Cento di queste stagioni – James Harden

Cento di queste stagioni – James Harden

Auguriamo a James Harden un buon compleanno ripercorrendo la sua migliore stagione a livello individuale e di squadra, quella 2014/2015

Oggi, 26 agosto 2016, James Harden si accinge a spegnere ventisette candeline sulla torta di compleanno. La guardia degli Houston Rockets sta per iniziare la sua settima stagione in NBA, la quarta da quando si è trasferito in Texas lasciando la sua precedente franchigia, gli Oklahoma City Thunder. Senza dubbio la sua migliore stagione da quando è stato scelto alla posizione numero 3 del draft 2009 è stata quella 2014-2015 quando sfiorò il titolo di MVP (che vinse Stephen Curry) e trascinò la sua squadra fino alle Western Conference Finals, prima di essere eliminato dalla compagine che vincerà le finali, i Golden State Warriors.

Sette anni or sono Harden arrivò in quel di Oklahoma per comporre un super trio con Kevin Durant e Russell Westbrook: nelle prime stagioni la squadra riuscì a collaborare al meglio ma quando la guardia raggiunse una maturità tale da permettergli di essere la superstar di un’altra franchigia decise di tentare il grande salto. Oltre all’ex prodotto dell’ASU San Devils, i Thunder lasciarono partire verso Houston Cole Aldrich, Daequan Cook e Lazar Hayward per ottenere Kevin Martin, Jeremy Lamb, due prime scelte e una seconda scelta al draft. Daryl Morey, GM dei Rockets, decise subito di blindare ‘the beard’ offrendogli un quinquennale da 80 milioni di dollari: è il punto di svolta della carriera di Harden e della storia recente del roster texano.

2014/2015 – Dopo la bruciante delusione ottenuta pochi mesi prima durante il primo turno dei playoff, i Houston Rockets volevano tornare tra le grandi franchigie della NBA, per farlo bisognava responsabilizzare ancora di più la vera stella del roster: James Harden. Il barba migliorò nuovamente le sue statistiche risultando, durante la Regular Season, semplicemente infermabile: 27,4 punti per gara, 5,7 rimbalzi e 7 assist sono solamente statistiche che, però, permettono di far capire quale ruolo avesse nella squadra e nell’intero campionato. Sfiorò il titolo di MVP ma riuscì a rafforzare la sua leadership a tal punto che anche Dwight Howard capì di essere il secondo violino della franchigia.  Durante i playoff ci furono due partite che ci consentono di capire a pieno la sua posizione di superstar all’interno della lega: dopo aver vinto le due sfide casalinghe nel derby texano del primo turno della Western Conference contro i Mavericks, i Houston Rockets si presentavano in quel di Dallas pronti a vendere cara la pelle. La partita fu veramente tirata e a rubare la scena fu, ovviamente, ‘the beard’: 42 punti (15/24 dal campo), 5 rimbalzi, 9 assist e 5 palloni recuperati sono i numeri della sua super prestazione che ha indirizzato la serie sul 3-0. Fu assoluto protagonista anche nell’incredibile rimonta ai danni dei Clippers, da 3-1 a 3-4, ma la partita migliore di quei playoff fu gara 4 delle finali di conference, contro i Golden State Warriors: il risultato di 3-0 faceva preoccupare e non poco i tifosi dei Rockets ma Harden voleva a tutti i costi evitare il ‘cappotto’; armato di belle speranze e convinzione da vendere il numero 13 condusse il suo team alla vittoria con una prova più che autorevole. Al termine del match il tabellino segnava 45 alla voce punti, 9 ai rimbalzi 5 agli assist ma, soprattutto, un +21 di plus/minus che ci permette di capire che impatto ebbe sulla partita.

Nonostante la scorsa stagione i Rockets non siano riusciti a confermare quanto di buono fatto il precedente anno, James Harden è stato ancora una volta decisivo terminando con il numero di punti più alto della lega ma anche con quello di palle perse che, addirittura, fu il più alto di sempre. Adesso però è tempo di cambiare, a Houston è arrivato coach D’Antoni che proverà a rimettere in carreggiata la franchigia texana e ad aiutare ‘il barba’ a vincere il suo primo titolo di MVP. Tanti auguri James!

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