NBA Playoffs Inside: LeBron l’ha fatto ancora, 3-0 Cleveland

NBA Playoffs Inside: LeBron l’ha fatto ancora, 3-0 Cleveland

Una sfida incerta, con i protagonisti a sgomitare, alla fine dei conti, per accaparrarsi il posto migliore allo spettacolo di LBJ

di Domenico Laudando
nba.com

Toronto Raptors @ Cleveland Cavaliers 103-105 (19-24; 40-55; 65-79)

Siamo tutti testimoni. E non di quelli costretti a malincuore ad assistere da posizione privilegiata alle nozze di un amico o parente, bensì spettatori privilegiati di uno spettacolo itinerante e in continuo aggiornamento che, al pari di una sfilza di tuoni o di un’eruzione vulcanica, tanto magnificente si mostra agli occhi, tanto terrificante ci risulta al suo disvelarsi

Gara-3 è stata davvero artistica, non solo per la per la presenza di LeBron James, ma anche per gli intrecci di cui è stata capace. E ad un certo punto, nel finale thrilling che con ogni probabilità ha sancito la rivale dell’altrettanto probabile finalista di Conference, i Boston Celtics, l’underdog non plus ultra che risponde al nome di OG Anunoby stava per ergersi a qualcosa che non è destinato ad essere, ma che senza l’armamentario del Re stava per diventare. Il fatto che il 23 abbia ridisegnato i tratti dell’eroismo, non fa di Anunoby uno sconfitto, non quanto qualche suo compagno più accreditato che ha deposto le armi troppo presto, ma solo un testimone privilegiato, un osservatore che è arrivato molto vicino al sole, ma che guardandolo così da vicino si è accecato ed è ricaduto a terra.

La Partita

I Raptors, come sovente accade a chi è all’ultima spiaggia di questi tempi, abbassavano sensibilmente il quintetto iniziale inserendo VanVleet per Ibaka e, dopo pochi minuti, diventavano microscopici quando Miles rilevava Anunoby. I Cavaliers uscivano veloci dai blocchi, rinfrancati dal doppio successo in terra canadese, viatico per il ritrovamento di una fiducia spesso latitante. LeBron appariva ecumenico e distribuiva basket un po’ per tutti, mentre Love aveva il controllo delle plance, ostacolato dal solo e per giunta abulico Valanciunas. Lowry provava a suonare la carica, ma la transizione dei Cavaliers era inarrestabile e i tiratori abili a trovare subito le piazzole giuste: con le triple di Korver ed Hill i padroni di casa raggiungevano la doppia cifra di vantaggio in men che non si dica. Il basket dei canadesi risultava frammentario, restituendo alla vista l’immagine di una squadra ormai con la testa all’estate. Un paio di schemi basilari ma efficaci, uniti ad alcune prodezze del talentuoso C.J. Miles, riportavano i Raptors ad un’incollatura ma, sotto la visionaria regia di LeBron, i tagli e le buone spaziature del supporting cast venivano premiati e valevano il parziale di 11-0 che caratterizzava il finale di secondo quarto, chiuso poi con 15 punti di vantaggio dagli uomini di coach Lue.

Non è una novità che Cleveland abbia tra i propri difetti la capacità di enormi cali di tensione, ed uno di questi riportava Toronto in partita, a -5 in soli 4 minuti di terzo periodo, con forse l’unico spezzone di partita dove DeRozan faceva il DeRozan, ovvero quel sublime attaccante che è diventato. Questo costringeva LeBron a rimboccarsi prima del previsto le maniche dato che di gestire le energie in questa versione dei Cavaliers non se ne parla, e le cose andavano subito per il verso giusto grazie al contributo dei suoi tiratori scelti. Nel momento critico di fine terzo periodo, quello con LeBron a tirare il fiato in panchina, le seconde linee si comportavano egregiamente, con Love e Green sugli scudi, e riuscivano a rimettere la partita in mano a James con un apparentemente confortevole vantaggio di 14 punti. L’inizio del quarto decisivo dimostrava come Toronto, con le spalle al muro e con l’attenuante di una sconfitta ormai raggiunta, fosse una signora squadra di pallacanestro. Spiattellando un basket di soluzioni veloci e grande protezione del ferro, capitanati da un Lowry fortemente responsabilizzato dalle mancanze di DeRozan, i Raptors crivellavano il canestro avversario con soluzioni dalla distanza, e quando Anunoby piazzava a gioco rotto una tripla adagiatasi dopo tabellone e ferri, i canadesi erano pienamente in partita. Chiaramente il finale era di Hero Ball da parte di LeBron, in totale comfort zone su quei fade away che hanno ammazzato il morale degli avversari in gara-2. Tavola apparecchiata per un arrivo in volata, i Raptors provavano talvolta con la circolazione e gli open three, talvolta con le iniziative personali di Lowry. Anunoby trovava il -3 di puro agonismo dopo un rimbalzo offensivo, l’imprecisione ai liberi dei padroni di casa concedeva una chance sul -3 con 15 secondi da giocare sul cronometro, che i canadesi sfruttavano cavalcando il rovente Anunoby dimenticato dalla difesa che, con la lucidità del veterano, mandava per aria il close out del difensore e connetteva con la tripla che fissava il punteggio sul 103-103. Unica pecca, aver lasciato 8.8 secondi ai Cavs per un ultimo attacco, il terreno congeniale per il manifestarsi della magia: senza time out, LeBron riceveva da fondo campo, marcato proprio da Anunoby, guardava solo dov’era lo spazio e lo attaccava furiosamente, lo spazio era a sinistra. Resosi conto che non c’era abbastanza tempo, scalava misteriosamente dalla quinta marcia alla prima, assolutamente da non provare a casa se si tiene all’incolumità delle proprie ginocchia, staccando con il piede sinistro, solo con quello, e con la mano sbagliata, accarezzava il tabellone con un floater chirurgico che si spegneva in fondo alla retina mentre i vetri della Quicken Loans s’illuminavano di rosso.

Al netto delle futili diatribe su chi abbia fatto meglio cosa, rendiamo grazie per essere testimoni, e per vivere nella stessa era di questo signore. Non la penseranno così i Raptors, ma se nella storia c’è menzione per tutti, sconfitti e non, nella leggenda c’è posto solo per pochi eletti.

Raptors (0-3): Anunoby 18, Valanciunas 10 (11 rimbalzi), VanVleet 8, Lowry 27, DeRozan 8, Ibaka 11, Siakam 6, Wright 2, Miles 13.
Cavaliers (3-0): James 38, Love 21 (16 rimbalzi), Hill 12, Korver 18, Smith, Green 11, Thompson, Hood, Clarkson 5.

MVP: Limitiamoci ad invocarlo: LeBron James.

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