Cento di queste stagioni – Michael Redd

Cento di queste stagioni – Michael Redd

Compie 37 anni Michael Redd, tanto mortifero quanto sfortunato tiratore dei Bucks. Ecco la sua stagione migliore!

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Quando la palla lascia la sua mano sinistra, il rumore è simile al silenzio. Pochi altri sono in grado di creare questo effetto, forse solo Chris Mullin è riuscito ad arrivare a questa espressione “superiore” di tiro, ma questa volta non si parlerà del numero 17 dei Warriors, bensì di un altro mancino che ha incantato per anni e anni la città di Milwaukee.

Wisconsin, Milwaukee, 20 febbraio 2003. I Bucks all’inizio della stagione erano una seria candidata per la vittoria della Eastern Conference poiché potevano contare sui loro Big Three: Sam Cassell, Ray Allen, Glenn Robinson. La stagione regolare però fu costellata da infortuni e litigi tra i membri principali della squadra che portarono la dirigenza a prendere una decisione molto drastica: lo smantellamento dei Big Three. In primis fu ceduto Glenn Robinson agli Atlanta Hawks e in seguito la SG della squadra Ray Allen, che approdò ai Sonics.

Pensiamo che non esista una data precisa per indicare lo sboccio della carriera del nostro giocatore, ma sicuramente la partenza di Allen ha giovato (e non poco) a Michael Redd.

Anno dopo anno, Redd iniziava ad inanellare una serie di stagioni incredibili chiudendo il 2004-2005 con 23 punti di media col 41% da due, il 35% da tre e l’85% ai liberi.

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Cifre come queste fecero sobbalzare la dirigenza dei Bucks, che nell’estate 2005 pur di non cedere la loro stella ai Cleveland Cavaliers proposero a Redd un contratto da ben 91 milioni di dollari in 6 anni; la SG non rifiutò, diventando così il 24° giocatore più pagato di tutta la NBA.

Nello stesso anno i Bucks chiamarono con la prima scelta il centro dell’Università dello Utah, Andrew Bogut, cercando di trovare nel centro australiano quel rim protector che tanto desideravano.

Nonostante la leadership di Redd e l’aggiunta di vari giocatori come TJ Ford, Bobby Simmons, Jamaal Magloire e l’arrivo del nuovo allenatore Terry Stotts, il roster dei Bucks molto spesso faticava a trovare continuità, infatti la striscia massima di vittorie durante la regular season fu soltanto di 3. La regular season di Redd fu un po’ come tutta la stagione dei Bucks: molto altalenante, infatti la SG passava da prestazione superlative da 40 punti a prove incolori.

Nonostante ciò i Bucks riuscirono a strappare il pass per il playoff conquistando l’ottavo posto in una Eastern Conference molto agguerrita e Redd chiuse la stagione regolare con 25.4 punti di media (9° in tutta la NBA) col 45% dal campo, 39% da tre punti e 87% ai tiri liberi (8° in tutta la NBA).

Come due anni prima, anche questa volta sulla strada di Redd ci furono i fortissimi Detroit Pistons. Sulla carta non c’era storia, poiché il quintetto dei Pistons era considerato uno dei più forti della lega dato che poteva vantare quasi esclusivamente All-Star: Billups – Prince – Hamilton (miglior tiratore da 3 della stagione) – Sheed – Big Ben. Anche i bookmaker devano per scontato il passaggio del turno dei Pistons, che erano quotati a 1.5-1

Gara-1 iniziò nel peggiore dei modi per i Bucks, che subirono una sonora sconfitta. Il tabellino finale recitava 74-92 con Redd autore di soli 11 punti con un pessimo 4-15 al tiro, mentre dall’altro lato ben 4/5 del quintetto dei Pistons superarono la doppia cifra, con Sheed autore di 22 punti in 29 minuti conditi con un 4-6 da tre punti.

