Cento di queste stagioni: Zydrunas Ilgauskas

Oggi è il compleanno di “Big Z”, pivot lituano storico numero 11 dei Cleveland Cavaliers. Una carriera NBA alla ricerca di un anello mai arrivato, due All-Star Game e il ruolo di eterna spalla di Lebron James. Ripercorriamo la stagione più romantica della sua carriera, culminata con le Finals 2007.

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“The big man in the middle, from Lithuania, number eleven…Z!”. Alla Quicken Loans Arena non serviva più il nome Zydrunas Ilgauskas, bastava una lettera per identificare quello che è stato il centrone dei Cleveland Cavaliers per dodici stagioni. Il calvario infortunio al piede superato, due All-Star, un Eastern Conference title vinto. Nel 2007 quel rituale si ripeterà per 98 partite, mentre i Cavs inseguono il sogno di un anello che ancora oggi non è arrivato. Nè per loro, nè per “Big Z”.

La stagione di Cleveland inizia con due grandi vittorie, su Washington e poi su San Antonio. Ma il mese di novembre di Zydrunas non è da ricordare, tra un minutaggio ridotto e basse percentuali al tiro. La stagione di Ilgauskas inizia solo dopo dieci partite, di fatto, con quattro partite di fila in doppia cifra e un discreto 23/42 dal campo (contro Washington, Memphis, Toronto e Indiana). Contro Philadelphia arriva la miglior prestazione stagionale, 18 e 15 rimbalzi, prima doppia doppia della stagione, seguita quattro giorni dopo da un solido 12+12 contro New York.  Ma lì arriva la sconfitta, la sesta in quindici gare.

A dicembre i Cavaliers sono regolari, altro 8-6 di record, ma Ilgauskas alza il livello della sua pallacanestro con quattro doppie doppie in 14 gare. Contro Orlando, il 23 dicembre, arriva l’high stagionale, 22 punti e dieci rimbalzi in una vittoria di tre che per i Cavs è un regalo prima delle feste e soprattutto interrompe una striscia di tre sconfitte di fila, che avevano complicato l’assunto di una stagione difficile: Lebron al comando, Mike Brown al timone, una squadra di comprimari. C’è il lituano, esteso un paio d’anni prima dall’amico Danny Ferry con un succoso contratto da 50 milioni in cinque anni, c’è il rimbalzista Drew Gooden, un criticatissimo Larry Hughes e da Texas è arrivato un giovane rookie, Daniel Gibson.

A gennaio i Cavs iniziano alla grande con cinque vittorie di fila inaugurate dalla vittoria 82-78 contro San Antonio. Per Z il 3 gennaio monumentale partita contro Boston, 27 punti e 11 rimbalzi, poi due losing effort di rilievo: il 16 gennaio contro Seattle, 24 punti  e 11 rimbalzi; contro Philadelphia 23 e 11 in una partita bellissima, terminata dopo due supplementari con la sconfitta, forse maturata proprio per l’uscita per falli di Ilgauskas.

Per il lituano, al miglior momento della stagione segue un mese di febbraio in cui salta quattro partite. Le uniche del suo 2007: dopo un inizio carriera tormentato, con varie annate ai box per problemi al piede e alla caviglia, Z ha saltato appena 14 match tra il 2002 e il 2007. Forse, senza quegli infortuni, è stato la metà del giocatore che avrebbe potuto essere, dato che la mobilità del giocatore è palesemente andata in calando ed è stata principalmente la tecnica sopraffina a dargli diritto di cittadinanza ad alto livello.

Marzo e aprile, nella stagione 2007 sono i mesi della corsa selvaggia al secondo posto a Est, strategico per evitare i Detroit Pistons sino alle Finali di Conference e inserirsi nella parte più facile del tabellone. I Cavs, per il curioso seeding NBA dell’epoca che dava precedenza assoluta alle vincenti delle division, sono in lotta per vincere la Central contro i Bulls. Il tie-breaker li sfavorisce, complice una sconfitta a febbraio in cui Z non aveva potuto giocare: cosa che invece era successa il 31 marzo, 14 punti (7/10 dal campo) e 5 rimbalzi per una vittoria di quattro. L’ultima giornata di stagione regolare, il 18 aprile, è al cardiopalma: i Cavs battono agevolmente i Bucks (Z gioca 16′, andando in doppia cifra), capitombolo Bulls contro i Nets. Secondo posto Cleveland.

Il primo avversario sono i Washington Wizards, che solo l’anno prima Lebron James aveva sconfitto con una serie di eroismi da leggenda: non c’è storia, 4-0 e tutti a casa. Zydrunas gioca una serie clamorosa, 19 punti di media col 60% dal campo e un magico closeout game, il 30 aprile, da 20 punti e 19 rimbalzi, massimo stagionale.

Il turno successivo arrivano i New Jersey (eh, sì..) Nets, i Cavs vincono le prime due, giocano un pessimo terzo quarto per perdere Gara 3, vincono di appena due punti Gara 4 e c’è lo zampino di Ilga, doppia doppia da 13 punti e 11 rimbalzi. Sempre il terzo quarto e un attacco orribile, da 72 punti fatti e solo sei nell’ultimo periodo, fa perdere Gara 5 ai Cavs che però chiudono la partita dopo, stavolta tenendo loro a 72 gli avversari: è la difesa il punto di forza di Cleveland, con Lebron al top, Anderson Varejao giocatore chiave del sistema e anche i cattivi difensori per natura, come Z, a fare la loro parte proteggendo il ferro.

La serie successiva si scrive l’epica: arrivano i Pistons e Cleveland va sotto le prime due, giocandosela. Ilgauskas devasta la difesa Pistons con 22 punti e 13 rimbalzi, quasi tutti tap-in (gesto in cui era un maestro). Il pick and pop con James è il primo problema di Detroit, che risponde in Gara 2 concendendo appena tre punti al lituano, e vince di tre entrambe le gare. In una Cleveland sbaglia anche il tiro per andare all’overtime, una comoda tripla dall’angolo di Donyell Marshall. Gara 3 e 4 arriva la risposta e i Cavs ci sono: Big Z ne mette 16 in Gara 3, Lebron James posterizza Rasheed Wallace e si vola a Detroit, il 31 maggio, sul 2-2. Lì il proscenio è solo del “Re”: Ilgauskas ne mette 16 e 8, ma lo show del 23 che realizza 29 degli ultimi trenta punti Cavs è forse lo spettacolo a cui i tifosi Cavs sono più affezionati nel corso degli anni. Il preambolo di una Gara 6 in cui la torcia del protagonista stavolta viene passata a Daniel “Boobie” Gibson, che il 2 giugno ne mette 31 con cinque triple. Ilgauskas contribuisce con 11+12  in appena 22 minuti di gioco. E’ il miglior risultato della franchigia per i Cavs, è il tripudio, con Mike Brown che sul podio inaugura la cantilena “Shoot Boobie Shoot”. Detroit è caduta.

Rimangono le Finals. Federico Buffa per i microfoni di Sky sentenzia ” le facce dei Cavs sembrano dire ‘Ciao mamma guarda come mi divertoì”. E’ vero: i Cavs, alla prima Finale e reduci da un’impresa, inebriati dal trionfo precedente, si comportano come pulcini bagnati al cospetto dei San Antonio Spurs, battuti due volte in stagione regolare ma nettamente superiori. Matura il 4-0 più scontato nella storia delle NBA Finals. Il pensiero comune è che però, con la dinastia James iniziata, per i Cavs ci sarà un’altra chance: ma non arriva, per anni. Big Z rigioca un’altra volta in Finale, con Miami sempre accanto a Lebron, ma non è più il giocatore di una volta e non riesce nemmeno a conquistare quel maledetto anello. Dallas glielo toglie da sotto il naso, meritatamente. Zydrunas Ilgauskas, “the big man in the middle”, sarà rimasto senza titoli, ma quel numero 11, che dopo una toccante cerimonia oggi campeggia sul soffito della Quicken Loans Arena tra Daugherty, Nance, Price, Carr, Smith e compagnia, è simbolo di un amore improbabile. Un lituano e Cleveland, chi l’avrebbe mai detto.

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