Il Pagellone NBA – Speciale All-Star Weekend

Il Pagellone NBA – Speciale All-Star Weekend

Dalla splendida gara delle schiacciate al rivedibile Skills Challenge, tutto il meglio e il peggio del weekend delle stelle.

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10 – Che gara!

Ragazzi, che gara! Che schiacciate! Zach LaVine e Aaron Gordon hanno dato spettacolo nel sabato pre-San Valentino. Da anni non si vedeva uno Slam Dunk Contest di questo livello. Negli anni scorsi la competizione era diventata quasi scadente, si pensava di aver visto ormai tutto in termini di schiacciate (e le uscite “alla Dwight Howard” non hanno certo aiutato a ridare un tono alla competizione), ma la guardia dei T’Wolves e il lungo dei Magic hanno riscritto la storia sfoderando gesti atletici mai visti prima. Pazienza se il risultato finale ha sorriso a LaVine, è stata una di quelle competizione in cui chiunque avesse vinto non sarebbe stato un vincitore illegittimo. Certo che avere due Slam Dunk Champions non sarebbe stata una cattiva idea.

 

9 – Thompson la macchina

Il titolo di miglior tiratore della NBA resta a Oakland ma cambia proprietario, passando da Steph Curry a Klay Thompson. Il figlio di Mychal si è aggiudicato il Three Point Contest con 27 punti realizzati in finale (insaccando tutti i palloni dell’ultimo carrello e con due serie da 8 centri consecutivi) contro i 23 dell’altro Splash Brother, Steph Curry. Impressionante sia la precisione ma soprattutto la velocità al tiro di Klay, che è spesso arrivato al quinto carrello con più di 10 secondi a disposizione.
Menzione di riguardo poi per il terzo classificato, quel Devin Booker che, a 19 anni, è divenuto il più giovane partecipante alla gara del tiro da tre.

 

8 – Paul George ad un passo dal record

È mancato solo un punto a Paul George per superare i 42 di Wilt Chamberlain, record in un All-Star Game. Tuttavia, l’ala degli Indiana Pacers ha stabilito il primato di triple realizzata nella partita delle stelle, mettendo a segno 9 tiri da oltre l’arco. George, che nei giorni scorsi aveva rilasciato interviste molto toccanti sostenendo che avrebbe potuto smettere di giocare dopo il terribile infortunio occorsogli l’anno scorso, non ha però vinto il titolo di MVP.

 

ftw.usatoday.com

 

7 – L’ultimo ballo del Mamba

Come non citare poi l’ultimo All-Star Game della leggenda Kobe Bryant. La serata del 24 gialloviola è stata ricca di emozioni, dall’introduzione dei quintetti all’ultimo saluto ai vari giocatori in campo. A fare da contorno il calore del pubblico canadese, le parole al miele di Magic Johnson e il trattamento di coach Popovich. La partita, se così può essere chiamata, è stata chiusa da Bryant con 10 punti, 7 assist e 6 rimbalzi. Divertente poi il siparietto con il Mamba che autografa la maglia ad un suo fan, Steph Curry… solamente in NBA.

 

6 – Back-to-back MVP

Vista la battaglia tra le due compagini durante la gara, l’MVP dell’All-Star Game ormai vale quasi come il 2 di coppe con briscola a spade; ciò non toglie che alzare il trofeo davanti ai migliori faccia sempre un bell’effetto e se lo si fa per la seconda volta consecutiva, come è capitato a Westbrook, l’orgoglio raddoppia.
31 punti per RW0, che per sicurezza è stato l’unico dei 24 All-Stars a spararsi più tiri dal campo che minuti (12/23 totale in 22 minuti).

 

zimbio.com

 

5 – Ettorre

Primo straniero ad allenare a un ASG, il nostro Ettore Messina meriterebbe il massimo dei voti sempre e comunque. Detto questo, l’insufficienza è dovuta al finale della gara tra Team USA e Team World, in cui il siciliano ha visto i suoi portarsi fino al -3 a 16 secondi dalla fine, per poi prendersi uno schiaccione direttamente da rimessa laterale, che ha di fatto chiuso la partita a favore di Team USA.
Oltre al “danno”, la beffa di essere stato presentato al pubblico nel pre-partita con la solita storpiatura del nome: stavolta gli è capitato un “Ettorre Messina”, poteva andare peggio.

 

4 – L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare

Parafrasiamo il noto ciclista per dichiarare la nostra disapprovazione nel sistema All-Star Game: c’è assolutamente bisogno di un cambio di registro, perché così com’è il prodotto non rende al massimo, anzi. Con un parco di stelle tanto vario e disponibile, lo spettacolo di questa tre giorni non ha raggiunto i livelli minimi per poterci dire spettatori soddisfatti.
La gara del venerdì può pure ritenersi passabile, il sabato è stato tenuto in piedi dalla clamorosa finale dello Slam Dunk contest e dalla nettezza di Klay Thompson, ma già il resto faceva acqua; dalla gara di domenica ci si può e ci si deve aspettare qualcosa di più in termini di agonismo, fermo restando che si parla sempre di una festa e che gli infortuni sono l’ultima cosa a cui si vorrebbe andare incontro.

 

3 – Ti lascio uno schiaccione

I bambini in televisione dividono sempre, c’è chi dice che si fa bene a farceli andare e chi no.
In ogni caso, era proprio necessario far fare questo al figlio di Chris Paul?

 

 

2 – Futuri coach

Kyle Lowry e Russell Westbrook si sono improvvisati allenatori durante un time-out.
L’uomo dei Thunder viene guardato da Kobe con un leggerissimo dubbio circostanziale, mentre la guardia di Toronto sembra trovare più collaborazione tra i compagni.
Non abbiamo dubbi che entrambi abbiano disegnato schemi per mandare al tiro loro stessi.

 

1 – Azione/reazione

Il terzo principio della dinamina stabilisce che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
Ora, che qualcuno spieghi a Newton perché alla schiacciata di LaVine si reagisce così…

 

… E a quella di Kilganon durante un time-out si reagisce così:

 

 

0 – Steph

Basta, è troppo.

 

 

 

– di Marco Morandi & Elia Trevisan

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