I Lakers perdono ancora, San Antonio consolida il primo posto ad Ovest

I Lakers perdono ancora, San Antonio consolida il primo posto ad Ovest

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DENVER NUGGETS  –  DALLAS MAVERICKS  104-96

I Denver Nuggets stanno riemergendo, mentre i Mavericks stanno piano piano affondando: lo scontro di stanotte potrebbe essere un delizioso anticipo del primo round dei playoff.

JR Smith è stato l’uomo più importante per Denver, riuscendo a rompere l’equilibrio che regnava fino a quel momento, quando nei minuti finali segna quattro punti consecutivi, consegnando ai Nuggets una vittoria importantissima 104-96 su Dallas.

Denver, che non aveva mai perso in casa prima della sconfitta di ieri  contro i Thunder, ricomincia la marcia immacolata che aveva iniziato dopo la trade che portò Melo ai Knicks.

Denver, adesso, ha consolidato il quinto posto nella Western Conference, mentre Dallas si deve guardare dalla rimonta di Oklahoma City, che è dietro solo di una gara da Nowitzki e compagni nella corsa alla terza posizione: nel caso in cui fossero i Thunder ad uscire vincenti da questo duello, allora al primo turno dei playoff si riproporrebbe la sfida tra Denver e Dallas.

I Mavericks hanno dovuto fare a meno, per la seconda gara consecutiva, di Tyson Chandler, concedendo una pausa anche a Jason Kidd (primo match che salta in tutta la stagione).

Senza due quinti del quintetto base, Dallas riesce comunque a recuperare uno svantaggio di 16 punti nel terzo periodo, arrivando fino al 94 pari a meno di tre minuti dal termine dell’incontro.

Negli ultimi 2’51” Dallas è riuscita a segnare solo un canestro, concesso peraltro da una stoppata irregolare di Kenyon Martin, mentre Denver, trascinata da Smith, ha infilato un parziale di 10-2 decisivo per le sorti della gara.

Denver Nuggets

Gallinari 10, Martin 18, Nene 9 (15 rimb), Chandler 16, Lawson 9, Felton 9, Smith 23, Harrington 10.

Dallas Mavericks

Marion 21, Nowitzki 20, Haywood 1, Stevenson, Beaubois 6, Terry 15, Barea 12 (10 assist), Stojakovic 7, Mahinmi 1, Brewer 13.

OKLAHOMA CITY THUNDER  –  LOS ANGELES CLIPPERS  112  –  108

Con la Northwest Division ormai conquistata e le magliette celebrative per ricordare il lieto evento, i Thunder si sbarazzano, a fatica, dei Los Angeles Clippers, 112-108.

Durant e Westbrook tornano a collezionare grandi cifre in coppia, segnando la bellezza di 55 punti in due, ma Oklahoma City può contare sul fondamentale apporto sotto le plance di Kendrick Perkins (season high con 17 rimbalzi).

Per i Thunder è la prima affermazione nella Northwest Division dal giorno in cui è stata fondata la franchigia, ovvero dal 2005.

Non è sufficiente ai Clippers un’altra grande prova di colui che si appresta a diventare, meritatamente, “The Rookie Of The Year”, ovvero Blake Griffin, che confeziona 35 punti e 11 rimbalzi, ma ha sulla coscienza una sciocchezza alla fine del match, che avrebbe potuto riaprire il match.

Infatti, nell’ultimo minuto, l’1/2 ai liberi di Durant lascia aperte tutte le speranze di vittoria per i Clippers: sul 108-105, Griffin decide di attaccare il canestro, ma fallisce la schiacciata con il fallo che avrebbe potuto pareggiare il match, convertendo dalla lunetta solamente un tiro libero.

Durant, sul possesso successivo a 12” dal termine, è glaciale dalla lunetta, segnando i due liberi che consegnano la vittoria a Oklahoma City.

Los Angeles Clippers

Moon, Griffin 35, Kaman 12, Gordon 16, Williams 16, Aminu, Jordan 10, Bledsoe 5, Foye 4, Smith 10.

Oklahoma City Thunder

Durant 29, Ibaka 15, Perkins 5 (17 rimb), Sefolosha 4, Westbrook 26, Harden 7, Collison 6, Mohammed 8, Maynor 3, Cook 9.

GOLDEN STATE WARRIORS  –  LOS ANGELES LAKERS  95 – 87

La grande striscia positiva dopo la pausa per l’All Star Game, sembra adesso solo un lontano ricordo per i Lakers.

Monta Ellis ne mette 26, David Lee sforna un’altra prestazione positiva con 22 punti e 17 rimbalzi (dopo la doppia doppia da 29+20 a Portland), permettendo ai Warriors di imporsi 95-87 sui Lakers.

La più forte squadra di Los Angeles sembra davvero in difficoltà, soprattutto in difesa, dove non riesce a contenere penetrazioni, concedendo tiri troppi comodi agli avversari, apparendo sempre “sulle gambe”, quando servirebbe invece alzare l’intensità difensiva.

Phil Jackson non si intrattiene molto tempo con la stampa dopo la sconfitta ma conferma che non vorrebbe concedere alcuna pausa al suo quintetto titolare, sottolineando, con un pizzico di ironia,  come si siano già ben riposati questa notte all’Oakland Arena.

Per i Warriors si tratta della prima vittoria dopo dodici partite contro i Lakers, permettendo a Bryant e Gasol di collezionare 43 punti in due, ma concedendo poco o niente al resto della squadra.

Partita mai in discussione, visto che i Lakers sono sempre stati sotto nel punteggio e a nulla è valso l’ultimo disperato tentativo di Kobe di riaprire il match nell’ultima frazione.

Los Angeles Lakers

Artest 2, Gasol 18, Bynum 13 (17 rimb),  Bryant 25, Fisher 6, Odom 8, Brown 5, Barnes 10.

Golden State Warriors

Wright 10, Lee 22 (17 rimb), Udoh, Ellis 26, Curry 20, Amundson 11, Thornton 2, Radmanovic 4.

SAN ANTONIO SPURS  –  SACRAMENTO KINGS  124 – 92

Manu Ginobili sa perfettamente come la fortuna possa cambiare molto rapidamente in Nba.

Dopo la scorsa settimana, gli Spurs sembravano un po’ in crisi e la prima posizione nella Western Conference sembrava davvero in bilico, a favore dei Lakers.

Adesso, invece, San Antonio ha raggiunto il fattore campo per i playoff ad Ovest, dopo la vittoria casalinga contro Sacramento, 124-95, in cui è stato proprio Manu Ginobili il miglior marcatore con 25 punti.

Gli Spurs, al momento, sono riusciti a migliorare il record di vittorie in Nba (60-19), sfruttando anche il calo dei Lakers, che hanno perso in casa con Utah e sono caduti anche ad Oakland.

George Hill (12 punti sui 19 totali) è stato decisivo nell’ultimo quarto, quando gli Spurs hanno cambiato marcia, raggiungendo ben presto un comodo vantaggio di venti punti.

Sacramento Kings

Garcia 10, Cousins 15 (11 rimb), Dalembert 12 (10 rimb), Thornton 9, Evans 16, Greene 9, Thompson 7, Udrih 11, Jackson 3.

San Antonio Spurs

Jefferson 9, Duncan 12, McDyess 8, Ginobili 25, Parker 15, Bonner 3, Neal 14, Hill 19, Green 9, Blair 6, Splitter 4.

NEW ORLEANS HORNETS  –  HOUSTON ROCKETS  101-93

Chris Paul è tornato finalmente il giocatore che tutti conosciamo: senza i problemi fisici e infortuni che l’hanno limitato per tutta la scorsa stagione, adesso ricomincia a fare la differenza.

E’ proprio il quattro-volte All Star che ha assicurato una fondamentale vittoria per New Orleans, nei confronti dei rivali per un posto nei playoff, ovvero gli Houston Rockets, sconfitti 101-93.

Trevor Ariza contribuisce alla causa con 19 punti e 6 palle rubate, mentre Jarret Jack (19 punti) ed Emeka Okafor sono decisivi nel finale.

Questa vittoria permette agli Hornets di raggiungere matematicamente i playoff (45-33), con il medesimo record di Portland, ma in sesta posizione, almeno per il momento, grazie alle vittorie negli scontri diretti.

Houston Rockets

Budinger 12, Scola 16, Hayes 8, Martin 21, Lowry 8, Lee 2, Patterson 6, Miller 4, Dragic 16.

New Orleans Hornets

Ariza 19, Landry 5, Okafor 11, Belinelli 5, Paul 28 (10 assist e 9 rimbalzi), Gray 4, Jack 19, Green 2, Smith 8.

MINNESOTA  TIMBERWOLVES  –  PHOENIX SUNS  98-108

Erano rimasti due obiettivi ai Suns in quest’ultimo scorcio di stagione Nba, dopo aver perso il pass per i playoff, ovvero vincere più partite possibili e dare maggiore spazio e visibilità ad alcune riserve.

Come affermato anche dal coach Alvin Gentry al termine del match, vinto dai Suns 108-98 a Minneapolis, Phoenix cercava quasi disperatamente una vittoria, per finire almeno in modo dignitoso questa stagione piuttosto travagliata, soprattutto per via del mancato accesso alla post-season.

Phoenix deve vincere tre delle prossime quattro partite per finire la stagione con un record superiore al 50% e dovrà farlo esattamente come è avvenuto contro Minnesota, raccogliendo ben 58 punti dalle riserve e una doppia doppia tutta sostanza da Marcin Gortat (20 punti e 16 rimbalzi), che sta dimostrando di poter essere un centro titolare all’altezza del campionato più importante al mondo.

Per Minnesota da segnalare i 24 punti ed 11 rimbalzi di Michael Beasley, mentre si prolunga l’assenza di Kevin Love.

Infine, una piccola curiosità: Steve Nash è a solamente una doppia doppia di distanza dalla numero 400 in tutta la sua brillante carriera.

Phoenix Suns

Hill 17, Frye, Gortat 20, Dudley 7, Nash 6, Brooks 19, Childress 10, Warrick 17, Carter 12.

Minnesota Timberwolves

Beasley 24, Tolliver 10, Milicic 2, Johnson 10, Ridnour 9, Pekovic 8, Flynn 3, Randolph 19, Webster 13.

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