorton (anche lui un ex, protagonista dello scambio proprio con Landry), che ha segnato 25 punti, mentre DeMarcus Cousins è riuscito a svolgere un buon lavoro sotto le plance (19 punti e 11 rimbalzi), almeno fino a quando non si è dovuto accomodare in panchina, troppo presto, nell’ultimo quarto, per problemi di falli, proprio quando gli Hornets piazzavano il decisivo break di 18-2.

Anche Marco Belinelli riesce finalmente a tornare in doppia cifra, con 12 punti e 3-7 dal campo.

Chicago Bulls – Utah Jazz   118-100

Non era una gara come le altre, con Michael Jordan e Scottie Pippen in tribuna per le celebrazioni dell’anniversario del primo anello, e i Bulls hanno deciso di offrire una prestazione del tutto speciale.

Derrick Rose e Luol Deng segnano 52 punti insieme e Chicago colleziona, senza troppe difficoltà la tredicesima vittoria nelle ultime quindici partite, raggiungendo la prima posizione a Est in compagnia dei Celtics.

Rose ne mette addirittura 15 nel primo quarto, trascinando i suoi Bulls ad un rassicurante vantaggio di 20 lunghezze, 37-17, con Chicago che si esibisce addirittura nel record della franchigia per quanto riguarda le triple messe a segno (18).

Una notte da sogno per i Bulls, festeggiando nel migliore dei modi il ventesimo anniversario dal primo titolo della loro storia: tralasciando Deng e Rose, è tutta la squadra che gira a meraviglia, sapendo tranquillamente fare a meno anche di un’importante presenza sotto i tabelloni come Carlos Boozer.

A Utah non bastano i 33 punti e 18 rimbalzi di Jefferson, collezionando la decima sconfitta nelle ultime tredici gare, da quando, in pratica, Jerry Sloan ha rassegnato le dimissioni da head coach.

Tabellino

Chicago Bulls: Deng 26, Noah 16, Thomas, Bogans 9, Rose 26, Gibson 6, Brewer, Korver 17, Asik 2, Watson 16.

Utah Jazz: Kirilenko 11, Evans 2, Jefferson 33, Bell 14, Harris 24, Favors 1, Watson 2, Hayward, Miles 13, Cousin.

Washington Wizards –  Los Angeles Clippers   101-122

Blake Griffin segna tutti i suoi 21 punti prima dell’intervallo, mentre Eric Bledsoe mette 21 dei suoi 23 punti nella seconda parte del match: in questo modo i Clippers confezionano una netta vittoria nella capitale, 122-101.

I Wizards sprofondano sotto anche di diciannove punti nel primo tempo, riuscendo a ridurre lo svantaggio fino a soli tre punti con 8’ da giocare nel terzo parziale; un riavvicinamento subito interrotto dai Clippers, che siglano un parziale di 15-2 ispirato dai nove punti di Mo Williams (22 punti al termine per lui), costruendo un vantaggio che tocca anche il +27, gestendolo fino alla fine.

Il primo incontro tra i due numeri uno degli ultimi due draft, ovvero Blake Griffin e John Wall, vede vincitore la stella dei Clippers, anche se Wall le prova tutte per riportare in carreggiata Washington, segnando 25 punti, con 9 assist e 7 rimbalzi.

Tabellino

Washington Wizards: Howard 9, Booker 13, McGee 12, Young 15, Wall 25, Jianlian, Evans 8, Seraphin, Crawford 16, Shakur 3, N’Diaye.

Los Angeles Clippers: Gomes 3, Griffin 26, Jordan 10 (17 rimbalzi), Williams 22, Foye 5, Bledsoe 23, Aminu 10, Kaman 14, Moon 5, Smith 4, Diogu, Cook.

Houston Rockets  –  San Antonio Spurs  107 – 115

Gli Spurs sapevano perfettamente come Houston fosse un banco di prova particolarmente difficile, ed erano a conoscenza del fatto che, probabilmente, non sono mai stati così pronti per affrontarlo.

Tony Parker segna 21 punti e trascina San Antonio ad una vittoria importante, grazie ad un secondo tempo perfetto, sconfiggendo i Rockets 115-107.

Gli Spurs cominciano bene e si portano avanti anche di 13 punti nel secondo quarto, gestendo un vantaggio di dieci punti alla pausa lunga; dopo l’intervallo Houston ritorna in campo con un piglio diverso e si riporta in vantaggio 67-66, con una schiacciata di Jordan Hill con 6’ da giocare nel terzo quarto.

L’ultimo vantaggio di Houston è l’89-87 a 9’52 dal termine, grazie ad una tripla di Kyle Lowry: da qui in avanti, i padroni di casa riusciranno solamente ad impattare a quota 97 a 6’ dalla fine, ma una tripla di Parker spezza definitivamente la partita, permettendo agli Spurs di allungare e portare a casa una vittoria in trasferta molto importante.

Tabellino

Houston Rockets: Budinger 12, Hill 8, Hayes 8, Martin 28, Lowry 13, Dragic 10, Lee 10, Miller 6, Patterson 6.

San Antonio Spurs: Jefferson 10, Duncan 11, McDyess 12, Ginobili 19, Parker 21, Bonner 4, Hill 14, Neal 10, Blair 14, Novak.

Denver Nuggets  –  Detroit Pistons  131  – 100

Tutti gli chiedevano di tirare di più e JR Smith ha risposto alla grande, confezionando una grande performance balistica, con un season-high di 31 punti e sette delle sue nove triple nell’ultimo quarto.

Anche Nene aggiunge 18 punti e 11 rimbalzi, mentre Ty Lawson si conferma in ottimo stato di forma con 15 punti e 11 assist, sbrigando agevolmente la pratica Pistons, con il punteggio di 131 – 100.

Adesso i Nuggets hanno un record di 7-2 dal giorno in cui si è completata la trade che ha portato Melo a New York.

I Pistons, come confermato anche da Tyshaun Prince nel dopo-partita, sbagliano completamente l’approccio al match, provando a giocare nello stesso modo di Denver, con ritmi alti e molta transizione: fino all’intervallo, quando il punteggio era ancora in equilibrio (66-60), Detroit ci era riuscita anche abbastanza bene, snaturando però le proprie caratteristiche, finendo con il pagar dazio negli ultimi due quarti.

Tabellino

Denver Nuggets: Chandler 11, Martin 9, Nene 18, Forbes 10, Lawson 15, Smith 31, Andersen 14, Felton 12, Harrington 10, Mozgov, Ely 1.

Detroit Pistons:  Hamilton 15, Prince 12, Monroe 8, Stuckey, McGrady 8, Gordon 13, Daye 8, Wilcox 21, Bynum 8, Villanueva 8.

Milwakee Bucks  –  Philadelphia Sixers  102-74

Andrew Bogut segna 17 punti nella sua miglior prestazione offensiva dal 5 febbraio, trascinando i suoi Bucks alla netta vittoria contro i Sixers, 102-74.

In questo modo, Milwaukee colleziona la terza vittoria consecutiva, sbarazzandosi senza particolari  problemi degli ospiti, mai veramente in partita.

La svolta arriva dopo la tripla di Lou Williams, che accorcia il punteggio fino al 37-30: da questo momento in poi, i Bucks segnano sette canestri consecutivi dal campo, siglando un parziale di 20-6 che spezza in due la partita e li porta a condurre di venti punti.

I Sixers riescono ad avvicinarsi fino al -12, ma non basta,  Milwaukee nell’ultimo quarto allunga nuovamente e conclude fino al + 28 finale, con Philadelphia che chiude con un misero 39,7% (31/78) dal campo e solo otto liberi tentati.

Tabellino

Milwaukee Bucks: Bogut 17, Delfino 12, Mbah a Moute 14, Salmons 6, Jennings 15, Dooling 13, Sanders 8, Boykins 8, Douglas-Roberts 9, Brockman, Barron.

Philadelphia 76 Ers:  Iguodala 10, Brand 3, Hawes 6, Meeks 13, Holiday 6, Turner 10, Williams 16, Young, Speights 7, Battle, Brackins, Nocioni.

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