No Curry, No Party! I Warriors sfiorano la vittoria ma la maledizione dell’AT&T continua; Parker domina il finale

No Curry, No Party! I Warriors sfiorano la vittoria ma la maledizione dell’AT&T continua; Parker domina il finale

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Non saranno scaramantici i tifosi della Baia ma sicuramente qualcosa lascia pensare che l’AT&T Center abbia qualcosa di stregato. La giornata parte male, con Steph Curry, autentico gioiello della squadra californiana, che salta la seduta di tiro mattutina a causa degli ormai cronici problemi alle sue fragilissime caviglie. Stavolta si parla di contusione ossea alla caviglia sinistra, provocata dalla lotta su una palla vagante con l’ispanico Rubio nella partita vinta a Minneapolis. Steph prova a riscaldarsi con i compagni ma é costretto a dare forfait ed ecco che gli impetuosi numeri vengono a galla: i GSW non riescono a vincere, in Regular Season, da ben 17 anni in Texas e in più il record senza Curry è praticamente disastroso (16-38). La trasformazione dei Warriors nei PO della scorsa stagione, durante i quali furono proprio i SAS a far svanire i sogni di coach Jackson, portò a strappare una storica vittoria in gara2 su questo campo, ma mai in Regular Season da ben 17 anni.
Basarsi sulle statistiche o sulla scaramanzia e lasciar scivolare questa comoda sconfitta? NO, mai nelle idee del reverendo Jackson. I dati, del resto, se da un lato demoliscono le ambizioni dei giallo-blu, dall’altro lascian ben sperare: le investiture e le maggiori responsabilità di Klay Thompson e Andre Iguodala hanno dato ottimi risultati sul parquet dei T’Wolves (basti vedere i 19 punti di Thompson nel solo quarto periodo sui 30 realizzati a fine serata).
Entrambe le squadre hanno 4 vittorie e una sola sconfitta (GS contro i Clippers, SAS contro i TrailBlazers). Gli Spurs, dal canto loro, con i nuovi innesti, sta viaggiando sui soliti canoni, anche se hanno fatto più fatica nella vittoria sofferta sul campo dei volenterosi Phoenix Suns. Parker, rinfrancato dalla vittoria europea, sembra al momento non accusare la stanchezza dovuta praticamente ad una sosta per ricaricare le pile mai effettuata.

I quintetti sono i soliti, con l’unica eccezione di Barnes che rimpiazza Curry. Popovich schiera Parker, Leonard, Green, Splitter e Duncan; Jackson risponde con Thompson, Iguodala, Barnes, Lee e Bogut. Tutto pronto, si inizia!
La partenza nel primo periodo é tutta di marchio Spurs che, da subito, col gioco interno di Duncan e Splitter, ma soprattutto con i centimetri che obbligatoriamente concede Lee, riescono a trovare buone scelte offensive. Lee, però, in attacco sembra poter far male con la sua maggior abilità nei confronti del brasileiro Splitter. Leonard porta, con la tripla, il suo solito tassello offensivo.
La vera chiave della prima metà di partita é la mancanza di un vero play in campo per i GS. Thompson e Iguodala si alternano per portare avanti il pallone e a tratti anche Lee contribuisce a tal proposito; ma una volta arriva nella metà campo offensiva le soluzioni non sono all’altezza. Le palle perse sono in particolar modo figlie di poca intesa, dovute al fatto che sia Klay che Iggy lasciano l’onere a Curry di gestire la fase offensiva. Gli Spurs ne approfittano e arrivano ad un massimo vantaggio di 11 lunghezze. Thompson prova a mettersi in ritmo subito ma non riesce, complice anche, come vedremo in seguito, alla casacca nero argento indossata dagli dei del basket stanotte.
Molti sono gli in&out nell’attacco degli uomini del reverendo che, frustrati, sono disattenti in difesa. Parker & Co. sfruttano le disattenzioni con tagli dal lato debole e back-door che fanno malissimo alla difesa dei Warriors. Gli ingressi di Ginobili da una parta e di Douglas dall’altra, consentono agli attacchi di aver maggior fluidità e tiri migliori. Il playmakerino di GS sarà l’uomo che più dará fastidio alla difesa di coach Pop per via della sua gran rapidità di esecuzione. Si conclude sul 20-27 con già 7 punti di Douglas, uscendo dalla panchina, e 8 di Tony Parker.

