Cento di queste stagioni – Shaun Livingston

Oggi compie 31 anni Shaun Livingston, gli auguriamo un buon compleanno ripercorrendo le sue migliori gesta in NBA.

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Oggi, 11 settembre 2016, Shaun Livingston compie 31 anni, dodici dei quali passati calcando i parquet dell’NBA (eccezion fatta per una breve parentesi in D-League). Il playmaker nativo di Peoria è uno dei più grandi esempi di forza di volontà che l’umanità possa offrirci: il 26 febbraio 2007, la quarta scelta assoluta del Draft 2004, cadde in malo modo a terra durante una partita di Regular Season ed offrì agli spettatori, purtroppo, una scena crudissima che difficilmente scorderanno, la carriera dell’ex giocatore dei Clippers fu a rischio. L’infortunio gli provocò la rottura dei due legamenti crociati, del legamento collaterale mediale, del menisco laterale e, come se non bastasse, la lussazione della rotula. Secondo i dottori ci fu la possibilità che la gamba potesse addirittura essere amputata.

La riabilitazione fu lunghissima ma Livingston ebbe sempre in testa una cosa: la pallacanestro; volle assolutamente tornare a fare ciò che più gli piace. L’occasione si presenta il 3 ottobre 2008 quando gli Heat gli offrirono un contratto: dopo 4 partite, però, finì ai Grizzlies e iniziò una serie di stagioni difficilissime che culmineranno solamente nel 2013 quando ebbe l’opportunità di far vedere cosa sapeva fare in quel di Brooklyn, contratto annuale e poca pressione addosso. Il playmaker disputò una buona stagione e attirò le attenzioni dei nuovi Golden State Warriors di Steve Kerr che gli offrirono un triennale da oltre 5 milioni l’anno: fu il connubio perfetto. In una sola stagione Livingston dimostrò quello che avrebbe voluto nelle dieci precedenti: partì ovviamente dalla panchina, davanti a sé aveva (e ha tutt’ora) Curry che a fine anno vinse il suo primo titolo di MVP ma quando calcò il parquet diede sempre l’intenzione di essere pericoloso, soprattutto grazie a quel movimento in post che è poesia per gli occhi degli aficionados della palla a spicchi. La stagione 2014-15, probabilmente la migliore della sua carriera, terminò con la vittoria del titolo NBA e la seguente con l’approdo in finale (persa 4-3 contro i Cavaliers): il 31enne però non è ancora sazio e, quest’anno, tenterà di nuovo l’assalto all’anello.

Nell’annata in cui Livingston riuscì a vincere il primo anello, il nativo di Peoria concluse la Regular Season con quasi sei punti di media a partita, 2.3 rimbalzi e 3.3 assist, il tutto in neanche 19 minuti di gioco. La sua partita migliore fu quella giocata tra le mura amiche dell’Oracle Arena contro i Los Angeles Clippers: il playmaker riuscì quasi a quadruplicare la sua media punti (21) tirando con il 65% dal campo (9/14) e conducendo i Warriors alla vittoria. Ai playoff, invece, le sue statistiche peggiorarono un pochino ma l’ex Nets si rese protagonista di due gare di assoluto livello che permisero alla squadra di portare a casa sfide soffertissime: fu il caso di gara 3 contro i Pelicans dove, oltre allo straordinario apporto di Steph Curry, Livingston mise a referto dodici punti caricandosi sulle spalle l’intera panchina, Iguodala compreso; la sua miglior partita stagionale fu, probabilmente, gara 1 contro gli Houston Rockets. La partita iniziò nel peggiore dei modi con lo starting five che non riuscì a ribaltare la situazione così il numero 34, armato della sua solita cattiveria agonistica, impresse a fuoco il suo nome nel match grazie a 18 punti con un imperioso 6/8 dal campo. La stagione successiva fu migliore nelle statistiche e ci regalò alcune partite veramente incredibili da parte del playmaker della squadra di Oakland: su tutte l’NBA Christmas Day contro i Cavs dove fu semplicemente immarcabile. Le statistiche però non valgono quanto un anello e soprattutto quanto la forza di volontà che il ragazzo mette in campo ogni volta che viene chiamato in causa, combatte contro gli avversari e contro il ricordo di quel terribile infortunio che, però, è stato il punto di svolta della sua carriera e gli ha donato la possibilità di entrare nell’Olimpo: chance colta al volo, perché uno come Livingston sai che risponderà sempre presente.

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