Desaparecidos – Joakim Noah

Desaparecidos – Joakim Noah

Il francese ha ancora qualcosa da dire?

di Fabrizio Martini

Passare da miglior difensore della Lega, miglior centro passatore ed uno dei più grandi agonisti su un parquet a croce per i tifosi e zavorra per la propria squadra…

L’involuzione di Joakim Noah ha delle radici consolidate e sono il classico esempio di incompetenza manageriale: nel Luglio del 2016, all’età di 31 anni e con appena 29 gare giocate la stagione precedente, martoriato dagli infortuni ed in evidente fase calante, ha firmato un contratto quadriennale da 72 milioni, interamente garantiti, offertogli dai New York Knicks.

The Sports Daily

Stagione 2017 alle porte, sui vagoni della metro a New York compaiono le scritte “hopeless”, cioè “senza speranza”, rivolte a Noah e Hardaway, quest’ultimo fresco di rifirma piuttosto onerosa.

Si sa che a New York si ha bisogno di nomi, di qualcosa che “smuova” i bizzosi tifosi blu-arancio, che fischiano ogni propria scelta del Draft a prescindere, salvo poi idolatrarla alla prima occasione utile (tradotto, sono dei paraculi).

Il problema di Noah ai Knicks è che è senza speranza sul serio: oltre a questo ha un altro anno di contratto (a 19 milioni, mica spicciolini), è stato messo fuori squadra a Gennaio (non che prima vedesse il campo, anzi) dopo un feroce litigio con l’ex head coahc Jeff Hornacek e sembra letteralmente l’ombra di se stesso, comparsando in G-League.

Come rivalutare un “cadavere” del genere?

In primis, per rivalutarsi, il buon Noah dovrà guardarsi allo specchio: vorrà dare ancora qualcosa al basket o continuerà imperterrito a guadagnare dobloni senza alzare neanche un dito, anche perchè rischierebbe di infortunarlo come minimo?

slamonline.com

Sinceramente speriamo abbia voglia di rimettersi in gioco, anche solo al minimo salariale, e andare dove qualcuno si prenda cura di lui: in questo caso, c’è una persona che potrebbe fare al caso suo, ed è ovviamente Tom Thibodeau: il suo ex mentore ai Bulls, dopo aver rivitalizzato in un certo verso Rose (nota lietissima dei Playoffs Timberwolves, dove ha guadagnato la riconferma nel freddo ma lontano dai riflettori Minnesota) potrebbe fare lo stesso con Joakim, un lento e graduale recupero per poi dare una mano ai vari Towns e Dieng (sempre che quest’ultimo non parta).

Un’altra squadra che potrebbe fare al caso suo sono i Phoenix Suns: i Phoenix Suns hanno storicamente un ottimo staff medico (basti pensare i vari Nash, Jermaine O’Neal, Stoudemire, tutti in forma in Arizona salvo poi implodere appena messo un piede fuori) e un Noah dietro Ayton potrebbe insegnare qualcosa al promettente bahamense.

Recentemente ha dichiarato di amare New York (e, visto anche il contratto, ne ha ben donde) e di avere ancora qualcosa da dire. Speriamo che Fizdale o qualcun altro rivaluti un giocatore che è stato per anni uno splendido interprete di questo gioco.

 

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