Nel secondo periodo i due coach allargano le rotazioni e Mills ripaga alla grande la fiducia del suo allenatore. Inizialmente é il solito quintetto “per Manu” ma con l’ingresso di Belinelli al posto dell’argentino, i 5 sul parquet sono una novità di questa nuova stagione. L’impatto e il coraggio positivo di Baynes é determinante per far riposare qualche minuto in più Duncan. Diaw, come sempre, dà qualità alla manovra offensiva e classe pregevole in ogni singola giocata, anche se in difesa concede qualcosa a Lee. La panchina di GS riesce ad avere un buon approccio anche se, contro la difesa Second unite di SAS, ed in particolare di Marco Belinelli, ogni tanto si inceppa. Ritornano i titolari per coach Jackson prima del previsto, per via del punteggio che sta sfuggendo un po’ di mano. Iggy mette in difficoltà Marco Belinelli che è costretto ad essere rimpiazzato da un difensore più rapido di piedi. Lo stesso problema lo hanno i GS con Parker che é letteralmente inarrestabile nei suoi movimenti di Spin sotto canestro. Il distacco a fine secondo si ferma a 7 punti, come il primo. 33-40, punteggio basso, un po’ come le percentuali del primo tempo. Il secondo quarto, infatti, si é chiuso con un misero 13-13. Klay non é ancora in partita (3/12 dal campo), così come non ancora pienamente lo sono Iguodala e Bogut. Dall’altra parte doppiacifra per Tony Parker con 11 e 7 di un Leonard ottimo.

Il secondo tempo segue molto la scia del primo, con una partita che non è mai stata realmente riaperta ma che non é mai stata nemmeno chiusa definitivamente. I margini di vantaggio degli Spurs oscillavano ma davano sempre una consistenza tale da tranquillizzare Popovich. Questo, però, non fino alla fine!
Leonard respinge il primo tentativo di riavvicinamento da parte dei Warriros con un prepotente and-one in campo aperto, nonostante il fallo piuttosto duro di Thompson. Douglas, in serata di grazia, riporta a -5 i suoi con una magia da 3 punti, con tanto di contatto saggiamente non sanzionato. Il punteggio all’ultimo mini intervallo é di 55-64 SAS, ma la partita é quantomai viva.
Il quarto periodo inizia con uno strepitoso uso del piede perno di Boris Diaw che scolarizza David Lee per il nuovo +11 Spurs. La risposta é alla Curry di Douglas che dall’angolo fa saltare Mills e insacca la tripla del -4 a 9′ dalla fine. Entriamo negli ultimi 6′ di partita e siamo, quindi, in ZONA TONY. Il francese riprende ad attaccare il ferro con una velocità disarmante, consentendo agli Spurs di riacquistare un vantaggio di nuovo sostanzioso. La squadra del reverendo Jackson non si arrende mai e con una buona difesa e degli attacchi ben costruiti si riporta, con Lee, sul -2 a 4′ dall’ultima sirena. L’attacco degli Spurs, così come a Phoenix, rallenta pericolosamente e Klay Thompson sbaglia la tripla che può portare in vantaggio i GSW a 1’20” dalla fine. Sul fronte offensivo i tiri liberi di Parker sbagliati pesano molto ma ancora Bogut fallisce la possibilità di impattare a quota 76. L’ultima occasione è ancora una volta per gli ospiti che con Iguodala in isolamento, contro Marco Belinelli riesce a penetrare, alzare la parabola ma il ferro letteralmente sputa il tiro di Iggy. Ecco che, allora, gli dei del basket possono riporre la casacca nero argento sfoggiata ai danni dei tifosi di GS. Finisce 74-76 per gli Spurs che si portano sul 5-1 soffrendo, mentre GS esce a testa alta da un campo che, però, la condanna ancora una volta.

GOLDEN STATE WARRIORS (4-2): Iguodala 9, Thompson 11, Lee 13, Bogut 6, Barnes 5, Douglas 21, O’Neal 2, Green 5, Speights 2.
Bazemore, Curry, Kuzmic, Nedovic: N.E.

SAN ANTONIO SPURS (5-1): Parker 18, Duncan 8, Leonard 13, Green 3, Splitter 4, Ginobili 6, Belinelli 3, Diaw 8, Baynes 5, Mills 6, Ayres 2.
De Colo, Joseph: N.E.

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