NBA Recap Inside: La notte dei record (ma non ditelo a Memphis); Clippers e Warriors ancora imbattute

NBA Recap Inside: La notte dei record (ma non ditelo a Memphis); Clippers e Warriors ancora imbattute

Commenta per primo!

indianaexpress.com
Cleveland Cavaliers @ Philadelphia 76ers 107-100 (18-32; 49-54; 82-72) Il vero motivo d’interesse della sfida del Wells Fargo Center era legato alla possibilità per LeBron James di diventare il più giovane di sempre a toccare quota 25.000 punti in carriera, il settimo a riuscirci prima della fine della sua tredicesima stagione, il ventesimo assoluto. Aveva bisogno di 21 punti, ne mette a segno 22 con la schiacciata del record servitagli da Dellavedova, per molti aspetti l’anti-James che gli ha aperto l’ultima porta per entrare nelle leggenda, ed è un’immagine dal grosso valore simbolico. C’è stata anche una partita a Philadelphia, c’è stata per davvero, con i giovani e acerbi 76ers capaci di mettere a lungo alle corde i vincitori della Eastern Conference dell’anno passato. Al primo intervallo la truppa di coach Brown si porta sul + 14 grazie ad un parziale di 21-3 griffato Stauskas-Noel nella seconda metà del quarto. Cleveland fa fatica a rientrare nel punteggio e quella che doveva essere una comoda passeggiata si trasforma in una continua rincorsa, meglio per lo spettacolo. LeBron alza appena il suo livello di gioco e, nonostante gli sforzi dell’ottimo Jahill Okafor, questo basta a riportare a contatto i suoi sul finire del tempo, chiuso con Phila avanti di 5. La prassi vuole che le grandi squadre facciano la differenza al rientro dagli spogliatoi. Cleveland è una grande squadra e questa partita non fa eccezione: con la sapiente regia del 23, si mettono a produrre quelli del cast di supporto, in particolar modo Williams e Love, per un terzo parziale di efficienza offensiva e solidità difensiva che spedisce lontano i ragazzini terribili in casacca rossa. Con uno scarto che raggiunge anche i 20 punti a circa 6 minuti dall’ultima sirena, coach Blatt richiama i suoi titolari. Tutto il resto è tanto amato “garbage time”. Cavaliers (3-1): Love 15 (8 rimbalzi), James 22 (11 assist, 9 rimbalzi), Mozgov 6, Mo Williams 21, J.R. Smith, Varejao, Jefferson 7, T. Thompson 8 (9 rimbalzi), Cunningham 4, Dellavedova 12 (9 assist), Harris, J.Jones 12. 76ers (0-3): Covington 4, Noel 14, Okafor 24, Canaan 7, Stauskas 15, Holmes 4, Wood 5, Grant 7, McConnell 6 (12 assist), H. Thompson 12, Sampson 4. Key Stat: Non è stato un dominio e a certificarlo il fatto che Cleveland sia superiore in tutti i dati statistici, ma di poco. Importante tenere al 44% da due gli avversari (38/85). MVP: Come ti sbagli, LeBron James. Nella partita in cui taglia un importante traguardo personale è, oltre ai punti, il terzo periodo da direttore d’orchestra ad impressionare.
zimbio.com
Oklahoma City Thunder @ Houston Rockets 105-110 (26-21; 65-54; 79-82)  Per la serie ”c’eravamo tanto amati”, dopo la re-union LBJ-Wade-Bosh, è la volta del trio che ha portato OKC ad un soffio dal titolo nel 2012: è Harden (in maglia Rockets) contro Westbrook e Durant che ancora sono in casacca Thunder nell’ennesima capitolo di una ardua caccia al titolo. Si gioca al Toyota Center di Houston. Houston con Marcus Thornton in quintetto ed è proprio il giramondo della lega ad aprire le danze. I ritmi sono forsennati sin dalle prime battute, con i padroni di casa desiderosi di riscattare le prime, fallimentari uscite. I riflettori sono puntati su ”The Beard” che reagisce bene alla pressione con un ottimo inizio di partita che provoca l’allungo dei suoi fino al +6 di metà quarto, vanificato poi da un parziale di 12-2 con Westbrook subito protagonista. Il secondo periodo è pura febbre del lotto, con le squadre che sembrano rendere omaggio al buon vecchio Mike D’Antoni: quelli più bravi a questo gioco dovrebbero essere i texani, ma i Thunder hanno quei due che in termini di punti nelle mani non sono secondi a nessuno. Il parziale, che sia da una parte o dall’altra, e nell’aria. E lo firma KD con un enciclopedico finale di tempo offensivo, tamponato solo in parte da una tripla sulla sirena di Harden, dall’enorme importanza emotiva. Non è un caso che gli uomini di McHale rientrino carichi a mille dall’intervallo, soprattutto nella figura dei comprimari di lusso come Howard (partita solida) e Lawson, che per la prima volta è apparso parte integrante del gruppo. La rimonta è inesorabile e sul finire del quarto avviene anche il sorpasso, il miglior modo per entrare nel quarto e decisivo periodo. Westbrook giganteggia, Durant produce punti ma non sudore, tanto è ”facile” il suo gioco, Harden connette con un paio di disarmanti triple dal palleggio, e qualche nostalgico si chiede come abbiano fatto questi tre a non vincere l’anello quando giocavano nella stessa squadra. Volata lunghissima ed appassionante, con Houston sempre leggermente avanti, per la precisione di 3 sull’ultimo possesso offensivo di Oklahoma, con Westbrook che si vede negare dai ferri la tripla del pareggio, tap-out prezioso di Ibaka e Durant che, come Rose pochi giorni fa, spedisce il “clutch shot” a scuotere il tabellone. Prima gioia per i Rockets. Thunder (3-1): Ibaka 12 (14 rimbalzi), Durant 29, Adams 5, Westbrook 25 (11 assist, 8 rimbalzi), Roberson 7, Singler, Kanter 6 (12 rimbalzi), Augustin 12, Morrow, Waiters 9. Rockets (1-3): Ariza 9, Howard 16 (8 rimbalzi), Lawson 14 (11 assist), Harden 37, Thornton 12 (7 rimbalzi), Harrell, Capela 4, Beverley 6, Brewer 12. Key Stat: OKC perde malgrado il dominio a rimbalzo (55-34). A decidere il dato delle palle perse (12-24) e i tutto sommato digeribili 26 tiri di Harden. MVP: Lo attendevamo al varco, ha risposto da fuoriclasse: James Harden.
rantsports.com
San Antonio Spurs @ New York Knicks 94-84 (18-21; 47-35; 70-65) Le 953 vittorie di John Stockton con gli Utah Jazz cedono il passo al nostro caraibico preferito: con il successo sui Knicks, Tim Duncan diventa il giocatore ad aver vinto più partite con una sola maglia nella storia della lega (954-321). Non la più difficile, non la più facile (tanto l’espressione non cambia), ma una delle tante per ”Big Fundamental”, e c’è da scommettere che lui non l’abbia caricata più di tanto di significati. D’altronde ha sempre dimostrato scarso interesse per gli encomi individuali. Veniamo al match, questi Knicks di inizio stagione lasciano intravedere qualche bagliore e se ne accorgono gli Spurs che devono subito rincorrere grazie ad un Porzingis in grande spolvero. Duncan e Parker ricuciono lo strappo entro fine primo quarto, mentre Anthony inizia a scaldare i motori per il prosieguo del match. Rispetto al passato, quel che è certo è che Timmy non ha più il compito di sobbarcarsi il peso offensivo, e in questo il duo Leonard-Aldridge rappresentano due ottimi Atlante: grazie ai loro sforzi, e ad un attacco newyorchese totalmente impantanato, gli Spurs mettono a segno un parziale monstre di 20-4 nel cuore del secondo periodo, e chiudono il tempo con una doppia cifra di vantaggio. Il rookie lettone sta proprio bene in campo, ottima tecnica e ”highlight” annessi, come quando schiaccia sulla testa di Aldridge, solo un paio di volte viene portato a scuola dal 21, ma è certo che gli tornerà utile. San Antonio prova a gestire il vantaggio senza attingere a fondo nel serbatoio delle energie, ma i Knicks sono battaglieri e trovano il modo di arrivare all’ultimo intervallo sotto di soli 5 punti. Ci pensano Parker e Diaw, in tutta la loro eleganza, a dare lo scossone decisivo che fa cadere Anthony e soci, anche orfani di Porzingis nel finale, infortunatosi in un’azione dove ha letteralmente rischiato l’osso del collo, ma il tutto si risolve per il meglio. Si conclude così una normale partita di regular season, terreno fertile per celebrare la superstar più ”normale” di sempre. Spurs (3-1): Aldridge 19, Leonard 18 (14 rimbalzi), Duncan 16 (10 rimbalzi, 6 assist), Parker 16, Da. Green 4, West 2, K. Anderson, Butler, Marjanovic 1, Diaw 6, McCallum, Mills 5, Ginobili 7. Knicks (2-2): Porzingis 13 (14 rimbalzi), Anthony 19, Lopez 10, Calderon 6, Vujacic 2, Seraphin 2, D. Williams 6, O’Quinn 6, Thomas 2, Early, Galloway 6, Grant 12. Key Stat: Il 36% da 2 dei Knicks, contro il quasi 50% dei texani. MVP: Duncan ha già il record, quindi premio a Kawhi Leonard. Solita prestazione totale.   Memphis Grizzlies @ Golden State Warriors 69-119 (22-21; 34-53; 49-93): Grizzlies (2-2): Randolph 4, Gasol 13, Conley 10, Allen, Lee 6, Ja. Green 6, Je. Green 2, Wright 7, M. Barnes 9, R. Smith 5, Udrih, Adams 4, Carter 3. Peggior sconfitta di sempre per la franchigia. Warriors (4-0): H. Barnes 8, Dr. Green 11, Ezeli 11 (10 rimbalzi), Curry 30, K. Thompson 14, J. Thompson 2, McAdoo 9, Speights 4, Livingston 4, Clark 15, Barbosa 3, Iguodala 6, Rush 2.   Milwaukee Bucks @ Brooklyn Nets 103-96 (33-33; 59-48; 80-80) Bucks (1-3): Middleton 17, Antetokounmpo 21, Monroe 23 (13 rimbalzi), Carter-Williams 6, Bayless 26, Copeland, O’Bryant III 8, Mi. Plumlee 2, Vasquez. Nets (0-4): Young 13, Joe Johnson 14, Lopez 18, Jack 15, M. Brown 7, T. Robinson, Hollis-Jefferson, Bargnani 5, Larkin 10, Bogdanovic 14, Ellington.   Portland Trail Blazers @ Minnesota Timberwolves 106-101 (21-34; 53-53; 83-80) Trail Blazers (2-2): Leonard 4, Aminu 17, Ma. Plumlee 9, Lillard 34, McCollum 18, Ed Davis 7, Vonleh 5, Harkless 5, Crabbe 7. Timberwolves (2-1): Garnett, Prince 2, Towns 11, Rubio 12, Wiggins 16, Bjelica 5, Muhammad 9, Dieng 12, Lavine 10, Martin 24.   Phoenix Suns @ Los Angeles Clippers 96-102 (23-22; 39-48; 72-75) Suns (2-2): Mk. Morris 19, Tucker 6, Chandler 14 (17 rimbalzi), Bledsoe 16, Knight 12, Leuer 7, Teletovic, Warren 11, Len 2, Price 9, Weems. Clippers (4-0): Griffin 22 (10 rimbalzi), Stephenson 5, Jordan 7, Paul 17, Redick 10, Mbah a Moute, Pierce 7, Josh Smith 7, W. Johnson 9, Rivers 7, Crawford 11.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy