Cento di queste stagioni: Ray Allen

Cento di queste stagioni: Ray Allen

Dalla tripla contro gli Spurs alla serata da 26 punti in Gara 6 delle Finals contro i Lakers. Noi abbiamo scelto la versione Celtica di “He Got Game Ray Allen”. Ecco la storia della sua stagione 2007-08.

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Nelle otto stagioni precedenti alla trade che lo portò ai Celtics e con la quale i Sonics ottennero Delonte West, Wally Szczerbiak e i diritti sulla quinta scelta Jeff Green, Ray Allen aveva sempre realizzato più di 20 punti di media a partita e un ruolo di primo violino offensivo: nonostante tutto la stagione 2007-08 del suo primo anno in maglia verde è quella che immagazzina meglio l’essenza del giocatore che è stato Ray Allen, un campione che ha saputo, al momento giusto, mettersi al servizio della squadra (a scapito di un peso offensivo nettamente inferiore rispetto a quello che aveva a Seattle e Milwaukee) per portare a casa un titolo che gli sarebbe stato quasi impossibile procurarsi altrove.

Ray Allen arriva a Boston un mese scarso prima che i Celtics riescano a convinvere Kevin Garnett a togliersi la maglia dei Wolves per andare a formare i celebri e celebrati “Big Three” di Danny Ainge: i due All-star vanno infatti ad aggiungersi al già presente Paul Pierce nelle mani di coach Doc Rivers. Per dei Celtics reduci da stagioni deprimenti sembra arrivato alla fine il momento di competere direttamente per il bersaglio grosso.

Boston.com

L’esordio in maglia Celtics arriva il 2 novembre in una vittoria di 20 punti sui Wizards: “He got game” gioca la classica partita che Boston gli chiede per vincere, segnando 17 punti efficienti e senza turnover e mettendo il solito effort in fase difensiva, cosa storicamente sottovalutata del gioco di Allen. La seconda partita in quel di Toronto è ben più complicata e allora Ray decide di sparare il trentello, realizzando 7 delle 11 triple tentate e 11/16 dal campo. È evidente che nella faretra di Allen ci sono ancora più frecce di quelle che le necessità di Boston richiedono lui, e serate come questa ne sono la palese manifestazione. In RS le esplosioni offensive di Jesus Shuttlesworth saranno i 35 punti della vittoria sui Portland Trail-Blazers del fresco ROTY Brandon Roy e nella sconfitta contro i Golden State Warriors dell’estroso duo formato dal Barone e Jason Richardson. La stagione 2007-08, come scritto in introduzione, non è la migliore per statistiche della guardia di Connecticut, e denota inoltre una certa incostanza, figlia probabilmente di una confidenza ancora non ottimale con il “nuovo ruolo” che ha nelle gerarchie dei Celtics. 17 saranno i punti di media ogni sera, con prestazioni talvolta discontinue ma sempre dedicate alla causa della propria squadra.
Il motore di Boston è al massimo della potenza, ed a testimoniarlo c’è il record di 66-16 con cui gli uomini di Doc Rivers si qualificano come prima forza ad Est ai Playoffs, incontrando al primo turno gli ostici Atlanta Hawks.

Mike Woodson può contare sul duo formato da J-Smoove e Joe Johnson (che oggi farebbe rabbrividire anche i più coraggiosi) e, sebbene abbia perso sempre per più di 20 punti al Garden, riesce a forzare un’insperata Gara 7 grazie alle prestazioni casalinghe, permettendo a Zaza Pachulia di prodursi in uno dei momenti più esilaranti dei playoffs 2008.

In Gara 7 al Garden però Boston dilaga nonostante un Ray Allen da 7 punti e in generale non sopra le righe nel primo turno.
I problemi del primo turno vengono addirittura acuiti dalla serie contro i Cleveland Cavaliers, i quali riescono a forzare un’altra Gara 7 contro i Celtici anche proprio alla scarsa vena offensiva di un Ray Allen irriconoscibile: 61 punti nelle prime sei gare, compresa una Gara 1 conclusa incredibilmente a 0 punti.
Nonostante ciò, Pierce, Garnett e compagni regolano i Cavaliers di un roboante LBJ da 45 punti grazie allo show di The Truth, 41 punti a referto quella notte, e alle buone prove di Rondo e The Big Ticket.

Se Boston vuole arrivare fino in fondo c’è però bisogno di un contributo decisivo di “He got game” quando la sfida si fa ancora più dura con l’incontro dei Detroit Pistons. I Big Three portano avanti Boston ma i Pistons, guidati dalla regia di Chauncey Billups e seguendo la vena di un Rip Hamilton da 25 punti, riescono a strappare quella che sarà l’unica sconfitta interna della Postseason celtica. In questa seconda gara si è iniziato a intravedere nuovamente il contributo di un Allen da 25 punti con ottime percentuali, contributo che sarebbe servito come il pane agli uomini di Rivers.
Dopo due sfortunate serate al tiro, Ray riesce ad ingranare nel momento decisivo della serie: i suoi 29 e 17 punti realizzati rispettivamente in Gara 6 e 7, con un complessivo 15/27 e 8/8 dalla lunetta, aiutano la propria franchigia a strappare il biglietto per le NBA Finals, dove gli avversari sarebbero stati la nemesi di sempre, gli odiati LA Lakers.

Proprio nel momento decisivo Ray Allen viene chiamato non solo a dare un contributo offensivo importante, ma a marcare un Kobe Bryant fresco di titolo di MVP per alcuni frangenti della partita. Ray risponde giocando la miglior pallacanestro della sua personalissima postseason e riuscendo addirittura a tenerlo senza punti per i primi 24’ della decisiva Gara 4 dello Staples Center. Quando Pierce è fuori forma (come in Gara 3, persa da Boston) è Allen a prendersi le maggiori responsabilità offensive, mettendo a referto 25 punti con una percentuale maggiore al 60% e tenendo i C’s in partita anche quando sembrava ormai chiusa. Simili percentuali e, come detto in precedenza, difesa in single-coverage di notevole qualità su Kobe Bryant in Gara 4, che porta Boston sul 3-1 e dove Ray mantiene grandi percentuali giocando una difesa da specialista, oltre al suo solito bottino da 19 punti.
Se non fosse per la negativa serata al tiro di Gara 5, probabilmente i Celtics avrebbero chiuso 4-1 e festeggiato in casa il titolo dei Big Three, ma una prestazione spaventosa in Gara 7 allo Staples (8/12 dal campo per 26 punti, 4 rimbalzi, 2 assist e 3 rubate) uccide la serie e porta in tripudio i tifosi Celtics, costretti a digerire bocconi amari nelle stagioni immediatamente precedenti e riescono a tornare campioni NBA per la prima volta dal 1986.

Di tutti i momenti memorabili della carriera di Walter Ray Allen, per celebrare il suo 41esimo compleanno abbiamo scelto questa stagione, discontinua a tratti ma da ricordare per molti altri versi. E nel frattempo ancora non si sono esaurite le voci per un suo ritorno in campo, forse in maglia Warriors. Chissà…

 

Buon compleanno a “He got game” Ray Allen!

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