Cento di queste stagioni – Steven Adams

Commenta per primo!

Camminando per le strade di Oklahoma City nei pressi del Devon Energy Center potrebbe saltare all’occhio dei curiosi un enorme murale apparso recentemente su una parete poco distante.

Il soggetto raffigurato è un omone dai lunghi capelli e dall’aspetto minaccioso che afferra una “Spalding” da pallacanestro, ma tra tutti i particolari ciò che più cattura la vista dei passanti è un paio di grossi baffoni che rendono l’uomo ritratto unico e inconfondibile : Steven Adams, centro degli Oklahoma City Thunders, che oggi compie 23 anni.

http://thewireless.co.nz

Il 20 luglio 1993 da madre originaria dell’isola di Tonga e da padre inglese trasferitosi in Nuova Zelanda dopo aver servito la Royal Navy, nasce Steven Adams.

Famiglia particolare quella del piccolo Adams : 18 fratelli da 5 madri differenti,  tutti dotati di una struttura fisica strabiliante per dimensione e prestanza atletica, 2.06 m di altezza media per gli uomini e “soltanto” 1.83 m per le femmine (tra cui Valerie Adams, campionessa olimpica del getto del peso). Giganteschi.

Per quanto strana e bizzarra la famiglia Adams è tenuta unita e coesa dalla forte figura paterna, per questo quando nel 2006 Sid Adams muore, Steven, allora tredicenne, incassa un duro colpo.

Inizia sempre più spesso a frequentare brutti ambienti, dove droga, violenza e criminalità imperversano e quando sembra aver intrapreso un percorso di crescita irreversibile, interviene Warren, uno dei suoi fratelli che, conscio della grave situazione, prova a salvare Steven sradicandolo dai quartieri marci di Rotorua per portarlo a Wellington con lui.

La scommessa di Warren viene vinta e Steven consegue il diploma allo “Scots College” ottenendo anche importanti risultati nel getto del peso a livello nazionale.

Abbastanza per un ragazzo che pochi anni prima sembrava nell’orlo del baratro? No.

Ha un fisico granitico, doti atletiche sorprendenti, ma soprattutto non ha paura. Mai.

E nel frattempo ha superato i 2.10 metri.

Viene notato, e nel 2011 inizia a giocare a basket, dopo un anno è al college e nel 2013 arriva la chiamata NBA : 12esima scelta assoluta del primo round Oklahoma City Thunder.

Fino ai 18 anni non sa palleggiare né tirare e non è neppure bello da vedere. Ma ha qualcosa che ha imparato nella sua precedente esperienza di vita, quella che l’ha formato e forgiato a furia di minacce e di botte, Steven non molla mai; non sa cosa siano i limiti e scontrandoli li schianta, si batte sempre, che sia per un pallone sotto il tabellone o una palla vagante a centrocampo o che sia una sfida fuori dal campo di gioco, non indietreggia mai e ha sempre voglia di migliorare.

Se poi si aggiunge che è 213 cm di pura potenza selvaggia il risultato è stratosferico.

In occasione del suo compleanno celebriamo la sua migliore stagione NBA (per il momento).

Ovviamente  è l’ultima stagione appena conclusasi.

Oklahoma City dopo una stagione regolare soddisfacente ma non eccellente si piazza terza (55-27). Il primo turno è una passeggiata, Dallas è una buona squadra ma K. Durant e R. Waestbrook sono semplicemente mostruosi, 4-1 e semifinali raggiunte.

Oklahoma City Thunder vs San Antonio Spurs (67-15) numero tre contro numero 2 del tabellone, una finale anticipata per nomi e talento disponibili per le due franchigie.

Gara 1 è dominio di San Antonio, che gioca la partita perfetta chiudendo addirittura 124 – 92 per i texani. E’ a questo punto, quando tutto sembra scritto, che il giocatore meno atteso diventa protagonista.

Dopo una stagione regolare da 8 punti e 6.7 rimbalzi di media, Billy Donovan, allenatore di Oklahoma City, decide di dare più spazio al nativo di Rotorua per provare a rompere ordine e equilibrio costituiti dai texani con l’imprevedibile furia selvaggia dell’uomo coi baffi.

Il risultato è sorprendente, Steven Adams diventa l’incubo dei lunghi di San Antonio.

http://newsok.com/

Nulla possono i veterani texani contro la presenza sotto canestro e l’energia dirompente; è semplicemente infermabile. 11 punti e 11.8 rimbalzi di media tirando con il 70% dal campo giocando 35 minuti. Numeri importanti, ma comunque bugiardi, che non rispecchiano nemmeno la metà dell’impatto del giocatore neozelandese. Steven Adams terrorizza tifosi e giocatori di San Antonio e diventa l’idolo di casa, tanto che numerosi baffoni neri finti cominciano ad apparire sugli spalti della Chesapeake Energy Arena. Impensabile fino a poco tempo prima.

Contro tutto e tutti Oklahoma schianta in sei gare San Antonio, battendola addirittura per due volte all’ AT&T Center dopo che i texani avevano perso solamente una gara in tutta la regular season.

4-2 e finale raggiunta, questa volta contro i più forti di tutta la lega NBA, i Golden State Warriors del record migliore di sempre nella stagione regolare (73-9).

Quella che si disputa è semplicemente una delle più belle serie di playoff degli ultimi anni, 7 gare per decretare un vincitore, spettacolo costante e intensità del gioco portati al limite massimo.

Per gli settici la serie è destinata a riportare Steven Adams coi piedi per terra, i nuovi avversari più mobili e duttili dei lunghi statici di San Antonio e la temutissima “death lineup” con Green a fare da 5 per dare dinamismo e ritmo unico alla squadra della baia sono la naturale criptonite per un gigante come il neozelandese.

E invece Steven Adams ha l’armatura di piombo, viene ripetutamente colpito e incassa senza aprire bocca, viene abbattuto e si rialza, Steve Kerr prova invano a cambiare i lunghi per fermarlo ma nulla, il nativo di Rotoura ha energia infinita, un cuore enorme e un paio di attributi di acciaio (chiedere a Green) che gli permettono di giocare una serie ad altissimo livello.

http://www.chron.com

Sul 3-1 per Oklahoma sembra che la serie sia archiviata e che sia tutto apparecchiato per la rivincita con LeBron James dopo la finale persa nel 2012, ma la pallacanestro è strana e imprevedibile e in sette gare stupende i Golden State Warriors ribaltano il risultato vincendo 4-3.

Steven Adams chiude la serie a 10 punti e 8.9 rimbalzi di media giocando con una mano fasciata per una leggera frattura rimediata in gara 6 con gli Spurs, con il naso sanguinante per la durata intera di gara 1 e rimediando un calcione “involontario” dove non batte il sole da parte di Draymond Green in gara 3.

Dikembe Mutombo dirà : “He’s unbelievable. He’s one of the most surprising big men today”.

Questo è Steven Adams, un uomo che ha conquistato tutto ciò che ha ottenuto con sudore, allenamento e costanza, passando dalla strada al parquet, combattendo contro ogni sfida dando tutto se stesso e senza arretrare mai di un centimetro. Un uomo senza remore e senza timori.

Uno così potrebbe perfino ispirare un manga sulla pallacanestro. Ma questa è un’altra storia.

http://www.centralmutante.com

 

 

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy