Cento di queste stagioni – Karl Malone

53 anni oggi per una delle ali grandi più forti di sempre: per festeggiarlo, raccontiamo la stagione migliore di Karl Malone.

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19 stagioni NBA, di cui solo la prima e l’ultima con meno di 20 punti di media a partita.
Solo 10 gare saltate nelle sue prime 18 stagioni NBA.
2 titoli di MVP, altrettanti ori Olimpici, 14 stagioni consecutive chiuse in uno dei primi tre quintetti NBA…

Quando Karl Malone si è affacciato al mondo del professionismo si pensava che fosse forte, ma non che avrebbe riscritto la storia del ruolo di ala grande (e non solo quella).

La sua stagione migliore per noi è stata quella del suo primo titolo di MVP, la 1996/97.
I suoi Jazz vincono 17 delle prime 19 partite e il Postino, oltre ai “soliti” 26 punti e 11 rimbalzi di media, sciorina 4.4 assist, con 1.4 rubate e 1 stoppata a gara.
Tra il 17 dicembre e il 9 gennaio Utah ha un leggero calo, al contrario di Malone, che non sbaglia nemmeno una partita delle 13 in calendario: sempre almeno 20 punti a referto e almeno 8 canestri segnati dal campo, mai sotto il 44.4% al tiro e una media di 5.7 assist a sera. Il picco si registra l’8 gennaio nella vittoria a Milwaukee, dove Malone affossa i Bucks sotto a 38 punti, 19 rimbalzi e 8 assist.

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Nelle due settimane tra il 10 e il 23 marzo Malone è Miglior Giocatore della settimana, ma dal 20 gennaio al 9 marzo il ruolino di marcia è impressionante, sia per i Jazz che per il #32: sono 20 W in 22 gare, Malone si candida ufficialmente al titolo di Miglior Giocatore della stagione (che poi vincerà) con 30.4 punti, 10 rimbalzi, 4.8 assist e 1.5 rubate di media, tirando col 56.6% dal campo. 11 gare con almeno 30 punti, 3 volte sopra i 40 (41 rifilati a Suns, Warriors e Pistons), tripla doppia contro Toronto (32+13+10).
Mancano ancora 21 partite alla fine della stagione regolare, i Jazz lanciano la volata guidati dal loro 4 titolare: solo 2 sconfitte a fronte di 19 vittorie, Karl ne mette quasi 28 a partita col 57.5% dal campo.
I Bulls chiudono con un record di 69-13, i Jazz sono primi a Ovest con 64-18.
Malone chiude la stagione regolare con 27.4 punti, 9.9 rimbalzi, 4.5 assist, 1.4 rubate e il 55% spaccato dal campo. Tutte e 82 le partite in doppia cifra, e mai in tutta la stagione ha preso più tiri di quanti punti ha segnato.

Il primo turno di Playoffs è poco più di una formalità: di fronte ai Jazz ci sono quei Clippers che hanno in Loy Vaught (mica no) il loro giocatore di punta: 3-0 Utah e 30.7+11.3 di media per il Postino.
Si resta a L.A. per le Semifinali di Conference, stavolta tocca ai Lakers del rookie Kobe Bryant. Malone cicca solo gara 3 (non a caso l’unica persa nella serie) ma contro Horry, Shaq ed Elden Campbell tiene comunque quasi 29 punti e 13 rimbalzi di media, seppur con percentuali al tiro rivedibili (38.3% dal campo).
Notevole gara 4, in cui il neo-MVP Malone ne mette 42 con 18/18 ai liberi, record dei Playoffs battuto solo qualche anno dopo dal 24/24 di Dirk Nowitzki. Nella decisiva gara 5, sull’89 pari Bryant spara un airball allo scadere dei regolamentari; ha il coraggio per prendersi altri due tiri importanti alla fine del supplementare, ma non le gambe per prendere il ferro in entrambe le occasioni. Kobe si rifarà in futuro, adesso tocca ai Jazz.

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Le Finali di Conference contro i Rockets sono da cardiopalma: le prime due partite a Sal Lake City sono vinte abbastanza agevolmente dai padroni di casa, con un Malone da 22.5+14 di media; ma a Houston la musica cambia e i texani trovano in Eddie Johnson il protagonista inaspettato: 31 punti in gara 3 e la bomba della vittoria in gara 4. I Jazz si portano ancora in vantaggio nella serie grazie anche ai 29 punti e 14 rimbalzi di Karl; gara 6 è punto a punto, Drexler in giornata di grazia ne infila 33 con 15 tiri e a 2.8 secondi dalla fine la parità è a quota 100, con Utah a battere una rimessa laterale in zona d’attacco.
La palla finisce in mano a quello che è stato il miglior giocatore della serie fino a quel momento per Utah, vale a dire John Stockton; quello che Malone fa per liberarlo forse si potrebbe chiamare “blocco” in un altro sport, ma nell’opinione comune è più vicino a un abbraccio fraterno nei confronti di Clyde Drexler. Fatto sta che Stockton ha spazio e tempo per un palleggio di avvicinamento alla linea da tre, mentre un appesantito Charles Barkley fa appena in tempo a recuperare per prendersi in faccia la bomba che spedisce i Jazz alle NBA Finals.

Li aspettano i Chicago Bulls, i campioni in carica dell’infallibile Michael Jordan e del mefistofelico Dennis Rodman, che Malone soffrirà come nessuno mai.
Proprio il Verme fa fallo su Malone a 9.2 secondi dal termine, sull’82 pari. Il Postino va in lunetta con un conto di 3/4 ai liberi fino a quel momento, ma recapita un paio di pesantissimi palloni sul ferro per uno 0-2 che verrà sfruttato al meglio dall’altra parte da MJ, col jumper allo scadere: 1-0 Bulls.
Il contraccolpo psicologico è ancora evidente in gara 2, dominata da Chicago ben oltre i 12 punti di distacco finali, mentre Malone ne mette sì 20, ma con altrettante conclusioni.
Ma il #32 scaccia via in fantasmi tornato nello Utah, con una gara 3 favolosa da 37 punti e 10 rimbalzi; doppia doppia anche in gara 4, il pareggio nella serie è cosa fatta.
Ah, gara 4 è anche quella di “The pass”, il missile di Stockton trasformato in due comodi punti dal nostro festeggiato di oggi:

 

Ancora sofferenze però per Malone in gara 5 (la nota “Flu game” di Jordan), che chiude con 19 punti, 7/17 al tiro e 5 falli. Rodman sottopelle…
21 punti per lui nell’ultima partita della serie, ma il 7/15 dalla lunetta denota una tensione che giustifica parzialmente la sconfitta e l’ennesimo titolo per i Bulls.
Malone chiude la serie finale con 23.8 punti, il 60.3% ai liberi e il 44.3% dal campo, a testimonianza delle sue difficoltà a sopraffare Rodman, con cui più di una volta si è punzecchiato e a causa del quale s’è visto fischiare più di un tecnico.

Resta comunque il ricordo di una stagione da incorniciare a livello personale, e se il titolo non è arrivato (l’anno dopo perse ancora in 6 partite, sempre contro i Bulls) poco ce ne cale. I grandi giocatori non si misurano dai titoli vinti, e Karl Malone è sicuramente uno dei più grandi giocatori NBA di sempre.

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