NBA Recap Inside: Winning 11th col brivido per i Warriors, doppio OT a Milwaukee, ai Mavs il derby texano

NBA Recap Inside: Winning 11th col brivido per i Warriors, doppio OT a Milwaukee, ai Mavs il derby texano

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freep.com
Detroit Pistons @ Los Angeles Clippers 96-101 (28-25; 60-51; 80-81) La NBA, rappresentata in quest’occasione dallo Staples Center, ci tiene a far sentire la sua vicinanza alla Francia scossa dalla tremenda serata del 14 novembre, e così fa risuonare ”La Marsigliese” nell’impianto. Un piccolo, doveroso gesto di una lega tanto imponente quanto microscopica di fronte a questo tipo di eventi. Ma il basket deve comportarsi da basket e così, poco dopo, scendono in campo Los Angeles Clippers e Detroit Pistons, nel match d’apertura del turno odierno. Sebbene Los Angeles sia orfana del faro Chris Paul e del suo tiratore scelto J.J. Redick, non mancano di certo i motivi d’interesse per assistere alla sfida, primo tra tutti lo scontro tra i due centroni DeAndre Jordan e Andre Drummond, a decretare chi sia, al momento, il rimbalzista alfa dominante. Entrambe reduci da due sconfitte in fila, una delle due squadre avrà invertito il trend alla fine delle ostilità. Partenza lanciata della squadra ospite che grazie alla produzione offensiva di Jackson e Ilyasova si ritrova con un vantaggio in doppia cifra contro dei frastornati Clippers. La coppia turco-americana farà registrare un propulsivo 5/5 dal perimetro che viene però vanificato da una deficitaria seconda parte di periodo in cui gli uomini di coach Rivers, sospinti dalla buona vena di Jamal Crawford dopo il più classico dei timeout rigeneratori, si rimettono in carreggiata al punto di giungere al -3 di fine quarto, dopo un parziale di 11-3. A causa delle corte rotazioni per via delle già citate assenze in casa Clippers, però, anche la modesta panchina dei Pistons si tramuta in un fattore capace di creare un break ad inizio secondo periodo (16-2), con a segno tutte le riserve entrate in corso d’opera, da Stanley Johnson a Baynes, da Blake a Tolliver. Appare chiaro come, in contumacia Paul, quelli che solitamente sono i suoi immediati subordinati siano chiamati agli straordinari: Crawford e Griffin si presentano alla partita e la riportano sui binari dell’equilibrio con il -9 all’intervallo lungo, mentre Drummond si è già tolto il pensiero della nona doppia-doppia stagionale (in 9 partite). Al ritorno dagli spogliatoi i go-to-guys di serata in casacca bianca sanno che bisogna ricucire lo strappo prima che le energie scarseggino. Detto fatto: Griifin e Crawford mettono insieme 27 dei 30 punti della squadra nel quarto, con un’idea di attacco deontologicamente pessima, con Jamal principale colpevole, ma che nel breve periodo qualche vantaggio lo porta. Si entra nel quarto decisivo in sostanziale parità, dopo 36 minuti caratterizzati da parziali e contro-parziali. L’attacco di Detroit sembra aver smarrito la strada, e lo conferma col passare dei minuti quando tenta di appoggiarsi a Drummond levando ulteriore ritmo. Il problema è che il ritmo lo perdono anche i Clippers, difatti per vedere il primo canestro dal campo del quarto periodo bisogna attendere 4 minuti buoni. Lo stesso Griffin s’incaponisce nel voler sfidare il pivot avversario nei pressi del ferro, con risultati dannosi per sé e per i suoi compagni, ma più avanti nella partita dimostrerà di aver imparato la lezione: il 32 capisce che è il momento di fidarsi del suo piazzato e si convince ad ”aprirsi” dopo il blocco per connettere con tre long two, tra cui uno fondamentale per il +3 a 17 secondi dalla sirena. I Pistons hanno l’occasione di prolungare la sfida al supplementare ma il tentativo di Caldwell-Pope manca di parecchio il bersaglio. Vittoria preziosa per i ”velieri”, come tali vanno considerate quelle che arrivano senza CP3. Per la squadra di Motor City invece, il rammarico per aver perso una ghiotta occasione, complice la miseria dei 36 punti segnati nel secondo tempo e il mancato apporto di Marcus Morris, uno dei principali realizzatori della squadra in questo inizio di stagione. Pistons (5-4): Mc. Morris 6, Ilyasova 20, Drummond 18 (19 rimbalzi), R. Jackson 20, Caldwell-Pope 10, Baynes 6, S. Johnson 9, Tolliver 5, Blake 2. Clippers (6-4): Griffin 34 (9 assist, 8 rimbalzi), Pierce 3, Jordan 10 (16 rimbalzi), Crawford 37 (8 assist), Rivers 13, Josh Smith 4, Mbah a Moute, Prigioni, Stephenson, W. Johnson. Key Stat: Il 23-15 negli assist per i Clippers. Non una differenza abissale ma senza il loro play titolare rischiavano di andar sotto in questo dato statistico. MVP: Meriterebbero in due, ma il clutch shot del +3 fa pendere la bilancia dalla parte di Blake Griffin.
