Il Pagellone NBA – Secondo turno Playoffs

Il Pagellone NBA – Secondo turno Playoffs

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10 – Golden State Warriors Bravi, bravi, bravi. Dopo un primo turno superato con molta tranquillità, riescono a domare i Memphis Grizzlies quasi senza problemi. Golden State ha controllato la serie dall’inizio alla fine, anche quando era sotto 2-1, ed è proprio qui la forza dei ragazzi di Kerr. Non è da tutti ritrovarsi in svantaggio e vincere tre match di fila (di cui due in trasferta) con 50 punti di scarto complessivi. Curry dimostra di essere un fenomeno soprattutto quando si va al FedEx Forum, realizzando 65 punti tra gara 4 e gara 6 con un ottimo 12/21 dall’arco e 7.5 assist di media. Una menzione particolare la merita Andre Iguodala, capace spesso di spaccare la partita e determinante negli ultimi tre incontri della serie. Il #9 di Golden State fa registrare un mostruoso 11.3 alla voce “assist to turnover ratio”, con appena tre palle perse in 9 partite di Playoffs. I Warriors stanno dominando questa post season, l’anello NBA non è mai stato così vicino. 9 – Paul Pierce Ci sono storie che meriterebbero sempre un lieto fine, di quelle che se esistesse un Dio del basket probabilmente andrebbero nel verso giusto. Ma a volte il lieto fine non arriva, forse proprio perchè quel Dio in quel momento è in campo e deve smarcarsi da 2-3 difensori: non ha il tempo per controllare tutto il resto. La verità, d’altronde è anche il suo soprannome, è che tutti noi speravamo che quel secondo finale di gara 6 durasse 11 decimi anziché 10, perchè così era giusto che andasse, perchè Paul quel canestro lo meritava. E invece niente, si va a casa, chiudendo la 17esima stagione in carriera nel modo più consono alle sue qualità: mettendola dentro. Pierce gioca una serie da leader con 14 punti e 5 rimbalzi di media, tirando quasi con il 50% da tre e realizzando un buzzer beater da stropicciarsi gli occhi. Potrebbe ritirarsi sì, ma a questo non ci vogliamo pensare, intanto rigustiamoci il match winner. “You can’t handle the Truth!”  
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8 – Mike Conley Cuore e attributi, il #11 dei Grizzlies merita questo 8 soprattutto per la sua caparbietà e per il suo attaccamento alla maglia che indossa ormai da otto anni. Provate voi a presentarvi conciati così contro i Warriors di Curry ed a vincere in trasferta con 22 punti, 3 assist, una sola palla persa ed il 67% al tiro. Mike l’ha fatto, nonostante la sua serie non sia stata sicuramente la più brillante della sua carriera, ci ha messo anima e corpo. Alla fine della serie ringrazia i tifosi, si congratula con i Warriors ed afferma: “Questo servirà a renderci ancora più forti”. Un vero leader. 7 – Houston Rockets In una delle serie più strane degli ultimi anni, i Rockets hanno eliminato i Clippers in maniera alquanto inusuale. Houston diventa la nona squadra di sempre a riuscire a ribaltare il 3-1 iniziale, ci erano riusciti anche 20 anni fa con un certo Olajuwon, vincendo poi il titolo NBA. Partendo dal fatto che i losangelini erano favoriti e non si sa per quale motivo abbiano gettato nella spazzatura un vantaggio apparentemente incolmabile, ai Rockets va riconosciuto il merito di averci creduto. Sì, perchè è facile dare i demeriti ai ragazzi di Doc Rivers, ma Harden e compagni non hanno mai mollato: MAI! Nemmeno quando sotto per 3-2 ed in trasferta, si sono trovati sul -19 alla fine del terzo quarto. Poi è arrivato un parziale tutta grinta di 40-15 nell’ultimo periodo e la “bella” da disputare in casa. Se i Clippers avessero giocato al 50% dello loro possibilità avrebbero comunque vinto la serie, ma a questi Rockets qualche merito bisogna concederlo. 6 – Atlanta Hawks Sufficienza piena e meritata per i ragazzi di Budenholzer. Atlanta riesce ad approdare alle NBA Conference Finals dopo 45 anni, l’ultima volta gli Hawks giocavano ad Ovest e vennero eliminati per 4-0 dai Lakers ad un passo dalle Finals. E’ passato un bel po’ di tempo, ora in Georgia c’è tanto entusiasmo per questi ragazzi che con grande unione ed umiltà hanno conquistato il primo posto ad Est. Eliminare una squadra di Pierce non è facile, l’infortunio di Wall sicuramente ha aiutato, ma i meriti di Atlanta ci sono eccome. Horford si conferma uno dei migliori centri della lega e riesce a dominare anche contro Nenè e Gortat, chiudendo la serie con 16.8 punti, 9.8 rimbalzi, 4.3 assist e 2.3 stoppate. Poi c’è Carroll, vera sorpresa di questi Playoffs in casa Hawks: miglior marcatore della sua squadra finora, mette a referto una bella doppia doppia in gara 5 e si supera con 25 punti, 10 rimbalzi ed il 65% al tiro nella decisiva gara 6. Ora però serve il salto di qualità, perchè i Cavs di Lebron James sono un ostacolo difficile da superare. Ciò che si è visto finora non è sconfortante, ma non entusiasma nemmeno troppo: serve una piccola impresa per raggiungere le Finals.
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5 – Kyrie Irving “Uncle Drew” deve ringraziare la poca compattezza dei Bulls e le prestazioni di LeBron se ora è in finale di Conference. Con l’assenza di Love dovrebbe essere indiscutibilmente il secondo violino, ma non riesce ad incidere, soprattutto in trasferta. Se si esclude gara 6 dove è stato il fisico a fermarlo, nei due incontri precedenti allo United Center la prima scelta del 2011 ha tirato con un pessimo 5/23 dal campo. Ma non è tutto: 2.7 assist per quello che dovrebbe essere il play dei Cavs sono veramente spicci, così come i 2.2 rimbalzi di media. La scusante è la condizione fisica che sicuramente influisce e non poco, per questo lo perdoniamo e lo “graziamo” con un cinque in pagella. Rimandato all’esame Hawks, dove una sua brutta serie potrebbe essere pesante. 4 – Chicago Bulls Se l’arbitro avesse fischiato quel famoso tecnico a Blatt probabilmente saremmo qui a parlare dei Bulls che eliminano finalmente James ed approdano al turno successivo, ma questa non può e non deve essere la scusa dell’eliminazione. Rose ci ha provato, anche se solo a sprazzi è riuscito a sembrare l’MVP del 2011, Butler ha fatto vedere a tutti di meritare il premio di MIP con 21 punti e 5.7 rimbalzi di media, per il resto poca roba. La panchina si è dimostrata non all’altezza, Mirotic e Brooks hanno deluso, Hinrich e Snell altrettanto. Aggiungeteci la sfortuna che ha colto Gasol con le conseguenti due assenze hanno avuto un peso specifico sicuramente negativo, così come le brutte prestazioni al tiro di Noah. A proposito di Noah, c’era davvero così tanto bisogno di far infiammare LeBron? Probabilmente è arrivato il momento di ripartire da zero e con grande umiltà, l’addio di Thibodeau vuol significare anche questo. Ora si va in vacanza, sperando di rivedere finalmente il Rose di una volta. 3 – Kyle Korver  Forse ci aveva abituato troppo bene il buon Kyle, ottima stagione conclusa sfiorando il 50% da tre punti e 12.1 punti a partita. Con i Wizards è praticamente sparito, raggiungendo solo nelle prime due uscite la doppia cifra e terminando la serie con appena 7 punti di media. Ma ciò che fa più impressione è il 29% dal perimetro, a dir poco inaspettato, frutto di un brutto 12/42 raggiunto con un’infausta gara 6 senza neanche una tripla messa a segno su 7 tentativi. Prima parlavamo di “piccola impresa” se gli Hawks vogliono raggiungere le Finals. Beh, sicuramente c’è bisogno di un Korver completamente diverso, altrimenti diventa quasi impossibile. 2 – Jamal Crawford L’emblema di una barca che affonda. Jamal non ha fatto valere la sua esperienza, crollando sul più bello. In gara 5 mette a referto 5 punti (2/10 al tiro, 1/5 da tre) senza assist, rimbalzi o recuperi in ben 27′. Nell’harakiri di gara 6 fa registrare 9 punti (4/13, 1/4 dall’arco) con appena un assist. E per finire, spadella in gara 7 forzando molti tiri e chiudendo con un rivedibile 6/18. Con questo non vogliamo dire che la colpa è solo sua, perchè se fosse stato solo lui a giocare male probabilmente i Clippers avrebbero comunque passato il turno, ma da un uomo di esperienza come Jamal ci si aspettava di più. 1 – David Blatt Basterebbe il video ad emettere una sentenza: coach Blatt sente molto la pressione tanto da dimenticare di aver finito i timeout a disposizione. Questa mancanza di attenzione (grave, gravissima) poteva condizionare l’intera stagione dei Cavs. Per fortuna qualcuno lo richiama in panchina, se fosse arrivato il fischio arbitrale probabilmente James lo avrebbe mangiato a colazione.
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0 – Los Angeles Clippers Da dove partiamo? Elimini gli Spurs giocando una serie mostruosa con intensità, organizzazione di squadra che rasenta la perfezione e talento che viene fuori a fiumi. Poi ti ritrovi sul 3-1 contro Houston e cosa fai? Ne perdi tre di fila. E’ come se un liceale arrivasse a maggio con tutti 10 in pagella e nell’ultimo periodo decidesse di farsi bocciare. Qui però non ci sono professori che ti graziano, qui il passato non conta. Clippers bocciati, si torna a casa e si riparte da zero. 118.7 punti subiti dai Rockets nelle ultime tre partite sono tanti. Non ce ne vogliano Harden e compagni ma la superiorità era evidente e c’era chi iniziava a parlare giustamente di titolo. Non sappiamo cosa sia successo, probabilmente non lo sapremo mai. Paul probabilmente ancora se lo starà chiedendo ma a lui il 10 di inizio maggio lo confermiamo. C’è chi dice che non sia un vincente, ma mentre la barca affondava lui provava a metterci delle toppe: 79 punti, 31 assist, 28/55 al tiro (51%) nelle tre sconfitte finali. Purtroppo non è bastato, CP3 torna a casa, ma i suoi spettacolari Playoffs, a volte giocati anche su una gamba sola, resteranno nella mente di molti. Fuoriclassifica: – Petizione Hawks: Rose segna di tabella contro i Cavs regalando il 2-1 ai Bulls, la notte successiva Pierce si inventa un canestro mostruoso sempre con l’aiuto del tabellone e gli Hawks ne escono sconfitti. Come prenderla? Semplicemente promuovendo una petizione: Atlanta sul suo profilo Twitter invita Cleveland a firmare affinché i buzzer beater di tabella non siano più legali.
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– “LeBron’s Headband”: Si sa, gli Americani spesso hanno una creatività un po’ bizzarra, fino al punto di intervistare la fascetta di James che ultimamente è rimasta molte volte negli spogliatoi. “Lei” non è entusiasta della situazione ma spera di tornare con frequenza sulla testa del Re che aveva annunciato di non usarla per non farsi riconoscere rispetto ai propri compagni. Fascetta o non fascetta? Intanto James va all’inseguimento delle quinte Finals consecutive. – Wade: La fratellanza e l’affetto non svaniscono con la distanza. Dwyane trova il modo di esprimere la sua felicità dopo il canestro della vittoria di James contro i Bulls in gara 4.

 

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