NBA Recap Inside: Boston vince sulla sirena e continua la rincorsa, Steve Kerr entra nella storia

NBA Recap Inside: Boston vince sulla sirena e continua la rincorsa, Steve Kerr entra nella storia

Commenta per primo!

ESPN
Philadelphia 76ers @ Charlotte Hornets 91-92 (16-19; 51-49; 69-72) Vittoria a fil di sirena per i Charlotte Hornets, che provano a tenere viva la speranza playoffs. Eroe di serata Gerald Henderson, che ha tramutato la sua gara da pessima a valorosa con il layup della vittoria a 6 rintocchi dall’ultimo buzzer. Disastroso Ish Smith che perde per ben due volte l’occasione di svoltare la gara, prima sbagliando i due liberi che hanno portato alla marcatura di Henderson, poi un layup con la mancina sbagliato negli ultimi secondi del match, che hanno legittimato la testa alla gara per Charlotte. Grande prestazione del duo Walker-Williams (42 punti in due). 76ers (18-59): Convington 15, Smith 15, Grant 10 (6 stoppate) Hornets (33-43): Walker 24, Mo Williams 18, Marvin Williams 11. MVP: Se l’eroe della serata è senza dubbio Gerald Henderson, il gladiatore che ha mandato avanti la baracca per 48 minuti è Kemba Walker. L’ex play di UCONN ha segnato 24 punti e messo a tabellino 5 rimbalzi e due assistenze, con l’unico neo dei due turnovers. Key Stat: Decisivi più che mai “gli errori dal dischetto”. In una partita dove il tiro da 3 punti non è praticamente mai entrato (7%), hanno giovato altresì le ottime prestazioni dalla lunetta dei giocatori di casa (91% con 21-23); non si può dire altrettanto dei Sixers, reduci da un sanguinoso 70% dalla linea della carità, dove per altro hanno perso l’occasione di congelare la gara con Smith. Losing Factor: Bene le cifre, malissimo le percentuali. Ish Smith lascia il terreno di gioco con un bottino di 15 punti, frutto di un 6-20 dal campo, 1-5 da 3 e un 2-4 dalla lunetta dove ha sbagliato i liberi decisivi per il possibile +3. Non contento, affonda la propria squadra sbagliando il layup all’ultimo secondo che poteva voler dire vittoria.   Brooklyn Nets @ Atlanta Hawks 99-131 (22-31;48-66;71-108) Batosta on the road per i Brooklyn Nets di D-Will, che con questa sconfitta (e in contemporanea con la defezione di Miami e la W di Boston) riapre gli scenari per l’ottavo posto ad Est. Paradossalmente, è proprio la squadra interessata ad affrontare l’ottava a vincere questa gara, con la solida prestazione del duo Carroll-Horford (20 punti ciascuno). Partita mai in discussione per i primi 3 quarti, dove la squadra di Budenholzer va anche a un pesantissimo +37. Nel quarto quarto, in pieno garbage time, la squadra di Hollins lima la differenza canestri ma ovviamente non impedisce la schiacciante sconfitta, che può già diventare decisiva per la corsa all’ottavo posto. Nets (35-41): Bogdanovic 19, Young 14(8 rimbalzi), Jack 14 Hawks(57-19): Carroll 20, Horford 20, Teague 17. MVP: 20 punti in 21 minuti, cosa chiedere di più? Semplicemente il migliore centro ad Est, Al Horford. Key Stat: Quando la filosofia di Budenholzer di prendersi il miglior tiro ogni azione viene messa in pratica alla perfezione, ecco che si creano i “mostri” statistici: 60% dal campo e 52% da 3 punti su un totale di 82 tiri (33 dall’arco). Percentuali nettamente superiori a quelle dei Nets, assestati su un comunque discreto 48% dal campo e 46% da 3 punti (con 10 tentativi in meno di Atlanta). MVP: 20 punti in 21 minuti, cosa chiedere di più? Semplicemente il migliore centro ad Est, Al Horford. Losing Factor: Senza scomodare il povero Markel Brown, giovane e inesperto, c’è un giocatore su tutti che ha deluso stasera. Porta la numero 7 di Brooklyn, e abbandona la nave in una partita dove si poteva fare di più. 1-5 dal campo in 20 minuti, plus minus di -34. Joe Johnson, così non va.   