NBA Recap Inside: Cleveland chiama, Golden State risponde

NBA Recap Inside: Cleveland chiama, Golden State risponde

I risultati e gli highlights della notte NBA.

Partite clou

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Golden State Warriors @ Portland Trail Blazers 127 – 104 (34-25, 25-28, 41-30, 27-31)

Non basta il solito, eroico Damian Lillard (almeno 25 punti in 7 partite consecutive contro Golden State) per difendere il parquet di casa dall’assalto dei Warriors, che iniziano a trovare la quadratura del cerchio dopo la sbandata dell’esordio. Oltre al numero 0 tra le file dei Trail Blazers c’è troppo poco e la partita dura due quarti, quelli necessari a Steph Curry per accendersi. Ne segna 23 nel solo terzo quarto con il consueto barrage di triple, in un attacco bilanciato dove brilla l’apporto dalla panchina di Ian Clark. Con un vantaggio di 20 punti costruito in un amen, l’ultimo quarto è mero garbage time.

Warriors (3-1): Curry 28, Thompson 14, Green 6 (9 assist, 8 rimbalzi), Pachulia 5, Durant 20, Clark 22, Iguodala 11, West 4, Livingston 6, McGee 4.
Trail Blazers (2-2): Lillard 31, McCollum 16, Harkless 6, Aminu 6, Plumlee 6, Turner 14, Layman 17, Crabbe 2, Vonleh 6.

MVP: Ian Clark. Nel duello tra Lillard e Curry, è il terzo incomodo a cambiare la partita. Perfetto al tiro, con tre triple a bersaglio, in 22 minuti d’azione. Gli Warriors hanno una panchina meno profonda dello scorso anno e un Clark versione extra-lusso potrebbe fare la differenza.

 

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Houston Rockets @ Cleveland Cavaliers 120-128 (35-29, 24-34, 25-22, 36-43)

Per la prima volta in 16 i Cleveland Cavs sono imbattuti per le prime quattro partite. I Rockets hanno venduto cara la pelle cedendo le armi solo nell’ultimo periodo quando lo one man show di James Harden si è spento. L’attacco di Cleveland, nell’ultimo parziale, è stato semplicemente clutch. Nemmeno un errore al tiro negli ultimi minuti, con Irving che si conferma ispiratissimo in quest’inizio di stagione e James che lo serve spesso e volentieri. Gli occhi della città però erano puntati pochi metri fuori dalla Quicken Loans Arena, dove gli Indians giocavano (e perdevano) il match point di gara 6 contro i Chicago Cubs nelle World Series di baseball.

Rockets (2-2): Harden 41 (15 assist), Gordon 16, Ariza 11, Anderson 12, Capela 8, Nene 13.
Cavaliers (4-0): James 19 (13 rimbalzi, 8 assist), Smith 15, Irving 32, Love 24, Dunleavy 11, Frye 11.

MVP: Kyrie Irving. Se i Cavs sono la squadra di LeBron, Uncle Drew non sembra farsene un problema. Da quando ha messo the shot in gara 7 delle scorse Finals scende in campo con la faccia dell’assassino e anche stanotte non delude. Tira sopra il 50% da due con un sontuoso 4-6 dall’arco, è perfetto ai liberi.

 

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Utah Jazz @ San Antonio Spurs 106-91 (38-28, 16-22, 19-21, 33-20)

Anche gli imbattuti Spurs cadono, e fargli lo sgambetto sono i Jazz ancora privi della stella Gordon Hayward. Il nuovo acquisto George Hill sembra avere ancora il dente avvelenato nei confronti della squadra che lo cedette anni addietro e sfodera una prestazione di tutto rispetto. Ma la difesa degli speroni stanotte fa acqua nello spot di 1, anche la sua riserva Shelvin Mack raggiunge il canestro con facilità mentre Tony Parker gioca 30 minuti senza incidere. Anonime anche le prove di Gasol e Simmons, promosso in quintetto, col solo Aldridge e l’ennesimo trentello di Leonard a tenere in piedi gli Spurs. Utah parte forte, poi si fa agganciare e infine prende le distanze nell’ultimo quarto sulle ali di Hill e di un ottimo Lyles. Per San Antonio è la seconda sconfitta in casa dal marzo 2015.

Jazz (2-2): Johnson 8, Gobert 6 (12 rimbalzi), Hood 19, Hill 22 (7 assist), Lyles 15, Mack 14.
Spurs (3-1): Leonard 30, Aldridge 21, Parker 6, Simmons 2, Gasol 8 (8 rimbalzi), Ginobili 8, Mills 8.

MVP: George Hill. Una macchina al tiro, solido in difesa e attento nel playmaking. L’aria dell’Indiana iniziava a pesargli, dall’arrivo nello Utah Hill sembra aver ritrovato lo smalto degli anni migliori.

 

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Orlando Magic @ Philadelphia 76ers 103-101 (24-29, 19-28, 41-30, 19-14)

Phila paga gli errori di gioventù e nello scontro in coda alla classifica sono i Magic ad aggiungere la prima x alla colonna delle vittorie. Gli uomini di Frank Vogel rimontano uno svantaggio di 18 punti e compiono il sorpasso all’ultimo secondo con due tiri liberi di Serge Ibaka. Dalla parte opposta del campo Joel Embiid aveva appena perso un costosissimo pallone, il secondo nei momenti decisivi, aprendo la strada al contropiede dei Magic. Convincente la prestazione delle due torri di Orlando, con Vucevic che registra una ricca doppia doppia, bene anche Fournier mentre Gordon ancora non si sblocca nel nuovo ruolo assegnatogli dal coach. Tra i Sixers, ancora all’asciutto, brillano gli europei Rodriguez e soprattutto Saric, preciso al tiro. Embiid, seppur limitato ai consueti 24 minuti pure in assenza di Okafor, trova il tempo di riempire il tabellino.

Magic (1-3): Ibaka 21, Gordon 7, Vucevic 24 (14 rimbalzi), Payton 18 (10 assist), Fournier 17, Green 2, Biyombo 2, Watson 1, Augustin 9, Hezonja 2, Wilcox.
Sixers (0-3): Covington, Saric 21, Embiid 18 (10 rimbalzi), Rodriguez 12 (11 assist), Henderson 18, Holmes 6, McConnell 2, Thompson 22, Luwawu-Cabarrot, Stauskas.

MVP: Nikola Vucevic. Risponde alle critiche di chi lo voleva scambiare con una performance da centro d’altri tempi, battendo i lunghi di Philadelphia nel confronto diretto. Non avrà i piedi veloci o una verticale esplosiva, ma quando c’è da fare canestro puoi contare su di lui.

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