Cento di queste stagioni – Kevin Durant

Cento di queste stagioni – Kevin Durant

Nel giorno del suo 28esimo compleanno, riviviamo quella che finora è stata la migliore stagione della sua carriera.

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Cosa potrà combinare Kevin Durant in una delle squadre più ‘clamorose’ di sempre lo scopriremo tra circa un mesetto. Di certo a 28 anni il fenomeno nato a Washington si ritrova ad una svolta, con la speranza e la voglia di portare a casa un anello NBA, magari da MVP delle Finals, cancellando anni e anni di sconfitte spesso cocenti.
Del suo passaggio ai Warriors e delle relative critiche se n’è parlato fin troppo, KD ha deciso di cambiare e forse non lo ha fatto solo per vincere, ma anche per provare (se possibile) a migliorare ulteriormente.

Il passato però non si cancella, le emozioni vissute dai tifosi dei Thunder grazie alle sue giocate sono indelebili. Durantula, prima dell’infortunio che gli ha fatto saltare quasi interamente la stagione ’14/’15, ha dominato la lega dimostrandosi il giocatore offensivamente più forte del globo, e se non fosse stato per lo strapotere degli Heat di LeBron e degli Spurs del trio più vincente della storia, forse oggi saremmo qui a parlare di un giocatore fantastico, sì, ma anche vincente.
Ad oggi le possibilità di vittoria del titolo, considerando quantomeno che resti ai Warriors per tre anni, sembrano davvero altissime. Ma non sarebbe stato più sentito e ‘nostalgico’ un titolo col suo compagno di mille battaglie Russell in una città che lo venerava come accade solo ai più grandi? Sicuramente sì, ma Kevin ha deciso così e ai tifosi dei Thunder non resta che ricordare i bei tempi andati.

Tra le tante stagioni brillanti disputate con OKC, la più memorabile è senza dubbio quella conclusasi con il titolo di MVP.
Che possa essere la stagione dell’exploit definitivo verso la consacrazione di Campione con la ‘C’ maiuscola si intuisce sin dalla prima uscita del 30 ottobre: 42 punti rifilati agli Utah Jazz (22/24 a cronometro fermo) che valgono la prima vittoria per i Thunder.
Alla fine di novembre OKC è sull’11-3 con Durant che disputa il suo mese peggiore della stagione, sempre che ‘peggiore’ vada bene anche per descrivere 13 partite con 27 punti, 8 rimbalzi e 5.5 assist di media.
Nonostante la pesante sconfitta nelle Finals di due anni prima ad opera dei Miami Heat e l’uscita di scena al secondo turno contro Memphis negli ultimi Playoffs, KD e compagni ricominciano con un grande entusiasmo, tipico dei giovani campioni che vogliono conquistare tutto senza demoralizzarsi.
Quello di dicembre è un altro mese ricco di vittorie per Oklahoma City che si affaccia al 2014 con un bel 25-6 e con il futuro MVP che in 18 partite supera per ben 10 volte quota 30 punti, mettendo a referto 10.4 canestri di media con 9 rimbalzi a fare da contorno.
Si ha l’impressione che il #35 possa superarsi ulteriormente. Impressione che si tramuta subito in realtà, visto che a gennaio chiarisce subito a tutti le sue intenzioni: vuole dominare e presentarsi ai Playoffs da MVP.
Difficile crederci, sembra di rivedere i numeri che un certo Kobe Bryant faceva registrare qualche anno prima, segna a ripetizione e senza tregua: 48 punti ai Timberwolves, 48 ai Jazz, 54 ai Warriors e 46 ai Blazers nel giro di due settimane: semplicemente illegale, vedere per credere.

Quel rilascio fa innamorare tutti, anche chi fino a quel momento lo aveva sottovalutato o preso poco in considerazione. Ha una capacità di ‘schiaffeggiare’ la retina quasi irreale, dando vita in maniera sublime a quel suono magico che tutti gli amanti del basket non si stancano mai di ascoltare: “CIAF”, “CIAF” e ancora “CIAF”.
Da quel momento in poi è un dominio inarrestabile, gli Heat sono sempre la squadra da battere, San Antonio costruisce pian piano un gioco che si rivelerà vincente e praticamente impossibile da fermare, ma Oklahoma City si può divertire e può continuare a sognare perché il giocatore più in forma (se non il più forte) in quel momento veste la #35 dei Thunder.

Il periodo d’oro non si placa, a febbraio Durant ne mette dentro 33.4 ad allacciata di scarpe, termina solo un match senza segnare 10 canestri, condisce il tutto con 7.2 assist e 7.7 rimbalzi ed aggiunge altri tre ‘quarantelli’ alla lista.
La post season si avvicina e si preannuncia spettacolare, lo scontro a distanza per la prima posizione ad Ovest con gli Spurs prosegue in maniera avvincente, di giorno in giorno ogni match diventa più importante e farselo sfuggire, ad esempio, dopo aver segnato 48 punti, sarebbe davvero un peccato. E’ quasi naturale quindi per KD salire a quota 51, magari così, senza far muovere nemmeno la retina questa volta.

Le due sconfitte consecutive contro Houston e Phoenix pesano tanto sul groppone dei Thunder, San Antonio si prende la prima piazza e, nonostante la folle stagione di Kevin, si presenta ai Playoffs da favorita, almeno per quel che riguarda la Western Conference.
Il primo turno è di quelli tosti.
I Grizzlies non sono di certo gli ultimi arrivati e nei primi incontri le polveri dell’MVP sembrano bagnate, un problema non di poco conto per OKC. I punti arrivano come sempre, le percentuali dall’arco però non sono delle migliori e lo 0/8 di Gara-3 ne è la prova. Una cosa è certa però, nonostante la sconfitta e le difficoltà incontrate, Durant non si è mai arreso e lo dimostra una giocata su tutte, questa qui:

Quando il gioco si fa duro, però, i duri iniziano a giocare.
Si arriva a Gara-6 con Memphis avanti 3-2, Durant però non può terminare una stagione da sogno così, perdendo al primo turno senza brillare.
Al FedExForum di Memphis i Thunder riescono ad impattare la serie con bel +20 frutto di una grande prestazione di squadra, KD continua a sbagliare dal perimetro (0/6) ma ne mette a referto 36, chiudendo in doppia doppia (10 assist) e +27 di +/-.
La storia del basket ci insegna che se vinci in trasferta Gara-6 pareggiando la serie, difficilmente esci sconfitto nel match decisivo, e così sarà anche per i ragazzi di Scott Brooks: 120-109, 33 punti per il #35 che questa volta è impeccabile anche dalla lunga distanza (5/5).

Le semifinali di Conference con i Clippers iniziano con una sconfitta interna. La reazione però è di quelle forti, i Clippers non riescono a trovare l’antidoto per fermare Durant che dopo aver preso le misure spazza via gli avversari con la serie che si chiude sul 4-2 grazie all’aiuto di un grande Russell Westbrook.
I due creano un’intesa che sul parquet non si nota fin troppo, ma negli sguardi e nella voglia di vincere insieme sì, e anche parecchio.
Non ci riusciranno però, gli Spurs sono obiettivamente una squadra più coesa e più forte, vincono la serie 4-2 e trionfano in finale con gli Heat prendendosi la rivincita.
Non ci riusciranno neanche in seguito, perché esplode il fenomeno di Stephen Curry ed inizia la dinastia dei Warriors ad Ovest.
Già, i Warriors, la squadra che ha separato il ‘Dynamic-Duo’ dalla rivincita contro LeBron recuperando uno svantaggio di 3-1 nella stagione scorsa, ma anche la squadra che ha interrotto una carriera vissuta a braccetto per due fenomeni che saranno costretti a ritrovarsi sul parquet da avversari.

I Thunder di KD e Westbrook sono state una delle squadre più divertenti e spettacolari dell’ultimo decennio.
Durant potrà essere visto da molti come un traditore, ma le emozioni che ha vissuto grazie a quella gente gli resteranno impresse per sempre.
A quell’annata d’oro si aggiunge anche uno dei discorsi più commoventi della storia della NBA, perché dietro a questo talento e dietro ai suoi quarantelli si cela una scalata ricca di ostacoli e difficoltà.
Tanti auguri campione!

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