NBA Recap Inside: Philly impegna Cleveland, ma non basta; bene Rockets e Lakers mentre i Clippers crollano a Indianapolis

NBA Recap Inside: Philly impegna Cleveland, ma non basta; bene Rockets e Lakers mentre i Clippers crollano a Indianapolis

Non sono mancate le sorprese nelle 8 partite della domenica NBA

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Partite clou

Cleveland Cavaliers @ Philadelphia 76ers 112-108 (24-30; 52-58; 77-81)

Pronti, via: 10-2. Ipotizzabile quando in campo si ritrovano i campioni NBA in carica e una squadra, ancorché futuribile, che naviga nei bassifondi del lega. Peccato che il 10-2 di benvenuto al Wells Fargo Center l’avevano rifilato i Sixers ai Cavaliers, e tanti saluti alle facili conclusioni. Di semplice nella vittoria di Cleveland vi è stato poco, anche perché le vorticose rotazioni di coach Brown han fatto sì che un quintetto sempre fresco si contrapponesse alle stelle degli ospiti dall’alto minutaggio. Probabilmente non fossero stati costretti a centellinare il minutaggio di Embiid poteva finire diversamente per i Sixers, ma LeBron e soci non si sono certo fatti impietosire. Di fatto il vantaggio di Philly è stato eroso pian piano, con i big three che si sono divisi i quarti; Love a ispirare la rimonta nel primo, LeBron forte nei quarti centrali e Irving inarrestabile nel finale con 19 punti negli ultimi 12 minuti. Il primo vantaggio della partita per la squadra di coach Lue è arrivato a inizio quarto periodo, a testimonianza della caparbietà degli avversari, ma da lì in poi non c’è stata più storia, con i soliti James e Irving a porre la pietra tombale sulla partita con un paio di giocate in penetrazione.

Cavaliers (13-2): Love 25 (11 rimbalzi), T. Thompson 12 (12 rimbalzi), James 26 (13 assist, 10 rimbalzi), Irving 39, Smith, Jefferson 2, Liggins, Jones 6, Dunleavy 2.
76ers (4-13): Ilyasova 10, Covington 8, Embiid 22, Rodriguez 12, Henderson 13, Okafor 14, Saric 10, H. Thompson 3, McConnell 2, Bayless, Stauskas 11.

MVP: Continua la sfida a distanza a suon di triple-doppie tra LeBron James e Russell Westbrook, con il primo che si è ripreso la sesta posizione solitaria nella classifica all-time dopo la prestazione di Philadelphia.

 

spin.ph

Los Angeles Clippers @ Indiana Pacers 70-91 (20-23; 40-50; 58-76)

I Pacers, nel tentativo di calarsi in una filosofia di basket più moderna (con risultati alterni), nell’ultimo periodo che, per natura loro, la propria forza deriva dalla difesa: ed è proprio grazie a questa che hanno potuto avere la meglio sulla miglior squadra di questo inizio di stagione nella lega. Limitare a 70 punti segnati l’attavvo dei Clippers costituisce impresa di cui tener conto, anche se gli avversari c’hanno messo del loro giocando sotto ritmo tutto il tempo e sparacchiando dalla lunga distanza col 16 %, e dimostrando di non aver assorbito la batosta di Detroit. La disfunzionalità di Indiana è apparsa come un ricordo grazie anche alla compattezza necessaria per superare l’assenza della stella Paul George, circostanze che, come spesso accade, fanno tirare fuori il meglio dal resto del gruppo. In particolar modo lo sforzo nel secondo tempo è stato rimarchevole, con L.A. tenuta a soli 30 punti segnati e il sangue giovane di Turner e Robinson III a trascinare l’attacco. I Clippers si leccano le ferite, mentre quando si parla di Pacers non si sa mai in quale stato emotivo si presenteranno alla prossima, ma almeno ora hanno tracciato una via.

Clippers (14-4): Mbah a Moute 5, Griffin 16, Jordan 8 (14 rimbalzi), Paul 13, Redick 5, Bass, Johnson 2, Speights 2, Rivers 7, Felton, Crawford 12.
Pacers (9-9): T. Young 11, Turner 17 (12 rimbalzi), Teague 7 (10 assist), Ellis 5, Robinson III 17, Allen, Niang, Jefferson 16, Brooks 6, J. Young, Stuckey 12.

MVP: Difficile eleggere un giocatore tra i Pacers, talmente difficile che il loro allenatore deve averla preparata alla perfezione. Coach Nate McMillan è il primo ad aver costretto i Clippers di Rivers sotto a quota 80 punti, e solo per questo merita il premio.

 

sanluisbispo.com

Houston Rockets @ Portland Trail Blazers 130-114 (35-35; 65-62; 96-93)

Avranno pensato a Portland: ”Già il momento è quello che è, poi ci mandate pure questo”. Sì, perché James Harden, alla guida dei suoi Rockets, ha infierito sulle debolezze difensive dei Blazers fino a maturare numeri da capogiro a fine partita. Il più prode compagna del ”Barba” è stato Eric Gordon con 26 punti mentre, dall’altra parte, a nulla sono valsi gli sforzi offensivi dei soliti McCollum e Lillard, che avevano ricucito il gap fino al -4 del 100-104, salvo poi crollare sotto un parziale di 26-14. Portland è alla sesta sconfitta nelle ultime 8 partite, un’improvvisa involuzione per una squadra che sembrava stesse dando continuità con le prime performance a quanto (tanto) di buono aveva mostrato la stagione passata. Al contrario, Houston è una squadra in salute, con un’inaspettata solidità nel frontcourt grazie all’esplosione di Capela, e in grado di travolgere gli avversari nei momenti in cui accelera, anche se il rischio deragliamento è sempre dietro l’angolo.

Rockets (11-6): Anderson 14, Ariza 18, Capela 21, Harden 38 (10 assist), Beverley 1, Dekker 4, Brewer, Nene 8, Gordon 26.
Trail Blazers (9-10): Davis 7, Harkless 18, Plumlee 11, Lillard 27, McCollum 28, Leonard 2, Layman, Napier, Turner 15, Crabbe 6.

MVP: Il miglior playmaker della lega, ad oggi, non lo fa di professione. Ma, di fronte alle prove di James Harden, è facile dimenticarsi dell’esistenza della divisione per ruoli.

thestate.com

Atlanta Hawks @ Los Angeles Lakers 94-109 (32-21; 48-56; 77-84)

C’è ben poco in questi Lakers che ricorda l’esperienza di Dwight Howard in terra californiana: quella squadra aveva forse il maggior starpower che si ricordi dopo gli attuali Thunder, la cui luce celava, però, fratture interne insanabili, di cui Howard era tra i principali additati. Questa versione dei giallo-viola è di tutt’altra natura, un manipolo di giovani con una guida tecnica fruibile e coerente…che stanotte ha spazzato via gli Hawks di ”Superman”. Lo Staples ha tributato il solito trattamento all’ex centro, ma il rancore ha presto lasciato spazio all’ammirazione per i propri, autori di una prestazione brillante, soprattutto grazie alle seconde linee, capaci di riprendere e sorpassare gli avversari protagonisti di una partenza veloce. Il miglior marcatore è stato l’altro ex di giornata Lou Williams, serio candidato al premio di sesto uomo dell’anno, che si è preso la leadership in contumacia Randle e Russell, portando i suoi al record pari. Dal canto suo, Atlanta ha sbagliato i quarti pari, palesando una penuria di soluzioni offensive, il che si traduce nella quinta sconfitta nelle ultime 6 partite.

Hawks (10-7): Millsap 9, Bazemore 21, Howard 19, Schroder 11, Korver 10, Kelly, Muscala 10, Bembry 1, Prince, Sefolosha 2, Delaney 4, Hardaway Jr. 7.
Lakers (9-9): Robinson 9, Deng 4, Mozgov 5, Calderon 9, Young 17, Nance jr. 12 (10 rimbalzi), Ingram 7, Black 7, Clarkson 18, Huertas, Williams 21.

MVP: Titolare mascherato da riserva, Lou Williams sta vivendo l’età della maturità cestistica e, insieme a un backcourt di pazzi con Young e Clarkson, ha usato con maestria il timone affidatogli.

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