NBA Finals, Gara 6 – Cleveland e LeBron non mollano: Golden State cede 115-101, si va a Gara 7

Una clamorosa prova di LeBron James, 41 punti, trascina i Cavaliers sul 3-3 grazie alla vittoria per 115-101 sui Warriors. Per i campioni in carica non bastano 30 punti di Curry, espulso nel finale. Si va a Gara 7, domenica notte, per assegnare il titolo NBA.

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Golden State Warriors @ Cleveland Cavaliers  101–115 (11-31,43-59, 71-80)

I Cleveland Cavaliers, grazie alla seconda prova consecutiva da 41 punti di LeBron James, forzano Gara 7, Golden State Warriors battuti 115-101.

Con Green ma senza Bogut, fuori per il resto della serie, coach Kerr sceglie di buttar subito nella mischia il “Death Lineup”. Più fischi arbitrali che punti a inizio gara, “vittima” è soprattutto Kevin Love, che dopo un minuto si accomoda in panchina con due falli. Cleveland, come al solito, non sembra risentire delle difficoltà dello 0, difende con intensità e fa anche esplodere la Quicken Loans Arena con la schiacciata in contropiede di James per il 6-0 iniziale.

Dopo cinque minuti a secco, Draymond Green con un’azione personale sblocca i Warriors: i Cavs però rendono la pariglia con tripla di Irving e schiacciata di James ancora su assist di “Uncle Drew”. Curry s’iscrive alla partita con la tripla, ma poco dopo si deve accomodare in panchina con due falli. L’inizio dell’MVP è l’epitome di una Golden State in bambola, che sprofonda anche sul -20: LeBron James domina e regala deliziosi cioccolatini, sfruttati soprattutto da un attivissimo Tristan Thompson (due grandi schiacciate). La squadra di coach Lue è ovunque, attacco e difesa, e tutti si uniscono all’euforia del momento: Jefferson, JR Smith e persino Mo Williams, scongelato e in rotazione, due punti con una “lacrima” in corsa. Un primo quarto sconvolgente si chiude sul 31-11 per quelli dell’Ohio, campioni in carica inermi ed emotivamente fuori dal match.

Torna Curry e ne mette otto con due grandi triple nel secondo quarto, mentre Kevin Love continua la sua serata storta vedendosi fischiare il terzo fallo (inesistente) in due minuti di utilizzo. Golden State pare più energica sui due lati del campo, complice un buon impatto di Varejao e Barbosa: il lavoro della panchina viene proseguito dai titolari e un assist di Iguodala, al rientro dopo preoccupanti trattamenti alla schiena, manda Klay Thompson a mettere il -13. Timeout di Lue, ma con scarsi effetti: Curry da tre e Green in appoggio costringono il coach a un’altra sospensione dopo una manciata di possessi. Il secondo tentativo è quello buono per i Cavs che si svegliano, fanno commettere il terzo a Curry (tenuto dentro da Kerr), poi mettono un 8-0 con tanto di alley-oop su solita asse James-Thompson. Cinque punti di un insospettabile Dahntay Jones, buttato nella mischia a sorpresa, chiudono la prima metà 59-43.

Il secondo tempo inizia malissimo per i Warriors: schiacciata poderosa di James, quarto fallo di Curry e triple in sequenza per i Cavs (Smith e poi Love). Il predicatore nel deserto Curry (sontuoso pur gravato dai falli) non basta, e “The Q” torna a esplodere sull’alley-oop di Smith per James che sigilla il 76-57. All’improvviso però Cleveland si blocca e Golden State ritorna clamorosamente sul -9, 80-71 con dodici minuti da giocare. In luce Klay Thompson con una delle sue classiche fiammate e due triple molto pesanti di difficile realizzazione.

L’ultimo quarto vede Golden State continuare la rimonta, nonostante il quinto fallo (molto rivedibile, fischio pesantissimo) rimediato da Curry. Clamorosa tripla proprio di Steph, poi Barbosa dall’angolo per il -7: dall’altra parte James è maestoso e mette tre canestri in fila (18 sono i punti consecutivi a cavallo tra terzo e ultimo periodo) per ricacciare indietro i Dubs. “The Chosen One” prende il controllo e, dopo un assist per la tripla di Smith, firma fadeaway, due lob per Tristan Thompson e una stoppata su Curry. Sono le giocate che mettono al sicuro il match e anche Gara 7, se ci fosse bisogno di sottolinearlo ci pensa l’uscita per falli con tanto di espulsione proprio per Stephen Curry, reo di aver lanciato un paradenti tra il pubblico dopo il suo sesto fallo. Vince Cleveland 115-101, si va all’ultimo decisivo atto. Golden State Warriors, Cleveland Cavaliers: domenica notte il verdetto.

Warriors – Curry 30, Thompson 25, Barnes, Green 8 (10 rimbalzi), Iguodala 5; Livingston 3, Varejao, Speights 6, Ezeli 4, Barbosa 14, Rush 1, Clark 3, McAdoo 2.

Cavaliers – Irving 23, Smith 14, James 41 (11 assist), Love 7, Thompson 15 (16 rimbalzi); Dellavedova 3, Jefferson 3, Williams 4, Mozgov, Shumpert, D. Jones 5, J. Jones.

Key Stat: I Cavaliers mettono a segno 24 assist. Undici sono di LeBron James: il movimento di palla e il ruolo del 23 nel creare per i compagni (tutti i canestri di Thompson sono suoi regali) è soprattutto nella prima metà la chiave per l’attacco di Cleveland. Trovano punti anche giocatori insospettabili, c’è ritmo e un sistema di gioco. Quando la palla si ferma, i Warriors tornano anche a -7: non è un caso. Poi la vince un fenomeno, ma questa è una lezione che Lue, LeBron e compagnia non devono dimenticare in vista di Gara 7. Ma anche i Warriors dovrebbe ripassarla, perchè ad eccezione di Curry e un glaciale Barbosa non hanno trovato mai il proprio ritmo in attacco, snaturando il proprio gioco e venendo meno in efficacia.

MVP: LeBron James. C’erano dubbi? Le cifre parlano chiaro per lui, 41 punti con 11 assist e 8 rimbalzi. In più 18 punti di fila per mantenere il vantaggio e un finale da campione vero, in cui prende il comando delle operazioni mettendo 4 canestri bellissimi e assistendone altri tre. C’è tempo anche per una stoppata che sa di antipasto di Gara 7, ai danni di Stephen Curry, il duello è già iniziato. Nell’intervista pre-partita a Craig Sager (ai microfoni di ESPN su gentile concessione di TNT, bel gesto) si sbilancia dicendo “I can’t wait”. Il sentimento comune per tutti gli spettatori di questa pazza Finale NBA.

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