Cento di queste stagioni: Deron Williams

Cento di queste stagioni: Deron Williams

Racconto del grande 2007-08 di Deron Williams, lanciato verso l’olimpo NBA in seguito a grandi playoffs e alla nomina nel secondo quintetto All-NBA.

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Who’s the next top Point-Guard? Chris Paul o Deron Williams?

Deron e CP3 sulla cover di ESPN| ESPN.com

Così titolava l’ESPN Magazine di novembre 2008, ed a ben vedere: le due Point Guard, rispettivamente selezionate alla terza e alla quarta scelta del Draft 2005, erano riuscite a condurre, nel vero senso del termine, le proprie franchigie alla vetta delle proprie Division. Solo i LA Lakers e i Phoenix Suns riuscirono a fare meglio del 56-26 dei New Orleans Hornets di CP3 (secondo nella graduatoria dell’MVP), mentre Utah riuscì a superare Spurs e Rockets nella griglia playoffs solo grazie alla leadership della propria division, guadagnata con 54 vittorie e 28 sconfitte, sulle note di un D-Will da 18.8 punti e 10.5 assist a notte.

Sfortunatamente, mentre se CP3 è tuttora considerato uno dei primi 10 giocatori NBA e una PG di riferimento, per Deron Williams ci sono state successivamente solo un paio di stagioni che si possono definire soddisfacenti. La stagione che racconterò con questo pezzo è proprio quella del 2007-08, che vide gli Utah Jazz di D-Will mettere in seria difficoltà nelle Conference Semifinals quelli che poi sarebbero diventati i finalisti NBA, i Lakers di Kobe-Gasol-Odom e Bynum.

In quella stagione l’allora 23enne Deron Williams ebbe grandi soddisfazioni in coppia con l’ala grande Carlos Boozer, guidati da Jerry Sloan, il quale cercò di mantenere i principi dello Stockton-to-Malone, provando a fare del duo attuale la loro naturale continuazione della storica coppia Jazz, con le dovute proporzioni.
La stagione dei Jazz, partita così così sul 2-2, prende la direzione giusta nel filotto di 5 successi consecutivi messi in fila nella settimana dal 7 al 14 novembre, nel quale lo stesso Williams brilla in varie occasioni, a partire dal game-winner contro i Cleveland Cavs di un LeBron James che metterà insieme 30 punti di media nell’arco della stagione. In quella partita si vede tutta la maestria di Deron che mette in ritmo i compagni e, nel momento del bisogno, si prende in mano la squadra, portando a termine un incredibile coast-to-coast per dare a Utah (la squadra con più punti segnati in quell’inizio di stagione, e D’Antoni era a Phoenix) il +2 a 1.3’’ dalla fine, dopo il miracolo da 3 di un giovane LBJ.

Per il playmaker da Illinois si profila un’annata ad alti livelli come leader di Utah: alcune prestazioni notevoli come ad esempio i 35 punti con cui si sbarazza dei Lakers o il 40ello contro Dallas in cui però si dovrà arrendere, senza dimenticare i 32 punti in 10 tiri con i quali massacra a domicilio i futuri campioni Boston Celtics.
Altri momenti da ricordare per la PG texana sono il duello vinto con Steve Nash, smazzando 15 assist e mettendo a referto 25 punti nella vittoria 126-118 contro i Suns. Una stagione passata ad affinare la chimica con il compagno Boozer e trovare spazio ai giocatori di contorno, come Millsap e Korver, in uscita dalla panca.
Quella squadra, formata da Williams, Brewer, Kirilenko, Boozer e Okur, si accoppiava molto bene anche con le migliori franchigie, ed aveva una versatilità che garantiva soluzioni contro ogni tipo di avversario.
Di conseguenza, per i Jazz di Deron ci si aspettavano dei Playoffs quantomeno interessanti.

Williams e Boozer, Playoffs 2008| sltrib.com

In una Western Conference molto competitiva, i quarti Utah Jazz incontrano gli Houston Rockets di T-Mac, Scola e Battier, senza però avere il vantaggio del fattore campo. All’esordio, Utah prende subito in mano le redini della serie con un D-Will da 20 punti e 10 assistenze, risultato che permette ai Jazz di giocare senza molta pressione Gara 2, forti di aver ribaltato il fattore campo.

Nel 90-84 che porta Utah sul 2-0 c’è ancora molto Deron, che chiude con una prova da 22 e 5 assist, tirando 8-15 dal campo e 3-5 da 3. La sua gara migliore è però Gara 3, persa da Utah nonostante un D-Will da 28 e 12 assist, soprattutto a causa di un grande 20ello di “Skip to my Lou” Alston e dei 27 di un T-Mac in cerca di vendetta.

Con la serie a Salt-Lake City sul 3-2 per Utah, un grande Deron Williams deve rispondere ad un Tracy McGrady irreale da 40 punti, 10 rimbalzi e 5 assist. Il texano la gioca alla sua maniera, refertando 25 punti e 9 assist e mandando in doppia cifra tutto il quintetto. I Jazz avanzano alle WCS, dove troveranno i LA Lakers.

Deron, dopo l’1-0 Lakers, prova a fare l’eroe allo Staples ma Bryant ne schiaffa 34 e, con i 20elli di Gasol e Odom, i Lakers vanno a Salt-Lake consapevoli di aver fatto il loro lavoro. In Gara 3, un Deron da 18 e 12 assist e un Boozer versione Malone (27 + 20 rimbalzi) ridanno speranza ai Jazz, che impattano sul 2-2 con uno spaziale Deron Williams da 29 e 14 assist. Utah resta in partita anche in Gara 5 con un D-Will quasi commovente da 27 e 10, ma si deve arrendere a Kobe e soci e torna nello Utah con le spalle al muro. Sembrano spacciati i Jazz fino al 4° periodo, in cui i mormoni mettono a segno un parziale spacca-partita che li rimette in corsa. Sul -3 a palla in mano, però, i Jazz non riescono a portare alla settima una serie bellissima e giocata col cuore, con un Deron Williams che sembra lanciato per l’olimpo NBA.

Kobe Bryant e Deron Williams| Zimbio.com

Questo rappresenta purtroppo (nei Playoff) lo zenith raggiunto da un giocatore entusiasmante, che oggi rappresenta uno dei più grandi “what if”della Lega. Tanti auguri Deron, e peccato.

 

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