Andre the Giant

Andre the Giant

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E’ stata la nona scelta assoluta del Draft del 2004, Andre Iguodala ora, dopo 9 anni, sta raggiungendo l’apice della sua carriera da professionista nella Nba.  Un ragazzo duttile dal fisico decisamente elastico ma muscoloso, grande elevazione, corsa e falcata eccezionalmente lunga.

Non sto qui ad elogiare Iguodala per il tiro di questa notte, o almeno non solo, vi voglio descrivere il prototipo del giocatore che vuole ogni allenatore. Tutti si fermano dietro al giocatore che segna di più o quello che prende più rimbalzi. Le statistiche sono importanti ma poi c’è un’alchimia di squadra che non si fabbrica con in numeri accanto al nome ma passa attraverso l’allenamento, la concentrazione e le capacità personali di saper lavorare in un gruppo e di ricevere gli insegnamenti del proprio coach.

E’ anche vero che Iguodala ha subito l’influsso di un maestro dello spogliatoio come coach George Karl (ex coach dei Nuggets) ma Andre ha saputo elaborare tutto quello che ha vissuto e metterlo in pratica all’interno del gruppo, si è sempre messo al servizio, sacrificandosi, delle squadre in cui ha militato. Collante difensivo incredibile, sa mettersi da parte quando c’è bisogno, soprattutto in attacco, ma sa anche prendersi le responsabilità quando viene chiamato in causa.

Un allenatore vuole questo, vuole un uomo che sappia dialogare con gli altri giocatori, che sappia tenere le redini di un gruppo senza voler primeggiare su tutti. Insomma, è meglio una stella che non risplenda troppo ma che faccia brillare anche i suoi compagni di squadra. Grandi mani inoltre che hanno saputo ingentilirsi di anno in anno. Prima il suo tiro aveva una parabola troppo orizzontale, mentre adesso sa morbidamente planare nella retina. Mani velocissime che sanno rubare palloni e impensierire le parabole di tutti i suoi avversari.

Avercelo in squadra è un vantaggio indubbio perchè lui non vuole ogni pallone, non vuole vincere le classifiche di punti o di qualsiasi altra statistica a lui correlata. Lui vuole vincere, vuole finalmente poter lottare per l’anello, vuole cominciare a raccogliere dopo aver seminato per anni e la realtà di Golden State sembra essere un luogo incredibilmente magico per lui. Questa squadra è un gruppo che si è forgiato sotto la guida di Mark Jackson (formidabile assist-man in carriera, faceva giocare gli altri), sotto l’esperienza degli scorsi playoffs dove, tutta la squadra, ha supportato uno Stephen Curry da antologia, ma ha anche saputo metterci molto carattere e voglia davanti ai favoritissimi San Antonio Spurs.

Quando in una squadra così forte (ma non abbastanza da arrivare alla finalissima) si aggiunge un giocatore come Iguodala, allora si vuole veramente fare il salto di qualità. Forse ancora troppo leggerini sotto canestro, ma dall’arco sono infallibili Iggy riesce a colmare la lacuna che la squadra mostra in ogni momento della partita. Lui può tranquillamente aiutare sotto canestro su Roy Hibbert e successivamente scappare in contropiede schiacciando in testa a Dwyane Wade. Lui può, gli altri no. Lui è ora un grande giocatore, un gigante.

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