Il Pagellone NBA / Week #14

Il Pagellone NBA / Week #14

Il pagellone della settimana NBA.

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10 – Inverno caldo a Miami

Fino a qualche settimana fa li avevamo dati per dispersi in una crisi che li aveva portati al quinto posto della Eastern Conference. Questa settimana invece gli Heat la hanno sfruttata alla grande, inanellando 4 vittorie di fila contro: Chicago Bulls, Brooklyn Nets, Milwaukee Bucks e Atlanta Hawks. Ora Bosh & Co. si trovano al quarto posto nel tabellone dell’Est a meno di una gara di distanza dai Bulls detentori della terza posizione, con un Wade che pare tornato ragazzino.

9 – Mio fratello non è più figlio unico

“Can I have your attention please, will the real Klay Thompson please stand up?”
Potrebbero essere state queste le parole usate da Steph Curry per svegliare il suo Splash Brother da un sonno iniziato durante le Finals 2015 e proseguito per tutto l’inizio di questa stagione. Oddio, Golden State veleggia con il vento in poppa anche senza i punti e la difesa di Klay Thompson, ma un aiutino a Curry e Green non guasta mai. Così, nell’ultima settimana (escludendo la gara di lunedì scorso, chiusa con solo 11 punti) il figlio di Mychal Thompson ha messo a segno 45 punti contro Dallas, 32 a Philadelphia e 34 contro i Knicks stanotte, tirando con più del 70% dal campo.
Forse Curry non è più figlio unico.

 

amicohoops.net

 

8 – Non c’è due senza tre

Dopo la confusione generata dal caso-Blatt, i Cavaliers sembrano essersi riassettati al meglio, grazie anche a 4 successi di fila negli ultimi sette giorni. A stupire non sono le vittorie, ma il fatto che finalmente paiono essersi destati gli altri due Big di Cleveland, non il solo James. Infatti, nelle sfide con Phoenix, Detroit e San Antonio, Kyrie Irving ha messo a segno 19 punti di media. Kevin Love, dal canto suo, non è stato a guardare, contribuendo alla causa con 23 punti e quasi 10 rimbalzi ad ogni allacciata di scarpe. Forse è arrivato il momento di dirlo: LeBron James non è più solo.

7 – In contumacia Davis

Costantemente al centro di rumors e voci di mercato, il lungo dei Pelicans risponde sempre presente quando viene chiamato in causa, spesso partendo dalla panchina. In settimana, quando Anthony Davis ha giocato solo 19 minuti contro i Rockets oppure non è neppure sceso in campo come contro i Kings, a prendersi molte responsabilità offensive è stato proprio Ryan Anderson. Nella sfida contro Harden e il suo vecchio compagno di squadra ai tempi di Orlando, Dwight Howard, il lungo Californiano ha messo a segno 22 punti, mentre contro i Kings di DMC ne ha realizzati 36. Entrambi i match sono stati conditi da 9 rimbalzi ciascuno, tirando con il 50% da oltre l’arco.
Un giocatore del genere farebbe comodo ad ogni squadra NBA, fossimo nei Pelicans lo terremmo…

6 – RW0

Oklahoma non si ferma e grazie alle ottime prestazioni di Russell Westbrook e Kevin Durant mantiene saldamente la terza posizione ad Ovest. Il #0 dei Thunder continua a mettere insieme numeri impressionanti e quest’ultima settimana da 26.7 punti, 13 assist e 8.7 rimbalzi lo dimostra ampiamente. Peccato però che tenga un’altra cifra sopra la media, quella delle palle perse. 5.7 turnovers a partita sono un po’ troppe, soprattutto se diventano 8 come nel caso del match contro gli Houston Rockets. Certo, con un record di 10-1 nelle ultime undici uscite coach Donovan potrebbe farsene una ragione…

 

clutchpoints.com

 

5 – Diavolo d’un D’Angelo

Settimana da dimenticare per i Los Angeles Lakers (non è certamente la prima dell’anno e si prevede non sarà l’ultima) e per il rookie da Ohio State. Russell inizia con un brutto 4/12 al tiro (1/6 dal perimetro) e nessun assist in 25′ nella sconfitta contro i Mavs, peggiora ancora contro i Bulls tirando 1/7 per soli 3 punti finali e si riprende leggermente nel derby contro i Clippers, chiuso con 8 punti e 5 assist. Infine, ancora una prestazione da cestinare contro gli Hornets chiusa sì con 10 punti ma anche con ben 5 palle perse ed un solo assist.
Ora le sconfitte consecutive sono dieci, ed il tassametro continua a correre…

4 – Houston, abbiamo svariati problemi

Una difesa rivedibile, percentuali dalla lunetta a dir poco imbarazzanti e sfide a rimbalzo perse costantemente.
Questi sono solo alcuni dei punti da rivedere in Texas dopo le tre sconfitte consecutive.
Tra Wizards, OKC e Spurs, i Rockets hanno subito ben 123 punti di media concedendo ottime percentuali al tiro sia dentro che fuori dall’arco. Non è bastato un sontuoso James Harden contro Washington a salvare la baracca, e se Capela si fa notare per l’1/8 dalla linea della carità, viene più facile spiegarsi come mai non sia stato sufficiente un 40+11 del Barba.
Ma quando non è lo svizzero a tartassare il ferro ci pensa Dwight Howard (4/15 contro i Thunder) o addirittura tutti insieme appassionatamente (contro San Antonio ben 6 giocatori su 11 non sono riusciti a superare il 50% ai tiri liberi).
Il sesto posto si allontana: Houston farebbe bene a guardarsi le spalle.

3 – Falchi spennati

Atlanta soffre e perde terreno ritrovandosi momentaneamente nella parte inferiore del tabellone dei playoffs. Le tre sconfitte di fila contro Clippers (in casa), Pacers e Heat (in trasferta) possono anche starci, ma le ultime due sono state talmente pesanti da far suonare un campanello d’allarme. 87 punti e spiccioli a partita sono pochi, così come i 18 assist di squadra non rappresentano al massimo la coralità di gioco tipica dei ragazzi di Budenholzer.
Korver continua con le sue prestazioni a dir poco opache (virgola con Miami in 24′ minuti passati sul parquet e 2/9 dal campo ad Indiana), la panchina ha ridotto drasticamente il suo apporto e le voci di mercato potrebbero rompere l’equilibrio di una squadra disegnata alla perfezione (o quasi).
Le prossime cinque sfide vedono gli Hawks affrontare Dallas, Indiana e Orlando in casa e sempre i Magic e Philadelphia in trasferta: l’imperativo è ripartire subito.

 

christianpost.com

 

2 – Soli spenti

Parte subito male la settimana dei Phoenix Suns, sconfitti subendo 113 punti dai derelitti Sixers. Seguono la prevedibile ma non per questo memorabile batosta coi Cavs (-22) e la terza L in fila segnando solo 84 punti al Madison contro i Knicks.
Si chiude con l’ultimo quarto della gara di stanotte contro i Mavericks, iniziato sul +1 Suns e finito 23-9 per Dallas.
È una settimana che racchiude tutta una stagione: partita male e finita peggio. La notizia di poche ore fa dell’esonero di coach Hornacek è poi la ciliegina su una torta che aveva ingredienti sbagliati fin da subito, non si capisce che colpe potesse avere l’allenatore.

1 – I Re sono nudi

La sconfitta al doppio overtime di lunedì scorso deve aver fiaccato nel corpo e nello spirito i Kings, che nelle tre trasferte successive hanno inanellato altrettante sconfitte. Il peggio è che queste sono avvenute con squadre della Western Conference (Portland, New Orleans e Memphis), più o meno tutte dirette avversarie di Sacramento alla corsa per i playoff; il risultato è che la squadra di coach Karl si trova ora a 2 gare di distanza dall’ottavo posto, con i Pelicans in rimonta da dietro.
Tutto questo nonostante un Cousins da 29+10.3 di media… #FreeBeli

0 – TKO

Ormai la notizia è di dominio pubblico: Blake Griffin, durante una discussione tra amici, ha fatto partire un destro che ha mandato all’ospedale sia lui che un magazziniere dei Clippers; ci scuserà quest’ultimo, ma la degenza di Griffin c’interessa di più: almeno 2 mesi di stop per la frattura alla mano.
Girano voci di un suo addio ai Clippers, anche se negli ultimi giorni la situazione sembra essersi riappacificata. Resta il gesto, deprecabile di per sé e ancora di più per un cestista professionista. KO tecnico.

 

Fuori classifica:

– LeBron James è diventato il primo giocatore a raggiungere quota 26000 punti così giovane, e anche l’unico a giocare con i pantaloncini senza righe laterali nella gara contro San Antonio.
Anche se dubitiamo che sia stato proprio lui ad aver sbagliato a farsi la borsa…

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– Chandler Parsons stava sì giocando bene contro i Warriors, ma forse non così tanto da essere paragonato a Curry…
Autogoal dell’ufficio stampa dei Mavs!

 

 

– Dirk e Kobe sono due personaggi diversi, senza dubbio. Anche il loro atteggiamento verso i rookie non dev’essere proprio lo stesso…

 

 

 

– di Marco Morandi, Elia Trevisan & Simone Zurlo

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