Il Pagellone NBA / Week #10

Il Pagellone NBA / Week #10

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10 – San Antonio Spurs Come da tradizione, all’ombra dell’Alamo le cose, per essere fatte bene, vanno fatte con calma e in rigoroso silenzio. Così, a inizio 2016 gli speroni texani si ritrovano secondi nella Western Conference, con un record privo di sconfitte tra le mura amiche (20-0) e mantenendo gli avversari a poco più di 8 punti di media. Popovich come sempre cerca di non spremere troppo le sue pedine, calibra minutaggi e sforzo e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo l’antidoto ai Warriors. 9 – Chicago Bulls in gran spolvero I momenti bui e di tensione e il loro superamento servono anche a misurare il grado di maturità di una squadra. Dopo un avvio difficile, i Bulls di Rose, Gasol e Butler sono sempre lì a lottare per i primi posti della Eastern Conference. In settimana sono arrivate 4 vittorie di fila contro Toronto (2 volte), New York e Indiana. Tuttavia, l’impressione di avere di fronte un’eterna incompiuta resta forte. Menzione di riguardo poi per i 40 punti nella ripresa di Jimmy Butler contro i Raptors. Non sarà forse il caso di fare di lui l’uomo franchigia, abbandonando il treno D-Rose?
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8 – Kembaaaaaaa Chiariamo: Charlotte nell’ultima settimana ha vinto una sola partita (vs Lakers) su 5, ma la sua guardia titolare non si è mai tirata indietro grazie alle sue grandi doti realizzative. 38 contro i gialloviola, 29 contro i Clippers, 18 sul parquet di Toronto, 32 in faccia a Westbrook e Durant e, infine, 22 punti segnati a Oakland contro Curry&Co. Il giocatore proveniente da Connecticut, in questa stagione sta dimostrando e confermando quanto di buono fatto vedere nelle annate passate. Sia mai che nella penuria di Charlotte, un diamante grezzo come Walker abbia solo bisogno di essere levigato? 7 – Los Angeles da segni di vita La settimana della città degli angeli è stata rosea. Da una parte i Lakers inanellano 3 vittorie di fila (i maligni parleranno dell’assenza di Kobe come propulsore di questa striscia) contro Boston (con il Mamba in campo e omaggiato calorosamente dal pubblico degli arci nemici), Philadelphia e Phoenix. Il computo totale resta di 8 vittorie e 27 sconfitte, difficile fare meglio di così. Dall’altra parte della barricata stanno i Clippers, finalmente usciti da un periodo piuttosto negativo. Vero, le vittorie in settimana sono arrivate contro compagini nettamente inferiori sulla carta, ma vedere Pierce finalmente decisivo e Paul schiacciare per ben due volte sono segnali forti, il tutto senza Griffin. 6 – Guardie tiratrici Settimana da incorniciare per molte SG, tre su tutte: C.J. McCollum, Klay Thompson e Will Barton. Il primo ha chiuso tutti e quattro gli incontri settimanali con almeno 10 canestri messi a referto per 30,3 punti di media conditi da 6,5 assist e 6 assist. Il secondo ha fatto registrare 25,8 punti a partita con la prestazione dominante rifilata ai Rockets da 38+7 rimbalzi e 6/11 dal perimetro. Il terzo, infine, ne ha messi 27 in media raggiungendo i 50 minuti disputati contro i Warriors nella sconfitta per i suoi Nuggets. Davvero niente male…
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5 – Tim Duncan Quando ti capita l’occasione di poter dare un’insufficienza al #21 dei San Antonio Spurs? Sarà successo pochissime volte nella sua gloriosa carriera, una di questa è la decima settimana di regular season. 0 punti (sì zero) in sette giorni, causa anche e soprattutto le due assenze per riposo contro Suns e Timberwolves. La virgola contro i Rockets è la prima da quando indossa la canotta degli Spurs, quindi da sempre. 1359 partite con almeno un punto segnato, più di Malone, Jordan, Olajuwon e compagnia bella, poi lo 0/3 nel derby texano e la striscia interrotta. Ed è proprio una partita come questa che fa capire a tutti quanto Tim sia una leggenda, termine forse addirittura riduttivo per il pluricampione NBA. Questa volta è dalla parte sbagliata del pagellone, ma ci perdonerebbe, ne siamo sicuri. 4 – Infortuni E’ stata una settimana molto sfortunata per alcuni giocatori e soprattutto per le rispettive franchigie. Uno su tutti l’infortunio a Eric Bledsoe che dovrà star fermo fino a fine stagione e che mette la parola fine alle speranze dei Suns di partecipare alla post season (le 9 sconfitte di fila la dicono lunga). Poi i vari acciacchi come quello capitato a Stephen Curry che è costato la seconda sconfitta ai Warriors, le cinque partite saltate da Blake Griffin che non sono però pesate ai Clippers (5-0) e l’influenza capitata a Wade proprio dopo la notte di capodanno (è festa per tutti). Costretti ai box anche Cleanthony Early (3 mesi fuori), Alec Burks (addirittura due problemi per lui: infortunio alla caviglia e possibile commozione cerebrale), Jarrett Jack (stagione finita) e Al Jefferson (sarà operato al menisco e dovrà star fermo almeno per 6 settimane). Il 2016 poteva iniziare meglio, soprattutto per loro. 3 – Kyle Sdeng Korver Nonostante sia stata la settimana del sorpasso su Rashard Lewis per triple segnate in carriera, la guardia degli Hawks sparacchia a dir poco in maniera obbrobriosa. Nella sconfitta con i Pacers chiude con un pessimo 1/9 al tiro e 0/8 dal perimetro, poi contro i Rockets riesce addirittura a fare di peggio: 0/1 da due e 0/10 da tre. Se qualcuno avesse scommesso anche un solo centesimo su cinque tiri sbagliati consecutivamente dall’arco da parte di Korver, alzi la mano. Gli errori di fila sono addirittura 18, poi il 2/6 contro i Knicks ed il nono posto raggiunto già citato in precedenza che non riesce però a mettere una pezza su quella che è probabilmente la più brutta settimana della sua carriera. 2 – Malice at the… Bankers Poco più di 11 anni fa si consumava una delle risse NBA più roboanti di sempre, la cosiddetta Malice at the Palace (il palazzetto di Detroit viene chiamato Palace): Pacers e Pistons se le diedero di santa ragione coinvolgendo anche i tifosi, andando incontro a sospensioni esemplari. Ma a Indiana devono essere stati invidiosi, così hanno provato a bissare lo scontro anche in casa loro, alla Bankers Fieldhouse Arena, sempre con i Pistons come avversari: schermaglie da ragazzini, nemmeno un bicchiere di birra lanciato dagli spalti… Non ci sono più le risse di una volta.   1 – Il meglio dei Tavares C’è un rookie capoverdiano, tale Walter Tavares, in fondo alla panchina degli Hawks; fino al 28 dicembre aveva messo a segno solo 4 punti in scampoli di altrettante partite. Ma l’infortunio di Splitter ha aperto le porte al giovane isolano, gettato nella mischia nella gara contro Houston. Forse a forza di star seduto in panchina si è disabituato alla pallacanestro… 0 – Tifoso Cavs Nel maggio dell’anno scorso un tifoso dei Cavs (il cui nome verrà da noi tralasciato per non dargli ulteriore visibilità) decise, poco prima dell’inizio delle Finals, di farsi fare questo tatuaggio sulla gamba:  
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Il nostro giovane amico godrà certamente di tantissime qualità, ma tra queste non figura la lungimiranza: Cleveland ha infatti lasciato il passo ai Warriors nella sfida per il titolo, rendendo piuttosto fuori luogo il tatuaggio; di perseveranza però ne ha da vendere, perché ha da poco fatto modificare il tatuaggio, aggiornandolo alla stagione in corso.  
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Non abbiamo nulla contro i Cavaliers, ma sotto sotto siamo curiosi di scoprire come risolverebbe la situazione la prossima primavera, in caso di un’altra stagione senza titoli a Cleveland… Fuoriclassifica: – DeAndre Jordan continua a tirare i liberi con percentuali bassissime e contro Charlotte è riuscito a raggiungere due airball in una sola partita. Qui vi proponiamo il più clamoroso. – Baciato dalla fortuna o meno, questo tifoso dei Lakers ha vinto 95.000$ con la tripla da metà campo. Prima spesa da fare? Provare in tutti i modi ad acquistare il biglietto per l’ultima partita di Kobe Bryant in programma il 13 aprile contro gli Utah Jazz. I biglietti sono ovviamente già terminati, ma con quella cifra un posto potrebbe trovarlo…  

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