Mr. 3 Show! Wade domina il secondo tempo e con 29 punti abbatte i Clippers di Paul e Griffin

Mr. 3 Show! Wade domina il secondo tempo e con 29 punti abbatte i Clippers di Paul e Griffin

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Gara equilibrata e mai scontata. Al primo giro di boa sono avanti i Clips ma il secondo tempo é un dominio dei padroni di casa. La difesa dei campioni fa ancora una volta la differenza.

LOS ANGELES CLIPPERS (3-3): Jordan 11, Griffin 27, Paul 11, Redick 15, Dudley 2, Crawford 14, Green 5, Collison 6, Mullens 6, Bullock, Barnes n.e., Hollins n.e., Jamison n.e.

MIAMI HEAT (4-2): James 18, Wade 29, Bosh 12, Chalmers 6, Haslem 4, Cole, Allen 12, Battier 7, Andersen 10, Lewis 4, Jones n.e., Beasley n.e., Anthony n.e.

La conferenza stampa post Gara7 delle scorse Finals resterà in qualche modo nella storia, se non altro per un cambiamento “anagrafico”, come quello fatto registrare da Dwayne Wade che, non appena entra in sala stampa, confessa “Non mi chiamo più Wade ma MR.3”. 3 come i titoli vinti da Flash ma anche come le vittorie finora messe a segno dalle due squadre che si affrontano all’AmericanAirlinesArena di South Beach, Miami. Parliamo di due squadre che vedono la pallacanestro in maniera quasi opposta: la prima, i Los Angeles a Clippers, oramai divenuta a tutti gli effetti la miglior sponda di LA dal punto di vista cestistico fa del suo immenso talento offensivo un’arma quasi incontrastabile, con un numero elevatissimo di possessi in ogni gara e con un playmaker che con la palla tra le mani é considerato il primo giocatore della lega; la seconda, invece, parliamo dei Miami Heat, fa della pressione e dell’aggressività difensiva armi che l’hanno portata a vincere il titolo per due anni di fila. Concezioni diverse di due coach, Rivers e Spoelstra che si sono già incrociati molte volte quando il primo era sulla panchina dei Celtics.

Tra le novità c’è da segnalare il rientro di Bosh, dopo l’assenza sul parquet dell’Air Canada Center per via della nascita della sua bambina. Purtroppo, tra le “non-novità” abbiamo che i tifosi Heat arrivano con un qual certo ritardo cronico alla palla a due. Ma, tifosi o non tifosi, é tutto pronto. É lo scontro tra chi detiene ancora lo scettro e chi, secondo molti, é maturo per raccoglierlo già in questa stagione. ,a come sempre solo il campo potrà dirci chi ha realmente ragione.

Quintetti soliti per le due franchigie: Paul, Redick, Dudley, Griffin, Jordan per i Clippers; Chalmers, Wade, James, Bosh e Haslem per gli Heat.
La partenza premia subito gli ospiti con un parziale di 7-0 firmato da uno scatenato Redick e un ispirato Blake Griffin. Non nuovo come dato in casa Heat quello delle “false” partenze; già in più di un’occasione, soprattutto in quel di Phila, con un parziale di 19-0, i campioni in carica non scendono in campo con le scarpette ben allacciate. Il primo canestro dal campo arriva col solito piazzato dalla media di Chris Bosh. La chiave di gran parte della partita per i Clippers sarà il contropiede e la maggior velocità dei lunghi. Basti guardare al contropiede concluso da Jordan e il fallo aggiuntivo di Wade, in netto ritardo. Il ritardo diventa di 8 punti per Miami e la partita sembra si stia mettendo sui binari giusti per CP3 e compagni: rapide azioni, contropiedi e transizioni frequenti e in particolare tutto fatto a ritmi molto elevati, come predica Rivers e come esegue alla perfezione Paul.
James inizialmente sembra voler forzare troppo il gioco spalle a canestro contro Dudley che, sicuramente, fa fatica a contenerlo. La palla, però, non vuole entrare per il Re e ne approfitta Paul per far viaggiare la palla alla velocità della luce nel tentativo di trovare l’assist che, il più delle volte, favorisce Redick che domina i primi 12′ facendo male a Miami in ogni modo. La bomba di Bosh riavvicina gli Heat e rimette in partita i suoi ma dall’altra parte la fluidità offensiva e i costanti contropiedi, favoriti da una difesa insolitamente assente di Miami, continuano a causare grossi danni. Il primo sussulto di Wade arriva da un jumper dal mezzo angolo, tiro che sta segnando con precisione chirurgica in questo inizio di stagione.
Iniziano le rotazioni e Wade va a cedere il posto a Ray Allen. I cambi, però, sembrano non poter aiutare, almeno in difesa, la squadra di casa che subisce un’altra tripla in transizione da Redick. Ma ecco che ad Allen, che inizia a riscaldare la mano con un jumper pulito dall’angolo, risponde subito Griffin che abusa di Haslem sotto le plance. Miami resta aggrappata grazie alla bomba di un più che tranquillo James (20-22); continuano le rotazioni e in campo ora ci sono per la prima volta Crawford, Battier e Andersen.
Allen in attacco sembra aver trovato dei varchi addirittura per arrivare fino in fondo e riportare la parità sul tabellone della TripleA. La scelta di usare Battier come secondo lungo, però, non paga, soprattutto quando si vede costretto a fermare con falli anche piuttosto duri le avanzate fisiche di Griffin. Mullens, che prende il posto di Jordan, si fa trovare prontissimo e deposita a canestro due splendide palle servitegli da CP3. Nelle rotazioni e sulle piste di James ci finisce Green, il quale concede centimetri a James che, stavolta, realizza in post. Green si rifarà poco dopo sulla sirena del primo periodo quando, con una finta, palleggio, arresto e tiro, siglerà il 31-28 di fine primo quarto.
Attacchi quasi perfetti, dunque, per gli uomini di Rivers che, come sempre, segnano moltissimo e dopo 12′ già sono a quota 31. Complice la difesa di Miami che, non solo non contiene i giocatori dei Clips, ma perde molto anche a rimbalzo (11-5 il computo dopo la prima frazione). In doppia cifra già Redick con 10 (3/5 dal campo e 2/2 da 3), Paul con i già 7 assist e Griffin con 9 punti. Miami, invece, ha James a 8, Bosh a 7 e Allen con 6 e un 100% dal campo che fa ben sperare.

Senza Paul e James, ma con Collison e Wade, riprende la partita e riprende la medesima storia. Le difficoltà enormi della difesa sui lunghi e sui pick&roll, dovuta soprattutto all’impiego di Battier da 4, creano disagi ad una difesa che non sembra da Miami Heat. I Clippers banchettano anche a rimbalzo offensivo dove è Mullens a inizio quarto a far male nel pitturato. Wade e Allen, però, nella metà campo offensiva riequilibrano la situazione ed é proprio una magia in penetrazione del numero 34 a pareggiare i conti (34-34). I Miami Heat sembrano tornati in gioco e il primo vantaggio della partita viene firmato da Chris Birdaman Andersen. La maggior fiducia nei tiri offensivi non trova riscontro in un miglioramento difensivo: Dudley va comodamente al ferro, mentre Green e Collison puniscono dall’arco per il nuovo +4. La parità viene nuovamente ristabilita con il fallo e canestro da 3 punti del neo entrato Rashard Lewis (44-44). Ma lo stesso Lewis, preferito a Battier in netta difficoltà in quel contesto difensivo, trova insormontabile l’ostacolo fisico tra lui e i lunghi angeleni.
Riprendono a lavorare in velocità i Clips e portano a 15-0 il parziale dei punti messi a segno in contropiede. La strana idea di raddoppiare sulle guardie dopo i pick&roll da parte di coach Spo non aiuta i suoi che, uno volta spezzato il raddoppio, si vedono costretti a commettere fallo per fermare l’uomo libero. Prova a suonare la carica Wade che scippa e vola in contropiede, anche se il sogno dei primi punti in campo aperto vengono stroncati da Griffin che abbatte D-Wade. Crawford batte con uno strepitoso crossover James e Griffin vola come rimorchio in transizione e finalizza le geniali assistenze di Paul. Siamo nuovamente 56-49 Clippers. Un tecnico alla panchina di LAC permette di accorciare le distanze per Miami.
Il quarto termina 25-24 Clippers, che determina un 56-52 totale. Ancora assente la vera difesa di Miami e sempre più alte le percentuali di tiri ben costruiti dai Clippers. Paul segna 5 punti ma regala 9 assist, Griffin e Redick a quota 13 punti e Jordan a 5 ma con 8 rimbalzi catturati. Miami riscopre Wade a 14 con 6/8 dal campo, Allen con 8 e 4/4 dal campo e James, ancora fermo a quota 8, con pessime scelte offensive.

Sarà la bravura di Spoelstra nel saper caricare i suoi, sarà la voglia di recuperare la partita, fatto sta che, come spesso capita, Il secondo tempo é il momento in cui i Miami Heat si impadroniscono letteralmente delle due metà campo. Il quarto non inizia alla grande per Miami che vede segnare una improbabile tripla da Griffin e continua a dover fare i conti con un Lebron che, insolitamente, rallenta l’attacco. Chalmers da 3 inizia a far riavvicinare la squadra su, -4 (59-55). La situazione si ristabilisce in equilibrio grazie ad Haslem che ringrazia Wade per la comoda schiacciata e Bosh che in campo aperto va a schiacciare. Schiacciate su schiacciate, perché anche DeAndre Jordan ne sfodera una delle sue. Wade, dopo gli assist, decide di mettersi in proprio e inizia il suo show: due canestri di fila risvegliano pubblico e squadra che, immediatamente, alza il ritmo difensivo e aumenta la pressione sulla palla. Il risultato è una confusione totale nell’attacco dei Clips che costringono Paul a chiamare TO. All’uscita dal TO i Clippers non sembrano essersi ripresi al 100% dal cambio di atteggiamento difensivo dei Miami Heat e perdono palla per una violazione di 24″. Il vantaggio arriva con James che attacca Green che non lo contiene. La difesa torna ad essere minacciosa e due abituali ma pur sempre splendidi capolavori di Battier (naturalmente parliamo di sfondamenti subiti) rigenerano l’ambiente e danno fiducia alla squadra. LBJ non si accontenta di tener la palla e inizia ad attaccare il ferro con aggressività e maggior costanza, portando a casa falli preziosi o comode soluzioni al ferro. Blake dalla media distanza, dopo il TO di Rivers, riporta i Clippers in vantaggio sul 70-69. Collison risponde inventando una tripla sulla sirena dei 24″ ma il canestro che permette di chiudere in vantaggio il quarto é un and-one di Andersen, servito da Ray Allen. Paul sbaglia l’ultimo tiro e si effettua l’ultimo giro di boa col punteggio di 73-76 Heat. Wade trascinatore assoluto dei suoi chiude con 18 (8/12 dal campo) il suo grande terzo quarto, coadiuvato da James con 13 e Andersen con 10 (3/3 dal campo e 4/5 ai liberi). Griffin, intanto, tocca quota 19 (7/10 dal campo) e 11 rimbalzi. Si spegne, pian piano, Redick dopo un buon inizio. I soli 17 punti concessi ai Clippers in questo quarto fanno capire quanto sia cresciuta la difesa dei Miami Heat!