In gara-2, Redd provò a dare la carica ai suoi ma anche questa volta nonostante i 29 punti i Bucks uscirono sconfitti da una gara “quasi equilibrata”. Il tabellino recitava 98-109, e per la seconda gara consecutiva erano ben 4 i giocatori del quintetto dei Pistons ad andare in doppia cifra, con un Prince in forma strepitosa autore di 22 punti con 9-14 al tiro.

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Gara-3 era l’ultima ancora di salvezza per i Bucks, Redd lo sapeva bene e in un Harris Bradley Center stracolmo piazzò la sua miglior performance di sempre nella post season.

Furono ben 40 i punti per Redd, il massimo in carriera in una partita di playoff e la 4° miglior performance in tutta la stagione 2005-2006.

Dopo un inizio di gara non al massimo (solo 2 punti nei primi 4 minuti), Redd decise di cambiare marcia e iniziò a far impazzire la difesa dei Pistons. La gestione della palla di TJ Ford fu spettacolare, il play smistò ben 15 assist, 8 dei quali al solo Redd che non si fece pregare e sfoderò una prestazione da 14-21 al tiro con 4-5 da tre punti in soli 34 minuti di gioco, con ben 28 punti nel solo secondo tempo. Per la prima e unica volta nella serie, i Bucks vinsero tutti e quattro i quarti. I media considerarono quella partita come la miglior performance non di solo di Redd ma di tutto il roster dei Bucks, infatti una nota di merito va anche alle seconde linee tra cui si mise in evidenza Mo Williams, autore di un incredibile 9-10 dal campo.

Gasati ed euforici della vittoria in gara-4, i Bucks scesero in campo con la speranza più che concreta di riuscire a pareggiare la serie. La partita rimase in bilico fino all’ultimo quarto (che recitava 74-76 Bucks), ma nonostante un solida gara si sciolsero come neve al sole sotto i colpi di Billups. I Pistons, capitanati dal loro play, misero a referto un ultimo quarto da ben 35 punti con 13 del solo Billups, mentre Redd mise a segno 9 dei 23 punti totali nell’ultimo quarto. Nonostante questa sconfitta che portò la serie sul 3-1, Michael segnò 33 punti con un 10-17 al tiro e un grandissimo 12-15 dalla linea del tiro libero.

I Pistons tornarono nelle mura amiche consapevoli di aver ben tre match point per chiudere la serie e iniziarono gara-5 nel migliore dei modi chiudendo il primo quarto sul punteggio di 23-39. Redd provò a dare la scossa nel secondo quarto piazzando ben 16 punti, ma la differenza tra le due squadre era troppo evidente e i Pistons arrivarono all’intervallo con ben 13 punti di vantaggio. Il terzo quarto fu un disastro per la squadra del Winsconsin, che vide la retina amica muoversi troppe volte: i Pistons infatti misero a segno un’altra grandissima prova con 35 punti nel solo terzo quarto e Hamilton autore di 16 punti. Nel quarto quarto Stotts, consapevole della sconfitta, mise in campo tutti i panchinari e a fine gara il tabellino recitava 93-122 Pistons.

Nonostante un secco 4-1, Redd chiuse la serie di playoff con 27.2 punti di media tirando col 52% dal campo, 46% da tre punti e 89% ai liberi.

Questo giocatore, oltre ad essere ricordato come un letale cecchino, è sempre stato ben visto sia dai compagni di squadra che dagli avversari. Oltre al basket, per Redd c’era la religione che ha sempre avuto un posto in prima fila nella sua vita e se dovessimo riassumere la vita di Michael Redd in un unico aggettivo sarebbe: cristiano. La sua voglia di vincere sul campo era (forse) anche seconda alla sua fede religiosa, che l’ha portato ad avere sia in campo che al di fuori un comportamento da vero professionista. Forse non basta una stagione per riassumere la storia NBA di questo cecchino ecclesiastico, ma d’altronde come si può riassumere la vita di uno sportivo che dice: “Il basket è quello che faccio, non è quello che sono, in primis io sono un uomo, un uomo che ama Dio.”

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Tanti auguri, Michael Redd!

 

– di Lorenzo Schettino

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