Cento di queste stagioni – DeMar DeRozan

Ripercorriamo la miglior stagione della guardia dei Toronto Raptors, quella appena trascorsa, terminata alle Eastern Conference Finals.

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È raro di questi tempi trovare giocatori professionisti attaccati alla maglia, che siano riconoscenti alla franchigia che li ha scelti e cresciuti. Si sta perdendo sempre più il concetto di lealtà, che fa impazzire i tifosi ma che ormai è destinato a sparire, perché l’NBA, così come molti altri campionati a livello sportivo, sta diventando sempre più un luogo in cui se sei un minimo forte e non hai un anello al dito, vieni considerato un signor nessuno. Bisognerebbe chiederlo però a gente come Barkley, Stockton, Malone, gente che quell’anello al dito non l’ha mai avuto, ma che a differenza di altri campioni può vantare una carriera leggendaria, che va decisamente aldilà del possedere pezzi di argenteria . Nel corso della propria carriera, così come nella vita, arriva un momento in cui l’uomo è costretto a dover fare delle scelte, e generalmente una delle due è apparentemente la più facile da percorrere. Il protagonista della nostra rubrica di oggi, però, è uno dei pochi che ha scelto quella più difficile, in controtendenza con la realtà attuale: essere fedele. Non un così grande scandalo, visto che il personaggio in questione la parola loyalty c’è l’ha tatuata sulla mano sinistra.

Il sorriso di chi ha appena saputo di guadagnare 139 milioni di dollari per i prossimi 5 anni. www.torontoraptors.com

“Io sono Toronto”, ha detto DeRozan durante la conferenza stampa post rinnovo di contratto. “Al di fuori di dove vengo, rappresento questa città con le tutte le forze possibili, più di ogni altro. Ho ancora molti obiettivi da raggiungere, e non vedo l’ora di tornare a indossare questa maglia e di andare avanti per la mia strada.”

I soldi non hanno contribuito a influenzare la scelta di DeMar per il rinnovo di questa estate, perché chi lo conosce bene sa che è una persona che crede molto ai valori, e che è devota a tutto quello che la vita gli ha dato e gli sta dando ogni singolo giorno. “Ogni persona che mi è vicina, che mi conosce davvero, sa che se sono al tuo fianco, lo sono per davvero. Se tu mi hai chiamato per fare una passeggiata verso un centro commerciale in un giorno di pioggia, io verrò a camminare con te. Nella pioggia. Al centro commerciale. Sempre. Perché questa è la persona che sono, e questo è il modo in cui io vivo sempre la mia vita.”

Alla fine di questa sua settima stagione da professionista in NBA, la guardia nativa di Compton ha deciso di non sedersi sul tavolo delle trattative con le altre 29 franchigie della lega, perché nella sua testa rimanere in Canada è sempre stata la scelta più giusta. Le prestazioni della squadra negli ultimi anni lo hanno convinto a rimanere a Toronto da protagonista, un ruolo che gli si è addetto molto nel corso della sua carriera, visto che in 521 partite con la maglia dei Raptors è partito in quintetto ben 509 volte, viaggiando ad una media di 18 punti a partita. Negli ultimi anni il suo gioco è cresciuto in maniera esponenziale insieme ai risultati ottenuti dalla squadra, che con DeMar come franchise player sta andando sempre più vicina alle finali NBA, che solo uno straordinario LeBron James impedisce ormai da 6 anni di fila a qualsiasi squadra della Eastern Conference di entrarci.

DeMar può solo osservare l’ennesima ascesa al trono del re. www.cavaliersnation.com

L’ultima stagione, quella appena trascorsa, è stata la migliore nella storia della franchigia canadese (56-26 di record, 2° posto ad Est) ma anche nella carriera della nona scelta assoluta del Draft 2009, grazie ai 23.5 punti, 4.5 rimbalzi, 4.0 assist di media messi a referto in regular season. Tantissime sono state le prestazioni strepitose che ha regalato ai suoi tifosi lungo il corso delle consuete 82 partite, a partire subito da novembre, quando con 28 punti e uno straordinario 93% ai liberi i suoi Raptors sbancavano la Chesapeake Energy Arena di Oklahoma City per iniziare subito la stagione con 5 vittorie consecutive ed essere così l’unica squadra imbattuta nella Eastern Conference.

A livello di statistiche, possiamo notare come novembre sia stato il suo mese peggiore, se così possiamo definire 16 partite a 20 punti di media. Ovviamente quella è l’unica nota positiva, visto che non si possono nascondere le sue bruttissime percentuali al tiro, specialmente quelle dall’arco (19%), il suo tallone d’achille da inizio carriera. In questo filotto di incontri, la sconfitta al fotofinish contro gli invincibili Golden State Warriors è stata quella più difficile da digerire, perché  i 28 punti e 6 assist messi a referto non sono bastati per superare la migliore squadra della lega in quel momento, e in generale per quasi tutta la stagione.

Timida la schiacciata con cui ha detronizzato il 18 novembre Rudy Gobert a Salt Lake City, nonostante la sconfitta. www.colossill.com

A dicembre la musica incomincia a cambiare: i punti segnati di media salgono a 25, le vittorie a livello di squadra continuano ad arrivare e il tetto dei 30 punti viene superato addirittura 4 volte, nelle sconfitte contro i Denver Nuggets e gli Charlotte Hornets, e nelle vittorie contro i Miami Heat (è da lì che ci ha preso gusto) e i Washington Wizards. Il suo gioco migliora, le sue prestazioni salgono di livello e di conseguenza pure le sue percentuali al tiro migliorano.

A gennaio il mese quasi perfetto di DeRozan e soci, qui in azione nella vittoria contro i Boston Celtics. www.usatoday.com

Il 2016 porta benissimo ai dinosauri e anche a DeMar, visto che in questo lasso di tempo arrivano solo 2 sconfitte contro i Cleveland Cavaliers e i Chicago Bulls, prima di inanellare una incredibile serie di undici vittorie consecutive. È un mese dove tutto va così bene che pure il tiro da tre del #10 sembra entrare con costanza: il 40% da fuori per un giocatore come lui è come fare jackpot al casinò, e le 4 triple su 5 messe a segno contro i Miami Heat (vi avevamo detto che ci sta prendendo gusto) testimoniano un momento magico per lui e per tutta la sua franchigia, sempre più al top della lega.

A febbraio All-Star Game con tanto di NikeiD Kobe XI Elite Low. Giusto per non farci mancare nulla. www.slamonline.com

Il momento magico prosegue nel mese successivo, dove le sue percentuali da tre punti continuano ad essere anormali (45% seppur con pochi tiri presi), e perciò le vittorie continuano ad essere una routine ormai assodata per lui e i suoi compagni di squadra. È un mese anche particolare per l’NBA per via dell’All-Star Weekend, tre giorni speciali in cui i giocatori più forti oltreoceano si sfidano in diverse modalità di gioco, come il three-point contest, lo slam dunk contest tanto caro al nostro protagonista (secondo posto nel 2010, quarto nel 2011) ma soprattutto per la partita della domenica tra i migliori giocatori della Western Conference e della Eastern Conference. Un All-Star Game magico, per due motivi: il ritiro di Kobe Bryant a fine stagione e Toronto come città ospitante. DeMar viene selezionato nella rappresentativa dell’Est per la seconda volta in carriera, insieme al suo amico Kyle Lowry, invocato a furor di popolo. I minuti in cui i tifosi hanno potuto ammirarlo sul parquet di gioco sono stati pochi ma emozionanti, visto che come al solito un paio di schiacciate da urlo le ha mostrate per far sobbalzare dalla sedia tutti gli spettatori.

A marzo arriva il season high, indovinate contro chi? www.cp24.com

La marcia trionfale dei Toronto Raptors prosegue nel mese di marzo, dove DeMar raggiunge il suo picco in punti di media segnati (25.5) e in punti fatti in una singola partita (38) per ben due volte, il 3 marzo in una vittoria tiratissima contro i Portland Trail Blazers, dove ha messo a referto un irreale 24/25 dalla lunetta,  e  il 12 marzo contro quei simpaticoni dei Miami Heat, ormai una delle sue vittime preferite. La squadra grazie alle continue vittorie non sembra essere nemmeno troppo lontana dal primo posto nella Eastern Conference, raggiunto poi alla fine dai Cleveland Cavaliers, ma con più difficoltà del previsto. Nelle ultime 8 partite della stagione regolare non scende in campo per 3 volte: la testa è ormai tutta proiettata verso i playoffs, territorio minato in questi anni da parte dei Toronto Raptors, usciti nei 2 anni precedenti al primo turno per mano dei Brooklyn Nets (4-3) e dei Washington Wizards (4-o).

Same old story? www.hoopshype.com

Il tabellone accoppia i Raptors ai Pacers, decisamente diversi da quella squadra che solo qualche anno prima lottava contro i Miami Heat per il dominio della Conference. Nonostante ciò, i padroni di casa si lasciano nuovamente sorprendere in una gara-1 giocata in postseason tra le propria mura amiche, perdendo 100 a 90 con un netto scarto di 10 punti. Sembra essere il preludio della solita sinfonia che aleggia negli ultimi anni: Toronto gioca bene in regular season ma poi sparisce quando le partite contano, per via di un gioco non funzionale a certi livelli. I tantissimi isolamenti che DeRozan e Lowry sono soliti prendere nelle prime 82 partite stagionali non riescono ad essere efficienti allo stesso modo nei playoffs, vuoi per le difese più concentrate e strette, vuoi per una qualche lacuna mentale dei due giocatori principali della squadra. DeRozan nella serie tira col 30% dal campo e col 15% dalla linea dei tre punti, e va ben per ben 2 volte (gara-6 e gara-4) addirittura sotto i 10 punti. Le sue prestazioni sottotono portano i Raptors a doversi complicare la vita più del previsto, portando a gara-7 una serie che si doveva chiudere al massimo in 5 partite. Nella cosiddetta win or go home mette a referto 30 punti, tirando però 10/32 dal campo. Una serie da dimenticare, ma quanto meno questa volta i fantasmi dell’ennesima eliminazione al primo turno sono stati scacciati.

Amo Miami, firmato DDR.

L’allergia alle gare-1 continua pure nelle semifinali di Conference contro i Miami Heat, che il buon DeMar tanto adora. Perdendo all’Air Canada Centre 102 a 96, i Raptors sono diventati la prima squadra nella storia della NBA a perdere cinque gare-1 casalinghe consecutive nella postseason, oltre che a detenere un raccapricciante record di franchigia pari a 1 partita vinta e 9 perse nelle series openers. In una serie condizionata dai pesanti infortuni di Valanciunas e Whiteside, i Raptors hanno avuto la meglio dopo un’altra gara-7 vinta in Canada. Il rendimento di DeRozan è sensibilmente migliorato, anche se in molte gare le sue percentuali al tiro hanno lasciato a desiderare. Importantissimi però sono stati i 35 punti in gara-5 e i 28 conditi con 8 rimbalzi nella decisiva gara-7.

Superiori. www.ketv.com

Dopo 21 anni di lunga attesa quindi, i Toronto Raptors conquistano la loro prima e storica finale di Conference. L’ostacolo è di quelli insormontabili: i Cleveland Cavaliers di LeBron James, alla caccia della sesta finale consecutiva. Nelle prime due gare non c’è storia, i Cavs spazzano completamente via Lowry e soci con uno scarto di 31 punti in gara-1 e di 19 in gara-2. LeBron sta giocando a livelli spaziali così come tutta la squadra, che da quando ha cambiato coach esprime un basket di altissimo livello. Lo sweep sembra essere dietro l’angolo, ma si sa: il basket è bello perché come tutti gli sport è strano e imprevedibile. Quando la serie si sposta a Toronto, i Raptors sembrano essere diventati completamente un’altra squadra, e grazie a dei ritrovati Lowry e DeRozan e a un Biyombo stellare, riporta la serie in parità con due importantissime vittorie. DDR, in stato di grazia, segna con percentuali finalmente dignitose 32 punti sia in gara-3 che in gara-4, di cui ben 12 nell’ultimo periodo. Il sogno dura poco però, perché nelle successive due gare gli underdog della serie soccombono ai canestri di Irving e LeBron, perdendo nettamente come nei primi 2 incontri e regalando così il pass per le Finals (poi vinte) alla franchigia dell’Ohio.

Continuando a scrivere pezzi di storia insieme. www.nba.com

Dopo una stagione storica sia per la franchigia che per le loro carriere, Lowry e DeRozan si sono meritati la convocazione nella nazionale olimpica statunitense, che come sempre andrà a caccia della medaglia d’oro che dovrebbe arrivare tranquillamente anche quest’anno. Il coronamento di anni in cui questi due ragazzi hanno dimostrato di essere delle vere e proprie superstar, portando una squadra dalla storia perdente come i Toronto Raptors ad essere una contender per il titolo NBA.

Prima di andare a Rio, DeRozan ha firmato pure il rinnovo contrattuale con i Toronto Raptors, che vi avevamo anticipato ad inizio articolo. Come direbbe George Clooney nel famosissimo spot pubblicitario della Nespresso: what else? Tanti auguri DeRozan, e Cento di queste stagioni!

 

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