NBA Recap Inside: Pacers e Thunder fuori dai Playoffs, Spurs condannati al 6° posto

NBA Recap Inside: Pacers e Thunder fuori dai Playoffs, Spurs condannati al 6° posto

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Boston Celtics @ Milwaukee Bucks 105-100 (22-25, 49-45, 73-72) Partita senza particolari interessi per le due squadre (entrambe sicure rispettivamente di settimo e sesto posto) ma dal sapore particolare per noi italiani: c’è la prima presenza da titolare per Gigi Datome. Il Capitano della nostra Nazionale, dopo una tripla delle sue, viene sostituito per motivi difensivi (Middleton immarcabile nella prima frazione), per poi rientrare al termine della seconda. Le squadre rimangono punto a punto fino alla fine, con le seconde linee a giocare i minuti decisivi: è il momento di Datome, che dalla terza frazione prende pian piano familiarità col canestro sino al termine, in cui segna i 5 punti finali dei suoi, decisivi alla luce del risultato. Celtics (40-42): Datome 22, Jerebko e Olynyk 16, Sullinger 11. Bucks (41-41): Ilyasova 21, Middleton 18, Mayo 16, Ennis 11. Key Stat: Ben 13 triple contro 7 a segno a favore dei Celtics. MVP: Finalmente, Luigi Datome: 22 punti (career high, con 9/15 dal campo e 3/7 da tre punti), 3 rimbalzi, 2 assist una stoppata e una palla persa. I 5 punti finali e decisivi dei suoi li segna lui.   Oklahoma City Thunder @ Minnesota Timberwolves 138-113 (47-29, 76-54, 106-85) Solo una vittoria e una concomitante sconfitta dei Pelicans permetterebbe ai Thunder l’accesso ai Playoffs. Westbrook (23 punti nella sola prima frazione) e Waiters mettono subito le cose in chiaro, incanalando la gara su binari favorevoli sin dal primo quarto, con il solo Kevin Martin a opporre una flebile resistenza. Le attenzioni si rivolgono gradualmente a quello che accade a New Orleans, e nonostante il titolo di capocannoniere ufficialmente nelle mani di Russell Westbrook, i Thunder non raggiungono la post season dopo 5 anni a causa della vittoria dei Pelicans. Thunder (45-37): Westbrook 37, Waiters 33, Kanter 25, Collison 12. Timberwolves (16-66): Martin 29, Wiggins 23, Lavine 19 (13 assist) Brown 13, Onuaku 12. Key Stat: 64 punti nel pitturato per i Thunder, contro i 42 Wolves. MVP: Russell Westbrook ,37 punti (11 su 20 dal campo), 8 rimbalzi e 7 assist. Losing Factor: i Timberwolves subiscono 47 punti nel solo primo quarto.  
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San Antonio Spurs @ New Orleans Pelicans 103-108  (19-34, 47-63, 71-82) Smoothie King Centre tutto esaurito per spingere i Pelicans verso un’impresa titanica: battere i campioni in carica San Antonio Spurs e ottenere la prima apparizione alla post season. Davis e Evans sono ispiratissimi, e sulle ali di un parziale di 14-1 i padroni di casa si portano sul +15. Per gli Spurs, sono Parker e Diaw a segnare per mantenere gli ospiti in partita. Da metà terzo quarto incomincia la lenta risalita dei campioni in carica, ma Davis e compagni non si disuniscono e firmano l’impresa: Pelicans ai Playoffs, Thunder a casa. Spurs (55-27): Parker 23, Diaw 20, Duncan 15 (10 rimbalzi), Mills 15, Leonard 14 (10 rimbalzi). Pelicans (45-37): Davis 31, Evans 19 (11 assist), Gordon 14, Cole 13, Holiday 11. Key Stat: i Pelicans scappano nel primo quarto (+15) e non lasciano più il comando della gara. MVP: Anthony Davis, 31 punti, 13 rimbalzi e 3 stoppate per il leader di un bel gruppo ben allenato da Monty Williams. Losing Factor: Danny Green in 18 minuti non si prende neanche un tiro e chiude con 0 punti.   Orlando Magic @ Brooklyn Nets 88-101 (28-23, 52-48, 75-75) Solo una vittoria (e la sconfitta dei Pacers) per gli uomini di Coach Hollins può dare loro i Playoffs. Dopo una partenza incolore, a svegliare i padroni di casa è Bogdanovic dalla panchina. Nella quarta frazione i Nets prendono controllo della partita sfruttando la verve offensiva ritrovata dei suoi titolari, e vincono agevolmente l’incontro, in attesa del risultato dei Pacers. Magic (25-57): Vucevic 26 (11 rimbalzi), Oladipo 19. Nicholson 18. Nets  (38-44): Bogdanovic 28, Johnson e Young 16, Lopez 14, Williams 10. Key Stat: 60% ai liberi per i Nets, contro il 38% dei Magic. MVP: Bojan Bogdanovic, career high di 28 punti, con 12 su 17 dal campo (4 su 8 da 3 punti) Losing Factor: Elfryd Payton non preciso (1/5 dal campo per soli 2 punti).   Charlotte Hornets – Toronto Raptors 87-92 (20-25; 44-55; 67-78) I Raptors provano fino alla fine l’assalto al terzo posto trionfando sugli Hornets, ma la vittoria dei Bulls li relega al quarto. Dopo un primo quarto che si mantiene equilibrato, i Raptors scappano sulla doppia cifra di vantaggio con un buzzer di DeRozan a fine primo tempo. Al rientro dagli spogliatoi Toronto continua a condurre la gara mantenendo a distanza gli avversari, che sul finire del quarto periodo accennano una rimonta che non serve però a ribaltare il risultato. Hornets (33-49): Daniels 24, Walker 17, Henderson 15, Vonleh 9 (12 rimbalzi), Ma.Williams 8 Raptors (49-33): Lowry 26 (7 assist), Valanciunas 18, DeRozan 16 (6 assist), Ross 13, Vasquez 6 (6 assist) Key Stat: I Raptors hanno tirato poco meno del 50% dal campo, mentre gli Hornets solo col 42%. MVP: Kyle Lowry. Ha trascinato letteralmente i suoi alla vittoria bombardando il canestro avversario (6/9 da 3). Chiude alla fine con 26 punti, 4 rimbalzi e 7 assist tirando 8/15 dal campo.   Miami Heat – Philadelphia 76ers 105-101 (29-23; 64-46; 75-71) Gli Heat salutano la stagione 2014/15 con una vittoria sul campo dei 76ers, giocando con soli 6 giocatori. Il primo tempo è dominato dalla franchigia della Florida che, soprattutto nella seconda frazione di gioco, acquista un cospicuo margine di vantaggio (+21 al termine dei primi 24’). Al rientro dagli spogliatoi c’è la rimanta dei padroni di casa, che con un parziale di 11-25 riescono portarsi sul -4 per giocarsela fino alla fine. Nonostante gli sfrozi dei 76ers, gli Heat riescono a mantenere quel poco di vantaggio per portare a casa la doppia V. Heat (37-45): Beasley 34 (11 rimbalzi e 8 assist), Z.Dragic 22, Walker 21, Ennis 17 (12 rimbalzi e 6 assist), Johnson 11 (10 rimbalzi) Sixers (18-64): Samspon 22 (6 assist), Covington & Thompson 19, Robinson 13 (10 rimbalzi), Sims 10 (11 rimbalzi) Key Stat: Gli Heat hanno tiarato con il 39% dalla lunga distanza, mentre I Sixers con un esiguo 17%. MVP: Michael Beasley. Spoelstra lo tiene in campo per tutta la durata della gara e lui risponde con un’ottima prestazione e sfiorando la tripla doppia: 34 punti, 11 rimbalzi e 8 assist tirando 12/27 dal campo.  
CBS
Atlanta Hawks@ Chicago Bulls 85-91 (22-17, 49-42, 72-70) Sembrava sfumato il terzo seed per i Chicago Bulls quando Atlanta, guidata da Horford e dall’esplosività del rientrante Schroder (hanno ritrovato anche Millsap, sebbene non molto incisivo), quando Aaron Brooks è uscito dalla panchina. Chicago entra nel 3° periodo e subisce il parziale che porta gli ospiti sul 60-42, ma Brooks, in campo al posto di Rose, out nel secondo tempo per dolore al ginocchio a titolo di precauzione, ne segna 23 e tutto ad un tratto Chicago torna avanti. Gasol e Butler come sempre ci mettono il loro contributo e allora i Bulls si tengono il matchup contro Milwaukee con il 3° seed a Est. Hawks (60-22): Schroder 21, Horford 14, Teague, Carroll 10. Bulls (50-32): Brooks 23, Butler 21, Gasol 18 + 13 rimbalzi, Mirotic 11. Key Stat: nel 4° periodo i Bulls limitano Atlanta al 23.8% dal campo concedendo solo 13 punti e legittimando vittoria e seed. Brooks e Butler contribuiscono con 11 punti combinati, compresi i 2 liberi del +4 a 1 minuto e 40 secondi dalla fine firmati dalla guardia di Chicago. MVP: Nonostante l’ottima prova di Gasol il catalizzatore di questa vittoria si chiama Aaron Brooks, che segna 23 punti con il 44.4% dal campo portando energia agli uomini di Coach Thibodeau.   Portland Trail-Blazers@ Dallas Mavericks 98-114 (19-29, 52-56, 71-91) Dura 3 quarti la partita dei Blazers in quel di Dallas. Mavs che devono fare a meno di Parsons, mentre i Blazers ritrovano Aldridge ma rinunciano a Afflalo, Batum, Kaman, McCollum e Wright. Dallas parte subito forte grazie alle giocate di Ellis e  Nowitzki ma Aldridge (15 e 7 rimbalzi nel primo tempo) riporta i suoi sul -5, svantaggio che Portland avrà sino alla pausa lunga. Nowitzki e Ellis orchestrano il parziale di 15-0 che spegne definitivamente i Blazers e regala la vittoria ai Mavs che ora aspettano i Rockets di James Harden al primo turno dei Playoffs. Trail-Blazers (51-31): Aldridge 19, Lillard 17, Blake 14, Frazier 13 + 10 assist, Freeland 10. Mavericks (50-32): Chandler 22 + 15 rimbalzi, Nowitzki 16, Ellis 15, Felton 10. Key Stat: tutti i giocatori dei Mavs contribuiscono a un terzo quarto da 35 punti, in cui Rondo segna 7 dei suoi 9 punti totali e Jefferson, Chandler, Nowitzki e Ellis segnano tutti almeno 5 punti, tirando col 71% da 3 e mettendo la freccia su Portland. MVP: Un Tyson Chandler ancora decisivo totalizza 22 punti e 15 rimbalzi, annullando Lopez e terminando col botto una stagione giocata alla grande, giocatore totalmente diverso da quello visto in maglia Knicks. Importante anche il 12/15 dalla lunetta. Losing Factor: Robin Lopez in 20 minuti: 2 punti, 1 rimbalzo, -27 di plus/minus.   Utah Jazz@ Houston Rockets 91-117 (20-31, 35-65, 60-93) Harden totalizza una tripla doppia in 3 quarti di una partita senza storia praticamente dalla palla a 2 e festeggia la vittoria della division che li vedrà mantenere il 2° seed e incontrare i Mavericks ai Playoff. Il secondo quarto si chiude con Houston sul +30 grazie anche al contributo di Smith, Howard e Jones. Storia che cambia poco nel terzo periodo, dove i Rockets allargano addirittura la ferita inizialmente, chiudendo poi la frazione sul +33. L’ultimo quarto è normale amministrazione, cioè garbage time. Houston chiude una grande Regular Season e cerca di non ripetere gli errori della scorsa stagione nei Playoffs. Jazz (38-44): Cotton 14, Johnson 13, Evans, Hood 10. Rockets (56-26): Harden 16 + 10 assist +11 rimbalzi, Jones 15, Howard, Brewer 14, Smith 13. MVP: stagione da MVP quella del Barba Harden, che segna una tripla doppia in meno di 30’. Serata al tiro storta e 6 turnover macchiano la quarta tripla doppia stagionale del Barba (massimo da Olajuwon)a coronamento di un’annata in cui, nonostante il lungo infortunio di Howard, James Harden ha tenuto Houston a livelli altissimi, mettendoli in posizione di guadagnare la 2° piazza una volta che il suo centro si è rimesso. Solo Curry può togliere il titolo di MVP a questo Harden.   Detroit Pistons @ New York Knicks 112-90 (34-25, 21-21, 29-24, 28-20) Nello scontro tra poveri al Madison Square Garden, sono i meno derelitti a uscire vincitori. I Pistons regolano la gara andando avanti sin dal primo possesso e raggiungendo una decina di punti di vantaggio già nel primo periodo, per poi dilagare nel secondo tempo dopo un pallido tentativo di rimonta dei Knicks. Ben 7 i Pistons in doppia cifra, contro i 2 degli avversari. Si chiude così una stagione con alti e bassi per Detroit (iniziata con 5-23 e chiusa con un 32-50 totale, miglior record dal 2009) e una a dir poco disastrosa per New York: peggior record ogni epoca della franchigia (17-65) e secondo peggiore della stagione 2014/15. Per i fan della Grande Mela c’è solo da sperare nel Draft e nella ricostruzione, viste le voci che chiamerebbero già qualche free agent di spicco nella città che non dorme mai. Pistons (32-50): Jackson 24 (11 assist), Drummond 17 (12 rimbalzi), Caldweell-Pope 17. Knicks (17-65): Hardaway Jr. 25, Aldrich 24 (15 rimbalzi), Smith 9. Key stat: Come al solito, quando ci sono i Knicks in campo c’è l’imbarazzo della scelta: stavolta andiamo con le 20 palle perse dei padroni di casa e il 50.6% dal campo concesso ai Pistons. MVP: Reggie Jackson. Ennesima doppia doppia dell’uomo di Pordenone, che stavolta tira anche bene dal campo (9/16). Dicevamo della stagione così così di Detroit, che però può gongolarsi pensando che se tutto andrà bene, l’anno prossimo avrà una coppia di guardie da fuoco e fiamme con lui e Jennings.  
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Washington Wizards @ Cleveland Cavaliers 108-113 OT (28-20, 28-33, 23-21, 22-27, 7-12) Gara senza alcuna velleità di classifica per le due compagini, che pur lasciando ampio spazio alle riserve, non lesinano in spettacolo. Sotto di 12 verso la fine del secondo periodo, i Cavs si affidano a Love per rientrare sul -3 all’intervallo lungo. Dopo un terzo quarto senza particolari scossoni, all’inizio degli ultimi 12 minuti i padroni di casa provano l’allungo decisivo, portandosi a +9; ma i Wizards non si arrendono e raggiungono la parità a 7.2 secondi dal termine con un canestro di Blair. Nel tempo supplementare Haywood segna un jumper dalla media per il +1 Cavaliers a 10.1 secondi dalla sirena, che risulta decisivo con la rubata e la schiacciata in contropiede di Marion. Scavigliata nel terzo periodo per Otto Porter, che però non sembra dover inficiare la sua presenza ai playoff prossimi venturi. Wizards (46-36): Webster 20, Butler 17 (7 rimbalzi), Sessions 14 (6 assist), Seraphin 12 (12 rimbalzi). Cavs (53-29): Love 19, Dellavedova 18 (12 assist), Shumpert 18. Key stat: Mortifera Cleveland dalla lunga distanza: 16/30 totale da oltre l’arco, e per il terzetto Love-Shumpert-Dellavedova i conti dicono 12/16. MVP: Shawn Marion. Non ce ne voglia Kevin Love, finalmente protagonista con 19 punti in 18 minuti, ma nella sua ultima gara di stagione regolare in carriera Marion ha tirato fuori dal cilindro la giocata difensiva che ha chiuso la tenzone a fine overtime.   Indiana Pacers @ Memphis Grizzlies 83-95 (24-22, 41-54, 61-73) Sconfitta dolorosissima per Indiana, che deve rinunciare ai Playoffs proprio in extremis, a favore dei Nets. Indiana parte bene al FedEx Forum, ma un Gasol in stato di grazia (19 punti per lui solo nei primi due quarti) guida l’allungo Grizzlies e all’intervallo lungo i suoi sono sopra di 13 lunghezze. Nel terzo quarto i soliti Hill e Miles provano a riportare sotto Indiana, ma Z-Bo e Marc dominano nel pitturato; le speranze finiscono definitivamente quando Paul George deve essere portato via dal campo a braccia, per un sospetto infortunio al ginocchio sinistro (quello della gamba sana). Memphis riesce così a conquistare per il quinto anno consecutivo i Playoffs, attendendo il primo turno i Blazers; niente da fare per i Pacers, che sperano in buone notizie dall’infermeria e possono già pensare al Draft di giugno. Pacers (38-44): Miles 26, Hill 20, Stuckey 11 Memphis (55-27): Gasol 33 (13 rimbalzi), Randolph 18, Green 14 MVP: Career High in stagione regolare per Marc, che si conferma letale nel pitturato: per lui 33 punti (19 solo nei primi due quarti) e 13 rimbalzi. Con questo Gasol, Memphis potrebbe non accontentarsi delle Semifinali di Conference.   Denver Nuggets @ Golden State Warriors 126-133 (23-35, 67-71, 100-100) Ritmi altissimi e grande spazio alle panchine per l’ultima gara di regular season tra Nuggets e Warriors: l’intero quintetto titolare dei padroni di casa, eccetto Barnes, è rimasto infatti a guardare da bordocampo negli ultimi due quarti della gara. La gara in sé rimane poco più di una passerella finale per entrambe le squadre, che regalano pochi sussulti ai tifosi: nei minuti finali emerge la maggiore voglia di figurare bene dei ragazzi di Kerr davanti al loro pubblico e i californiani chiudono sul +7 finale. Ora Golden State, forte del miglior record NBA, affronterà i Pelicans, mentre per i Nuggets si chiude qui una stagione molto complicata, con scelte importanti da compiere in estate. Nuggets (30-52): Gallinari 18, Chandler 18, Nurkic 17, E. Green  17 Warriors (67-15): Thompson 25, Speights 17, Holiday 14   Sacramento Kings @ Los Angeles Lakers 122-99 (33-23, 67-53, 96-77) Passerella finale allo Staples Center per Kings e Lakers, che un tempo si contendevano l’accesso alle Finals, mentre ora salutano tristemente anzitempo i propri fan. La figura peggiore la fanno i gialloviola, che chiudono con una sconfitta davanti al loro pubblico una stagione disastrosa (la peggiore della storia), con il solo Jabari Brown che prova a metterci l’orgoglio, segnando 19 punti nel solo terzo quarto; i Kings si affidano a Williams e McLemore e vincono in scioltezza, chiudendo la travagliata annata con una W. Kings (29-53): McLemore 24, Willams 22, McCallum 19 Lakers (21-61):  Brown 32, Blue 15, Kelly 12, Hill 12 MVP:  Ben McLemore conduce i suoi nell’ultima partita di Regular Season con 24 punti, 4 rimbalzi e 6 assist; lo spot di guardia per il prossimo anno sembra poter essere ancora suo, con Stauskas che però scalpita nelle retrovie.  

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