Miami Heat @ Detroit Pistons 98-99 (24-29; 55-50;81-72) Un’altra vittoria sul filo del rasoio per i Detroit Pistons, in casa contro i Miami Heat alla ricerca della qualificazione ai Playoff. Prestazione ai limite del normale di Reggie Jackson, che segna 15 dei suoi 29 punti finali nell’ultimo quarto, togliendosi pure il sassolino del canestro della vittoria a qualche secondo dalla fine. A onor del vero, va sottolineata sia l’ingenuità degli ospiti (sopra di 15 durante il quarto quarto), sia la rimonta comunque eroica della squadra di Van Gundy, aiutato sì da Jackson ma anche da Anthony Tolliver, da KCP e dal solito Dre Drummond (44esima doppia doppia, oggi 11 punti e 17 rimbalzi). Per Miami, grandi prestazioni per Dragic e DWade. Heat (34-42): Wade 24, Dragic 21, Whiteside 13(12 Rimbalzi) Pistons(30-47): Jackson 29 (11 assist), Caldwell-Pope 19, Tolliver 15. MVP: Reggie Jackson a Detroit sta trovando la sua vera dimensione. Stanotte, ennesima prova di spessore con 29 punti, 11 assists, 15 punti solo nel quarto periodo. Certo, 7 turnovers non sono quello che si dice “un pieno controllo del ritmo della gara”, ma quando vinci da solo una partita, certe cose si perdonano facilmente. Key Stat: Il parziale di 21-6 di Detroit che ha recuperato lo svantaggio di 15 lunghezze è il dato statistico più influente.       Boston Celtics @ Toronto Raptors 117-118 (15-24; 47-47; 81-70; 104-104) Un’altra entusiasmante partita ha avuto luogo all’Air Canada Centre di Toronto, dove i padroni di casa hanno ceduto all’ultimo secondo grazie al canestro di Marcus Smart. Vittoria decisiva per il destino di quei due posti a fine zona playoff, ai quali la squadra di Brad Stevens ambisce e che, grazie alle contemporanee sconfitte di Brooklyn e Miami, potrebbe raggiungere. E dire che Boston si è fatta recuperare nell’ultimo quarto, se no avremmo parlato di una comoda vittoria in casa di una squadra che non ha più molto da chiedere a questa regular season, se non qualche miglioria al record. Grandi prove da parte di Isaiah Thomas e Evan Turner da una parte e di DeMar DeRozan dall’altra, anche se la luce dei riflettori va puntata tutta su questo rookie di nome Marcus Smart, per il quale, forse, passa una miracolosa qualificazione alla postseason. Celtics (35-42): Thomas 25, Zeller 20, Turner 18 (10 assists). Raptors (45-32): DeRozan 38, Williams 27, Hansbrough 18. MVP: Marcus Smart, per il semplice motivo che segna i due canestri più importanti della stagione di Boston. Prima una bomba, poi il canestro nella vittoria, tutto nell’overtime che decreta la vittoria green. Agli atti, risultano 15 punti, 4 assists e 4 rimbalzi per il ragazzo da OKState. Losing Factor: Patrick Patterson macina minuti importanti (32 in uscita dalla panchina), ma il risultato è quanto mai dannoso. 0-5 da 3, 0-7 dal campo, e sette rimbalzi che fanno mucchio senza salvare la gara dell’ala tiratrice dei Raptors.     Washington Wizards – Memphis Grizzlies 92-83 (29-18, 49-38, 71-59) Washington sorprende i Grizzlies al FedEx Forum, provando a rialzarsi da uno dei momenti più bassi della stagione, in vista del non facile primo turno della post-season. Il primo quarto è territorio di John Wall, che cavalca l’onda dell’ultima partita (18 assist) e domina con le sue penetrazioni in area: il tabellone dopo 12′ dice 29-18 per i capitolini. Il solco segnato all’inizio non riuscirà più ad essere colmato da Grizzlies, che, nonostante un tentativo di rientro fino al -3 con una maestosa affondata di Jeff Green nel secondo quarto, vedono scappare i Wizards, guidati eccellentemente dalla premiata ditta House of Guards. Wizards (44-33): Beal 20, Wall 18 (14 assist), Gooden 16 Grizzlies (52-25): Gasol 18 (11 rimbalzi), Conley 14, Green 9 MVP: 18 punti e 14 assist nella notte di John Wall, che sta cominciando a mettere in ritmo i compagni, per far scaldare loro il motore della post-season; le 5 palle perse sono il dazio da pagare, tutto sommato accettabile vista la prestazione Key Stat: Il tiro da tre ha segnato le sorti della gara: se i Wizards hanno tirato un buon 8/22 (36%), i Grizzlies sono stati disastrosi, con Vince Carter che segna l’unica bomba, sui 15 tentativi di squadra.  
SB Nation
Golden State Warriors @ Dallas Mavericks 123-110 (26-24, 59-48, 90-76) I Warriors (con un Draymond Green in più, il quale torna in campo dopo tre gare di assenza per infortunio) fanno visita a Dallas per continuare la marcia trionfale e fare una prova generale di primo turno Playoffs. Dopo un inizio equilibrato, nel secondo quarto esce tutta la differenza delle “riserve”, con Speights che con una preghiera da metà campo fulmina la sirena del secondo quarto e manda GSW al riposo lungo sul +11. Attimi di apprensione nel terzo quarto per Rondo, che deve lasciare il campo con un ginocchio malconcio: ancora da valutare l’entità dell’infortunio. Il resto della partita è controllato dai californiani, che non lasciano adito alla rimonta Mavericks. Warriors (63-13): Thompson 21, Iguodala 18, Speights 18 Mavericks (46-31): Nowitzki 18, Barea 14, Ellis 14 MVP: Klay Thompson non brilla come in altre serate (7/17 al tiro), ma è in campo nei momenti in cui Golden State è in controllo della partita: per lui 21 punti con 5 bombe dall’arco. Key Stat: Steve Kerr, con la vittoria n° 63 in stagione, diventa il più vincente Head Coach al debutto su una panchina NBA, battendo il record di Tim Thibodeau e Paul Westphal, con ancora 10 gare per migliorare tale record.   Orlando Magic – Milwaukee Bucks 97-90 (22-31, 51-53, 72-73) Orlando viene da 12 sconfitte consecutive on the road e fa visita a Milwaukee, che invece vuole mettere un timbro sul sesto seed a Est. La partita rimane equilibrata per tre quarti, con entrambe le squadre che sembrano non accendersi mai definitivamente: nell’ultimo quarto la spinta decisiva è data dal tecnico alla panchina preso da Coach Borrego, al primo della sua breve carriera NBA, che rivitalizza i Magic e permette di vincere un match complicato. A nulla serve la quasi tripla doppia di Carter-Williams per i padroni di casa, che scivolano sotto quota 50% e non sono ancora matematicamente certi del sesto posto. Magic (24-53): Harris 23 (10 rimbalzi), Vucevic 20, Oladipo 15 Bucks (38-39): Ilyasova 18, Middleton 15, Mayo 14 MVP: In 40′ sul parquet, Tobias Harris colleziona 5 bombe, per i 23 punti finali. Aggiunge anche 10 rimbalzi e 3 stoppate, che lo rendono il protagonista della vittoria al Bradley Center. Losing Factor: Serata storta per Antetokounmpo, che tira male dal campo (3/12, con 3 stoppate subite) e si carica di 5 falli: il -18 nel plus/minus inquadra la prestazione sorprendentemente negativa del greco, dal quale ci si aspetta uno scatto di qualità nei Playoffs.   Los Angeles Clippers – Denver Nuggets 107-92 (29-15, 55-39, 82-70) I padroni di casa tengono a riposo Gallinari, nella seconda gara del back-to-back, con i losangelini ancora in piena guerra per il fattore campo. La differenza di motivazione sta tutta nel 24-6 con il quale i Clippers aprono la gara e che segna in maniera definiva il resto del match, con i Nuggets che non riusciranno mai a tornare veramente in partita. Redick è caldissimo, e quello che sbaglia viene recuperato a rimbalzo da DeAndre Jordan: L.A. chiude la pratica Nuggets senza problemi e si prepara al bollente rush finale. Clippers (51-26): Redick 25, Paul 23 (9 assist), Jordan 14 (22 rimbalzi) Nuggets (28-49): Chandler 17, Foye 14, Green 11 MVP: DeAndre Jordan segna solo 3 canestri dal campo, ma è eccezionalmente in serata positiva dalla linea della carità, dove mette 8 dei 14 liberi tentati, superando per una volta tanto il 50%. Ovviamente la differenza la fa a rimbalzo, dove cattura 22 carambole totali, 7 delle quali “sotto” il ferro dei padroni di casa.   Utah Jazz – Phoenix Suns 85-87 (18-13, 37-47, 68-65) Partita a ritmi bassissimi in Arizona, con Phoenix, che dopo un inizio traballante, sembra poter scappare nel secondo quarto: un gioco da 4 punti di Markieff Morris sul finale di seconda frazione regala infatti il 47-37 per i Suns a metà gara. Ma i Jazz non ci stanno e, guidati dai canestri di Hayward e Hood, riescono addirittura a sorpassare Phoenix, chiudendo il terzo quarto sul +3. Nel quarto periodo Gerald Green si accende e Phoenix rimette la testa avanti. Partita punto a punto fino all’ultimo possesso, nel quale Ingles sul -2 in penetrazione non trova né il fallo né il canestro e l’ultima tripla di Hood, contestata al limite del fallo, non trova il bersaglio: i Suns ottengono una W sudatissima, e tengono ancora acceso il lumicino Playoffs acceso. Jazz (34-42): Hayward 21, Hood 17, Favors 14 Suns (39-38): Green 24, Bledsoe 16, Wright 14 MVP: 24 punti dalla panchina per Gerald Green, che in soli 22 minuti di gioco riesce comunque a tirare 17 conclusioni dal campo (segnandone 10): il break del secondo quarto è anche opera sua.   New Orleans Pelicans – Portland Trail Blazers 90-99 (24-22, 44-56, 72-75) I Blazers per raggiungere quota 50 vittorie, i Pelicans per raggiungere OKC all’ottavo posto a Ovest: queste le chiavi di lettura della sfida del Moda Center. La prima svolta arriva sul finire di primo quarto, quando la panchina dei padroni di casa in poco più di 13 minuti riesce ad andare oltre la doppia cifra di vantaggio, grazie a McCollum, Kaman e Blake. Nel terzo quarto Eric Gordon cavalca la rimonta e la sua tripla a 3′ dal termine della frazione di gioco segna il controsorpasso ospite sul 70-69. È l’ultimo sussulto di New Orleans, perché un parziale di 22-9 piega le speranze ospiti e regala quota 50 a Portland: la rincora dei Pelicans alla post-season diventa ancora più complicata. Pelicans (41-35): Gordon 22, Evans 21, Davis 19 Blazers (50-26): Aldridge 21 (12 rimbalzi), Lillard 19, Kaman 16 (11 rimbalzi) MVP: Lillard e Aldridge insieme combinano un misero 14/37 dal campo, così a sorpresa il fattore decisivo diventa Chris Kaman: 16 punti e 11 rimbalzi dalla panca, con un +29 di plus/minus che decide la gara nei 21 minuti nei quali rimane in campo. Key Stat: I 18 rimbalzi offensivi dei Blazers hanno generato altrettanti punti, nonostante i Blazers non siano riusciti quasi mai a chiudere un ‘azione veloce in contropiede (solo 2 punti, contro i 13 di NO)  

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy