NBA Playoffs Inside, II turno Ovest, Gara 7: Harden e i Rockets ribaltano definitivamente il pronostico

NBA Playoffs Inside, II turno Ovest, Gara 7: Harden e i Rockets ribaltano definitivamente il pronostico

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  Los Angeles Clippers @ Houston Rockets 100-113 (21-28, 46-56, 68-85) Houston va in Finale di Conference, chiudendo la serie 4-3. I Los Angeles Clippers arrivano a Houston per giocarsi una gara sette che, a tre minuti dalla fine di gara 6, non era assolutamente prevista. Ci arrivano con un grosso peso che potrebbe zavorrare le caviglie e far tremare polsi anche più solidi dei loro. I Rockets hanno la spinta di una vittoria insperata e fiducia nella panchina che li ha salvati negli ultimi minuti della partita precedente. I primi minuti sono molto equilibrati. Le squadre vivono di brevi parziali fino al 13-14 per i Rockets, quando la squadra di casa inizia un parziale di 8-0 che li porta al 22-13. Griffin segna in attacco ma in difesa, nonostante i rimbalzi, è troppo deficitario. Smith tira da tre libero e riesce a penetrare come vuole. Nel finale di quarto i Clippers si rifanno sotto e chiudono sotto di 7. Il secondo quarto si apre con un parziale di 8-0 dei Rockets. Howard decide di ricordare chi fosse il pivot capace di saltare e schiacciare al volo. Smith tira da fuori e da sotto e la difesa dei Clippers concede troppo, non riesce letteralmente a coprire gli spazi che Harden orchestra benissimo, senza prendere troppo per sé. I Clippers sono abulici, sempre in ritardo, perdono palloni strani, uno di Redick in particolare, in cui riceve sulla linea del tiro da tre e cerca un compagno inesistente dalla parte opposta. L’unico che non perde fiducia nei losangelini è Crawford, a cui si affida Rivers per avere almeno un po’ di imprevedibilità in attacco. Il terzo quarto vede un grande Pablo Prigioni scuotere la polvere dalle scarpe e, nel giorno del suo compleanno, ricordare come mai in Europa era uno dei playmaker più temuti. Difende, tira, recupera tre palloni decisivi e i Clippers sembrano completamente fuori partita. Griffin e Paul dimostrano la loro fragilità: quando tutto funziona sono dei grandi, ma nei momenti di difficoltà vengono sommersi da una squadra di Houston che ci crede di più. Paul sembra una volpe braccata da un cacciatore Prigioni senza pietà. Per quante rotazioni Rivers cerchi di alternare i Clippers non trovano una vera risposta. A 32,8 secondi dalla fine del terzo quarto, il coro “beat LA” risuona più forte che mai. Non è la prima volta in partita, ma il pubblico lo grida credendoci davvero, e da lontano si è presi dalla strana sensazione che quelli di LA non sono i Lakers ma i Clippers e che, in qualche modo, la loro storia sia un’eredità troppo pesante per superare l’ostacolo di due gare 7. McHale all’inizio del quarto quarto è fiducioso. Nella prima azione Prigioni penetra sul fondo, Jordan esce e Crawford deve fare fallo su Howard che, fatidicamente, segna. Sul ribaltamento di fronte, Jordan fa un errore simile a quello di gara 6 in una schiacciata che è l’emblema di una partita in cui nulla va’ bene. I Clippers non sembrano avere le risorse mentali e nervose per stare in partita. Griffin ha buoni numeri ma la sua difesa su Smith e Jones è pessima. A 10.32 dalla fine il punteggio recita 90-70 per i Rockets. Paul segna ma ha solo tre assist. Redick nell’azione successiva sbaglia un tiro da tre che era nelle sue corde. Prigioni ha un +/- di +18. Rivers inizia un Hack-a-Dwight a nove dalla fine, ma McHale lo toglie eliminando l’esca. La girandola di cambi per evitare gli hack da un lato e dall’altro ha un che di comico. A tre dalla fine sembra finita ma una rimonta tardiva dei Clippers, dovuta a una fragilità mentale dei Rockets in fondo analoga a quella degli avversari, che si tramuta in palle perse nei momenti chiave, riapre la partita. Il fallo di Paul su Howard a 1.26 dalla fine è degno di un film comico muto. Ma i Clippers sono a meno 8 dopo un libero di Howard e solo l’ennesimo errore di Radick li condanna. Dall’altra parte un canestro di Ariza che sembra la storia della partita: spaziature, la palla gira e il tiratore libero da tre segna agevolmente. Ora i Clippers ritornano a casa con molte domande sul futuro. I Rockets incontreranno i Warriors in finale di conference già martedì prossimo, con più sicurezze su un roster forse troppo sottovalutato oltre a James Harden. 121101024005-110112-james-harden-three-fingers-1200x672 Clippers: Barnes 0, Paul 26 (10 assist), Redick 10, Griffin 27 (11 rimblazi), Jordan 16 (17 rimbalzi), Crawford 17, Rivers 2, Davis 2, Rockets: Harden 31 (8 assist e 7 perse) , Prigioni 4 (3 steals decisivi nel terzo quarto, Smith 15, Ariza 22, Howard 16 (15 rimbalzi), Jones 8, Brewer 11, Capela 2 Key Stat:a favore dei Rockets i punti da turnovers nel primo tempo (25 contro 13) e il dominio dei tre lunghi che, nei primi tre quarti, è stato molto più netto di quanto risulti alla fine. MVP: James Harden domina la partita al di là dei numeri. Sbaglia molti tiri ma questo fa parte del suo gioco. A parte lui, importante il contributo di Trevor Ariza da entrambi i lati del campo  nei momenti chiave e quello di Prigioni contro Paul nel terzo quarto concluso con tre assist e tre recuperi, a cui occorre aggiungere l’assist dell’inizio del terzo quarto.

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