Cento di queste stagioni – Manu Ginobili

Nel giorno del suo 39esimo compleanno, ripercorriamo la sua miglior stagione in carriera.

Una carriera da sogno, da leader e soprattutto da idolo delle folle.
Emanuel David Ginobili, per gli amici Manu, è uno di quegli esempi sportivi da seguire per la dedizione e lo spessore morale dimostrato in ogni contesto. E’ uno di quei giocatori che sanno solo farsi amare e non hanno e non potranno mai avere ‘haters’, un po’ come il suo fratellone Tim Duncan.
Di delusioni agli avversari ne ha regalate parecchie in NBA e non solo, stupendo gli scettici e dominando la scena quasi silenziosamente.
Dopo il titolo vinto al primo anno in NBA nelle Finals 2003 completa il definitivo salto di qualità, e nell’estate del 2004 avrà inizio la sua migliore stagione in carriera: una cavalcata che definire trionfale sarebbe riduttivo.
Il 15 agosto la Nazionale argentina debutta nelle Olimpiadi di Atene 2004 contro la Serbia, a pochi secondi dal termine il risultato è di 81 pari, ma lasciamo parlare le immagini.

Se il buongiorno si vede dal mattino…
L’Argentina supera abbastanza facilmente il primo turno nonostante le sconfitte contro Spagna e Italia, poi elimina la Grecia ai quarti guadagnandosi la semifinale contro gli USA.
Il Paese che gli ha regalato il primo anello NBA si deve piegare dinanzi al suo strapotere: 29 punti, miglior realizzatore dell’incontro, 89-81 ed è finale Olimpica.
E’ quasi inutile ricordare come sia andata a finire. L’Argentina è solida, ha esperienza, tante soluzioni offensive ed una difesa quasi impenetrabile, batte l’Italia e porta a casa la medaglia d’oro con un grande Luis Scola e Manu contribuisce alla causa con 16 punti, 6 assist e 6 rimbalzi.

Dopo il breve e meritato riposo ritorna a San Antonio e conquista in maniera definitiva la fiducia di Gregg Popovich con il quale nel primo periodo i rapporti non si erano rivelati idilliaci. La stagione NBA ’04-’05 è l’unica della sua carriera che lo vede titolare in tutte le partite di regular season degli Spurs ed il perché è subito spiegato: 22.8 punti di media nelle prime cinque uscite, texani che si ritrovano sul 16-3 e tanta qualità dell’argentino anche quando le fatiche olimpiche iniziano a farsi sentire.
Popovich tiene l’argentino in campo anche quando la forma non sembra smagliante e la sua scelta si rivela azzeccatissima. Dopo un periodo di appannamento con qualche problema fisico, Manu ritorna a dominare nel gennaio del 2005 sino all’esplosione nel match contro i Phoenix Suns: un Ginobili dalla folta chioma (già, nel 2004-2005 poteva anche contare sui capelli) mette a referto 48 punti (career-high), 6 assist, 5 rimbalzi guidando gli Spurs ad una vittoria memorabile.

El Narigon conquista la convocazione per l’All-Star Game e si presenta ai Playoffs dopo altre prestazioni di grande spessore contro Clippers (40 punti e 9 assist), Blazers (30) e Jazz (31). A quasi un anno di distanza dai giochi di Atene 2004, stupisce la brillantezza con la quale si presenta alla post season e stende i Nuggets. Nel 4-1 per gli Spurs non scende mai sotto quota 17 punti e ne mette dentro 32 nel match che vede svoltare la serie a favore dei suoi, guadagnandosi ben 10 tiri liberi di media a partita.
La semifinale di Conference contro Seattle si preannuncia avvincente e Manu non si tira indietro. San Antonio vince agevolmente le prime due partite in casa, poi perde le due trasferte successive a causa di uno scatenato Ray Allen e nella fondamentale gara-5 casalinga non può sbagliare. Il primo tempo si chiude in perfetta parità ma il #20 dei nero-argento sembra in gran serata, Popovich lo intuisce e basa le soluzioni offensive su di lui (oltre che sul solito e affidabile Timmy), portando a casa la posta in palio con il risultato di 103-90.
Il tabellino parla chiaro: 10/15 al tiro, 4/6 dal perimetro, 15/17 dalla linea della carità per un totale di 39 punti conditi da 6 assist, 4 rimbalzi, 2 recuperi ed una sola palla persa. Ammirare, semplicemente ammirare:

La chioma continua a crescere, Seattle cede in gara-6 e Ginobili ritrova quei Phoenix Suns che in stagione aveva ridotto in frantumi. E’ subito 3-0 con il trio magico (che col tempo diventerà il più vincente di sempre) capace di realizzare 75.4 punti di media nelle prime tre uscite, apparecchiando la tavola per le Finals, raggiunte infine con un bel 4-1.
Tocca ai Detroit Pistons di Billups, Hamilton, Prince e dei due Wallace.
E’ una serie dura con la difesa che la fa da padrone ed i risultati bassi lo dimostrano. Si arriva alla ‘bella’, un’altra finalissima per l’argentino dopo la gloriosa finale olimpica, un’altra occasione da non farsi scappare.
Detroit è avanti di una lunghezza all’intervallo, Duncan tira male dal campo (alla fine sarà 10/27 per lui) e le due franchigie puntano tutto sui 7 uomini più fidati. La partita svolta nel quarto periodo, e la chiave è ancora lui: Manu.
Segna la tripla del +7 per gli Spurs, i Pistons tornano sotto ma vengono nuovamente allontanati dal talento argentino che mette a referto 6 punti negli ultimi 35 secondi di gioco chiudendo difatti la contesa.

San Antonio vince l’anello NBA, Duncan il premio di MVP delle Finals (che, secondo molti, avrebbe meritato l’argentino) e Ginobili corona un’annata d’oro che l’ha visto trionfare prima ad Atene e poi in America da protagonista assoluto.
La folta chioma verrà meno, gli anni passeranno, ma il talento resterà sempre lo stesso anche molti anni dopo.
Ci apprestiamo ad ammirarlo forse per l’ultima stagione, senza il compagno di mille battaglie con il #21 sulle spalle, pronti ad osannarlo e a gustarci le sue giocate, perché un giocatore del genere (giusto per ribadirlo) può solo essere amato.
Buon compleanno Campione!

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