Il Pagellone NBA – Primo turno Playoffs

Il Pagellone NBA – Primo turno Playoffs

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10 – Serie Clippers-Spurs Uno spettacolo, una pallacanestro che sazia, un primo turno che ha il sapore di Finals. Questa serie è quella che regala più spunti, più sorrisi, più lacrime e più emozioni. Da dove possiamo iniziare? Partiamo da Chris Paul. Il 10 va anche a lui, MVP della serie, una gara-7 commovente giocata su una gamba sola e vinta ad un secondo dalla fine. Il folletto dei Clippers termina con 22.7 punti, 7.9 assist, il 51% al tiro e un solo tiro libero sbagliato (28/29). Quando la sua squadra passa il turno lui lascia il campo in lacrime, sicuramente dolci, per aver “sbattuto fuori” Duncan, suo idolo. A proposito di Tim, il 10 appartiene anche a lui. Il #21 degli Spurs è il migliore dei suoi con 17.9 punti, 11.1 rimbalzi, 3.3 assist e 1.4 stoppate, tira con il 59% e spiega pallacanestro a 39 anni. La paura che avvolge il popolo del basket è quella che il caraibico possa appendere le scarpette al chiodo, ed è inutile anche parlarne, la decisione spetta a lui. A noi resta solo la speranza di poter rivedere Duncan in campo ad ottobre, perchè se gioca così è ancora tra i migliori nel suo ruolo. Chiudiamo con il 10 ai rispettivi allenatori, Doc e Pop. Sportivi, leali ed artefici di una delle serie più belle di sempre. In conclusione: gli Spurs vanno a casa, i Clippers sfidano i Rockets, il basket ha vinto ancora una volta.
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  9 – Washington Wizards Che dire. Toronto distrutta 4-0 con 110.3 punti segnati di media e l’Est inizia a tremare. John Wall è il direttore d’orchestra perfetto e la sinfonia risulta abbastanza gradevole: 17.3 punti e ben 12.5 assist a partita possono già rendere l’idea. Poi c’è Beal, realizzatore pazzesco con 20.8 punti, Gortat con 17.3 punti (74% al tiro!) e 10 rimbalzi, e Paul Pierce. Già, “The Truth”, ancora lui. In stagione aveva fatto registrare 11.9 punti con il 45% al tiro, il 39% dall’arco ed il 78% dalla lunetta, poi arrivano i Playoffs, e quando il #34 ex Celtics ne sente l’odore ritorna ad essere decisivo come pochi nella lega. Pierce contro i Raptors ha viaggiato a 15.5 punti con il 58% al tiro e con la stessa percentuale dall’arco (14/24), migliorando anche dalla linea della carità (83%). Mette la firma sul passaggio del turno quando in gara 3 realizza la bomba del +6 a pochi secondi dal termine. Ora c’è Atlanta, ostacolo difficile ma non insormontabile. Pierce prima di gara 1 contro Toronto aveva detto: “Molte cose cambiano nei Playoffs. Ora si riparte da zero e siamo sicuri di poter battere qualsiasi squadra, siamo un gruppo sicuro di sè”. Il primo ostacolo è stato saltato, sognare si può.
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  8 – Anthony Davis I Pelicans come preventivato sono stati spazzati via dai Warriors, ma Davis non ha sfigurato, anzi. Il giovane nativo di Chicago è diventato il quarto giocatore di sempre a far registrare almeno 30 punti e 10 rimbalzi di media nelle prime quattro partite giocate all’esordio nei Playoffs. A fargli compagnia c’è gente del calibro di Kareem Abdul-Jabbar, Bob Mcadoo e Wilt Chamberlain, e questo già potrebbe bastare per rendere l’idea del suoi impatto con l’atmosfera dei Playoffs. Il prodotto di Kentucky termina precisamente con 31.5 punti, 11 rimbalzi, 3 stoppate e 1.3 recuperi, tirando con il 54% dal campo e con l’89% dalla lunetta. Numeri mostruosi che non sono serviti però a raggiungere nemmeno una vittoria. Ma siamo sicuri che presto arriverà, perchè lui è un fenomeno ed i fenomeni prima o poi vincono. 7 – DeMarre Carroll Da “anello debole” ad MVP della prima serie di Atlanta. L’unico del quintetto Hawks a non essere stato convocato per l’All-Star Game domina la serie contro Brooklyn per 5 partite su 6. Se si esclude un’infausta gara 2 chiusa con un pessimo 1/8 dal campo, il #5 degli Hawks ha fatto registrare 20.6 punti con 37 canestri realizzati su 62 tentativi (60%). Aggiungeteci anche 7.2 rimbalzi, 2.8 assist ed un’ottima fase difensiva ed il dado è tratto. Carroll è una delle sorprese più piacevoli di questo primo turno di Playoffs, e siamo fiduciosi che possa confermarsi a questi livelli anche nel secondo turno contro i Wizards. 6 – Dirk Nowitzki Con il tedesco è difficile essere cattivi, la sua carriera parla per lui. Eppure ci si aspettava qualcosa di più da Dirk, soprattutto in alcune partite come gara 2 (10 punti con un brutto 3/14) e gara 6 (22 punti ma tirando con il 35% incluso un pessimo 0/6 dalla distanza). Dallas torna a casa, complice gli infortuni di Rondo e Parsons ed una chimica di squadra mai ben definita da quando Rajon è approdato alla base Mavs. Al #41 però diamo la sufficienza volentieri, perchè non è comunque facile giocare una serie da 21.2 punti e 10.4 rimbalzi quando ti appresti a spegnere la candelina numero 37. Arrivederci a settembre, Wunder Dirk.
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5 – Nikola Mirotic Dopo un mese di marzo da 20.8 punti e 7.6 rimbalzi molti speravano in un impatto migliore con i Playoffs da parte di Nikola. Il minutaggio è sceso a 14′ circa, certo, ma 3.8 punti e 2.5 rimbalzi sono un po’ pochini per il #44. Tira con il 30% dal campo (9/30) e con il 25% dal perimetro non riuscendo mai ad incidere in nessun match. Per ora è rimandato, ma l’esame Cavs è di quelli che contano parecchio. Sbagliare è quasi vietato. 4 – Deron Williams Il detto “una rondine non fa primavera” probabilmente è stato formulato vedendo la serie di Deron contro Atlanta. Scherzi a parte, se si esclude una gara 4 giocata in maniera sublime con 35 punti (7/11 da tre) e con la conseguente vittoria che vale il 2-2, la terza scelta del Draft 2005 non incide mai sulla serie, o almeno positivamente. Tra gara 2 e gara 3 si registra un pessimo 2/15 al tiro, poi l’apparente rinascita e di nuovo il tracollo: 5 punti (2/8 al tiro) in gara 5. Una stagione di alti (pochi) e bassi (molti) non poteva chiudersi diversamente.
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3 – Portland Trail Blazers Un attacco da 93.8 punti, una panchina non all’altezza dei Playoffs, una serie senza storia: 4-1 e tutti a casa. La quarta piazza “regalata” dal regolamento NBA non è servita a Portland che aveva già dimostrato di essere in netto calo nell’ultima parte di stagione. Aldridge, Lillard e McCollum mettono assieme 60.4 punti a partita, ma non può bastare. Tra i tre Lillard è quello che brilla meno, la brutta copia del giocatore ammirato nella serie con Houston nel corso della passata stagione. Damian nonostante i 21.6 punti termina con il 16% dalla distanza ed appena 4.6 assist, infine disputa la partita che si rivelerà quella dell’eliminazione con un solo canestro su 8 tentativi dall’arco e perdendo 6 palloni. Aldridge ora potrebbe fare le valigie, per i Blazers sarà un’estate sicuramente turbolenta. 2 – Aaron Brooks Una serie non brillante per il trentenne nativo di Seattle: 5.5 punti ed 1 assist in 12′ con il 40% al tiro. Ma non è questo il motivo del suo pessimo voto. Il buon Aaron è riuscito ad aggravarsi di tre falli nel giro di 13 secondi. Sì, Tredici. Ovviamente è arrivata subito la sostituzione, perché l’ex Houston sembrava tutto fuorché tranquillo. Di sicuro c’è che non potrà essere in corsa per il Nobel per la pace.   1 – Gara 4 Boston-Cleveland A proposito di tranquillità, qui l’incontro (di basket?) tra i Celtics ed i Cavs. Lasciamo a voi i commenti, le immagini parlano da sole. 0 Toronto Raptors Fattore campo a favore, DeRozan recuperato, Air Canada Centre che regala spettacolo dentro e fuori. Risultato: 0-4 con i dinosauri che sembrano dei docili cuccioli di panda. Washington si è dimostrata più tenace del previsto, è vero, ma questo non basta per spiegare un’eliminazione senza neanche una vittoria portata a casa. Lorwy è l’emblema di una squadra che non gira: 10/42 al tiro nelle prime tre partite, 4.8 assist di media e 3 palle perse a fronte delle 1.3 recuperate. Una difesa troppo gracile per le bocche di fuoco dei Wizards, un’intensità da pre season più che da Playoffs, ed anche quest’anno sarà per l’anno prossimo.   Fuori classifica: – Darko Milicic: Seconda scelta del Draft 2003 davanti a gente del calibro di Carmelo Anthony, Chris Bosh, Dwyane Wade, per dirne alcuni. Abbandona la pallacanestro con un anello al dito non proprio da protagonista con i Pistons nel 2004, si diletta nell’arte della kickboxing, ed infine si conferma un ottimo bevitore di birra senza mani. Ah, ad un certo punto disseta anche i suoi tatuaggi. – Wesley Matthews: Infortunato e con i Blazers che affondano, decide di presentarsi così al Moda Center. Diciamo che non è passato inosservato.
matthews
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  – Aron Baynes: Lezione sul “bere per dimenticare”, alla cattedra il professor Baynes.
smh.com.au
 

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