Cento di queste stagioni – Willis Reed

Cento di queste stagioni – Willis Reed

La forza fisica e mentale di un uomo che ha superato la soglia del dolore, dopo una stagione gloriosa, per aiutare la sua squadra a vincere un Titolo.

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Non è facile decidere quale sia la cosa più giusta da fare quando sei tra i perni di una squadra, soprattutto se favorita,
soprattutto se in palio c’è il massimo trofeo conquistabile a livello cestistico.
Potremmo, sbagliando, andare a pescare le statistiche di un giocatore per descrivere quale sia stata la sua miglior partita e la sua migliore stagione, ma questi dati, da soli, non renderebbero giustizia a quello che la sua presenza in campo possa aver significato.
Fatte queste doverose premesse, per Willis Reed, nato il 25 giugno 1942 è facile andare a pescare la sua miglior stagione in carriera…
Siamo nel 1970, un’altra Era, un altro Basket. La Lega è reduce dal più grande periodo di dominio mai esistito, quello dei Boston Celtics di Bill Russell, John Havlicek e Red Auerbach. Al termine della stagione, la NBA assegna a Willis Reed il titolo di MVP, dopo 81 partite giocate con 17 punti abbondanti di media a partita, ma il bello doveva ancora arrivare. I Knicks quell’anno ottengono una striscia di 18 partite vinte consecutive e un totale di 60 vittorie.
New York comincia la scalata dei playoffs. Elimina a fatica Baltimore al 1° turno dopo 7 partite, supera Milwaukee per 4-1 e approda alle Finals contro i Los Angeles Lakers alla loro SETTIMA apparizione dal 1960, dove però si infrangevano regolarmente contro il Leggendario “Pride” dei Boston Celtics. Jerry West, Elgin Baylor e Wilt Chamberlain arrivano alle Finals letteralmente con una sciabola tra i denti e la serie è fuori da ogni logica fin da gara 1.

Il 24 aprile al Madison 124-112 Knicks, 3 giorni dopo pareggio LA con il 105-103, in gara 3 al Fabulous Forum i Lakers perdono ai supplementari, è la partita in cui Jerry West segna allo scadere il tiro da 20 metri che manda la partita all’overtime e pubblico e generazioni future in estasi. Va ai supplementari anche gara 4, ma stavolta Los Angeles la porta a casa. In gara 5 Willis Reed viene colpito da un grave infortunio, una lacerazione muscolare alla coscia e i medici parlano immediatamente di serie finita per lui. I Knicks vincono ugualmente ma in gara 6 i Lakers rimandano la resa dei conti a gara 7 dove è praticamente certo che Reed non avrebbe giocato.

Durante il riscaldamento della settima partita, il centro dei Knicks, in infermeria, si fa iniettare del cortisone per lenire il dolore… il Madison diventa una bolgia quando dal tunnel entra Willis Reed con la divisa indosso, pronto per la battaglia. La carica emotiva di pubblico e squadra, unita all’incredulità generale nel vederlo in campo è indescrivibile. Reed su una gamba sola, marcato da Chamberlain, segna i primi 2 canestri della partita. Sono il definitivo colpo di grazia ai Lakers che affondano inesorabilmente. Reed esce dopo pochissimi minuti, ma la spinta
emotiva che ha dato ai suoi è qualcosa di irraggiungibile e sotto i colpi di un Walt Frazier indemoniato (36 punti e 19 assist), i Knicks vincono il titolo e Reed viene nominato MVP, dopo quella gara 7 che venne consegnata ai posteri come “A Win For The Captain”.

In quell’indimenticabile 1970, Willis Reed diventò il primo giocatore della storia a vincere MVP dell’ All Star Game, della Regular Season e delle Finali nella medesima stagione. Lo stesso anno fu nominato nel 1° quintetto NBA assoluto e in quello difensivo, oltre a ottenere l’ ABC’s Wide World Of Sports Athlete of the Year.

Troppo spesso si sottovaluta l’impatto emotivo che un gioocatore può avere su una partita e su una serie… L’ingresso a sorpresa in gara 7 e i 2 unici canestri di Willis Reed valgono quasi da soli la vittoria di quel titolo per i Knicks (in cui giocava Phil Jackson come riserva). Willis Reed è stato consegnato alla Storia del Gioco non solo per le sue cifre di tutto rispetto, ma soprattutto per quella serie e quella gara storica… “Ancora oggi, non c’è giorno in cui qualcuno non mi chieda di quella partita” dice l’uomo che in un’ Era che sembra lontanissima diventò un vero e proprio Eroe.

Auguri Grande Uomo! Cento di queste stagioni!

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