Cento di queste stagioni – Pete Maravich

Cento di queste stagioni – Pete Maravich

Nel giorno del suo compleanno, ricordiamo Pete Maravich e la sua celebre stagione 1976-77

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Oggi avrebbe compiuto 69 anni un giocatore davvero spettacolare che in tutti gli anni ’70 ha saputo entusiasmare per classe e fantasia.

Pete Maravich è stato un autentico innovatore nella NBA degli anni ’70 grazie ai suoi movimenti, alle sue letture offensive e ai suoi assist immaginifici. In una NBA come quella di oggi dove regna lo spettacolo, Maravich avrebbe  sicuramente trovato un posto degno di nota e senza dubbio sarebbe entrato nel cuore di moltissimi tifosi sparsi per il mondo. Un giocatore davvero unico e spettacolare, ogni sera riusciva a regalare perle dettate da un talento fuori dal comune.

La stagione che voglio proporre è quella del 1977 con i New Orleans Jazz ma è giusto fare un piccolo passo indietro e tornare ai tempi del college. Pete è stato il giocatore più dominante di sempre con la maglia di LSU riuscendo a chiudere i 4 anni con la propria università ad una media di circa 44 punti a partita. Numeri da capogiro per un giocatore che fin dalla tenere età ha saputo esprimere al massimo la sua creatività e il suo estro sul parquet. Nel 2005 infatti, è stato nominato come miglior giocatore universitario della storia proprio alla luce delle sue memorabili stagioni.

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Tornando alla carriera NBA, Maravich ha giocato per tre squadre NBA, gli Atlanta Hawks, che lo scelsero nel 1970, poi per i New Orleans Jazz e infine una brevissima parentesi ai Boston Celtics di un giovanissimo Larry Bird.

La stagione memorabile è quella del 1976-1977; dopo 7 anni nella lega trova la stagione della consacrazione nella quale riesce a imporsi come miglior marcatore. Maravich è in formissima ma soprattutto è inarrestabile trovando ogni notte prestazioni da capogiro. Chiude la stagione con una media realizzativa 31,1 punti a gara aggiungendo anche una media di 5,1 rimbalzi e 5,4 assist. Una serie di clamorose partite come i 50 punti contro i Bullets oppure i 51 contro i Kings poche settimane prima. Nella partita contro i Knicks del 24 febbraio ’77 segna la bellezza di 68 punti uscendo per falli a due minuti dal termine. In quella partita ha dichiarato che poteva anche segnare più punti, se solo non avesse sbagliato qualche tiro facile ad inizio match. Due giorni dopo ne infila 40 in faccia agli Spurs dimostrando che quella contro New York non era stata solo una serata fortunata.

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Nonostante questa vena realizzativa, la squadra non centra i Playoffs a causa del record negativo di 35 vittorie a fronte di 47 sconfitte. Una stagione negativa per New Orleans che non è riuscita, nonostante un Maravich dominante, a chiudere la stagione con l’accesso alla post season. Questo fattore lo ha sempre contraddistinto per essere un grande giocatore ma con la fama di perdente.

Maravich è stato inserito nel primo quintetto della NBA e chiuse la stagione come miglior realizzatore, miglior tiratore due punti e come percentuale ai tiri liberi ma ha ricevuto solo 3 voti nella nomination per il premio di MVP poi vinto da Kareem Abdul-Jabbar dei Lakers.

Maravich è stato un poeta del basket per la sua capacità di giocare in maniera spettacolare e guidata da una mente che in campo e fuori faceva quello che voleva. Un giocatore ” perdente” ma che di certo ha saputo esaltare tutti i tifosi americani per un decennio intero.

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