Cento di queste stagioni – Yao Ming

Cento di queste stagioni – Yao Ming

In occasione del suo 36° compleanno, raccontiamo quest’oggi la miglior stagione del centro Cinese che fece sognare gli Houston Rockets: Yao Ming.

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Era Giugno 2003 e Federico Buffa, in una delle sua numerosissime digressioni sulla stagione appena conclusa, disse “ I Cinesi sono un popolo strano, non si sono mai interessati al basket ed ora per le Olimpiadi di Pechino hanno tirato fuori dal cilindro un centro alto più di due metri che quest’anno ha dominato l’America”. Eh sì…dominato… Sia dentro che fuori dal campo  Ming è stato un fenomeno sportivo che ha accompagnato l’apertura della Cina alla globalizzazione dopo decenni di chiusura culturale e politica.

Tuttavia partiamo con calma…

Era  Il 12 settembre del 1980 e dall’unione dei due cestisti cinesi Yao Zhiyuan e Fang Fengdi, nacque Yao Ming meglio conosciuto come la muraglia cinese. Sin dalla tenera età Yao venne destinato dai genitori alla pallanuoto; la pallanuoto in Cina è sempre stata particolarmente amata. Nonostante ciò il giovane Yao  esplose fisicamente, alla tenera età di 9 anni misurava già 165 cm e calzava un 41 di piedi. Venne dunque destinato dai suoi allenatori al basketball perché in piscina non ci poteva più stare visto che toccava il fondo della vasca. Col passare degli anni Yao non passò  inosservato tra gli scout NBA. Tanto che il 26 Giugno 2002  gli Houston Rockets, in piena re-building, scelsero di chiamare con la prima chiamata assoluta  del Draft: Ming.

Yao Ming scelto al Draft con la prima scelta assoluta
Yao Ming scelto al Draft con la prima scelta assoluta

Il giovane fu il primo giocatore internazionale di sempre ad essere draftato con la prima scelta assoluta. In effetti il cinese si  presentava subito con grandi numeri sia fisici che statistici. Tuttavia lo sbarco a Houston venne comunque accolto con perplessità dai tifosi texani da commentatori NBA del calibro di Dick Vitale e Bill Simmons, i quali dubitano che un giocatore proveniente dalla Lega Cinese di Basketball potesse  essere un fattore da subito.

Yao però pensò bene di smentire tutti. Infatti, nonostante non abbia vinto l’Nba Rookie of the Year e abbia conseguito statistiche migliori negli anni seguenti, la sua miglior stagione è stata la prima(2002/20013) sia per l’ impatto mediatico avuto sia per l’impatto sul campo. L’anno da rookie del giovane Yao partì come peggio non avrebbe potuto: nelle prime sette partite il giocatore mise al novero una media di  14 minuti e 4 punti di media. Molti commentatori e uomini di campo lo definirono immediatamente il più grande bidone della storia del Basket. Tanto che Charles Barkley in un momento di euforia promise di baciare il sedere dell’asino di  Kenny Smith qualora Yao avesse fatto almeno 19 punti in una partita di Regular Season.

Le provocazioni erano pesanti e Ming sembrava non aver spalle abbastanza grosse per sopportarle. Ad ogni intervista le risposte erano sempre così  pacate da far dubitare della cattiveria agonistica del giocatore. Tuttavia la  miglior risposta  di Yao non si fece attendere e arrivò dal campo: il 17 novembre contro i Lakers di Kobe Bryant il gigante cinese mise a referto 20 punti con un perfetto 9/9 dal campo e 2/2 ai liberi. Neanche a dirlo il video di uno dei baci più romantici del trash NBA, qui per voi…

 

Ma non finisce qui… La stagione di Yao fu un  continuo crescendo di soddisfazioni. Il centro migliorò  le sue statistiche, decidendo anche alcune partite. Tra gli episodi più belli di quella fantastica stagione, la gara del 17 novembre 2003 contro gli Heat di Shaquille O’Neal . Uno scontro epico che si infiammò sin dalle prime battute con il cinese che stoppò l’americano 2 volte nei primi 10 minuti di gara.  A fine partita le statistiche per il giovane Ming dissero 10 punti 10 rimbalzi e 6 stoppate mentre  per Shaq 31 punti e 13 rimbalzi. Una sfida leggendaria destinata a non concludersi sul campo di gioco. Infatti Shaq rappresentava alla perfezione l’America degli anni 2000  mentre il giovane cinese era  il nuovo che avanzava. Ormai a Houston era Ming-mania e in China i supporters dei Rockets e di Ming erano  in impennata esponenziale. Lo scontro sembrava dunque destinato a spostarsi dal campo al botteghino dei voti per l’All Star Game.  Infatti fu proprio per la prima volta in quella stagione che l’NBA decise d’aprire le votazione per l’All Star Game anche in Inghilterra, Spagna e Cina. Manco a dirlo Yao Ming stravinse, sostenuto dagli appassionati del suo paese,  contro O’Neal nelle votazioni con 1000000 di voti in più. L’ennesima stoppata per il centrone americano dopo quelle ricevute in campo.

Ming domina ai voti dell'All Star Game
Ming domina ai voti dell’All Star Game

Dopo l’All Star Game, la febbre Ming era completamente dilagata anche negli Stati Uniti.Ming in infatti non era solo un ottimo giocatore ma anche una grandissima opportunità  per gli Americani i quali intravedevano l’apertura di un nuovo mercato. Per il mondo cinese invece era l’opportunità di battere  gli USA in campo sportivo. Insomma quel ragazzone di oltre 2 metri era riuscito in poco tempo a conquistare sia l’estremo oriente sia l’occidente avvicinandoli come mai prima d’allora. Yao concluse la stagione inanellando 13 punti e 9 rimbalzi a partita, troppo pochi per rubare l’NBA Rookie of the Year ad Amare Stoudemire, ma abbastanza per far ricredere i commentatori, i tifosi e soprattutto migliorare il record dei Rockets. Per quanto riguarda il resto della carriera di questo immenso giocatore parlano i suoi numeri e l’ingresso, giusto pochi giorni fa nella Hall Fame in compagnia dell’amico di tanti scontri O’Neal.

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