NBA Recap Inside: i Rockets vincono una partita folle e indirizzano la serie

NBA Recap Inside: i Rockets vincono una partita folle e indirizzano la serie

La gara nodale della serie di scena alla Chesapeake Arena vede il successo esterno dei Rockets, ora a un passo dal passaggio del turno

di Domenico Laudando

Gara 4 (serie 3-1) 

Houston Rockets @ Oklahoma City Thunder 113-109 (22-26; 54-58; 73-77)

Diametralmente opposti, come da copione, gli approcci alla gara dei due team: vorticoso quello dei Rockets con la rappresentazione cestistica del ”tutto o niente”; più scientifico e compassato quello di OKC, che si appoggia molto nel pitturato da Taj Gibson per abusare della scarsa attitudine difensiva di Ryan Anderson. In questo scontro tra filosofie, la maggiore intensità dei padroni di casa li propelle fino alla doppia cifra di vantaggio, mentre i texani appaiono sfilacciati. Coach D’Antoni opta immediatamente per i due cannonieri dalla panchina, ma le tante palle perse di Houston scatenano l’esuberanza di Westbrook in campo aperto, consegnando ai Thunder la partita a loro più congeniale. L’enorme lavoro di Roberson su Harden l’altro ingrediente dell’ottimo primo periodo di Oklahoma, che però risente degli ultimi due minuti concessi al riposo di ”Rusty” e, altra costante della serie, tengono incollati gli avversari.

Molto attento il frontcourt di coach Donovan a frapporsi tra i penetratori e il canestro (ben 14 stoppate a fine primo tempo), e solo la buona prova a rimbalzo offensivo dei Rockets evita percentuali ancor peggiori nei pressi del ferro, mentre si ripete la scelta programmatica di OKC di levare fin dall’inizio del possesso la palla dalle mani di Harden a costo di giocare un 4 vs 4 o addirittura un 3 vs 4 contro il resto degli attaccanti texani. Estromesso o quasi dai giochi, il ”barba” si limita a osservare i vari Gordon, Ariza e Nene (gran duello con Adams) approfittare della situazione. Westbrook risponde con un gran finale di tempo e raggiunge un’assurda tripla-doppia all’intervallo. Il punteggio rimane in grande equilibrio.

L’effetto del playbook difensivo dei Thunder è un James Harden assai fuori dal ritmo partita, a tratti addirittura indolente, a cui fa da contraltare la ferocia del suo amico-rivale col numero 0. OKC ha un volto completamente diverso quando può correre e Houston prepara al meglio il terreno per gli avversari muovendo poco e male palla e giocatori, quasi come se le proverbiali rotazioni accorciate dei texani stiano iniziando a presentare il conto: tutto ciò si traduce in un parziale di 12-2 in uscita dagli spogliatoi, e l’inerzia tutta per quelli in casacca arancio. Macché… Contro-parziale di 12-0 ispirato dalla difesa e da un improvviso rallentamento degli avversari, capitalizzato dagli eccellenti Nene e Gordon che costringono al time-out Oklahoma. Ma nel pieno dello slancio il quarto fallo del centro brasiliano smorza l’entusiasmo di Houston, complice la serata storta di Capela, e l’andamento del match si conferma tra i più rapsodici possibili, mentre Harden persiste nel suo psicodramma litigando con ferri, avversari e cronometro, a differenza di un Westbrook insolitamente sotto controllo. Dopo un nervoso terzo periodo, la partita è ancora punto a punto, e continua ad essere un affare per i Rockets.

Houston con il quintetto piccolo che più piccolo non si può, il campo diventa interminabile e le sferzate di Beverley e Anderson mettono alle corde i Thunder, costretti a far durare ancora meno del solito la sosta in panchina di Westbrook, il cui rientro sommato a due schiaccioni di Grant ridà linfa vitale ai suoi. A metà quarto il compendio delle identità dei due go-to-guy: mentre ”Rusty” comincia il suo uno contro tutti, Harden intuisce che per far canestro si può aspettare e si concentra a innescare ripetutamente i compagni. D’Antoni sorprende tutti con l’hack-and-Roberson, pessimo tiratore di liberi, rischiando anche che spezzettando il ritmo il suo attacco perda di fluidità. La scelta paga e le brutali battaglie a rimbalzo premiano gli ospiti che, pur snaturandosi prendono un discreto vantaggio. La partita sale tremendamente di giri nel finale, si vedono corpi immolarsi per salvare possessi e una fisicità bestiale nei contatti. Da una parte Nene e dall’altra Oladipo si candidano ad eroi della serata, il primo con una costante presenza a rimbalzo e sugli scarichi, il secondo con una tripla da aspirante campione. Fin quando il #13, che mai come in questa partita si è fatto attendere, brucia la difesa di Oladipo con il jumper del +5 all’interno dell’ultimo minuto, dopo un attacco agli antipodi con il credo di Houston. Beverley difende sotto la casacca di Westbrook che fa finta di non accorgersene e lancia due aquiloni a fondo campo, salvato da una genialata di Adams che sbaglia di proposito un libero per prendere il rimbalzo e riaprire verso il suo condottiero che, in pieno delirio di onnipotenza, segna da 9 metri e riduce il distacco a un punto. Il finale è psicotico: Nene con l'”and one” quasi la vince, poi Adams col tap in riporta a -2 i suoi, ma il picco emotivo si ha quando Gordon sbaglia la rimessa e la deviazione dell’ubiquo Westbrook gli ricade in mano e gli vale il fallo subito e i due tiri liberi del successo.

MVP Basketinside.com: Impensabile non dare a uno tra Harden e Westbrook alla vigilia, ma di logico c’è stato poco o nulla in questa partita, decisa dalle doti di ”finalizzatore” (ma non solo quelle) di Nene Hilario, che chiude con uno storico 12 su 12 dal campo e una doppia-doppia decisiva.

Rockets (3-1): Anderson 9, Ariza 14, Capela 4, Beverley 6, Harden 16, Nene 28 (10 rimbalzi), Williams 18, Gordon 18.
Thunder (1-3): Gibson 6, Roberson 13, Adams 18, Westbrook 35 (14 assist, 14 rimbalzi), Oladipo 15, McDermott 5, Grant 10, Kanter 2, Cole, Abrines 5.

 

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