Il quarto quarto è tutto da gustare. Con James in panchina, Mr.3 ricomincia da dove aveva terminato: jumper morbidissimo dalla media che regala il +5. La replica è immediata e porta la firma del numero 11 in casacca Clippers: Jamal Crawford inventa uno dei suoi soliti canestri. Wade decide di non fermarsi e, sulla strada furbamente spianata da Birdman, inchioda una gran schiacciata che fa balzare in piedi l’intera Arena. L’opera si conclude con una palla di Flash al bacio per Battier che dal lato debole taglia e realizza il canestro che vale il 75-82.
Jordan vanifica quanto di buono fatto a rimbalzo (tap-in in schiacciata) prendendo un tecnico piuttosto banale. Ne approfitta l’unico uomo al comando: Wade, infatti, con un fadeaway di altri tempi sigla il 77-85. Sembra essersi spenta la luce ai Clippers se non fosse per le solite strabilianti azioni di Crawford che continua a segnare. Ma Wade ha deciso che stasera non ce n’è per nessuno e sullo step back aspetta il rientro troppo aggressivo di Redick per completare il gioco da 3 punti. Il margine di 8 punti é reso ancor più ampio da due giocate di Battier che prima subisce il suo terzo sfondamento di serata e dall’altra parte realizza una tripla che manda in visibilio la TripleA. Rientra James e si vede: anche lui riprende da dove aveva lasciato e appoggia al vetro con il fallo e andrà in lunetta col tiro libero supplementare (84-94). La discesa di Clippers e l’ascesa degli Heat sono sintetizzate da due rimbalzi offensivi catturati da Bosh.
A metà dell’ultima frazione, quando il margine é di 10 punti di vantaggio, arriva impietoso il resoconto: nel secondo tempo 28-42 di parziale con 5/6 dalla lunetta peri Clippers contro il 10/14 degli Heat (ciò fa capire quanto in maniera superiore si è attaccato il ferro), mentre le palle perse, solo nel secondo tempo, sono 9 per Paul e compagni e 3 per Wade e compagni. Dopo un breve riposo in panchina, ritorna Wade. Coach Spo, spaventato dalle triple di Crawford e da una schiacciata mostruosa di Blake Griffin, ricorre ai ripari affidandosi a Wade che fornisce ad Allen una palla che la guardia ex Celtics appoggia al vetro. Lo svantaggio arriva fino a -4 ma quando Rivers chiede di far fallo, la comunicazione arriva troppo tardi alla squadra e il tempo inesorabilmente termina.

Gran prova di forza per Miami che in rimonta batte i Clippers, i quali escono, nonostante la discesa di percentuali nel secondo tempo, a testa alta. Trascinati da un Griffin che non ha trovato ostacoli, se non nel breve periodo in cui se n’è occupato Lebron, e da un Chris Paul che ha cercato di caricarsi la squadra sulle spalle, i Clippers faranno tesoro di una gara che hanno condotto per i primi 30′ di gioco. Dopodiché l’esplosione di Wade e il ritorno alla difesa impenetrabile da campioni NBA hanno contribuito alla vittoria per i padroni di casa.
Nonostante un James non in perfetta forma (18 punti, 6/13 dal campo e 5/9 ai liberi), coach Spo ha trovato in un rinato Wade l’uomo chiave (29 punti, 7 assit, 4 rimbalzi e 13/22 dal campo). Ottimo il contribuito dalla panchina di Allen, Battier e Andersen. Uniche note stonate possono essere l’approccio, non sempre il migliore ad inizio partita, e la percentuale ai liberi (21/33 cioè il 63,6%).
Sponda LAC: sicuramente maiuscola la prova di Blake Griffin (27 punti, 14 rimbalzi con 11/15 dal campo) ma positive anche quelle di Paul (11 punti e 12 assist) e Redick (15 con 4/11 dal campo e 2/6 da 3). Buon impatto sulla partita anche di Crawford che, come sempre, uscendo dalla panchina, va in doppiacifra (14 con 6/11 dal campo 2/5 da 3).

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