bleacherreport.com
Cleveland Cavaliers @ Milwaukee Bucks 2OT 105-108 (23-23; 44-50; 61-70; 88-88; 96-96) Il presente e il futuro della Eastern Conference incrociano le loro strade al Bradley Center di Milwaukee, e il prodotto risulta essere davvero eccellente. I Bucks arrivano a questa sfida con l’iniezione di fiducia delle 4 vittorie nelle ultime 6 partite e, dopo un balbettante inizio di stagione, sembrano essere vicini a trovare la quadra. I Cavaliers dal canto loro giungono alla palla a due forti dei loro 8 successi consecutivi, e navigano tranquilli nelle zone alte della classifica, nonostante la presenza di alcuni acciacchi nei giocatori-chiave, LeBron James su tutti coi suoi guai alla schiena. Si parte su ritmi non esasperati con nessuna delle due squadre capace di prendere un vantaggio degno di nota, con gli ospiti capitanati da un Kevin Love autore di 12 punti nel quarto d’apertura. Milwaukee risponde con una produzione di squadra: nei 10 iniziali minuti vanno i Bucks vanno a segno con ben 7 giocatori diversi. La partita non si spacca e la sensazione è che si stia assistendo ad una lunga fase preparatoria per la volata finale. Nel secondo periodo è Bayless ha profondere un sensibile sforzo offensivo, ma gli uomini di coach Blatt restano a contatto, perdendo di un minimo la scia solo nel finale, con il -6 all’intervallo. Evidentemente i quarti dispari sono il terreno fertile per Love, che dissemina 7 punti nelle battute iniziali del terzo periodo e riporta i suoi a -1. In una partita dove si segna poco, queste fiammate individuali possono provocare parziali importanti, ma da sole non bastano contro una difesa ben preparata come quella di coach Kidd che, seppur faticando in attacco, ammira i suoi riprovare a scappare fino al +9, ancora grazie ad uno sforzo d’insieme. Tutto quello che il confronto ha negato in termini di emozioni nei primi 36 minuti, lo restituisce nelle fasi finali, e anzi si dimostra più generoso del previsto. Cleveland è costretta a rincorrere per l’intera durata del quarto periodo, con Middleton e soci convinti nel rintuzzare ogni tentativo d’aggancio, prima di fare i conti con la volontà reale del ”23”, che a 16 secondi dal termine inchioda la schiacciata del pareggio a quota 88. Bayless va fuori misura con l’ultimo tentativo e si rassegna a vivere con i compagni almeno altri 5 minuti di battaglia. Caerter-Williams si candida a protagonista nel supplementare ma LeBron lo riacciuffa. Il match non si fa mancare proprio niente, compresa una controversia arbitrale con uno della terna che si fa scappare un fischio interrompendo un’azione di ripartenza veloce dei Cavaliers con 7 secondi sul cronometro della partita, dopo che James aveva stoppato Bayless. Si riparte da un timeout, ma l’attacco disegnato dagli ospiti si concretizza in una tripla di LeBron sulla sirena che accarezza appena il primo ferro: si va al secondo overtime. Qui diventa un monologo dei ”cervi” che prima reagiscono con Middleton ad una tripla avversaria, dopodiché prendono il largo sopperendo in maniera esemplare all’uscita per falli di Antetokounmpo. Il canestro dalla lunga di Vasquez mette definitivamente in ginocchio Cleveland, con ”il prescelto” che non mette a referto punti negli ultimi 3 minuti della disputa. Se lo spettacolo è quello proposto in questa occasione, la speranza è nel vederle cimentarsi in una serie playoff nella stagione primaverile. Cavaliers (8-2): Love 24 (14 rimbalzi), James 37 (12 rimbalzi), Mozgov 8, Mo Williams 4, J.R. Smith 10, Varejao 2, Jefferson 14, T. Thompson 6, Cunningham, Dellavedova, J. Jones. Bucks (5-5): Antetokounmpo 16 (11 rimbalzi), Parker 12, Monroe 16 (17 rimbalzi), Carter-Williams 17, Middleton 11, Henson 6, O’Bryant III, Mi. Plumlee, Bayless 17, Vasquez 13. Key Stat: Il 63% dalla lunetta di Cleveland (LBJ 6/12). Menzione per i 36 punti della panchina per i Bucks. MVP: Tanti candidati tra i biancoverdi, ma a sparigliare è stata la prova di Jerryd Bayless: grande agonista e artefice principale delle difficoltà finali di Lebron.
