Lebron “LeClutch” James regala la vittoria a Miami dopo un OT; ai Pacers non bastano George e West

Lebron “LeClutch” James regala la vittoria a Miami dopo un OT; ai Pacers non bastano George e West

INDIANA PACERS 102 @ MIAMI HEAT 103:

INDIANA PACERS: George 27, West 26, Hibbert 19, Stephenson 7, Hill 5, Hansbrough 10, Augustin 8, Young, Mahinmi, Johnson.

MIAMI HEAT: James 30, Haslem 2, Bosh 17, Wade 19, Chalmers 10, Battier 3, Allen 4, Cole 2, Andersen 16.

Bisogna fare un passo indietro, ancor prima di iniziare. Maggio 2009, stesse finali, maglie diverse, squadre diverse. Lebron James vestiva la casacca numero 23 dei Cleveland Cavaliers e, quella sera, segnò sulla sirena una tripla pazzesca con un solo secondo ancora da giocare. Il canestro valse il pareggio nella serie, 1-1 contro gli Orlando Magic di Dwight Howard, Rashard Lewis, stasera compagno di squadra di LBJ e Hedo Turkoglu. Il pubblico della Quicken Loans in delirio, così come il giovane Lebron che si lasciò andare ad esultanze molto vivaci. Prendete ora lo stesso giocatore e analizzatelo nella situazione attuale: ha un anello in più, più maturo, più evoluto sia fisicamente che psicologicamente, con, forse, ancora più pressione ma il risultato non cambia. La vittoria sulla sirena arriva comunque, sempre grazie a lui. Dell’evoluzione di uno dei giocatori più forti che il genere umano abbia mai visto ce ne occuperemo tra un po’, prima c’è da raccontare una Gara1 pazzesca, paradossalmente giocata su ritmi ancor più elevati della serie con i Bulls e con i Knicks ed di conseguenza ancor più bella. 

Dopo aver eliminato, appunto, le predette franchigie di New York, sponda Knicks, e Chicago, la finale ad Est é tra i campioni in carica, ossia i Miami Heat, e gli Indiana Pacers di coach Frank Vogel, a sorpresa nemmeno sul podio dei migliori coach dell’anno. Il coach dei Pacers entra in questa serie con un record quasi equilibrato tra vittorie e sconfitte (15W – 13L) mentre i suoi ragazzi entrano con una sola partita alle Finals contro le 194 partite già disputate dai ragazzi di coach Spoelstra, arrivato secondo in quella classifica di allenatori dell’anno. Miami, come già nel Round precedente, ha avuto la fortuna, o se preferite il merito, di chiudere in anticipo la serie rispetto all’avversaria che, nel caso di Indiana, ha dovuto giocare anche una Gara6 per sbarazzarsi di Melo e compagni. Il riposo in più e la sosta, quindi, dall’agonismo e dalla tensione dei playoff é sempre ritenuta un’arma a doppio taglio, in quanto può essere sintomo di distrazione e poca concentrazione verso l’obiettivo.

La palla a due viene alzata nel caos più totale, sprigionato dalla “WhiteHot” dell’AmericanAirlines Arena di Miami. L’incitamento degli oltre 19.000 spettatori non è sufficiente per far partire col piede giusto gli Heat; infatti, i Pacers partono meglio dei padroni di casa che raggiungono il primo vantaggio solo dopo 6′ (10-11). Sin dal principio, la classica spina nel fianco in maglia gialla per gli Heat è David West che, preso inizialmente da Hudonis Haslem, segna da quasi tutte le posizioni. Si candida, dunque, ad essere uno dei migliori realizzatori della gara. Il vantaggio casalingo arriva anche grazie a Lebron James che decide di iniziare a giocare non attaccando subito il ferro. La scelta del Re è dovuta anche alla presenza quantomeno intimidatoria di Roy Hibbert, altra spina nel fianco per Miami sia per, appunto, presenza sia per capacità offensive. Il miglioramento notevole di Lebron dalla lunetta (tirava col 68% nelle prime 6 gare dei playoff mentre nelle ultime 3 tira con l’89%) non sembra realizzarsi e gli Heat iniziano a sbagliare molte conclusioni dalla linea della carità. La situazione falli inizia a diventare protagonista della partita quando Lebron sbraccia su George nel tentativo di penetrare, commettendo così il suo secondo fallo quando ancora deve concludersi il primo periodo. West (già a quota 10) e Hibbert costruiscono le migliori trame offensive dei Pacers e permettono a Indiana di chiudere sotto di una sola lunghezza il primo quarto (20-21). Altro fattore, non di secondaria importanza, sono le elevate palle perse, già 6 per Miami e 7 per Inidiana. 

La qualità del gioco non migliora moltissimo nel secondo periodo (le palle perse aumentano ancora, 8 per Miami) anche grazie ad una scelta da parte della terna arbitrale formata da Monty McCutchen, Tony Brothers e Jason Phillips, di fischiare ogni minimo contatto per non perdere il controllo della partita. Indiana sembra migliorare quantomeno la fluidità del proprio gioco offensivo e risorpassa i padroni di casa (24-22). Miami pesca un jolly dalla panchina, il quale risulterà essere decisivo: Chris “Birdman” Andersen. Divenuto praticamente un fattore sotto le plance, sia difensivamente per via delle stoppate (5 a 0 nel computo totale a favore degli Heat) e sia come realizzatore (chiuderà con il 100% dal campo), Andersen é una sorta di talismano per gli Heat che con lui hanno un record di 47 vinte e solo 4 perse. Entrambe le squadre tirano con percentuali piuttosto elevate, basti guardare il 50% di Miami e il 48% di Indiana. A metà quarto siamo sul 33-30 Pacers e Hibbert prova a rispondere alle offensive di Andersen. Chiuderà il primo tempo con 11 punti, 5/10 dal campo e 4 rimbalzi. Addirittura aggiunge al suo repertorio un long-two che va a bersaglio e che regala agli ospiti il massimo vantaggio di 7 lunghezze (39-32). Le palle perse, però, continuano ad essere un fattore, 13 per Miami e 12 per Indiana. West, prima di peggiorare la sua situazione falli, riesce a mettere a segno altri punti, arrivando così già a quota 18, che danno il +5 Pacers alla fine del primo tempo. Si va negli spogliatoi col punteggio di 42-37. Statistica che ha fatto tremare i tifosi Heat più scaramantici è la coincidenza con i punti del primo tempo di Gara1 con Chicago e lo stesso margine a rimbalzo (-7, Indiana 19 contro i 12 di Miami).

Il terzo quarto si apre con i seguenti quintetti: per Indiana ci sono Hill, Stephenson, George, West e Hibbert; Miami risponde con Chalmers, Wade, James, Haslem e Bosh. David West, bestia nera per la difesa di Miami, commette il suo quarto fallo con un blocco irregolare ad inizio terzo periodo. É costretto a sedersi in panchina per un po’, mentre i Miami ritornano in partita alla grande recuperando ritmo offensivo e difensivo e iniziando ad alzare l’intensità in entrambe le metà campo; le stoppate di Bosh e James ne sono la dimostrazione. L’unico in grado, in assenza West, di creare situazioni offensive vantaggiose sembra essere Roy Hibbert che, dopo aver subito una stoppata da James, recupera il suo stesso errore e realizza. Un altro punto a sfavore dei padroni di casa sono i punti concessi su seconda chance, visti i già 10 rimbalzi offensivi catturati da Indiana. Rimettono il muso avanti gli Heat grazie a Wade e Lebron mentre Indiana dopo 28′ non ha ancora trovato un canestro dalla lunga distanza. La prima bomba arriva dopo il massimo vantaggio degli Heat (44-49) da parte di Paul George. Da questa bomba nasce il parziale di 7-0 Indiana che porta gli ospiti a condurre nuovamente il ritmo gara col vantaggio di 5 punti (58-53 a 3′ dalla fine del terzo periodo). Risponde Bosh, che offensivamente riesce a dare il suo apporto ma in difesa la casella dei rimbalzi è ancora intatta. La statistica sconcertante é che nei 102′ di utilizzo contro Indiana in RegularSeason, Bosh ha catturato 10 rimbalzi e stasera, in 21′ di gioco, praticamente nessuno. Il terzo periodo vede anche protagonista Hansbrough, capace di sfruttare le lacune a rimbalzo di Miami e di realizzare ben 10 punti e catturare 6 rimbalzi. Il quarto fallo commesso da West a inizio quarto ha provocato un infortunio doloroso a Mario Chalmers, alla spalla destra, dolore che non gli permetterà di mettere più piede in campo.È il momento di Lebron James che vede la partita scivolar via troppo facilmente. Il Re, dopo appena 28′ di utilizzo, vanta già 17 punti tirando 7/11 dal campo. Il terzo periodo termina col minimo svantaggio Heat, che vanno all’ultimo mini-intervallo sul punteggio di 65-64 Pacers.

