Cento di queste stagioni – Bob McAdoo

Cento di queste stagioni – Bob McAdoo

Compie oggi 65 anni uno dei giocatori più forti della storia della pallacanestro mondiale, quel Bob McAdoo che ha saputo reinventarsi una carriera europea dopo aver dominato Oltroceano.

Bob McAdoo è stato probabilmente il più forte giocatore statunitense ad aver mai calcato un parquet italiano. Due volte campione NBA, Rookie of the Year nel 1972-73, MVP nel 1974-75, i riconoscimenti si sprecano quando si parla di questo immenso giocatore, capace di tenere medie spaventose Oltreoceano e in Europa, basti pensare ai 31.7 punti a partita a 40 anni suonati in maglia Forlì. Certo, lo strapotere fisico e tecnico di McAdoo, se già nella NBA era devastante, figurarsi in Italia. Oggi, 25 settembre, questo gigante della pallacanestro mondiale compie 65 anni ed è giusto dedicargli un tributo andando a ripercorrere la miglior stagione giocata in carriera, quella culminata con la vittoria dell’MVP.
Con la seconda scelta al Draft 1972, i Buffalo Braves scelsero Robert Allen McAdoo. I Portland Trail Blazers dimostrarono per la prima volta la loro propensione al suicidio sportivo nell’ambito del Draft scegliendo con la prima scelta assoluta LaRue Martin (salito alla ribalta per aver umiliato Bill Walton in una partita tra UCLA e la sua Loyola University) in una lotteria di nomi che includeva anche Don Buse, Jim Price, Paul Westphal, McAdoo e uno che si faceva chiamare “Doctor J”.
Dopo la prima stagione in cui McAdoo vinse il premio di matricola dell’anno e la seconda in cui riuscì a portare i Braves ai primi playoff della loro breve storia (erano stati inseriti nella NBA nel 1970), la stagione 1974-75 è quella della definitiva consacrazione. Buffalo, l’annata precedente, si era fermata al primo turno nella postseason a causa della sconfitta in sei gare contro i Celtics poi campioni NBA, ma il 1974-75 doveva essere diverso per un gruppo di giocatori che aveva in McAdoo il faro e in Earnie DiGregorio il giovane capace di stupire tutti l’anno precedente vincendo il Rookie of the Year Award.

La stagione si aprì con la vittoria a sorpresa sui Boston Celtics campioni in carica grazie ai 33 punti di DiGregorio. La partenza sembrò promettere bene, ma dopo un paio di vittorie arrivarono 3 sconfitte che fissarono il record 4 a 3. Jack Ramsey, head coach dei Braves e futuro guru dei Blazers campioni nel 1977, decise di dare una scossa alla squadra concedendo sempre più minuti a Randi Smith. L’alchimia all’interno del team ne giovò tanto che Buffalo inanellò 11 vittorie consecutive tra cui un successo in rimonta di 17 punti ai danni di Golden State. A dicembre le cose cambiarono. Gli infortuni di McMillan e DiGregorio inficiarono parecchio i risultati di squadra che tardarono ad arrivare. McAdoo cercò di trascinare i Braves ad un record almeno positivo nel mese di dicembre, ma non ci riuscì nonostante alcune prestazione da 40 o più punti (come nella sconfitta contro Cleveland in cui il centro del Nord Carolina mise a referto 49 punti). A gennaio la squadra si risollevò grazie al progressivo svuotarsi dell’infermeria. McAdoo continuava a registrare performance clamorose, come quella contro New Orleans quando condusse i Braves alla vittoria grazie a 43 punti contro i 40 di Pistol Pete.
Dopo un gennaio 1975 ricco di soddisfazioni, gli ultimi mesi della stagione videro Buffalo arrancare fino ad un onesto 49-33 che gli valse il terzo posto finale nella Eastern Conference. McAdoo fu premiato con l’MVP dopo aver dominato la regular season grazie a: 34 punti, 14 rimbalzi e 2 stoppate di media a partita, tirando con in 50% dal campo e l’80% dalla lunetta. Paradossalmente, dal punto di vista statistico questa non fu nemmeno la sua miglior stagione; infatti, in quella precedente egli fece registrare più di 35 punti e 15 rimbalzi a match (unico nella storia NBA), mentre il vincitore dell’MVP quell’anno si limitò “solamente” a 27 punti e 14.5 carambole catturate. Ma si sa, il premio di MVP non viene dato solo in base alle statistiche.
Purtroppo i Braves si fermarono dopo una sola serie Playoff, giocata senza l’infortunato DiGregorio, persa contro i Washington Bullets, poi finalisti NBA contro gli Warriors di Rick Barry.
Questa fu la stagione della consacrazione per McAdoo, che poi manterrà medie notevoli per tutte le 14 annate disputate in NBA vincendo anche due anelli prima di emigrare nello Stivale e strabiliare le folle italiane. Tuttavia, ora come ora, se in Italia questo straordinario giocatore è visto come una sorta di divinità scesa dall’olimpo per dispensare pallacanestro, Oltreoceano il rapporto tra lui e la Lega non è mai sbocciato, tanto da essere l’unico MVP non compreso nella lista, stilata nel 1996, dei 50 migliori giocatori dei primi 50 anni della NBA.

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