NBA Recap Inside: San Antonio spaventa Golden State, ma gli Warriors sanno solo vincere

NBA Recap Inside: San Antonio spaventa Golden State, ma gli Warriors sanno solo vincere

San Antonio porta a scuola per un tempo Golden State, poi Leonard si fa male e gli Warriors si ricordano chi è che comanda ad ovest

Gara 1 (serie 1-0)

San Antonio Spurs @ Golden State Warriors 111-113 (30-16; 62-42; 90-81)

Al grande assente di questa serie per San Antonio, Tony Parker, fa da contraltare la defezione di coach Kerr, impossibilitato a guidare i suoi dalla panchina per i persistenti problemi alla schiena: lo sostituisce Mike Brown.

Patty Mills in quintetto ed è subito frenesia e questo dovrebbe favorire Golden State, ma il grande lavoro delle due torri in neroargento vale il 5-0 iniziale per gli ospiti. Un’inezia per un attacco come quello dei californiani, che alzano immediatamente i decibel in difesa e costruiscono il contro-parziale su rubate e transizioni veloci, nonostante qualche forzatura da parte di KD, a cui chiaramente vengono affidate le chiavi dell’attacco nei primi possessi. In quanto a esecuzione primeggiano gli Spurs, con l’alto-basso migliore della lega mostrato dal duo Aldridge-Gasol, mentre Golden State si infila in situazioni di gioco rotto, grazie anche a un Leonard silente in attacco ma ubiquo in difesa. Diabolici gli Spurs ad emulsionare il dirompente liquido dei Warriors spezzettando i ritmi stavolta prendendosi vari secondi prima di entrare nel gioco offensivo: Golden State spalle al muro a fine primo quarto, chiuso sotto di 14 punti. La notizia principale sta nelle pessime spaziature dei padroni di casa, che sembrano difettare in comunicazione in entrambe le metà campo, tutto il contrario della granitica compattezza dei texani, che toccano il +25 dopo che Leonard e Ginobili irrompono nella partita con un paio di prodezze a testa. L’unica sbavatura del primo tempo di San Antonio, una riapertura improvvida di David Lee, costa la prima tripla di partita per i Warriors, firmata Steph Curry, che riporta i suoi a -14. Ma nulla scompone gli Spurs che escludono totalmente dalla partita Green e Thompson e ritornano a 20 punti di vantaggio con la tripla perfettamente costruita, come tutto il resto dei primi 24′, di Danny Green.

Esaltante Curry contro Leonard al rientro dagli spogliatoi, e tanta paura per l’MVP delle Finals 2014 quando è costretto ad uscire per il riacutizzarsi del problema alla caviglia sinistra. Tre triple in tre minuti per l’unico splash brother degno di questo nome in serata, mentre si autoinvita alla festa un puntuale Jonathon Simmons. Un ennesimo pessimo atterraggio per Kawhi lo costringe ad abbandonare il campo, ed è il modo peggiore per lui e per gli amanti di questo incredibile spettacolo che si interrompa per una fatalità. La partita vira emotivamente: Draymond Green trabocca di intensità, Curry opera nella sua personalissima dimensione e gli Warriors si issano a -7 con un parziale mortifero di 16-3 con una vita da giocare. San Antonio si smarrisce senza il suo go-to-guy, ma un Ginobili commovente si sobbarca l’intera squadra sulle spalle sia in difesa che in attacco. Gli argini si rompono e l’impressione che da Golden State è quella di poter dilagare in tempi brevi quando la naturalezza di Curry si sposa con l’intensità di Pachulia, lo Zenit e il Nadir di quelli della baia danzano insieme e li rendono la macchina invincibile che tutti riconoscono. Ma gli altri sono gli Spurs, e dal nulla spunta Kyle Anderson a donare ossigeno ai suoi con le giocate che valgono il +9 di fine terzo periodo.

Brown dimostra a sua volta di saper raschiare la panchina grazie alla tripla a freddo di Ian Clark, mentre San Antonio sopravvive al di sopra dei propri limiti con i giovani che si travestono da veterani. Aldridge sporca però la sua partita nel momento peggiore, quello in cui Durant sale di giri e rosicchia ancora un po’ del vantaggio ormai esiguo degli ospiti. Solo il coraggio di Murray tira fuori per un attimo dalle sabbie mobili l’attacco neroargento, ancor più in difficoltà se messo in relazione alla vulcanica intensità di Golden State, che dimostra di avere tanta benzina nel finale ma non freddezza dall’arco quando Thompson fallisce la tripla del sorpasso con metri di spazio a 2 minuti dalla fine. San Antonio perde il controllo dei tabelloni e dalle seconde chance arrivano i canestri più importanti della partita, e il ”colpevole” è fin troppo facile da individuare in Steph Curry, mentre gli Spurs giungono alla pura improvvisazione. Il back door di grande intelligenza cestistica del #30 da il +5 nell’ultimo minuto, ma l’eroe da Bahia Blanca intima ai suoi di sputare sangue fino all’ultimo e inchioda la schiacciata in penetrazione, seguita da due liberi di Mills. Un floater baciato da ferri e tabelloni di Curry restituisce il +3, e la palpitante ultima azione porta prima Aldridge fallire la tripla del pareggio dall’angolo, poi Mills subisce fallo a rimbalzo e sbaglia di proposito il secondo tiro libero per scatenare la lotta sotto le plance, che però premia gli Warriors, che sopravvivono ad un’incredibile battaglia, il tipo di vittoria che mancava loro in questa postseason.

MVP Basketinside.com: Poco da discutere, a un certo punto Steph Curry ha proprio deciso di vincerla, e l’ha fatta con un pazzesco secondo tempo da 29 punti.

Spurs (0-1): Aldridge 28, Leonard 26, Gasol 5, Mills 5, Da. Green 8, Lee, Bertans, Murray 6, Ginobili 17, Simmons 12, Anderson 4.
Warriors (1-0): Dr. Green 9, Durant 34, Pachulia 11, Curry 40, Thompson 6, West 1, Barnes 2, Iguodala 2, McGee 1, Livingston 4, Clark 3.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy