NBA Recap Inside: i Thunder dimezzano lo svantaggio, ma Houston sfiora lo sgambetto

NBA Recap Inside: i Thunder dimezzano lo svantaggio, ma Houston sfiora lo sgambetto

Andamento molto simile a gara 2, ma stavolta i Thunder riescono a conservare 2 dei tanti punti di vantaggio accumulati nel corso del match

di Domenico Laudando

Gara 3 (serie 1-2)

Houston Rockets @ Oklahoma City Thunder 113-115 (25-34; 58-65; 83-93)

In quello che era da considerarsi a tutti gli effetti l’ultimo treno per restare in scia nella serie, gli Oklahoma City Thunder vincono una gara dove avevano tutto da perdere, mostrando ancora gli inossidabili difetti e non modificando il loro canovaccio nelle fasi finali dei match laddove hanno rischiato di essere rimontati da una versione dei Rockets molto morbida soprattutto in partenza e al rientro dagli spogliatoi.

I Thunder, invece, mostravano la loro miglior faccia fin dalla palla a due, quella cattiva e risoluta nel seguire la strada tracciata dal proprio condottiero, un Russell Westbrook calato per lunga parte del match nel ruolo di playmaker giudizioso. A giovarne i vari Roberson (ancora tra i migliori) e Gibson che portavano rapidamente in doppia cifra il vantaggio dei padroni di casa. La pigra difesa dei Rockets veniva parzialmente compensata dai 5 assist del primo quarto di Harden e dall’ottima vena offensiva di Ryan Anderson, che preparavano la base solida per partire verso la solita rimonta. Coach Donovan stavolta sfruttava il vantaggio per raschiare il fondo della panchina, e la mossa pagava i suoi dividendi grazie all’aiuto offensivo di Cole e Abrines, e allo schieramento di un quintetto dove far sentire più importante Oladipo, autore di un ottimo secondo periodo. Roberson in difesa faceva un lavoro encomiabile per evitare che la palla finisse in mano al ”barba” fin dall’inizio dell’azione ed inibire il basket dei texani. Succedeva così che per lunghi tratti si giocasse un 4vs4 dove primeggiava la razza di purissimo attaccante di Lou Williams, letteralmente immarcabile. Il finale di tempo era botta e risposta tra le due stelle e accompagnava la partita all’intervallo con OKC davanti ma sempre col fiato sul collo di Houston.

Dopo un rientro shock degli ospiti, con un parziale di 9-0 nei primi 2 minuti del terzo quarto, Westbrook riprendeva a macinare il proprio gioco e a creare per sé stesso e per gli altri. A differenza delle prime due uscite, stavolta era l’attacco di Houston a risultare dipendente dalle giocate di un singolo giocatore, naturalmente Harden, e a testimoniarlo il fatto che, dopo i 5 assist in apertura, il #13 ne metterà a segno solo un altro. Solo quando anche Eric Gordon si iscriveva alla contesa i texani trovavano un po’ di respiro, presto mozzato dalle triple Abrines e McDermott che li ricacciavano a -10. Pat Beverley, complice il fatto che Westbrook avesse modificato il proprio gioco, era molto limitato e anzi deleterio in una serata offensiva da cancellare, ma a Houston non mancano di certo i giocatori con punti nelle mani e un classico parziale fulmineo firmato Gordon e Williams ricuciva lo strappo fino al -3 e ”tirava la volata” ad Harden. OKC iniziava ad essere sulle gambe e l’attacco era sempre meno fluido, mentre gli avversari salivano di giri ispirati da alcune prodezze del loro condottiero. Il campo di battaglia era pronto per la summa della faida Westbrook-Harden, laddove uno si costruiva il jumper dalla media, l’altro furbescamente lucrava tre liberi cogliendo in fallo Oladipo prima, forzando il pareggio con una tripla siderale poi. Ma, come spesso accade, per rompere l’equilibrio serve un evento fuori script, e a scriverlo ci pensava Steven Adams con un tap-in vincente a 30 secondi dall’ultima sirena, dopo un tiro corto di ”Rusty”. Per ben due volte Harden, per via anche della scarsa precisione ai liberi di Westbrook, aveva la palla per la vittorie ma i suoi due tentativi, seppur ben indirizzati, pativano della stanchezza e finivano sul primo ferro regalando ossigeno a degli affaticati Thunder, che quasi perdevano una partita che non si poteva perdere.

MVP Basketinside.com: A regime di tripla-doppa vi era arrivato già a metà terzo periodo, e proprio quest’anno non sono le statistiche a fargli difetto, ma è stato bello vedere Russell Westbrook nel massimo del controllo che riesce a permettersi, salvo poi ricadere un attimo nei vecchi errori sul finire della sfida. Ma Oklahoma City è il suo feudo, quando la squadra vince non si può non attribuirgli i meriti principali.

Rockets (2-1): Anderson 18, Ariza 7, Capela 5, Beverley 1, Harden 44, Nene 4, Gordon 12, Williams 22.
Thunder (1-2): Gibson 20, Roberson 12, Adams 4, Westbrook 32 (13 rimbalzi, 11 assist), Oladipo 12, Grant 6, McDermott 6, Kanter 10, Abrines 8, Cole 5.

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