nba.com
Brooklyn Nets @ Golden State Warriors OT 107-99 (36-21; 54-52; 77-70; 97-97) Reduce dalla decima W consecutiva, Golden State ospita i Brooklyn Nets alla Oracle Arena, in una di quelle sfide dove non sembra esserci niente che possa andare storto. Qualche segnale nella mattinata americana era però arrivato, visto che la guardia Klay Thompson s’era fermato a causa di dolori alla schiena. La condizione dei Nets non lasciava, però, presupporre che questa defezione potesse in alcun modo incidere sull’andamento della gara. La squadra di coach Hollins ha una sola vittoria in stagione ed è ben lontana dal trasmettere la sensazione di sistema ben strutturato dalle solide fondamenta. Con Rush in quintetto per Thompson, il primo quarto dimostra come i primi nemici dei Warriors possano essere i Warriors stessi: i californiani di fatto regalano il quarto agli avversari, con scellerate scelte difensive ed attacchi svogliate e sotto ritmo. Brooklyn è comunque reattiva ad approfittarne trovando in Thaddeus Young il proprio alfiere con 12 punti sul tabellino. Il periodo si chiude con il massimo vantaggio Nets (+15) siglato dal redivivo ”Mago” Bargnani. Tutti sanno che ci sarà una rimonta, anche quelli in maglia bianca per l’occasione, almeno un quarto in totale balia dei Warriors quando giocano in casa è da mettere in conto. Questa volta è il secondo: Iguodala apre la strada, Draymond Green smista palloni come se facesse questo dai tempi della culla, Curry stenta a carburare ma ha una facilità disarmante a far correre il tassametro, testimoniata dai 7 punti negli ultimi 2 minuti del primo tempo. Ai Nets torna utile il sorprendente inizio di partita per restare a galla, ed anzi chiudere in vantaggio di 2 punti dopo 24 minuti di gioco. Tutto lascia presagire ad un secondo tempo dilagante dei ragazzi di Steve Kerr, ma la presa di corrente dei campioni in carica è lasca, al punto che il terzo quarto, solitamente assassino per i loro avversari, racconta di un ulteriore tentativo di fuga degli ospiti. Saranno solo 18 i punti nel terzo periodo, quasi tutti ispirati o segnati dal ”30”, ma in questa condizione di disagio dimostrano di poter vivere anche di difesa, altra indicazione preoccupante per le concorrenti al titolo, presentandosi alle battute decisive con uno scarto contenuto, sebbene sempre sotto nel punteggio. Curry e Green si mettono a giocare per davvero, Lopez e Jack ribattono colpo su colpo. I due assi play-centro si neutralizzano quasi tra di loro nel fatturato, serve quindi una variabile a decidere la sfida in un senso o nell’altro, e c’è un giocatore che molte volte ha indossato questa veste in carriera: Andre Iguodala. L’ex Philadelphia si incarica di scagliare la tripla del pareggio sul -3 a 5 secondi dalla fine, i Nets rinunciano al fallo e vengono castigati con il canestro che vale il supplementare, e a nulla serve l’ultimo tentativo di Brook Lopez. Difficile che una squadra disastrata, dopo una grande prestazione, in casa dei più forti, trovi ancora le energie per competere fino in fondo. E il tanto atteso strattone dei Warriors di materializza nell’extra-time, con Green che puntella la sua tripla-doppia e Curry che finisce una penetrazione in schiacciata, per non farsi mancar niente. Epilogo amaro per Brooklyn, ma imporre il concetto di sconfitta ai californiani, quest’anno, è impresa che sfiora l’impossibile. Nets (1-9): T. Young 26 (10 rimbalzi), Joe Johnson 6, B. Lopez 18, Jack 28 (9 assist), Hollis-Jefferson 7 (13 rimbalzi), Robinson, Bargnani 4, Larkin 2, Bogdanovic 2, Ellington 6. Warriors (11-0): H. Barnes 13, Dr. Green 16 (12 assist, 10 rimbalzi), Ezeli 3, Curry 34, Rush 8, Bogut 10 (18 rimbalzi), Livingston 6, Clark 2, Iguodala 15. Key Stat: Decisivo l’11% da 3 (2/18) dei Nets. MVP: Draymond Green. Sta diventando un giocatore impossibile a dirsi ai tempi di Michigan State. Tripla doppia a cui aggiunge 4 stoppate.
dallasnews.com
Dallas Mavericks @ Houston Rockets 110-98 (32-20; 57-34; 92-77) Sfida che potremmo rivedere presto ai playoff quella a Houston tra i Mavericks e i Rockets. Raymond Felton (che non segnava così tanto dalla stagione 2012-2013) trascina i suoi alla vittoria grazie anche ai suoi 7 punti consecutivi nel quarto periodo che portano Dallas su un agevole +14 per chiudere la gara. Decisivo anche il primo tempo, in cui i Mavericks hanno segnato 57 punti (season-high) mentre i Rockets si sono fermati a 34 (season-low). Mavericks (6-4): Villanueva 19, Pachulia 10, Felton 23, D. Williams 11, Ju. Anderson 3, Powell 13, Evans 4, D. Harris 15, Barea 7, Jenkins 5. Rockets (4-6): T. Jones 23, Ariza 4, Capela 7, Lawson 7, Harden 25 (10 assist), Harrell 5, Thornton 2, Brewer 6, Terry 19. Key Stat: Entrambe le squadre hanno tirato sotto il 50% di realizzazione, ma i Rockets non sono andati oltre il 38% (con 84 tiri) mentre i Mavericks hanno segnato il 47,8% dei tiri tentati (con 90 tiri). MVP: Tra le fila di Dallas ben 6 giocatori hanno scollinato la doppia cifra realizzativa, di questi Felton ha offerto la prestazione migliore: l’ex Portland chiude con 23 punti (con il 50% al tiro, 8-16) e 6 rimbalzi in poco meno di 34 minuti sul parquet.   Le altre gare della notte: Denver Nuggets @ Phoenix Suns 81-105 (13-27; 28-60; 54-88) Nuggets (5-5): Hickson, Faried 2, Gallinari 8, Mudiay 13, G.Harris 7, Arthur 2, Barton 19 (12 rimbalzi), Papanikolau 9, Jokic 4, Nelson 6, M. Miller 3, Foye 8. Suns (5-4): Leuer 7, Tucker 4, Chandler 11, Knight 10, Bledsoe 30, Teletovic 11, C. Jefferson 2, Warren 8, Len 4, Weems, Goodwin 12, D. Booker 6.   Orlando Magic @ Washington Wizards 99-108 (27-29; 56-50; 76-79) Magic (5-6): Frye 5, T. Harris 10, Fournier 18, Vucevic 19 (13 rimbalzi), Payton 17, A. Gordon 12, Dedmon 4, Napier 6, Hezonja 8. Wizards (4-4): Humphries 23, Porter Jr. 9, Gortat 13 (10 rimbalzi), Wall 15 (11 assist), Temple 18, Nene 9, Oubre Jr. 4, Neal 7, Sessions 5, Dudley 5.   Philadelphia 76ers @ San Antonio Spurs 83-92 (12-20; 39-43; 60-76) 76ers (0-10): Noel 6, Jerami Grant 12, Okafor 21 (12 rimbalzi), McConnell 8, Stauskas, Wood 5, Pressey 8, Canaan 6, Sampson 9, H. Thompson 8. Spurs (7-2): Aldridge 17 (19 rimbalzi), K. Anderson 10, Duncan 15, Parker 16, Da. Green 3, West 10, R. Butler 3, Marjanovic, Bonner 1, Diaw 2, Mills 5, McCallum 8, Simmons 2.

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