Father Playoffs – Non provocare Joel Embiid

Father Playoffs – Non provocare Joel Embiid

La serie tra Celtics e Sixers sembrava segnata, ma la vittoria in gara 4 di Phila ha sancito una lenta risalita della città dell’amore fraterno, Risalita che potrebbe non fermarsi

di Massimo Tosatto

“Mai sanguinare davanti agli squali”
Dan Peterson

Ah, quanto si impara velocemente a quell’età. A vent’anni la conoscenza ti entra nella testa come il vino in una bottiglia di due litri da una damigiana. Ogni giorno impari quanto in un anno quando ne avrai quaranta. E quello che impari ti si fissa dentro, in superficie. Solo che la superficie a vent’anni, quando arrivi ai trenta è in profondità, perché sopra si è costruita tutta la vita, e quel che sai è come se fosse nato con te.

I Sixers hanno passato le prime partite ad imparare. Hanno preso le misure. Perso di 16 la prima. Di 5 la seconda, di tre la terza. Vinto di 11 la quarta, evitando l’eliminazione. Nel primo tempo Morris, irretito dalla personalità di Embiid, ha mimato il risultato con “the Process”, ma forse non ha fatto bene i suoi calcoli.

da factsmania solutions.com
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Gara-5 al Garden sarà una battaglia, e lì gli infortuni di Boston potrebbero giocare un ruolo chiave. In queste partite ti rendi conto di quanto manchi Kyrie. In gara 4 e 5 dei playoffs uno come lui dà il cambio di passo nell’ultimo quarto, quando è necessario tirare fuori dal cilindro i canestri impossibili dei grandi campioni.

E Kyrie lo è. Fragile, soggetto a infortuni, ma lo è. Come lo è Hayward. Senza questi due giocatori, Boston è alle semifinali di conference in vantaggio 3-1, a un passo dalla finale Est.

Ma quel passo può essere molto duro da fare. Come quando arrivi vicino alla vetta di un ottomila, e la manchi la prima volta, e la cordata dietro di te sta rimontando, così i Celtics vedono arrivare i Sixers dietro di loro. La distanza è tanta, manca poco alla vetta, ma qui il fiato manca e i veri campioni, ancorché giovani, sono naturalmente più adatti a queste quote.

In questo momento Philadelphia potrebbe avere la quintessenza del futuro campione della lega. Un giocatore non casualmente capitato nella città di Wilt Chamberlain, a cui tanto somiglia per gli atteggiamenti in campo, e per l’onnipotenza quando decide di fare qualcosa.

Rispetto a Wilt, Embiid possiede un tiro da tre che allora non esisteva, è più lento di sicuro, perché più grosso, ma con una tecnica davvero invidiabile. E sorride. In campo gioca a fare il giullare, candidandosi così a diventare una delle facce della lega negli anni a venire. Ma quando si tratta di giocare, il ragazzo diventa terribilmente serio.

Per questo il gesto di Marcus Morris potrebbe ritorcersi contro. Mai provocare gli dei prendendo in giro gli sconfitti. Mentre faceva il gesto del tre a zero, Embiid lo guardava facendogli segno: “sei matto”. I suoi occhi non promettevano nulla di buono.

da libertyballers.com
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Gara-5 a Boston può essere una vittoria dei Celtics, e non ci sarebbe nulla di speciale. Ma potrebbe essere la prima tappa di una consacrazione, la nascita di una stella, che sente di avere il quid dei grandi campioni. In una squadra giovane ma equilibrata, con veterani che si prenderanno le giuste responsabilità, Joel Embiid potrebbe spingere Philadelphia a una vittoria che aprirà la strada alla leggenda.

Sì, perché sinora i Celtics sono riusciti a tenere indietro i Sixers, ma gara 4 è uno di quelle inversioni a U che sono difficili da invertire a loro volta. Brad Stevens ha trovato in panchina in ottimi giocatori delle risorse per fare la scalata, per superare i crepacci. Ma la parete nord finale sul ghiaccio, quella richiede i Messner, i Bonatti, e se non li hai non ci sono difese o invenzioni che ti possano aiutare.

E gara 5 per loro sarà quello: la parete nord da scalare sul ghiaccio, sentendo le dita che non fanno presa sulla superficie scivolosa, e sentendo che da dietro l’uomo delle nevi li ha quasi mangiati.

 

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