Il Pagellone NBA / Week #13

Il Pagellone NBA / Week #13

Dai Toronto Raptors delle 8 W consecutive ai Magic nel baratro, passando per Cousins, Drummond, Paul…

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raptorsrapture.com

 

10 – Toronto Raptors

Filotto di quattro vittorie settimanale per la squadra più in forma del momento: lo scarto medio è un +14 tondo tondo, con gli avversari lasciati a 94 punti di media. La trazione è nettamente anteriore, con DeRozan che ha fatto registrare 28.8 punti a partita e Lowry 20.3 (quest’ultimo sfoggia anche un notevole 16/31 da oltre l’arco).
Insomma, l’aria di All-Star Game si annusa già a gennaio in quel di Toronto, e in questa prima settimana della seconda parte della stagione i Raptors si candidano ufficialmente come anti-Cavs a Est.

9 – DMC al potere

“Il miglior centro dell’NBA”: così coach Karl ha descritto la sua stellina DeMarcus Cousins, ancora una volta protagonista assoluto della settimana. I Kings hanno spazzato via Lakers, Pacers e Hawks, e il medagliato ex Kentucky ha snocciolato cifre da urlo: 36 punti (col 52.7% dal campo e il 72.2% ai liberi), 14.7 rimbalzi, 3.3 assist, 1.7 rubate e 1 stoppata a partita.
In California non è sempre stato idillio tra coach e numero 15, ma finché dura non ci si lamenta in quel di Sacramento; e non si dice a voce alta, ma al momento i Kings sarebbero in zona playoff…

 

sportingsnews.com

 

8 – A un passo dal paradiso

Ancora non sono arrivati alla zona playoff invece gli Charlotte Hornets, ma manca appunto solo un passo o poco più: 3 vittorie nelle ultime 4 partite per gli uomini di MJ, che hanno portato a casa il referto giallo solo di ritorno da Oklahoma City.
A fare da mattatore in casa Hornets è senza dubbio Kemba Walker, che anche grazie ai 52 punti messi a segno nel doppio OT contro Utah (career high e record di franchigia) chiude la settimana a 34.8 canne a partita.
Ottima e potenzialmente decisiva la vittoria casalinga contro i Knicks, che potrebbe tornar buona intorno ad aprile.

7 – Chris Paul

Dopo la striscia di 10 W consecutive tra il 25 dicembre e il 13 gennaio, i Clippers hanno alternato vittorie e sconfitte nelle 5 gare successive, quattro delle quali si sono svolte nella settimana appena trascorsa.
2 W (contro Houston e NY) e 2 L (a Cleveland e a Toronto) quindi il computo, che ha portato i Clippers a rinsaldare la 4° posizione a Ovest.
L’uomo del momento comunque a L.A. è senza dubbio CP3, che ai 24.3 punti a partita ha aggiunto i soliti 11.3 assist, 4.8 rimbalzi e 3 rubate. Ma nemmeno il 51.5% dal campo (di cui 52.4% da 3) e l’85.7% dalla lunetta possono rendere il senso di leadership che invece è palpabile assistendo a una gara dei Clippers.

 

sandiegouniontribune.com

 

6 – Flash Gordon

Biondo, rapido, sa risolvere qualunque situazione, ha un intero popolo ai suoi piedi e si chiama Gordon: non è Flash, bensì Hayward. Il 20 dei Jazz ha testé vissuto una delle sue migliori settimana della stagione, chiusa a 28+7.7+4+1.7, ma soprattutto con percentuali dal campo (di solito il suo tallone d’Achille) decisamente ottime, tenuto conto delle forzature che è solito prendersi: 50.9% dal campo di cui 10/20 da 3 e un impeccabile 18/18 ai liberi.
I tifosi Mormoni purtroppo hanno potuto festeggiare solo per la vittoria sui derelitti Nets, ma nonostante tutto la zona playoff è ancora a una sola gara di distanza. Niente è perduto, con questo Flas… Hayward.

5 – Welcome back, Josh

Dopo gli ultimi due DNPCD archiviati in maglia Clippers, il figliol prodigo Josh Smith è tornato all’ovile dei Rockets, per la gioia dei tifosi texani che gli hanno tributato plausi e cotillon.
Lo stesso Smith si è detto entusiasta del ritorno a Houston, dopo la sfortunata parentesi sotto a coach Rivers; a far chiudere il cerchio sono arrivate anche 2 vittorie contro Milwaukee e Dallas, ma allora perché il povero Josh si trova un voto insufficiente? Perché insieme a lui sono tornate le percentuali disastrose dal campo: 7/24 totale per lui dal campo, pari a un eloquente 29.2%. Bentornato, J-Smoove.

4 – Periodo negativo a Dallas

La settimana dei Mavericks non è stata delle migliori. Certo, ci sono state pur sempre due vittorie, ma entrambe sono arrivate a discapito di team non proprio esaltanti, Boston prima e Minnesota poi. Le sconfitte subite dalla squadra di coach Carlisle sono state 3 e tutte contro possibili rivali Playoff. Si parte con i 39 punti subito all’AT&T Centre di San Antonio nel primo derby texano, si prosegue con la sconfitta in casa contro i Thunder e si conclude in bellezza (per modo di dire) con il secondo derby texano di settimana perso, contro i Rockets, per 115 a 104. Solamente un periodo negativo, un calo di forma fisiologico o qualcosa di più? Noi optiamo per le prime ipotesi.

 

wjol.com

 

3 – Ah, questi tiri liberi!

Molti tifosi si chiedono come è possibile che atleti pagati milioni e milioni di dollari non riescano a migliorare i fondamentali del proprio gioco. Le risposte sono francamente poche, semplicemente non lo fanno e i risultati sono visibili a tutti. Epitome di tutto ciò è stata la prestazione dalla lunetta di Andre Drummond mercoledì scorso nella partita vinta da Detroit sui Rockets. Il centro di MoTown è stato mandato in lunetta 21 volte, ha tirato 36 tiri liberi e ne ha realizzati 13. Con 23 liberi falliti in una partita ha stabilito un nuovo record NBA, ovviamente entrando nella storia dalla parte sbagliata. Il record precedente era di Wilt Chamberlain, che nel 1969 ne aveva sbagliati 22, mentre il record per tiri liberi tentati è di Dwight Howard, con 39 tentativi dalla linea della carità.

2 – McDaniels, uomo oggetto

Questo voto è strettamente collegato a quello precedente. Si sa, la tattica dell’hack-a-qualche giocatore ha aperto una diatriba infinita nella NBA, chi la sostiene e chi la giudica contro o spirito del gioco. Noi non entriamo nel merito, ma ci concentriamo su chi, quella tattica la ha eseguita. Sempre nella partita tra Houston e Detroit, KJ McDaniels è stato schierato dai Rockets apposta per mandare in lunetta Andre Drummond, caricandosi di falli. Il giovane KJ si è prodigato nel fermare goffamente il centro avversario, ma ha commesso la bellezza di 5 falli in 9 secondi complessivi di gioco. Ogni allenatore chiede sacrificio e dedizione alla causa ai suoi giocatori, ma così ci pare che si sia oltrepassato il limite. Alla fine Drummond ha sbagliato 23 tiri liberi, ma la partita l’ha comunque portata a casa Detroit.

 

news.iheart.com

 

1 – Bufera Cavs

Impossibile tacere nel nostro consueto Pagellone sui fatti riguardanti l’allontanamento di David Blatt dalla poltrona di head coach della miglior squadra ad Est. Lo spogliatoio dei Cavaliers avrebbe bisogno di un uomo forte capace di tenere assieme tutte le tessere del roster e Blatt pareva essere l’uomo giusto per tutto ciò. Il suo licenziamento è difficilmente interpretabile, è stato Lebron a volere la sua testa? Il GM David Griffin? Sta di fatto che ormai alea iacta est, il dado è tratto, e sulla panchina di Cleveland siede Tyronn Lue, subito promosso capo allenatore, ma carente d’esperienza. I primi risultati non sono di certo positivi e i Raptors stanno annusando l’odore del sangue, la scelta pagherà sul lungo periodo?

0 – Crollo Magic

La squadra spensierata della prima parte di stagione ha lasciato spazio ad un team che gioca male e non convince. Le aspettative ad inizio stagione, nella città di Orlando, non erano certamente alte. Chiariamo, non erano fenomeni prima, non sono scarsi adesso. Con il calo verticale di Elfrid Payton e un Victor Oladipo che è la copia sbiadita di quello ammirato la scorsa annata, la situazione non può essere delle migliori. Siamo alla sesta L consecutiva. In settimana sono arrivati KO difficili da accettare come quello interno contro i Sixers. Urgono correttivi per poter raggiungere l’ottavo spot e partecipare ai Playoffs, ma, in fin dei conti, la lottery era l’obiettivo di inizio stagione.

 

– di Marco Morandi & Elia Trevisan

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