Rientra West, col suo fatturato di 20 punti, e riposano Hibbert e Stephenson, sostituiti da Augustin e Mahinmi. Anche Miami apporta modifiche allo StartinFive dell’ultimo periodo, lasciando in panchina Wade, Bosh e Haslem per giocare il c.d. “Small-Ball” vale a dire il quintetto piccolo. I ritmi si alzano e gli attacchi ne traggono i rispettivi vantaggi. Si arriva a 8′ dal termine sul punteggio di 72 pari. La breccia prova ad aprirla Birdman che fa impennare le cifre dei rimbalzi offensivi di Miami (12) e schiaccerà il canestro che vale il 73-76 a 7’20” dalla fine. Risponde un solidissimo Hibbert che sfrutta l’accoppiamento con Shane Battier che gli concede ben 15 cm. Partita dai mille volti, visti e considerati i 12 pareggi e i 13 cambi di vantaggio. Wade, dopo un passaggio illuminante di James, realizza il +1 Miami mentre si fa ancor più complicata la situazione falli: Indiana ha con 4 falli Stephenson, Hibbert e West mentre Miami ha con 4 falli James, Wade, Battier e Cole. La qualità del gioco di Miami sale e basti guardare i punti in area che superano di 10 lunghezze quelle dei Pacers (40-50). L’orgoglio dei Pacers permette di rimontare i 4 punti di svantaggio accumulati e a 54″ dalla fine il punteggio recita 89-89. Wade attacca il ferro per riportare i suoi avanti di due mentre sul fronte opposto Paul George perde una palla velenosissima, scaricando ad un uomo in angolo che non esiste. Il fallo sistematico è su Allen che, fortunatamente per i Pacers, fa 1/2 regalando ancora speranze ai Pacers. 17″ sul cronometro, l’attacco disegnato perfettamente da Vogel permette a George di prendere un tiro, seppur da 8m e mezzo, e di portare i suoi sul 92 pari. È OVERTIME!

Nell’Overtime Paul George, carico dopo il tiro del pareggio, realizza ancora e trascina i suoi sul +2 (96-94). Gli Heat sembrano stanchi e Wade perde una palla banale e manda in transizione George fermato dal fallo di James (5) e regala anche i due punti alla stella dei Pacers. Completato il gioco da 3 punti, Indiana ha un possesso pieno di distanza dai padroni di casa che riescono, però, ad agguantare il pari grazie ad una super giocata a rimbalzo di Bosh che realizza col fallo. Sul 99-99 la palla va a West che gioca malissimo il possesso più importante e concede l’opportunità a Miami di rimettere il naso avanti. James prende il centro dell’area e, nonostante il fallo evidente non sanzionato di Hill, realizza il nuovo +2. Dopo il TimeOut, la rimessa costruita da coach Vogel viene eseguita in maniera sbagliata da Hill che rischia di perder palla ma con un guizzo la rimette nelle mani di George che trova un fischio quantomai generoso da parte degli arbitri che, a 2.2″ dalla sirena finale, concedono 3 tiri liberi a Paul George. Freddissimo il prodotto di Fresno State fa 3/3 ai liberi e permette ai Pacers di essere avanti 102-101.
L’ultima azione, però, vale il prezzo del biglietto: rimette Battier che mette subito la palla nelle mani di Lebron James che, con una partenza fulminante, batte George e realizza andando al ferro, sfruttando la mancanza di aiuti. È Game, Set & Match, il canestro di Lebron viene convalidato e Gara1 va ai Miami Heat. Singolare é stata la scelta di Vogel di sostituire, pochi secondi prima della rimessa, un intimidatore d’area come Hibbert per inserire Sam Young, un’ala per marcare Chris Bosh. Arriva la vittoria per Miami, sofferta e sudata fino alla fine. Da sottolineare comunque i 27 di George, i 26 di West e i 19 di Hibbert. Sul fronte opposto, importante Bosh con 17 punti, sempre fondamentale Wade con 19 e un sorprendente Andersen con 16 punti, 7/7 dal campo, 5 rimbalzi e 3 stoppate.

Merita capitolo a se Lebron Raymone James: chiude con 30 punti, 10 assist e 10 rimbalzi, tira 12/24 dal campo e mette a segno, così, la sua nona tripla doppia in carriera nei playoff. Un giocatore, come si diceva, evoluto, completamente diverso da quello di Cleveland e lo si vede subito, non appena entra il canestro che fa saltare ed impazzire i 19.000 della TripleA. Alla Quicken Loans si era lasciato andare a esultanze quasi calcistiche, qui, invece, dopo aver preso consapevolezza dei suoi mezzi, delle proprie potenzialità, la reazione è tranquilla, quasi indifferenza, non traspare la minima emozione sul volto e va via come se avesse fatto una cosa normale. La conclusione che ha portato i Miami Heat é tutt altro che normale, tutt altro che semplice ma Lebron é cambiato, si é evoluto ed migliorato. Solo una cosa non è cambiata per niente: il risultato vincente.

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