Cento di queste stagioni – Andrew Bogut

Cento di queste stagioni – Andrew Bogut

Oggi compie 32 anni Andrew Bogut, centro dei Dallas Mavericks: gli auguriamo tanti auguri ripercorrendo la sua miglior stagione in NBA.

Oggi, 28 novembre, Andrew Michael Bogut festeggia 32 anni, undici dei quali trascorsi oltreoceano su un parquet NBA. La parabola del centro australiano nasce nella Utah Utes salvo poi decollare in quel di Milwaukee nel 2005 quando i Bucks decisero di assicurarsi le sue prestazioni e chiamarlo come prima scelta del draft. Nel Wisconsin tutti erano pronti a gustarsi il talento dell’aussie ma la stagione poteva sicuramente essere migliore di come andò a finire: terzo posto nella graduatoria per il premio di Rookie dell’anno. Le stagioni successive furono tutte caratterizzate da un’infinita serie di infortuni che non gli permetterono di rendere come sperato (anche se nella stagione 2009-2010 arriva a 15,9 punti di media e 10,1 rimbalzi). Un giorno di metà marzo del 2012 gli cambiò la vita: lui e Stephen Jackson vengono tradati ai Golden State Warriors in cambio di Monta Ellis, Ekpe Udoh e Kwame Brown.

L’impatto con la franchigia di Oakland fu caratterizzato dall’etichetta che si trascinava dietro (e ancora si porta con sé): injury prone. Esordì con il nuovo team solamente a novembre e dopo quattro sfide si infortunò nuovamente: la parabola che sembrava ormai in caduta libera, fu ravvivata dall’arrivo di coach Kerr che fece di Andrew Bogut l’elemento cardine dei suoi Warriors da sogno (non è casuale che nell’avvio di questa stagione Curry e company hanno faticato e non poco per trovare quadrature difensive). Durante la scorsa free agency i Dallas Mavericks non si sono fatti scappare la possibilità di prendere il nazionale australiano che, a malincuore, è stato ceduto dalla sua precedente franchigia per far spazio salariale a Kevin Durant.

La miglior stagione della sua carriera fu, finora, quella 2014-2015: annata nella quale i guerrieri riportarono l’anello a San Francisco grazie ad una Regular Season fantastica e dei Playoff di altissimo livello, compreso il 4-2 rifilato ai Cavaliers, privi di Love e Irving, nelle Finals. Nella prima parte dell’annata Bogut fu decisivo soprattutto nelle due vittorie ottenute contro i Lakers e i Celtics: allo Staples Center l’aussie mise a referto una doppia-doppia da 15 punti e 10 rimbalzi mentre all’Oracle Arena fu trascinatore nella partita tiratissima contro i bianco-verdi (13 punti, altrettanti rimbalzi, 4 assist, un pallone rubato e una stoppata). Nei Playoff brillò a fasi alterne ma soprattutto contro Pelicans e Rockets diede il meglio di se: nella prima gara contro la franchigia guidata da Anthony Davis fece subito capire chi comandava il pitturato in quel di Oakland con 12 punti, 14 rimbalzi, 5 assist e 2 stoppate ma ancor più decisivo fu nella Gara 2 delle Western Conference Finals dove oltre ai 14 punti (dovuti ad un ottimo 7/9 dal campo) e gli otto rimbalzi spaccò la partita, vinta di un solo punto dai Warriors, con ben 5 stoppate. Nella serie finale il suo minutaggio andò calando a vantaggio dell’MVP della serie André Iguodala ma il suo apporto per arrivare all’anello fu decisivo. Più che nella fase offensiva, da sempre Bogut è considerato un eccellente difensore dotato di un QI cestistico nettamente sopra la media cosa che gli ha permesso di essere fondamentale negli schemi di Steve Kerr che lo reputa un maestro in ambo i lati del campo. Noi ti auguriamo altre cento di queste stagioni ma, soprattutto, ti facciamo tanti auguri Andrew!

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