Cento di queste stagioni: Dirk Nowitzki

Cento di queste stagioni: Dirk Nowitzki

Nel giorno del suo compleanno raccontiamo la stagione più significativa di uno dei giocatori NBA più importanti degli ultimi 20 anni.

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Dirk Nowitzki nasce nel 1978 a Wurzburg, città della Baviera sita nel nord della Germania. In età adolescenziale muove i suoi primi passi sul parquet nella squadra locale, la Wurzburg Baskets, dopo aver fatto esperienze in vari sport grazie all’appoggio dei genitori sportivi. Alto 2,13 metri, gioca sia come ala grande che come centro, ma la sua dote principale è la precisione e la sensibilità nel tiro, inusuale per un giocatore di quella stazza, qualità che gli permette di vincere il Three-point Shootout nell’All Star Game del 2006. La stagione 1997/98 è fondamentale per la sua carriera in quanto trascina i suoi compagni alla promozione nella massima serie del basket tedesco e ciò gli permette di partecipare al Nike Hoop Summit, evento che metteva insieme i migliori talenti americani ed europei. Grazie alla sua prestazione, viene notato dagli osservatori NBA e nello stesso anno i Milwaukee Bucks lo selezionano con la scelta numero 9 nel Draft. Immediato il trasferimento ai Dallas Mavericks in cambio di due giocatori, scelta decisiva per le sue sorti da cestista in NBA. E così inizia la lunghissima carriera di Dirk nel campionato di basket più affascinante del mondo.

Dirk Nowitzki
NBA.com

La stagione che vi racconteremo è quella del 2010/11 in cui con i suoi Dallas Mavericks raggiunge per la seconda volta le Finals NBA.

Nelle dieci stagioni precedenti a quella in oggetto, Nowitzki e compagni riescono a conquistare altrettanti post-season, frutto, tra le altre, cose di un’ottima alchimia di squadra. Solo nella stagione 2005/06 arrivano fino in fondo ai Play-off ma il sogno viene infranto dai Miami Heat di Dwyane Wade e Shaquille O’Neal, autori di una splendida rimonta dopo essere stati sotto 2-0 nella serie, conclusasi 4-2. Cinque anni dopo i ragazzi di Dallas ci riprovano, la squadra è composta da nomi importanti del basket statunitense, giocatori come Jason Kidd, l’attuale coach dei Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo; Peja Stojakovic, ala piccola di 2,08 metri con origini serbe e ottimo tiratore; Tyson Chandler, gigante di 2,16 metri che attualmente gioca come centro nei Phoenix Suns con il ruolo di leader veterano in una squadra giovane; Jason Terry, guardia tiratrice attualmente ai Bucks del suo ex compagno Jason Kidd; e ovviamente Dirk Nowitzki, che si dilettava nella posizione di ala grande. Per misurare la sua grandezza basta pensare al record dei tre mila punti siglati in NBA raggiunto qualche mese fa, grazie al quale si va ad accomodare nell’Olimpo degli immortali affianco a Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone, Kobe Bryant, Michael Jordan e Wilt Chamberlain.

Grazie ad un’ottima regular season, terminata con in record di 57-25, che rappresenta la undicesima stagione consecutiva con più di 50 vittorie, approdano ai Play-off carichi come molle dopo gli anni di nefande sconfitte. La cavalcata nel post-season è inesorabile e inarrestabile, in cui prima battono i Portland Trail Blazers 4-2 e poi i Lakers di Kobe Bryant campioni in carica con un netto 4-0, conquistando uno dei due posti validi per disputare la finale di Conference. In finale si trovano davanti una delle squadre più promettenti della lega, gli Oklahoma City Thunder di James Harden, Russel Westbrook e Kevin Durant, rispettivamente i due maggiori candidati all’MVP della regular e l’MVP delle Finals e campione NBA dell’ultima stagione. Nulla può il talento dei giocatori di OKC contro questi Mavericks, i quali concedono agli avversari solo una Gara 2 vinta all’ultimo quarto. Il risultato finale è 4-1 per Dallas e vuol dire seconda finale in 5 anni e anche in assoluto per la franchigia statunitense.

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Ed è così che la storia si ripete. Per la seconda volta si trovano davanti i Miami Heat, però questa volta fanno ancora più paura con un LeBron James con troppa voglia di mettersi in mostra agli occhi del mondo intero. Ma i Mavs non hanno paura, confidano delle loro potenzialità e affrontano a testa alta quell’avversario che cinque stagioni prima li aveva fatti piangere e disperare per non aver raggiunto l’obiettivo. La prima gara viene disputata a Miami, alla American Airlines Arena, davanti a ventimila spettatori paganti e a milioni dietro lo schermo. James, 24 punti e nove rimbalzi con un 4 su 5 al tiro da tre punti, e Wade, 22 punti, 10 rimbalzi e 6 assist, sono i protagonisti del match e permettono alla propria squadra di arrivare a Gara 2 in vantaggio. Questa partita rappresenta la svolta delle Finals: a 7.13 minuti dalla fine della partita, il tabellino segnava più 15 per gli Heat. In questo momento succede ciò che Mike Breen ha nominato “one of the most incredible comebacks in NBA finals history”: i Mavs riescono a recuperare lo svantaggio e nel finale sono decisivi gli ultimi due canestri di Nowitzki. Sul 90 pari, nell’ultimo minuto di partita, con un infortunio al tendine del dito medio della mano sinistra, mette a segno un tiro da tre punti che vale il 93-90; gli Heat rispondono con una tripla di Mario Chalmers che rimette il risultato in parità; ed è qui che viene scritta la storia, quando il giocatore tedesco, grazie ad un layup in penetrazione, porta i suoi compagni e tutta Dallas sul più due a soli tre secondi dalla sirena finale. Successivamente Wade ci prova a vincere la partita ma il suo tiro finisce in un nulla di fatto e permettendo così il parziale di 22-5 Dallas nell’ultima frazione.

Questa partita ha rappresentato il tourning-point della serie, il momento in cui i Mavs hanno capito che ce la potevano fare, che era il loro momento, che potevano conquistare il tanto amato e desiderato titolo NBA, che potevano raggiungere il tetto del mondo e l’immortalità. E così è stato, dopo Gara 6 i Dallas Mavericks sono Campioni NBA per la prima volta nella storia della franchigia. Grazie soprattutto ad un giocatore, il simbolo della squadra, uomo spogliatoio e allenatore in campo che ha riempito molte pagine del libro del basket statunitense e a cui facciamo i migliori auguri.

Buon compleanno Wunder Dirk!

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