Cento di queste stagioni – Ricky Rubio

Cento di queste stagioni – Ricky Rubio

La migliore stagione del funambolico playmaker spagnolo

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In una pallacanestro NBA sempre più fisica ed atletica, ci sono pochi giocatori che si mantengono in linea di galleggiamento semplicemente utilizzando talento ed intelligenza cestistica: Ricky Rubio è un esempio lampante.

Rubio gioca forse nel ruolo più complicato, il playmaker, ruolo sempre più fisico ed esplosivo (Wall, Westbrook per citarne un paio) o di infallibili cecchini (Curry ed Irving ad esempio). Come può Ricky sopravvivere nella Lega, non essendo un buon tiratore (rispettivamente 36% dal campo e 32% da tre punti in carriera) ed avendo un fisico sostanzialmente minuto e non paragonabile alle stelle del ruolo?

Secondo molti, Ricky Rubio non meriterebbe nemmeno di stare nella Lega a causa di alcuni suoi limiti evidenti, ma pur guidando una squadra finora di bassa classifica primeggia in alcuni fondamentali grazie alla sua visione di gioco ed alla sua intelligenza tattica: nelle sue precedenti cinque stagioni NBA per esempio, è sempre stato tra i primissimi in assist e palle recuperate, con una bassa percentuale di palle perse rispetto ai minuti giocati.

Dopo aver stregato il pubblico mondiale alla finale olimpica di Pechino, dove a soli 18 anni in finale contro Team USA  ha dato grande spettacolo, è stato scelto al Draft del 2009 con la quinta chiamata; purtroppo da quella sera sulla sua testa rimarrà una sorta una Spada di Damocle (alla settima è stato selezionato Stephen Curry, ndr), e il nostro per approdare in NBA decide di aspettare un paio di stagioni.

La stagione dell’esordio è quella del 2011/2012, coach Rick Adelman in panchina e una squadra da possibilmente portare ai Playoffs. La stella è la macchina da doppie-doppie Kevin Love, insieme a lui ci sono un paio di giocatori apparentemente senza arte ne parte (Milicic, Beasley su tutti), un paio da verificare (Pekovic, poi rivelazione, e il promettente Derrick Williams) e veterani come Barea, Ridnour e Webster.

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L’impatto nella Lega di Ricky è notevole soprattutto dal punto di vista scenografico: i suoi passaggi senza guardare e la sua visione di gioco incantano progressivamente lo spento Target Center, riportando la gente di Minneapolis in quel palazzetto che esultava ad ogni schiacciata di Kevin Garnett, da anni passato a Boston.

In 41 partite giocate quell’anno, in ben 15 va in doppia cifra negli assist e in 24 in doppia cifra nei punti. Con la squadra in lizza per un posto nei tanto agognati Playoffs assenti da anni, Ricky cade dopo uno scontro con Kobe Bryant, nei secondi finali di una partita punto a punto. La diagnosi è lapidaria: rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, stagione finita e Timberwolves che progressivamente perdono quota fino a spegnersi nei bassifondi della Wester Conference. Nonostante abbia giocato solo 41 partite sulle 82 disponibili, finirà secondo nelle votazioni per il miglior Rookie dell’anno (dietro Kyrie Irving) e nel miglior quintetto Rookie. Le sue cifre: 10.6 punti a partita, 4.2 rimbalzi a partita, 8.2 assist a partita.

Da allora, in cinque stagioni, le cifre di Ricky sono rimaste sulla falsariga della prima, con l’attenuante dei tanti infortuni e dello scarso livello tecnico e tattico della squadra. Il suo tiro è leggermente migliorato, e alla soglia della sesta stagione, con dei Timberwolves rivoluzionati dagli arrivi di Karl Anthony Towns ed Andrew Wiggins su tutti e soprattutto di Coach Tom Thibodeau, ci si aspetta il definitivo salto di qualità dei Timberwolves e di questo fantasioso (ma intelligentissimo) playmaker.

Buon compleanno Ricky!!

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