Father Playoffs – La risalita dal fondo

Father Playoffs – La risalita dal fondo

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Bene, ci siete riusciti. Bravo Steph, sei entrato in campo con la grinta giusta. Non importa che Conley non potesse fare i miracoli per tre partite di fila e che, prima o poi, il tiro da tre si dovesse sbloccare. Sei stato lì, ci hai creduto, hai insistito. La squadra poi ti ha seguito. Ma questo è normale. Vedi, la gente come te emette vibrazioni e i compagni di squadra le sentono. Non è la stessa cosa se Barnes sbaglia un tiro o se lo sbagli tu. Se ti vedono impacciato, se percepiscono che la tua pericolosità è limitata, allora si irrigidiscono, perdono quella sicurezza che li rende imbattibili, in certi momenti. È un bene che questo sia capitato contro i Grizzlies, perché loro ti hanno dato il tempo di capire e di reagire. Contro i Clippers, questo non ti capiterà, perché troverai una squadra di Rivers davanti a te, e se avrai qualche esitazione ci metteranno un attimo a sbranarti. È la regola dei Playoffs, man mano che sali diventa tutto più difficile. Pensi di avercela messa tutta per battere il tuo avversario, invece quello dopo è ancora più duro e dovrai andare ancora più in profondità per trovare le risorse necessarie a batterlo.
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Non che questa serie sia finita, certo, ma quando trovi la chiave per aprire una porta, quella porta non si richiude più. La pratica è sbrigata dentro di voi, occorre non perdere la concentrazione, non illudersi, ma i Grizzlies hanno, ora, l’aspetto dell’agnello pasquale. Potranno provarci quanto vogliono, ma l’arsenale non è infinito. Non molleranno, questo è certo, ma sul sentiero della grande squadra che siete, che di sicuro diventerete, sono un passaggio decisivo, quello che per la prima volta ha testato la vostra volontà di sopravvivenza. Non ci facciamo illudere dal punteggio, l’ora prima di quella partita Kerr vi ha caricati mentalmente, e anche il giorno prima. Ha dato fondo alle tattiche del maestro Jackson preferendo quell’approccio individuale al campione e comune alla squadra, che sancisce la differenza tra un Curry e gli altri, perché lo sport è così, mi spiace, le vittorie passano per le mani di Curry, e la fatica di un Bogut, ognuno con il suo ruolo, ma con un diverso impatto sulla vita di tutti.
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E anche gli Hawks, alla fine, si sono scrollati di dosso la scimmia. Ma la loro pratica è tutt’altro che sbrigata. Li attendono due battaglie incerte, forse tre. Hawks e Wizards sono due bestie feroci che si guardano negli occhi. Hanno entrambe un potenziale di crescita notevole, ma non è chiaro chi sarà in grado di avverarlo meglio. Se ci fosse Wall non ci sarebbero dubbi, ma questa miniserie in tre partite si presenta come qualcosa di incerto fino alla fine. Ci sono ancora molte armi, tattiche e non, da esplorare. Porter potrebbe tornare a giocare decentemente, servire Gortat sotto canestro, prendere rimbalzi, lottare. Horford e Teague si dividono la leadership di Atlanta, sono due che non vorrebbero comandare, cercano di imparare ma non ce l’hanno dentro. Pierce e Wall sì, Beal sente di potersi prendere la responsabilità. Le gerarchie sono formate meglio in casa Wizards e questo aiuta. Ma quello degli Hawks è un processo di crescita, e se Teague e Horford riusciranno a tirare fuori in tempo qualcosa che si possa utilizzare nei play-off, allora Atlanta è favorita. Questo è l’anno degli Amleti, dei personaggi in cerca d’autore. Con il tramonto, o l’eclissi parziale di alcuni grandi (Wade, Duncan, Bryant), ci sono una serie di caratteri non abituati a caricarsi sulle spalle non solo la serie, ma le attese, le paure, il desiderio di vittoria del pubblico. Ma essere un campione NBA e guadagnare un sacco di soldi significa anche questo. Stare nell’ombra ha una sua comodità, venire alla luce è spesso più difficile, inatteso, e solo chi ha nervi e forza nell’anima può farlo. È la storia della spada di Damocle, che LeBron incarna al suo punto più alto nel basket di oggi. Ma LeBron ci è abituato e può andare avanti: qualcuno, inevitabilmente, finirà schiacciato…

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